Linea diritta la strada
Corre negli occhi socchiusi.
Rumori risuonano
Sotto le tife che ondeggiano
Sulla riva del fiume.
Nell'acqua s'increspa l'onda
Soffiata dalla tramontana pungente,
E uno strato di ghiaccio
Ingloba le foglie cadute.
Nulla toglie bellezza e languore
Al dormiente inverno imminente.
Solo una carezza senza calore
Fa' per un attimo riaccendere
Il rimpianto di verdi sorrisi.
Corre negli occhi socchiusi.
Rumori risuonano
Sotto le tife che ondeggiano
Sulla riva del fiume.
Nell'acqua s'increspa l'onda
Soffiata dalla tramontana pungente,
E uno strato di ghiaccio
Ingloba le foglie cadute.
Nulla toglie bellezza e languore
Al dormiente inverno imminente.
Solo una carezza senza calore
Fa' per un attimo riaccendere
Il rimpianto di verdi sorrisi.
6 commenti

Tornato è l'autunno
e come un'opera pittorica
ci dipinge i suoi colori
e le sue sfumature pacate.
Stamattina batte il maestrale
come un picchio alla finestra
ed una trottola di foglie
gira con costanza
mulinando nell'aria,
assecondando
il vento nella sua opera.
Adesso
le ombre s'allungano molto presto
per colpa delle nuvole
che sovente coprono il sole
riflettendosi sui muri
mentre il cielo
sembra una tessitura d'acque
avendo i meriti di donarsi a noi
che lo respiriamo
nel mutamento di luce
di una formula
di variegata fusione.
Della fertile natura morta
Arresto di linfa!
Ed involve il verde
giallo imponente al suo piegarsi.
L'agonia è opera esile dal tono serale
che stacca grappoli freschi
- acini biondi dal luccicore autunnale.
Nell’icona crudele che assicura la quiete
-si chiude l’estate
-si chiude l’estate
-e la resa cieca è fatale.
Grave si posa una paura notturna
nelle stanze rossastre
da gran focolare che brucia d'impegno
- e l'osmosi continua
fino all’ultimo stento.
Muore ogni frutto- ogni fiore
sono terra su terra- adesso
- e nuovo sapore.

sono terra su terra- adesso
- e nuovo sapore.

Rami sterili ricoperti di ghiaccio
Sull'inverno crudo
Sono braccia protese.
Soffia la tormenta, e ricopre di fine manto
Il duro strato della terra.
Si addormenta....
Sotto bucaneve candidi al risveglio,
Tripudio di colori e fiori,
Verde germinano le piante
Quando ride la primavera,
Tra ronzii e lieti canti,
E del caldo tiepido vento dell'estate
Che rianima i cuori,
L'opulenza e il calore assolato
Desta i sensi.
Poi , per perdersi
Sui suadenti caldi toni
Di un autunno stemperato,
Di pastelli e uve asprigne.
Si ricopre con le foglie
Su un corpo nudo,
Che aspetta il ritorno
Di un bacio di nuova brina.
Sull'inverno crudo
Sono braccia protese.
Soffia la tormenta, e ricopre di fine manto
Il duro strato della terra.
Si addormenta....
Sotto bucaneve candidi al risveglio,
Tripudio di colori e fiori,
Verde germinano le piante
Quando ride la primavera,
Tra ronzii e lieti canti,
E del caldo tiepido vento dell'estate
Che rianima i cuori,
L'opulenza e il calore assolato
Desta i sensi.
Poi , per perdersi
Sui suadenti caldi toni
Di un autunno stemperato,
Di pastelli e uve asprigne.
Si ricopre con le foglie
Su un corpo nudo,
Che aspetta il ritorno
Di un bacio di nuova brina.
Sfoglio foglie
tramontate,
nel letargo intirizzite.
Nude,
nel traguardo dirompente
del pigmento rosseggiante.
E’ una vaga insensatezza,
quasi una lentezza malaticcia
che le moltiplica per mille,
poi le getta.
Si prostrano …
non è un inchino
non è un inchino
sulla terra calva e già in declino;
le sfoglio,
foglie sfumate
come chi ha perso tutto,
come chi ha perso tutto,
anche le verità tanto sognate.
Le Sfoglio,
foglie d’amaranto,
e in giro i loro grigi e i loro neri
senza sforzo, creano incanto,
fino alla solitudine e i suoi umori,
fino ad accasciarsi tra i tremori.
Fino allo sbadiglio delle nuvole
a disciogliersi...
a disseccarsi!


Il sussurro carezzevole che giunge dall’azzurra distesa
smuove i fluidi sanguigni che evaporano in echi d’aria pura
placando affanni ed ire
in quiete e in tempesta
rendendo sinuoso il tuo momentaneo esistere
e donandoti preziosi secondi d’immortalità.
Mi sta a cuore
Il succo del mondo
IL dialogo sentimentale con la terra
Il suo corpo d’efebo
Eccitante.
La sua linfa- i suoi volumi
Lo sfarzo delle linee
L’eclettismo delle forme.
La sua sovrabbondanza
I suoi tamburi-le sue cetre
I nulla cosmici.
Cos'altro mai vogliamo:
Oltre la vita ci ridà ancora la vita!
Bisogna solo abitarla madre terra
- perdersi
I suoi tamburi-le sue cetre
I nulla cosmici.
Cos'altro mai vogliamo:
Oltre la vita ci ridà ancora la vita!
Bisogna solo abitarla madre terra
- perdersi
Dentro la sua pelle
- Le sue ossa- i suoi intestini.
La sua orchestra d’etere
Le sue infinite scale;
Il suo cordone ombelicale.
Il suo cordone ombelicale.
Tutto questo- davvero-
Mi sta follemente
Mi sta follemente
-Fanaticamente a cuore!

Passa il vento sul mare
come un pennello
su la tela di un pittore.
Esalta ora il blu cobalto
e in alto, più in alto
ricci di schiuma danzano.
Vola l'attimo e il blu cobalto
è verde smeraldo.
Sull'onda alta la schiuma
rotola sul mare
e in basso si consuma.
Così tutto continua
diversamente in mare.
come un pennello
su la tela di un pittore.
Esalta ora il blu cobalto
e in alto, più in alto
ricci di schiuma danzano.
Vola l'attimo e il blu cobalto
è verde smeraldo.
Sull'onda alta la schiuma
rotola sul mare
e in basso si consuma.
Così tutto continua
diversamente in mare.

Ormai l’estate
non ha più il suo suono
per potere rivivere i colori
ed il tepore della stagione
che ha dato il passo all’autunno.
Già scivolano le ombre
nell’aria di ottobre
che nel gioco del vento
muove ogni cosa:
dalle fronde, alle pale eoliche:
- girandole in sua balia .-
Il rosso incombe
in ogni sua declinazione
accompagnandosi
al verde ed al giallo della natura.
Proprio in questa stagione
la vegetazione soddisfa
il proprio desiderio di cambiamento
creando un fascino incantevole
ma un po’ soffuso
e nella cadenza
dei profumi muschiati dei boschi
che si respira meraviglia.
Più amico dell’inverno
che della primavera
ti pieghi al vento
come una bandiera
ti sfogli, ti abbassi,
di fronde ti fai stuoia;
distendi le cuoia
alla fredda stagione;
ti consegni al ghiaccio
senza una ragione.
Con un forte abbraccio
cedi all’inverno
e ne diventi alunno,
resto di buoni odori:
vecchio autunno
e te ne muori.
che della primavera
ti pieghi al vento
come una bandiera
ti sfogli, ti abbassi,
di fronde ti fai stuoia;
distendi le cuoia
alla fredda stagione;
ti consegni al ghiaccio
senza una ragione.
Con un forte abbraccio
cedi all’inverno
e ne diventi alunno,
resto di buoni odori:
vecchio autunno
e te ne muori.










