L'acqua ferma frange
la luce riflessa
sotto un cielo terso
folaghe intente nel cammino
prendono il volo
sfiorano l'acqua creando cerchi.
ciuffi sparsi come vele protese
cigni neri dai lunghi colli
regali...nuotano silenziosi.
la laguna, nel suo profumo
si distende quieta sotto il sole
nel silenzio solo richiami
di germani in volo
portano i colori dell'autunno
e chiudono il giorno su' verso il cielo.
Nel rosso
rubino tramonto
s'insinuano nuvole grigie
e densa l'aria diventa.
raggi giocano sul pelo dell'acqua
e sfiorano..
sfiorano case, scogliere
penetrano corpi
ne esaltano i contorni
trappole di luce.
proseguono sull'orizzonte
e piano il sole scompare
non ancora domo da calore
s'aggrappa al cielo
lo dipinge con un ultimo vano richiamo.
e tutto s'arrossa
come incendio divampa
nel declino del giorno.
Come gli altri, come nessuno
Risorge Cerere
Perla d'un pantheon primordiale
Antica come l'odio degli dei
Verso (o contro? o per?)
Uomini
Serpi dal seno clorotico
Gioiose madri
Automi
Di pietra umida (di lacrime, oli profumati
Salmi, odori di cenacoli e lapidi)
Vermi
Mangiatori di putrefatte caterve
Di corpi
Di tigli
Di figli
Risorge Cerere
Si copre gli occhi
Forse la scintilla dell'Amore
Brucerà le bende di cinnabrio
Che gli coprono
Le vegetali pupille
Frammenti
Di morbida ametista
Mi allontano
da scarichi neri
saturi di putridità unguenti.
Cammino
sorretto dal vento
fiancheggio il mare.
Tra fili spinati e percorsi impervi
raggiungo le cime più alte
di monti di verità.
Mi fermo
riprendo il contatto con il primordiale
sono circondato da spettacoli colorati di sole.
Ho tratteggiato i sentieri del niente. Sono immobile.
mi avvolgono le braccia dell’antica madre
rimango qua
a farmi cullare.
Tremule luci
riflessi d'acqua
calmi colori giocano
e fanno a gara
con le candide stelle.
nel manto scuro
primeggia la luna
spicchio luminescente
nitido e benevolo sguardo
su monti addormentati.
la voce del mare
e' solo leggero rollio
sulle barche che lo seguono come ballo.
nella bai a senza spiaggia
tutto tace
ed aspetta di nuovo la luce.
Non sei mia madre
S'alza il respiro
e assorbe questo vento
che soffia dentro
circonda i pensieri
li trapassa
ma non riesce a cancellarli.
girotondo di marionette
chi sorride e chi no
fanno compagnia come piccoli fantasmi
voci e suoni
son ruscello e canto libero
percepisci questi istanti
nel frastuono del silenzio.
fiori sbocciati sono amore
alberi sono casa e riparo
muschi verdi son parole
acqua scorre come preghiera.
s'alza il vento e copre questa anima
che assorbe il blu.
limpido cielo rendi libero
come uccello che prende il volo
è freddo che taglia in due il cielo.
i tuoi silenzi parlano .
Punge l'aria
con i canti rossi dei ciliegi
dondolano i rami spinosi
delle acacie tra i rovi.
Apparente Primavera
paziente sarà la grondaia
il tarassaco nel prato
ha ingiallito a perdita d'occhio
il suo verde acceso
in poco tempo rinato
pare una distesa di sole
che muove i suoi fuochi
lancia i suoi lapilli
senza fare male
senza che sian lapilli
non emana calore
seppur raggiante nel colore
si abbandona all'aria forzata
imprevedibile
nella felice primavera
nuova natura sgorgata
Non c'è rumore
che sovrasta la vista
il tarassaco non nè ha colpa
anzi ha merito
per poco tempo allieta
il passaggio sconnesso
lungo questa
vecchia e brulla pista
lascia il nero abbraccio notturno,
e l'aria ancora fredda
ti avvolge,
perso lo sguardo,
lontano,
nella nebbiolina montana
scorgi un microcosmo vitale
di ali, ancora bagnate
e foglie e petali,
rugiadosi,
che si aprono al nuovo sole.
Respira,
fino a sentire ogni cosa
penetrare in te
in fondo, cosi a fondo
che il tuo essere si espande,
e la luce del giorno
ti fa suo per sempre
i giganti di pietra che riprendono vita
le oasi che fanno luccicante il deserto
l’immensità del mare che divora gli occhi
il loro potere che si specchia
nel magnifico nome di questa stagione
Primavera
Sulle alture dei colli
l'aspro odore del bosco
si fa spazio tra le menti
e offusca ogni piccolo opercolo di dolore.
stride in cielo il grido del falco
che salendo nel suo volo circolare
zittisce ogni altro canto
terra aspra
terra dura
che spacca crepe nel profondo
dove radici contorte l'uniscono a se'.
e poi il cielo s'inchina come manto vellutato
che ricopre e ogni nuvola quasi timida
chiede il permesso per andare verso il mare.
nel fulgore della sera il riverbero del sole
lentamente le richiama a se'.
terra aspra e senza frutti
veglia il cuore sopra i tetti.
un cocktail frizzante.

Nuvole chiare e luna bianca
sovrastano il mare
che mormorando
fa sentire la sua voce.
una scia leggera di fumo
esce dal cratere
e si confonde in cielo.
il sole giallo
sta sparendo dietro ad esso
salutando il giorno
che stanco
s'inchina alla notte.






