Il mio sguardo si fondeva

con la natura nell’eremo

alla fine della civiltà

solitudine è rifiutar

l’inessenziale angoscia

del superfluo

coltivare il dubbio

rifiutando i preconcetti

e spezzare le catene dell’obbedienza

il mio sguardo si illuminava

dell’alba nell’eremo

alla fine della notte.

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Profilo Autore: Enrico Barigazzi  

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Solo alla fine mi racconterò
di certe mie vittorie entusiasmanti
quando incredulo mi rannicchiavo
sotto la densa coltre del cuore
e mi volevo un bene da morire.

In forma dolce, pure mi ricorderò
di certe mie sconfitte clamorose
quando incredulo mi rannicchiavo
sotto la densa coltre del cuore
e m’odiavo, m’odiavo da morire.

Tra le une e le altre feci un compromesso,
quel mio amar la vita in ogni senso,
in ogni senso vuole mi conduca,
in ogni dove la si può amare,
in ogni come la si può afferrare.

Intanto, conto i susseguenti resti.
Normale volli io rendermi agli altri,
in dotazione un sensibile sentire,
una pazienza che non si misura,
fino a soffrir delle mie stesse scelte.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Raccolgo i pensieri

come gocce d’acqua

nell’incavo della mano.

Ascolto la voce del tempo

giocare con i miei passi

su questa strada

disegnata

da  sassi

tondi e lisci

che arriva dritta

in fondo

al cuore.

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Profilo Autore: barbara tascone  

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Vacillano i passi.

Ma sono vecchio dentro

per questa paura

di non meritarmi

ancora questo mondo

ché mi ha dato tanto

e anche di più.

Cos’altro può darmi

che non ho già avuto?

Ho conosciuto il dolore

forse troppo

ma chi non l’ha mai provato?

E le tante gioie

che ho dissipato in un amen

bruciando le candele

nel chiedere perdono.

Vacillano i passi

per questa vita

che mi ha ubriacato

ed ora non basta la sobrietà

per coglierne l’essenza.

Vacillano i passi

ma voglio ancora camminare

abbracciato alla speranza.

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Profilo Autore: Antonio Girardi  

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Risultato immagine per  piovoso e foschia

Uggioso tempo e

pioggia a batter impetuosa

su vetri stanchi in aurea foschia ad

investir la verde fauna, oltre casuali vetri.

Vagan sorrisi inermi d'ospedale

pianti e parole, in fragili dolori e lamenti

a chi con sofferenza sosta all'ospedale.

Vocii inquietanti e campanelli in

corsie, ove il male segna anime a

sperar ed attendere qual verdetto

aleggia fra le sponde, in un numero di letto.

Sarà numero fortunato?

Oh corsia d'ospedale ove

il tempo giace e dispera.

Flusso di pensier a nudi calchi da

difender arditamente

ove la solitudine impera e spera e

vivi ricordi a scioglier nodi,

di un passato e presente ad unificar la mente.

Spazi circoncisi ad anime

congiunte da stessa sorte avvolte

ad unanime preghiere ed implorazioni

ad  alternar giorni solitari, 

in notti ed albe ad aprir alla sorte.

Pillole d'amor ad eruttar dai cuori.

Ospedale a guarigion di mali e

sperar ad una vita nuova,

ma non sempre si esce immuni,

la balorda morte non fa grazie.

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Profilo Autore: Adele Vincenti*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 13-01-2021

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Io,

ammanettato ai ricordi amari,

a quei dolori che sprizzano dai pori

che subdola magia vorrebbe sublimare,

silenzio vero chiedo a questa notte.

Stelle!

Stelle nella volta imbambolate,

non mi guardate con perplessi occhi!

Smettetela col gioco estroso delle luci

e coi rumori dall’infinito vago.

Non lo capite?

Non è il mare, questa volta,

e neanche il bianco di un sorriso dolce,

il rosa altero di boccioli viziati

o la controfigura dei vent’anni.

Qui,

in questa stanza in cui non trovo sonno

v’è teoria di volti in processione.

Sì, adesso, proprio adesso,

nell’ora in cui domesticare il corpo

e sfarinar la mente sul cuscino...

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Apro gli occhi,
compagni del buio,
una distrazione
dal sonno
ormai svogliato
di sfocata cecità.
Un bisbiglio
di parole lo riconosco,
la voce ancora roca
tra le lame di luce
e le lente carezze
d’un preludio d’amore.
L’amore che cavalca
i minuti,
cambia il mio viso,
segue i lamenti
racchiusi in vasi canopi
e scivola con labbra lievi
sulla spalla che nuda s'arresta.

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Profilo Autore: Libero  

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La voce sottile di mio padre

 quel giorno

si è fermata sul mio viso

spezzato…

l suoi pensieri  hanno confuso

il giorno con la notte

e poi…

non c’è stato più tempo

per parlare e confessarsi

gli errori di una vita

è sfuggita la speranza

di riempire i silenzi…

ma oggi sento il suo respiro

nel soffio  tiepido della primavera

e nella danza armoniosa delle foglie

 che si staccano dalle radici profonde

dei boschi  autunnali.

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Profilo Autore: barbara tascone  

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Vorrei

appendere

in cielo

i miei pensieri

e poi

farli cadere

come fanno

certe stelle d’agosto

seguendo la scia

di desideri

ancora acerbi

per non credere

alle favole

e alle stelle

che abbandonano

il cielo

per avere consumato

il cuore.

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Profilo Autore: Antonio Girardi  

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Il silenzio é quell'attimo dove penso
al giorno dopo
a come affronterò
un'altra giornata senza averti accanto.
Nel silenzio penso al domani
se gli impegni mi impediranno di pensarti.
Penserò che il silenzio non esiste,
perchè anche quel piccolo silenzio,
riesce a far rumore nella mente.
Ho tanta confusione
non riesco a capire
ciò che mi affligge veramente,
io lo so cosa sia,
ma faccio in modo di non vederlo
e di non sentirlo.
Perchè lo so che un giorno
ci sarà anche la possibilità
che tutto questo gran casino
che mi ritrovo
non farà più rumore
e il silenzio
ritornerà ad essere silenzio.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 30-04-2013

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Chi sei tu?
Vecchio scrittore senza idee
dall’arida vena depauperata dal tempo.
Chi sei…
Che nella notte vaghi a cercare fortuna,
aprendo finestre senza vetri
origliando nell’animo degli altri
per trovare la tua perduta strada.
Sai di veleno e mirto.
Bacca selvatica immersa nelle sterpaglie
t’aggrovigli ai bordi dei sentieri
che conducono al pensare estraneo.
Hai l’aria assonata e stanca
i tuoi occhi s’accartocciano
nel canuto solco
le tue mani
hanno il vezzo della stortura
e vene le guarniscono
tracciando le perdute età.
Chi sei che entri in me
nutrendoti della pochezza?
Non soggiornare troppo
in questo rifugio freddo e spoglio.
Va nel contrario del passo
prima che la ragione
ti scagli in un ingiusto fosso.
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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A più della metà

del cammino e

il resto della strada

non voglio mi spaventi.

Abbisogno di soste,

più lunghe. Nel deserto

le oasi ristorano, io

cerco zone d’ombra,

uno zampillo d’acqua

che inumidisca

l’arsura delle salite.

Qualche frenata, ché

s’alleggerisca il fiato.

Tutto sommato

posso farcela…

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Profilo Autore: Giò*   Sostenitrice del Club Poetico dal 22-08-2015

Questo autore ha pubblicato 259 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Di musica vivace, prillo
nel fremito l'angustia dei muscoli
l'impaccio del cervello uno shaker
nel palpito la chiave, il disagio

Aria, esigenza legittima
fresca brezza lì in cima
paesaggi infiniti, smisurati
in alto, su, più in alto

Stendo il dito ed ecco il cielo
"dito, steso, cielo sfiora"
il brillio degli occhi ed è chiarezza
nel beato sorriso riemerge la bimba

Sovrana libertà nell'infinito spazio
è un fruscio lento, piroetto
è l'immenso che lambisce
al bozzolo volge il suo sguardo

Sorrido e rido, sono lacrime
un battito, un fremito ed è ossigeno
sgomitolo il groviglio della matassa
un lento dolore, respiro e sono libera

Lì in cima l'universo, ed è casa
stendo la mano e m'accoglie
sfiora la brezza le guance
come ad asciugarle e baciarle

Ritta espando il polmone
calmi e profondi respiri ossigenano
la pace, la terra ed io
Son viva.

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Profilo Autore: Ambra PILTI*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 08-05-2014

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Non dire gatto...: Viviamo tutti sotto lo stesso cielo...

E' così che ti senti
quando osservi il cielo
e non è più lo stesso cielo.
E' così che ti senti sperduto,impaurito
come un gatto smarrito
e non sai cosa fare
ti nascondi dentro il grigio del cuore.
Ora c'è la nebbia a coprire tutto
ed aspetta un pò di vento
per andarsene via
dentro queste sirene
che non smettono mai.
E' così che ti senti
come il cielo che ora ha paura
perché la nebbia ha interrotto il vento
e questo mondo non può liberare
ti senti confuso
prigioniero del tempo
senza ore o minuti
e non passa mai.


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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA*   Sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2019

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Non so cogliere

dell’alba

la luce.

Il suo parto

è nel vagito

della notte

mia mentore

che grida

e mi trastulla

delle sue paure.

Dentro

ad un cuore

dove l’anima

nonostante...

spera.

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Profilo Autore: Antonio Girardi  

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