Arrampicata al muro
scivolo sul muco,
sui fiori di sambuco
l’amplesso con un bruco
spunto a passo spinto
lo sguardo un po’ spento,
l’istinto non mi manca
mi riposo su una panca
scavalco una tartaruga
tra le foglie di lattuga,
una ruga sul mio muso
sorride il pino mugo.
Nell’intimità della notte
stelle prendono vita,
accendono emozioni
regalano sogni immuni
danzanti sciami meteorici
solcano il cielo stellato,
nel buio delle tenebre
un battito di palpebre
ignuda notte illune
illuminata dai profumi
dal canto di un grillo
innamorato della luna.
Siedi qui accanto a me sulla panca,
immaginiamo l’estate di allora,
le lucciole danzanti sulla lanca,
la notte che di astri s’infiora.
Resta fra i salici e gli ontani!
Sussurra segreti il fiume. Ascolta
il brio dei grilli! Ti stringo le mani
e respiro la vita come una volta.
Le foglie si coprono di rugiada,
roteano le falene nel bagliore,
mentre il vento coccola la spelta…
Ma rapido il sogno si dirada:
muore l’anima senza il tuo cuore.
Siamo destino e non abbiamo scelta.
0-6
EE
:-(
Infierendo sulle fronde.
Il caldo aumentava ogni dì
Infuocando le messi.
Il tempo passava
Inesorabile e lento.
Il cielo minacciava piogge
Improvvise tra nere nubi.
Il rombo d’un tuono
Il lampo precedeva.
Inerte la natura
Incerta attendeva.
Luna piena mi aspetta stasera,
in viso colta da rosso acceso.
Sa bene quante lacrime ho speso
per l'amor che mi lasciò in primavera.
Si tinge di porpora che par fiamma vera
in alto nel cielo con sorriso disteso,
portando con sé il mio cuore sospeso,
ma Terra pian piano la rende nera.
Terra oblia la luce di Luna nel mondo
nell'eclissi che adombra il dolore,
lasciando che il buio regni profondo.
L'ombra svanisce e ritorna il chiarore,
Luna risplende col viso rotondo
ed io ritrovo la luce nel mio cuore.
(29/08/2026) 
Sonetto classico. (Ritmo metrico: ABBA/ABBA/CDC/DCD)
attendono tramonti d’un sole rovente
a chiudere il giorno,
accolgono la luna comprese le stelle
e si specchiano
tra ballate notturne riflesse nei mari
mentre s’infrangono
in silenzio le onde.
Poi dopo mesi di calura
arrivano piogge scroscianti
tra lampi e tuoni rombanti,
rilasciano grandine
che come massi di gelido ghiaccio
rovinano a terra
tra danni incombenti
mentre venti minacciosi,
sconvolgono il mondo
scoperchiando tetti
e sradicando alberi secolari.
Poi, in un attimo,
come nulla fosse tutto si placa
e ritorna il sereno.
A zig zag tra i rami
fulmineo nel cielo,
in volo al crepuscolo
all’ombra della coda
incisivi a scalpello
schivo ed arzillo,
custode del bosco
saltello col rospo
col folto pelo rossiccio
la noce veloce rosicchio,
riposo su un pino supino
in bocca un morbido pinolo.
Il Sole in alto splendente fin dal mattino,
ore di fuoco quali scintille appena nate,
sabbia bollente sotto il ciel cristallino,
giocar di fate tra le onde dorate.
Agosto di Luna Crescente al Perigeo,
che valica il confine del Sole e lo asconde,
e nell’ombra cupa furtiva s’avvia all’Apogeo,
lasciando la sua scura scia sulle onde.
Il terrestre globo il suo asse inclina,
e insieme ad altre sfere misura la cadenza.
Nell’ampio cielo procede il cammino
di stellari corpi in coordinata movenza.
Da Est a Ovest sull’ellissi tutti risplendono,
specchiando i mondi nel cielo notturno,
Mercurio e Venere e Terra e Marte s’accendono
con inceder di Giove, Urano e Nettuno nel diurno.
Il celeste corteo segue la traccia nello spazio profondo,
si congiunge all’ellissi Saturno col minuto Plutone
e le Perseidi s’involano verso il confine del mondo,
lungo la retta ognuna in propulsione.

Acqua, clima e vento
vivificano quest’ineffabile ambiente
e il tempo ne costruisce e narra
l’incantevole storia.
È la magia dell’Antelope Canyon,
una strettoia splendente,
incisa nell’arenaria Navajo
in Arizona.
Davanti agli snodi, l’occhio umano
legge la stupenda prospettiva
di un luogo in costante
e vitale movimento.
Nell’intreccio di sinuose
e fluide forme di incantevoli curve
e pareti ondulate,
la luce coglie il brillio del sole,
che in raggianti fasci vien fermato.
Svanisce l’ombra
e l’ambiente
si accende di luminose tonalità
dal rosso all'arancione
e dal giallo dorato al rosa vellutato.
Acque in impreviste piene,
vento e tempo nel proprio lavorio
di demolizione e ripristino,
modellano la pietra
nel corso di millenni.
È la roccia maestosa,
che nel segreto cattura
dal sole lo splendore radioso
e racconta fiera la sua storia,
in un perenne incanto.

Baciata dalla spuma del mare
l’onda si frange sulla sponda,
rivali due granchi sulla riva
branchi di pesce alla deriva
si scioglie l’acqua sullo scoglio
giunge silente un giunco di bambù,
gioca il cerbiatto al canto del cucù
cullano gli argini viole profumate
il sole rivela un’ombra nel fiume
arriva il riflesso di un salice bianco,
un gambero gioca allegro nell’ansa
danza nel cielo il pescatore Martin.
Lieve accarezzo un brufolo
mite zefiro sfioro una vela,
rotolo nell’orto tra il prezzemolo
soffio silenzioso ed invisibile
rianimo una fiamma tremolante
riaccendo un tenero ricordo
sollevo scintille nel camino
cammino lento tra le fronde
profumo l’aria di freschezza
mescolo le carte all’improvviso
volo tra i meandri della memoria
spiro tra le braccia di un sospiro.
Slanciato, collo affusolato
zampe sottili, snello aggraziato,
lungo la roggia sotto la pioggia
in cielo austero su un raggio di sole
elegante in groppa alle mucche
becco sottile rimuovi le zecche,
leggero spicchi un volo regale
candide piume su specchi fluviali
trampoliere solitario nel canneto
tra lampi ricurvo nei campi,
spicchi un volo in laguna
l’ombra tua illumina la luna.
nella Savana acacie sotto attacco:
in basso i kob tra le foglie contese,
più su elefanti competon distacco,
in alto in alto arrivan le giraffe...
Povere acacie, più non trovan tregua;
pur pazienti, si son rotte le staffe
onde evitar che tortura prosegua,
tossici gas esalan tutt'intorno
allarma ogni suo simil che risponde
veleno effondon a evitar soggiorno,
ognuna per salvar le proprie fronde.
Ma le furbe giraffe han recepito
che allarme, sottovento, non è giunto
senza rischiar, soddisfan l'appetito:
per nuovo allarme tocca prender spunto!
L’azzurro del cielo si china sul borgo,
mentre il mare ne raccoglie il respiro.
Tra queste mura di pietra e di sole
il tempo è un nastro di luce sospesa,
le case , petali di roccia viva.
Salgono i tetti verso il vuoto immenso,
qui l'orizzonte non è mai confine,
ma un abbraccio che tutto confonde.
Il mio borgo è una nave
di muri e di sentieri
che naviga profumata di sale ,
tra il verde scuro dei valloni e l'argento degli ulivi,
immobile nel blu dove sosta
e si fa casa.
Montepaone (CZ)



