Corpo allungato, come stirato da un sonno estivo.
Il pelo non era pulito come quello di chi conosce la poltrona,
occhi chiusi e muso appena toccato.
Sulla zampa portava un orologio dal cinturino in pelle.
Segnava le tre, le tre della precedente notte,
che a correr instupidito da odor di femmina,
fu l'ultima.
Lo raccolsi e portai con me e vicino alla rosa gialla ora resta in pace.
Aveva un manto bianco,non lucido,qualche macchia nera sul collo e sulla testa, che disegnavano un corpo atletico.
e ti ho amato terra mia
per essermi amica vicina
e accolta nel tuo grembo.
Ed era amore.
Sono stata fiore
ed ho dialogato col fiore
d’un’altra specie
sul tempo e sulla pioggia.
Ed era amore.
Sono stata animale
come piccola ape
a suggere nettare
di fiore in fiore.
Ed era amore.
Sono ora umana
ed ho avuto te piccolo uomo
e ti ho amato più di me stessa,
ed ora sei nel vento …
ed era amore.
Il mare a Settembre
ha un fascino discreto,
un'eleganza che non ha bisogno di urlare.
Le sue acque, limpide e rinfrescanti,
si offrono con generosità a chi sa coglierne la bellezza,
una bellezza matura e consapevole.
Non è un'estate che volge al termine,
ma l'inizio di un nuovo ciclo,
un tempo che sembra sospeso e prezioso.
C'è il dolce rimpianto di ciò che è appena stato,
ma anche l'eccitazione di una promessa: la promessa che tornerà, sempre.
Ogni onda sussurra una storia di tempo,
un'esistenza piena,
ma ancora non finita.
Il mare di Settembre è uno spettacolo silenzioso,
un inno alla bellezza che si rinnova.
Classico sonetto in endecasillabi canonici a maiore con quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate ABBA ABBA CDC DCD.
Mi riscopro ghostato come stronzo,
come in realtà dei fatti stronzo sono
senza invocar pietoso alcun perdono
mentre senza un futuro vado a zonzo.
Son stato nella vita troppo gonzo:
salute, soldi, amore: alcun condono!
Inutile, noioso, non funziono,
sotto il furente sole sol m’abbronzo.
Così nel tempo giunto sono a questo:
telefono che suona sempre a vuoto
né vengo richiamato o mi vien chiesto
immantinente o in tempo più remoto
se per chiamare avessi alcun pretesto
e nel silenzio valuto e mi quoto.
ioffa, 14/09/2025
Nata da un commento mio° su un testo di Aureliano/Aug94, che in risposta mi suggeriva di farne una “poesia” a verso libero e senza rime… ma a me i versi non piacciono liberi! E allora tentiamo un sonetto.
Fuggito da quel solito mio luogo
mi trovo qui seduto sugli scogli
e tu mare profondo che m’accogli
donando alla tristezza un po’ di sfogo
con il tuo blu sopisci un poco il rogo
mentre di schiuma mostri bei gorgógli¹
nati dal vento e sulla roccia sbrogli
con un ruggito simile ad un dogo²…
quel vento di scirocco che m’incolla
la maglia sulla pelle ch’è sudata
mentre la testa al caldo mi barcolla
che la poc’ombra già s’è dileguata.
Resto seduto lungi dalla folla
prima di ripigliar la passeggiata.
°: la porzione di mio commento cui si riferiva Aug è: «fuggito dal solito ospedale e seduto sugli scogli su un mare blu profondo mormorante tra rigagnoli di schiumetta leggera ed effimera suscitata da un insistente vento di scirocco che, nonostante mi sia piazzato nell'unico angolino di mezzo metro quadrato su cui insista ombra, non fa che incollarmi la maglietta alla pelle fradicia di sudore»; nel suggerirmi di riscriverlo come versi liberi autonomi, proponeva:
«Fuggito dal triste luogo
Seduto sugli scogli
un mare blu profondo
mormorante tra rigagnoli
di schiumetta leggera ed effimera
suscitata da un insistente vento di scirocco…»;
¹: gorgógli, anche se un tantino desueto è il plurale di gorgóglio che è sinonimo del più moderno gorgoglìo;
²: bulldog.
ioffa, 13/09/2025
Eppur volevo amarti
cadere dentro te
che altro non volevi
- ed essere un tutt’uno indissolubile
Ma fui chiamato
nel Tempo Primitivo
in una vibrazione sconosciuta
- celeste era la via
Mi persi negli abbracci
di chi di là mi accompagnò
in luoghi di un incanto indescrivibile
- l’Amore raccontavano
Di qua
tutto è volatile
leggero, al punto da commuovere
- ti aspetto e t’Amo ancora
Gabriel
Terzine di endecasillabi a maiore in rime incatenate, testo marcato “per adulti” causa la scurrilità in cui mi induce la situazione.
Stanco seduto sopra questo cesso
dopo aver fatto tanta tanta cacca
con il cervello spento e disconnesso
da una realtà ch'è sempre più bislacca
mentre di me si prende ancora gioco
e mi rifila un'altra gran patacca,
sento nel culo come un buttafuoco¹
pronto a fornire un nuovo caldo innesco
con cui spruzzare ancora un altro poco
di caldo sangue misto a quanto riesco
a spinger da emorroidi ancora fuori,
stronzetti che dipingono un affresco
di rosso, verde ed altri bui colori
visibile sul fondo della tazza,
surreal ritratto dei miei gran dolori.
Provo ad alzarmi in tutta la mia stazza
ma sento ancor la pancia gorgogliare
e, quel che ancor di più mi imbarazza,
dal buco il sangue ancora a gocciolare
pronto a macchiare i grigi pantaloni
mentre mi par che pur debba cascare
ancora un gruppo di nuovi stronzoni
che forse son rimasti di traverso…
si sono frantumati i miei coglioni…
d'uscir dal cesso ancora non c'è verso!
¹: asta impiegata dai primi artiglieri per accendere la carica di lancio dei cannoni con la miccia accesa avvolta attorno.
ioffa, 12/09/2025








