tutti gli anni
sempre con quella tristezza,
sempre quel dolore.
Adesso che non ci sei più
si sente ancora molto di più.
Si riempiono bocche,
fogli...
ricordi...
di parole che riecheggiano
nella mente.
La dove tu non ci sei più,
ricordi ancora vivi
dentro di me.
L'Ape con frutta e verdura
pronta nel cortile,
per la mattina successiva,
il vino da imbottigliare,
la barbatella da potare.
Ricordi vivi
impressi nella memoria
indelebili.
Emozioni e
tanti pensieri,
per un amore
che mai svanirà...
Ciao papà...auguri...
profondi pensieri rincorrono la vita,
e di galassie
come un cuore ne fai parte
In quella Luce,
che velocissima ti corre attorno
e non fugge,
effimeri piaceri soddisfi
perpetuo, immutabile luogo senza tempo
con immensa energia
increspi quell'infinito mare
Tu...scintilla di tenebra
accendi in me un'esistenza ormai perduta,
e come un avventuriero affronta l'ignoto
io affronto te, nell'abisso della conoscenza.
trascorro giorni ad aspettare la notte
per immergermi nel buio e nel suo silenzio.
Un’ identità perduta tra la follia,
figlia dei fantasmi che abitano i pensieri,
domande soffocate dalle lacrime che verso
non trovando delle plausibili risposte.
Il mattino non mi sveglio mai con il canto del gallo,
vedo scappare le ombre dalle finestre
e negli occhi mi rimangon impressi
solo fiumi di parole scritte e lette.
Combatto contro i sogni turbati dalla paura,
sembra così tutto incoerente quando ti senti mancar il fiato
e l’ossigeno che dovrebbe alimentarti ti vien negato.
Come vorrei rubar alla certezza le giuste scelte,
scovar la bussala che mi giuda
per scoprir in anticipo dove mi portan i futuri passi,
oltre quegli ostacoli che la mente non sa vedere.
filo conduttore di vita.
La terra che dà nutrimento,
i nostri nonni sentivano
fortemente
il legame con la terra.
Mio nonno lavorava la terra,
ricordo,
un agronomo dell'epoca
assaggió la terra,
per capire se era pronta
per la semina.
Terra un forte legame
con il territorio.
Terra come appartenenza
come identità.
Terra ora un concetto astratto.
La terra,sono le radici
l'inizio del viaggio di un paese.
Dalla terra si vede la grandezza.
Figli cresciuti,
sfamati ,
istruiti,
grazie alla terra e
il sudore della fronte.
Primavera profumo
di terra fiorita,
bagnata durante l'autunno,
gelata d'inverno,
secca e dorata l'estate.
Un tappeto di storia,
sotto i nostri passi.
Avvolgente,
rassicurante,
come la famiglia.
La nostra terra.
occupano i pensieri
superare la paura,
il dolore,
la confusione.
La forza sembra svanita...
scomparsa.
Affogo nel pianto,
nella disperazione.
Tocco il punto più basso...
il fondo...
Dove sono scomparsi
i gradini per la risalita.
Resto in piedi,
ma per poco,
mi accascio...
quasi a sdraiarmi.
Non risalirò mai
da questo dolore.
I lividi cospargono il corpo,
il buio mi circonda,
mi sono arresa,
sono finita.
Segnata ferita...
Ferite dure da guarire,
le delusioni
non fanno più sperare
nel futuro.
Non sono più
disposta a lottare
non ne ho la forza.
Il tempo inesorabilmente
i nostri capelli imbiancherà,
di foglie secche
gli smaniosi passi ricoprirà.
Non avrei mai creduto di dover
rispolverare questi versi per te.
Ma il vento disperderà le strade.
Sorella, oggi c’è una figlia
dal volto affilato e triste
ai piedi del padre,
ch’è il volto
più triste e affilato
che in una donna
si sia mai veduto.
sento.....
poiche ascolto
non cerco, ma aspetto
meravigliato nell'essere mi capacito
del quanto l'apoteosi delle sponde
innevate, di sabbia, di nubi, di donna
conciglino soavemente la mia persona
aqquietato da codeste gemme
imparo che l' armonica danza del tutto e del niente
va compresa a pieno, tripudio dell'anima
è fonte incondizionata di luce eterna
fiamma dell'immenso regno materiale e non
dotto è colui che non accetta tutto ciò che è già scritto
da parola stessa evoluzione: ciò che era non è certo che sarà
TIC TAC l'orologio cosmico del moto perpetuo dell'ogni quando e poi
alimentato dal magnetismo astrale, giocoliere delle ere e del tempo
decide e deciderà.
Una presa di coscienza universale svelerà codesti trattati
già presenti nel me e nel voi
in realtà del fatto: che ciò che fai sarai.
morire è il terminare di un amicizia
come la gioia la vita finisce
ma non sai perché e quando inizia
è il bagliore di una fiamma che svanisce
palla al centro, inizia la partita
rognosa, una bambina viziata
ci spaventa pensare alla dipartita
la morte è una vita iniziata
strada percorsa dal destino
vecchio stanco e decrepito
cenere fredda in un camino
lo aspetta un sudario di lino
temporanee sono gioia e speranza
ma lo realizzi solo se rimani
solo e triste nell’angolo di una stanza
troppi pensieri e la testa tra le mani
la morte è una vita iniziata
la vita un’amica ambiziosa e prepotente
delizia e uccide con mano fatata,
il vuoto che provi dopo aver tolto un dente
Sottrazione d’aurore,
divisioni sensoriali
d’un battito di rugiada,
sei fra le ciglia del tempo,
in un silenzio acceso
che m’accenta d’accenni,
di venti di labbra e tormenti,
d’attimi di cuore immensi.
E t’agiti fra spighe di parole,
come sete di cielo addizionata
ad una moltiplicazione d’eterno,
stringi le mie mani nella sera,
son lacrima di cristallo
che scivola nel gelo.
illuminato a giorno
veleno e ordigni
da seminare ovunque
lunghe leve gli occhi
iniettati di sangue
feriscono addosso,di taglio.
Sono trasparente
al tatto,guardami,
riconoscerai il piercing
al centro della stanza,
pelle di scimmia evoluta
ultrasuoni e liana,
le bocche di medusa
a pungere.
“Artisti. Non vanno presi troppo sul serio. Sono tutti − Dante compreso − bambini in castigo.”
(Umberto Saba)
Quando
chiameranno
il mio nome
dall’aldilà,
sarò già lì
ad aspettare,
intento a cercare
un altro imprevisto,
una quasi-percezione.
Arriverò. E si saprà subito,
che io avevo la forma dell’arte,
il tocco supremo dell’immobilità
di chi è un anticorpo inefficace.
Finalmente, però, anche io
potrò avere il mio posto:
nella tenerezza
di un ricordo
infantile,
dove
fra Rebeca e Amaranta,
e fra l’immortalità di un vaso rotto
e il peso di 32 rivoluzioni armate perse,
18 figli più in là, ci sarò io, Charlie,
la candela che brucia
dalle due parti.
“Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.”
(Marcel Proust)
E piove ancora… è notte fonda
e mi sono portato a casa.
Mi devo ricordare nel baule
il sacchetto della spesa,
non tanto per il pane ma
per il latte di domani mattina
per la colazione; e c’è di nuovo
accesa la spia della benzina.
Questa sera c’è qualcosa che non va.
Che gira storto, c’è qualcosa di strano.
Sarà il su e giù dei tergicristalli
sul vetro, o che mi sento troppo umano.
O sarà semplicemente che
questo movimento regolare
mi porta a far due conti,
mi induce a pensare…
se anche la nostra pelle
e il nostro corpo cambieranno,
mutando il nostro aspetto nel tempo
e non saremo più belli come quando eravamo giovani,
per me resterai sempre la più bella
ed eterna compagna della mia vita,
che terrò sempre stretta a me.
Cos’hanno gli occhi tuoi
collisi con l’acqua?
al parossismo di una mezza luce
falene da ardere
che nemmeno l’estate
freme di tante spezie.
Lume, trasporti nelle crepe
-dimentico i miei quadri
di nature morte-
da prima di anticamera
vedo ortensie lì
ad attendermi
le ossa germogliate
sotto i miei volti
alterni
da uno stupore di epiglottide
a nostalgie mesmeriche
e già divento ciglio alato
su transiti di assenze
le mie care ombre
di quando il sole è calmo
e un antro, seppia.











