Alla mia dark lady è mancato il coraggio
di fare una sveltina, “ ho bisogno di tempo
per prepararmi, non ho il vestito giusto”
e io che pensavo che per fare l’amore
non occorressero abiti firmati da Valentino.
Ora è inverno e sta fumando il camino
c’è la stufa a legna che evapora l’odore
dei pini, questo tratto del cuore è angusto
servirà il bisturi per trasformarlo in un campo
di margherite o in un colore di maggio.
Nel tempo delle delusioni anche un istante
è in 3d, almeno non rincorro rimorsi
e poi non ho bisogno di perdonarmi
ho fatto il possibile per restare immobile
quando tutto era un vortice attorno
alle mie insicurezze. Se ci torno
se ci penso ancora è perché lo stabile
è stato evacuato e gli ultimi amici
hanno salutato la luna dai fossi
inclinati della desolazione. Il rosso è perdente.
Lo spiraglio è con vista sul mare di novembre
è una fessura da cui sale lenta la nebbia
ed evapora l’acqua stagnante. Il passante
distratto calza scarpe diverse, la moglie
è in compagnia dell’amante e il cellulare
non ha campo. Verrà il tempo delle zanzare
e dei ragni giganti, ora c’è chi raccoglie
starnuti tra le mura della città assente
gli angeli sono trattenuti in gabbia
da agenti in borghese, sono dense le ombre.

2 commenti
Oppure
i tuoi occhi che mi lanciano addosso cieli stirati di luce
tra genuflessi tramonti di sabbia
quando il Sole tocca terra con le sue zampe di ragno
transitando per i campi di papaveri stinti
e gli smorzati profumi delle viole
nate in mezzo ai sassi della ferrovia.
Sono settimane che non scrivo una parola;
se tutto il mio tempo non fosse andato perduto
non saprei che a quest'ora di notte i camerieri
corrono a bere nei bar semichiusi con le stelle tentennanti
o che in treno i ragazzini giocano a fare le trazioni
sui poggiamano dei viaggiatori
davanti a zingari con occhi sporchi e morti di fame
che non conoscono un domani.
Quella si che è vera poesia
come i muri di Sarajevo e le accartocciate vele di Scampia
perché una poesia è solo l'effetto che ha su di noi
e il mondo non ne avrà mai abbastanza,
come i centri commerciali
se vuoi andremo a comprare quelle cose inutili che ci servono
in nome delle democrazie industriali,
poi andrai in biblioteca per gli esami
così presto avrai quel posto da segretaria
e magari ti dirò quello che sento
perché dicono che sono un poeta
quando un pò svestiti nella Y10
fisseremo le palazzine che ci guardano
e la tua pelle scura come il Vesuvio
che si scolora, si scioglie come la tua personalità
che viene e va, mai che si fidi di sè
perché pretendi troppo da te stessa.
E io lo so di non saper scrivere monologhi come i vostri
che dettate dal telefono
ma sono stanco di essere uno sputo di musica
sopra le ringhiere dei balconi.
E' vero,
sono stato triste tutto il tempo
come un abito smesso e dimenticato
ma ho premesse da rispettare
fermate intermedie prima di addormentarmi
e luci
luci sulle pubblicità sbiadite della Coca Cola
madri che raccolgono calzini stesi
prima che la pioggia d'Ottobre li macchi
e nuvole insanguinate come garze
nuvole insanguinate come garze...
i tuoi occhi che mi lanciano addosso cieli stirati di luce
tra genuflessi tramonti di sabbia
quando il Sole tocca terra con le sue zampe di ragno
transitando per i campi di papaveri stinti
e gli smorzati profumi delle viole
nate in mezzo ai sassi della ferrovia.
Sono settimane che non scrivo una parola;
se tutto il mio tempo non fosse andato perduto
non saprei che a quest'ora di notte i camerieri
corrono a bere nei bar semichiusi con le stelle tentennanti
o che in treno i ragazzini giocano a fare le trazioni
sui poggiamano dei viaggiatori
davanti a zingari con occhi sporchi e morti di fame
che non conoscono un domani.
Quella si che è vera poesia
come i muri di Sarajevo e le accartocciate vele di Scampia
perché una poesia è solo l'effetto che ha su di noi
e il mondo non ne avrà mai abbastanza,
come i centri commerciali
se vuoi andremo a comprare quelle cose inutili che ci servono
in nome delle democrazie industriali,
poi andrai in biblioteca per gli esami
così presto avrai quel posto da segretaria
e magari ti dirò quello che sento
perché dicono che sono un poeta
quando un pò svestiti nella Y10
fisseremo le palazzine che ci guardano
e la tua pelle scura come il Vesuvio
che si scolora, si scioglie come la tua personalità
che viene e va, mai che si fidi di sè
perché pretendi troppo da te stessa.
E io lo so di non saper scrivere monologhi come i vostri
che dettate dal telefono
ma sono stanco di essere uno sputo di musica
sopra le ringhiere dei balconi.
E' vero,
sono stato triste tutto il tempo
come un abito smesso e dimenticato
ma ho premesse da rispettare
fermate intermedie prima di addormentarmi
e luci
luci sulle pubblicità sbiadite della Coca Cola
madri che raccolgono calzini stesi
prima che la pioggia d'Ottobre li macchi
e nuvole insanguinate come garze
nuvole insanguinate come garze...
Frammenti di sole cadon leggeri
come coriandoli di Carnevale,
in un silente frastuono irreale
una Volpe, in un canto, aspetta da ieri.
Aspetta e già sa che non lo rivedrà,
chi le ha insegnato il colore del grano.
Tristemente al freddo lo attende invano,
una risata che mai più lei udirà.
E il mondo si sfuma come acquerello,
Il bosco splende di gocce di luce
discese da occhi di un nero universo.
Ora sorride sotto il cielo terso;
il suo cuore universi produce,
di fiamme rifulge il suo mantello.
Sempre lo troverà,
nella bellezza del mondo e del cielo;
Solo il cuore, sa sollevarne il velo.
Dedicata al mio nonno. "Il Piccolo Principe" era un libro che ci univa molto.
come coriandoli di Carnevale,
in un silente frastuono irreale
una Volpe, in un canto, aspetta da ieri.
Aspetta e già sa che non lo rivedrà,
chi le ha insegnato il colore del grano.
Tristemente al freddo lo attende invano,
una risata che mai più lei udirà.
E il mondo si sfuma come acquerello,
Il bosco splende di gocce di luce
discese da occhi di un nero universo.
Ora sorride sotto il cielo terso;
il suo cuore universi produce,
di fiamme rifulge il suo mantello.
Sempre lo troverà,
nella bellezza del mondo e del cielo;
Solo il cuore, sa sollevarne il velo.
Dedicata al mio nonno. "Il Piccolo Principe" era un libro che ci univa molto.
Questa pace che non c'è
porta via certezze e vestiti fuori moda
nessun frutto di stagione
ricorda più dove nasce il sole
la nebbia confonde i confusi
si parte sempre, non si sa per dove
Erano verdi i prati
che ora sono specchio per le allodole
e illudere una nuvola
che non può piovere per sempre
è come dire al vento
di soffiare stando fermo
Un uomo non lo sa
che la sete di potere e l'ossessione
sono in mano a un muro
che non si può cambiare
quello che non torna indietro.
porta via certezze e vestiti fuori moda
nessun frutto di stagione
ricorda più dove nasce il sole
la nebbia confonde i confusi
si parte sempre, non si sa per dove
Erano verdi i prati
che ora sono specchio per le allodole
e illudere una nuvola
che non può piovere per sempre
è come dire al vento
di soffiare stando fermo
Un uomo non lo sa
che la sete di potere e l'ossessione
sono in mano a un muro
che non si può cambiare
quello che non torna indietro.

Non posso ancora
non bussare… MAMMA.
Dal suo cuore,
l’essere affettuosa.
Dal suo animo,
l’essere generosa.
Dal suo sentimento,
l’essere dignitosa.
Dal suo sguardo
l’essere ossequiosa.
Dal suo parlare
l’avere franchezza.
Non posso ancora
non chiamare… MAMMA.
Al puzzle che ho comprato manca un tassello
quello centrale, che faccio, mi dico? Ci metto
la carta d’identità di quando avevo vent’anni?
Oppure uso le tessere per la tombola di Natale?
Distratto da questo quesito non mi accorgo
dell’auto diretta verso il bosco asfaltato
potevo chiedere un passaggio allo sfigato
che è alla guida. C’è un autentico mago
dall’altro capo del telefono, un tale
me l’ha presentato come un dongiovanni
per darmi ripetizioni di charme. L’ho detto
ma non ci credo, non sono mai stato un modello.
C’è un pensionato che lavora al progetto
di una cattedrale andina e un disoccupato
che dorme nel cassetto del comodino o nella vasca
da bagno, secondo l’ispirazione del momento.
Oggi riceverà una proposta di lavoro interessante
da una hostess rimorchiata all’aeroporto
“ Mi fai fare un giro della città?” le ha detto
mentre si slacciava il reggiseno, è elegante
ma ha il doppio dei suoi anni. Il santo
patrono veglia sul fantasma dell’amica
d’infanzia, l’ultima volta che le ha parlato
non le ha detto che il suo amore era intatto.
Il boss del quartiere dice di votare a destra
c’è un tipo a posto che è una garanzia
per i suoi interessi nel traffico di cocaina.
Conosce qualcuno anche a sinistra, ma non si fida
del tutto delle sue promesse di fedeltà.
Le elezioni sono truccate, chi ha bisogno
di un lavoro si vende ancora per un pugno
di mosche o per una promessa di novità.
Gli uomini in divisa sorvegliano la sfida
sono impegnati a sventare una nuova rapina
mentre qualcuno svuota il forziere della polizia
e non è il capo dei briganti ma una ministra.

Lasciami smarrire
dentro la mia temporanea assenza
Mi sfilo nudo riflesso dallo specchio
fisserei comunque un nulla, un guscio
un'ombra vuota
rifinita solo dai giochi dell'illusione
mentre scivolo nell'ipnosi
che mi seduce suadente i sensi
ostaggio consenziente ormai
di uno strano rapimento
mi abbandono all'onda lenta
che culla e scioglie i pensieri
sono fiore che si dissolve
dentro il suo stesso profumo
sono occhio che guarda semicieco
mentre il pendolo oscilla irretendolo
Una musica lenta pervade la mente
catturando segrete regioni dell'io
e mi sfuggo
dentro la mia temporanea assenza
Mi sfilo nudo riflesso dallo specchio
fisserei comunque un nulla, un guscio
un'ombra vuota
rifinita solo dai giochi dell'illusione
mentre scivolo nell'ipnosi
che mi seduce suadente i sensi
ostaggio consenziente ormai
di uno strano rapimento
mi abbandono all'onda lenta
che culla e scioglie i pensieri
sono fiore che si dissolve
dentro il suo stesso profumo
sono occhio che guarda semicieco
mentre il pendolo oscilla irretendolo
Una musica lenta pervade la mente
catturando segrete regioni dell'io
e mi sfuggo
Sguardi rubati, nascosti
fermento trapassa i cuori
un rossore si diffonde sulle gote,
lei abbassa gli occhi, sorride
Mani che si sfiorano
le dita si si intrecciano,
il primo timido bacio
Una coltre di stelle
avvolge i due innamorati
vivono un attimo intenso
eterno … è amore
E' amore meraviglioso, unico,
promesse sussurrate alla luce della luna
momenti da non scordare mai
E' camminare su un tappeto di rose,
fare l'amore godendo
l'uno del piacere dell'altro,
accarezzare la pelle raccontandosi
E' un fiume in piena
che non crea danni
un'onda anomala
in cui fondersi e lasciarsi cullare
per poi asciugarsi al sole abbracciati
E' un temporale che sorprende all'improvviso,
capelli appiccicati al viso,
mai lei è stata così bella,
mai lui così felice
E' il miracolo che si compie
quando un uomo e una donna
dagli astri son votati
ad essere anime gemelle
E' il dono più bello
si, non c'è vita degna di codesto nome
se non esiste Amore ….
fermento trapassa i cuori
un rossore si diffonde sulle gote,
lei abbassa gli occhi, sorride
Mani che si sfiorano
le dita si si intrecciano,
il primo timido bacio
Una coltre di stelle
avvolge i due innamorati
vivono un attimo intenso
eterno … è amore
E' amore meraviglioso, unico,
promesse sussurrate alla luce della luna
momenti da non scordare mai
E' camminare su un tappeto di rose,
fare l'amore godendo
l'uno del piacere dell'altro,
accarezzare la pelle raccontandosi
E' un fiume in piena
che non crea danni
un'onda anomala
in cui fondersi e lasciarsi cullare
per poi asciugarsi al sole abbracciati
E' un temporale che sorprende all'improvviso,
capelli appiccicati al viso,
mai lei è stata così bella,
mai lui così felice
E' il miracolo che si compie
quando un uomo e una donna
dagli astri son votati
ad essere anime gemelle
E' il dono più bello
si, non c'è vita degna di codesto nome
se non esiste Amore ….
… E poi sopraggiunse il nulla,
scivolò su tutto e, rabbiosamente,
rubavo il ricordo di un profumo,
in quell’attimo fugace…
Gocce di sale, fiume
che ci strappava in due,
ora acqua amara e silenziosa…
… Resta questo specchio
che mi parla e bisbiglia….
Torno indietro,
sui tratti di un sorriso,
su pochi sogni
appesi a fragili speranze.
Perenni giorni di malinconie
son vani,
solo il cuore è custode del vero,
perché l’amore non muore,
no, non può morire…
E la rabbia si riflette
in questo specchio
mentre i capelli infilano
una perla grigia ogni giorno.
... e continua, bisbiglia…bisbiglia.
… Ed è vero,
son sorella di mia madre,
la maggiore….
scivolò su tutto e, rabbiosamente,
rubavo il ricordo di un profumo,
in quell’attimo fugace…
Gocce di sale, fiume
che ci strappava in due,
ora acqua amara e silenziosa…
… Resta questo specchio
che mi parla e bisbiglia….
Torno indietro,
sui tratti di un sorriso,
su pochi sogni
appesi a fragili speranze.
Perenni giorni di malinconie
son vani,
solo il cuore è custode del vero,
perché l’amore non muore,
no, non può morire…
E la rabbia si riflette
in questo specchio
mentre i capelli infilano
una perla grigia ogni giorno.
... e continua, bisbiglia…bisbiglia.
… Ed è vero,
son sorella di mia madre,
la maggiore….
I
Il modo in cui le luci scendono su come cascate nel cielo sfumato di latte e rosa
con nuvole alte, chiarissime come vele che denunciano l'assenza di vento
sorprendono l'abbandono masturbativo dei miei occhi
che nel profondo e strascicato inferno delle prime onde notturne
rivedono le tue mani bianche e delicate come zagare dormienti
mentre guardo la città divenire un'immensa sputacchiera per questa bocca essiccata di fumo
sempre più difficile per me essere un aquilone sopra i suoi neri fili elettrici.
II
I ragazzi del quartiere fanno ancora saltare i super Santos sopra le auto quando passano
ed hanno quella vana speranza di ritrovarsi un giorno da qualche parte
anche se qui ci sono solo magliette con sponsor di acqua minerale e strane scritte che nessuno sa leggere e tradurre
con nei paraggi facce sdentate noleggiate da qualche concessionario d'occasione
o comprate ai più grossi centri commerciali d'Europa.
Sulle panchine spelacchiate ai giardinetti lingue veloci come lepri corrono sui rilievi del palato
acquattandosi in bocche umide di baci
sotto gli occhi dei guardoni onanisti con il corpo stanco da anni e anni di estasi matrimoniali stento un'ora.
E ce ne siam fatti cicchetti di risate sotto la luce slavata come i miei jeans ormai troppo sottili per l'Inverno
sebbene tutti in preda al panico da cellulare non immaginano che le nostre democratiche illusioni non reggono ai complotti terroristici
e l'unica cosa che resta è fermarci a mangiare setacciando menu di carni prese per corrispondenza
alimentando le tragedie del pianeta.
Se solo la gente leggesse più libri
ma il mondo potrebbe lo stesso andare a sbattere contro fantasmi fatti di gomma
o bambini che sembrano di pezza e succhiano lecca lecca.
III
Che bella sensazione di pace mi danno quelle strade non asfaltate che portano diritte alle gambe aperte delle mulatte
che vivono sopra le discariche abusive ed ogni foglia ansimando raccoglie le luci dimenticandosi di muoversi.
Non sto giocando. Sto facendo pulizie di piatti sporchi.
"Questi bicchieri vanno nella plastica" come le preghiere che mi tengo in mezzo ai denti
e non ho avuto più la forza di sputare mentre lo sperma schizza tutto da un lato della stanza
ripensando alle vergini beltà sedicenni in sosta come puledre in calore con tanto di stivali per montare
che giocano a pompini con le chewing-gum americane
nelle orbite di smunti vecchi in posizioni compromettenti
e questi fornelli sbrodolati di oli per frittura che "Stai attento a non scottarti".
IV
Oramai il Sole s'è congelato sul confine delle eriche in fiore.
Tutto ciò è stato scritto in direzione del mare.
Il modo in cui le luci scendono su come cascate nel cielo sfumato di latte e rosa
con nuvole alte, chiarissime come vele che denunciano l'assenza di vento
sorprendono l'abbandono masturbativo dei miei occhi
che nel profondo e strascicato inferno delle prime onde notturne
rivedono le tue mani bianche e delicate come zagare dormienti
mentre guardo la città divenire un'immensa sputacchiera per questa bocca essiccata di fumo
sempre più difficile per me essere un aquilone sopra i suoi neri fili elettrici.
II
I ragazzi del quartiere fanno ancora saltare i super Santos sopra le auto quando passano
ed hanno quella vana speranza di ritrovarsi un giorno da qualche parte
anche se qui ci sono solo magliette con sponsor di acqua minerale e strane scritte che nessuno sa leggere e tradurre
con nei paraggi facce sdentate noleggiate da qualche concessionario d'occasione
o comprate ai più grossi centri commerciali d'Europa.
Sulle panchine spelacchiate ai giardinetti lingue veloci come lepri corrono sui rilievi del palato
acquattandosi in bocche umide di baci
sotto gli occhi dei guardoni onanisti con il corpo stanco da anni e anni di estasi matrimoniali stento un'ora.
E ce ne siam fatti cicchetti di risate sotto la luce slavata come i miei jeans ormai troppo sottili per l'Inverno
sebbene tutti in preda al panico da cellulare non immaginano che le nostre democratiche illusioni non reggono ai complotti terroristici
e l'unica cosa che resta è fermarci a mangiare setacciando menu di carni prese per corrispondenza
alimentando le tragedie del pianeta.
Se solo la gente leggesse più libri
ma il mondo potrebbe lo stesso andare a sbattere contro fantasmi fatti di gomma
o bambini che sembrano di pezza e succhiano lecca lecca.
III
Che bella sensazione di pace mi danno quelle strade non asfaltate che portano diritte alle gambe aperte delle mulatte
che vivono sopra le discariche abusive ed ogni foglia ansimando raccoglie le luci dimenticandosi di muoversi.
Non sto giocando. Sto facendo pulizie di piatti sporchi.
"Questi bicchieri vanno nella plastica" come le preghiere che mi tengo in mezzo ai denti
e non ho avuto più la forza di sputare mentre lo sperma schizza tutto da un lato della stanza
ripensando alle vergini beltà sedicenni in sosta come puledre in calore con tanto di stivali per montare
che giocano a pompini con le chewing-gum americane
nelle orbite di smunti vecchi in posizioni compromettenti
e questi fornelli sbrodolati di oli per frittura che "Stai attento a non scottarti".
IV
Oramai il Sole s'è congelato sul confine delle eriche in fiore.
Tutto ciò è stato scritto in direzione del mare.
Bruciano candele nel caldo tepore di tenebra
brillano flebili ombre danzanti
riflesse nelle iridi di giovani donne
abbracciate da amanti sconosciuti
s'alza il fuoco sulla cera
voglie di satiro si mescolano
con la grazia delle ninfe
danzanti su ceppi accesi
di un falò di luna
e Bacco celebra la fuga dalla morte
dando illusione di eterne beatitudini
dispensando piaceri nell'orgia nichilista
dell'oblio
giovani amanti spendono
ultimi brividi di tempo
nella voluttà clandestina
all'ombra di un segreto
celato dal languido bagliore
di un candelabro.
brillano flebili ombre danzanti
riflesse nelle iridi di giovani donne
abbracciate da amanti sconosciuti
s'alza il fuoco sulla cera
voglie di satiro si mescolano
con la grazia delle ninfe
danzanti su ceppi accesi
di un falò di luna
e Bacco celebra la fuga dalla morte
dando illusione di eterne beatitudini
dispensando piaceri nell'orgia nichilista
dell'oblio
giovani amanti spendono
ultimi brividi di tempo
nella voluttà clandestina
all'ombra di un segreto
celato dal languido bagliore
di un candelabro.
Fluisce il tempo
in scampoli scomposti di pensieri
che giungono dal mio cuore
arido e assente.
Non ho ricordi belli a cui appigliarmi...
l'alba è disfatta e soffoca nel sole.
Osservo il mare con richieste mute
mentre onde gentili bagnano i miei piedi.
Miro l'orizzonte ed un'ansia m'assale:
lì oltre bianche isole di falsi paradisi
ci perdemmo di vista lasciandoci la mano
ognuno di noi s'allontanò piano piano.
Questo mare che tanto amo
t'allontanò da me
senza porgerti l'eco
del mio accorato richiamo.
Tutto lasciasti alle spalle
senza remora né rimorso
ma sappi che ancora tutto giace
in aspettativa di te...
Già ti dissi, amico caro,
quanto a voler quel giorno il più lontano
sia far stolto e vano: dal dì natale
già compiuta è l’umana sorte;
eppur a noi giovano gli inganni,
nascondimento al dolore
e al triste fato,
sguardo ai perduti anni
qual tempo beato, onde poi la nostalgia,
che ci involve e ci assale.
Ma ciò croce non ti sia, amico caro,
il morir prima o dopo non è affar nostro,
a la nostra viltà, più tosto,
è d’uopo il coraggio,
affinché s’abbia almen decoro
nel preludio del trapasso,
e pure tendi al viver sereno,
ove muto è il desio nell’estasi dell’ora
e compiuta la vita ad ogni passo,
così che pur l’estremo sia men greve,
quale al vecchierello, forse,
perché d’anni sazio.
E quando sarai più leve, non altro
ma su di un declivio che volge al sole
polvere ad un alberello.
quanto a voler quel giorno il più lontano
sia far stolto e vano: dal dì natale
già compiuta è l’umana sorte;
eppur a noi giovano gli inganni,
nascondimento al dolore
e al triste fato,
sguardo ai perduti anni
qual tempo beato, onde poi la nostalgia,
che ci involve e ci assale.
Ma ciò croce non ti sia, amico caro,
il morir prima o dopo non è affar nostro,
a la nostra viltà, più tosto,
è d’uopo il coraggio,
affinché s’abbia almen decoro
nel preludio del trapasso,
e pure tendi al viver sereno,
ove muto è il desio nell’estasi dell’ora
e compiuta la vita ad ogni passo,
così che pur l’estremo sia men greve,
quale al vecchierello, forse,
perché d’anni sazio.
E quando sarai più leve, non altro
ma su di un declivio che volge al sole
polvere ad un alberello.
Te vojio fa entrà segretamente
ner monno der mio amor, furtivamente
celato anche all’io più interiore
e rappresenta er lato mio mijore.
Me dici spesso che so un sognatore,
quasi che fossi ‘n simulatore
de roba onirica che presto sparirà
pe nun confonnesse co la realtà.
Tutto sbajato ! ‘A notte sogno, è vero, ma perché
nun ce la faccio a nun pensà a te !
E la matina, come un calabrone
te ronzo intorno o te canto na canzone,
sempre sperando che tu te ravveda
ed al mio amor infine te conceda.
Er fare mio ha solo una certezza
d’e parti mia se chiama concretezza.
Esse sicuro de quello che io provo,
anche se poi nun ce batto chiodo !
Nun sogno, no, me piaci, er tu core m’appartiene
e so sicuro che co me stai bene.
Giusto pe nun aver sorprese
ragiono proprio come ‘n calabrese,
nun me ne sto, svampito, a guardare
che me sorrida e me lassi annare.
A vorte poi mi fai li complimenti,
a vorte me regali frasi ardenti,
me parli d’amicizia assai speciale
d’un bel rapporto assai confidenziale…
Entra ner monno mio e capirai
che co l’amore nun se scherza mai !
Sogna tu, che io so deciso,
te rubo er core e puro un soriso.
ner monno der mio amor, furtivamente
celato anche all’io più interiore
e rappresenta er lato mio mijore.
Me dici spesso che so un sognatore,
quasi che fossi ‘n simulatore
de roba onirica che presto sparirà
pe nun confonnesse co la realtà.
Tutto sbajato ! ‘A notte sogno, è vero, ma perché
nun ce la faccio a nun pensà a te !
E la matina, come un calabrone
te ronzo intorno o te canto na canzone,
sempre sperando che tu te ravveda
ed al mio amor infine te conceda.
Er fare mio ha solo una certezza
d’e parti mia se chiama concretezza.
Esse sicuro de quello che io provo,
anche se poi nun ce batto chiodo !
Nun sogno, no, me piaci, er tu core m’appartiene
e so sicuro che co me stai bene.
Giusto pe nun aver sorprese
ragiono proprio come ‘n calabrese,
nun me ne sto, svampito, a guardare
che me sorrida e me lassi annare.
A vorte poi mi fai li complimenti,
a vorte me regali frasi ardenti,
me parli d’amicizia assai speciale
d’un bel rapporto assai confidenziale…
Entra ner monno mio e capirai
che co l’amore nun se scherza mai !
Sogna tu, che io so deciso,
te rubo er core e puro un soriso.












