A mia madre
Ricordo che mi soffermai
sul tuo volto ricoperto di rughe
occhi stanchi e saggi
di vita che era stata
appartenente alla morte
mentre l'odore di cucina
trasudava dai vestiti.
Ascoltando quello che diceva
le parole mi riempivano il cuore
di così tanta vita
e così tanta tristezza
come se l'aver dato senza riserve
ti avesse consumato anima e cuore.
E' dunque questo invecchiare?.
Pensai...
per poi intravedere
alla fine un chiaro pensiero:
se alla fine della vita
s'è riusciti a guardare sè stessi e gli altri
con gli occhi della comprensione
s'è potuto imparare
la lezione più importante:
Perdonare, diventa perdonarsi
Comprendere, comprendersi.
Alla fine si arriva così:
Sazi d'amore.
Quando il lago non può esistere
e il mare è una cartolina consunta,
Attimi,
immagini sbiadite,
origami cerulei
increspati di vita
si aggrappano ai
grovigli dei respiri
a un alito di vento
alle ombre mute,
sciolgono cosi il
ricordo di ieri.
Il boato è lontano.
Ora ha ripreso colore
di rugiada le croci,
vestono i fiori
della Primavera
di verde e di farfalle
questo XXV° Aprile.Un vociare di rondini
in libertà segna le gialle
distese di spighe dorate.Abbracci di luce
per non dimenticare
un filo di voce farsi cielo.
ancora il freddo e la fame,
il vento,
il berretto con le stelle della speranza,
con quella voglia di vita
stretta tra i denti
e il sorriso chiuso nella mano.
Dovremo temprare
i cuori e i muscoli dell'anima
nelle infinite battaglie
di questo eterno quotidiano,
ma lassà, tra le rupi
e i desideri di una vita sconfinata,
troveremo, come allora,
la direzione verso
un nuovo sol dell'avvenire.
A settecento novantasei metri
sopra il livello del mare,
cadevo inerme fra le tue braccia,
un po’ acrobata mancato
un po’ rondine ubriaca.
Mentre nell’aria secca e mielata
echeggiava musica per liuto,
in Mi minore forse,
e tu portavi negli occhi
mille e una uova azzurro grigie.
È così che vedo l’amore io:
spasmi di coraggio,
e poi brividi, e poi tremiti
di felicità, di letizia,
e di abbandono.
E laddove il cielo è terso
e si sporge primavera,
lo ripeterò fino alla noia
che la vita è un nido
in attesa della schiusa.
alito vitale desto al giorno nel sospiro colmo di cielo
senza più resa, plaudito porto di vivere sfiorendo
consacrato dono soave di bellezza al desiderio
adagio ignoto e serrato compianto di morente altero
miracolo a spicchi di soffio del divino amplesso.
e non ti sento
vesto il tempo
e non ti accorgi
dipingo sogni
e non li guardi
scrivo ancora
e non mi leggi
volo via
e non mi segui
piango dolore
e non mi accogli
dolore segreto
racchiuso in stagione
che stenta a sbocciare
dolore segreto
stretto come nodo
intorno alla gola
si affrontano giorni e notti
cosi va la vita.
Qualche soddisfazione per aiutare
ad andare avanti
con la morte nel cuore.
Quel macigno
che pesa
sempre di più.
Alcune persone importanti nella tua vita
ti aiutano ad affrontare
e superare tutto o quasi.
La vita è sempre stata
troppo avara
di gioia e felicità.
Se da una parte dava
dall’altra
si prendeva il doppio.
Ma ogni tanto arrivano le svolte
che ti cicatrizzano le ferite
la vita cambia, la ruota gira.
Anche se potrebbe bucarsi qualche ruota
si ripara, si va avanti
con degli strappi rattoppati.
Una nuova vita, quella che aspettavi
da molto tempo,
troppo tempo forse.
E’ arrivato il momento
della gioia,
della felicità.
Non esiste inchiostro e fogli per scrivere
la felicità che anche
chi non è più con noi avrebbe avuto.
Inizia una nuova vita, la tua
non si può vivere di solo lacrime
a volte arrivano anche i sorrisi.
DEDICA SPECIALE PER LA MIA TERZA FIGLIA, LA MIA FIGLIOCCIA, UN LEGAME MOLTO INTENSO, CHE LA VITA RAFFORZA SEMPRE DI PIU', INIZIA UNA NUOVA VITA, CON PIU' SORRISI E MENO LACRIME, TI VOGLIO BENE ROBERTA.
E già...
mi perdo nel mare di te
i tuoi occhi son zucchero per
il mio caffè
E già...
sei un flusso incessante di passioni
il tuo sorriso e' un ' autostrada di fiori
E già...
mi sublimo del tuo fascino
come un acrobata mi arrampino
E già...
volo nel sogno di te
fascio di luce per me
E già...
sono aiuto in corsa
sbando un'altra volta
E gia'...
sai di sale e rabbia
mare che mi bagna
E già...
non vedo l'ora
di amarti ancora
Posso toccare e sentire
ciò che ti scorre dentro.
Sento le tue correnti gelide
oppure calde,
sento la tua voglia di scorrere, ancora,
oppure fermarti a riposare,
lo slancio verso la cascata
oppure la paura che ti ferma,
la voglia d'inabissarti
oppure rimanere a galla.
Percepisco i tuoi colori, le sfumature,
le tonalità e le gradazioni,
i toni medi e le saturazioni,
ogni passaggio di grigio
tra il bianco e il nero.
rinunciare al raccolto di tutti
i tuoi sentimenti, ansie, dolori.
Anche se con silente pazienza
raccogli i fiori residui sui bordi
della via delle guerre,
dei tuoi fondali allagati da una
ineffabile solitudine.
Getta lo sguardo oltre questi palazzi grigi,
questa tormenta di anime
dissolte in putrido liquido
che non è sudore né lacrima,
questi bagliori di déi
maligni e scatenati,
dai costumi sgargianti di
un fragore che annulla
il silenzio di un seme che nasce.
Non vedi come ora i tratti disegnati
da queste nubi
stagliano un confine preciso
dove il male e il dolore
sono solo sbiaditi fantasmi
e la linea del cuore si fonde
con la salda linea di quell'orizzonte sognato?
Volano in alto i pensieri
son vestiti a festa
profumati degli odori del mondo
s'alzano danzando tra il cuore e il cielo.
Toccami dove non penetrano i sensi
né le logiche, né le altre cose che ancora non so
affrontami nell'ignoto
del noto piacere del vivere.
“Chi gli era vicino racconta che una singola, piccola lacrima di gioia luccicò sulla gota del compositore.”
Come il legame atavico
che strinse Amore e Psiche,
così anche il nostro crepuscolo
si dissipa e si consuma nell’attesa
di un’immortalità sudata,
imprevista, celeste.
E quando il respiro si farà sospiro,
per tornar penoso e ansante,
mi basterà sfiorarti
per ripiombare
in sonno grave.
Se la vita sia illusione
o percezione senza oggetto,
non è affar nostro, anima mia,
ma è l’orizzonte che schiarisce;
e se l’essenza è verità
o se è elemento vestigiale,
non è linguaggio o percezione:
è ciò che è stato e ancor sarà
nel lungo ciclo d’esistenza.
Siamo l’essere che fluttua, noi,
nella breve eternità
di un tempo
che talvolta è favola
e talvolta corso degli eventi,
e chissà se nulla più.
“Catturerò il destino afferrandolo per il collo. Non mi dominerà.”
(Ludwig van Beethoven)
Mi difendo, si, mi difendo combattendo
contro la natura e gli elementi.
Ho piacere di sentire la grandine,
il fulmine e la neve,
e immobile come una lucertola
il piacere del sole cocente sulla pelle.
Mi piace il tormento della vita
che vuol dirmi che non riesco a sentire
e a volte sopraffatta non soccombo
ma respiro con più forza.
E così nasce il bisogno di aria
sentita sulla pelle, tra i capelli
che come un vortice inebria
le mie membra e assopisce
quel dolore antico che costantemente raffiora.







