nella vetrina della breccia di rancore,
che ramifica frustate di silenzi
sulla mia schiena, tremula al dolore.
Passi stanchi rincorrono memorie,
frantumate sul suolo di verità svelate,
tra figlie di lacrime, assetate di luce.
Dov’è il tuo sguardo d’amore per me,
che, travolgente, mi rapiva in estasi?
Estraneo, il tuo viso
ora mi sommerge,
senza respiro mansueto che scaldi
l’anima e il cuore, senza primavera.
Dondola la sedia vuota, senza calore,
nella tua ombra, che aleggia nel buio,
l’attesa senza fiato, che pronunci
la fine della dolce brezza d’alba,
dove ogni istante era eterno paradiso,
scalzo e fiero, nell’amore che cingeva.
quel bacio,
e le ore si fermarono
come sul mare
improvviso uno scroscio.
Oggi
dalla terrazza
sul mare, il vino
è la sola amara carezza.
I pensieri come accatastati
in un vecchio magazzino,
lo gnomone nient'altro
che l'ombra
s’un muro a mattone pieno.
(da Aghi di luce dalla coda)
la solitudine s’adagia,
tra veli di silenzio
e sospiri che non trovano casa,
come eco lontano
su scogli di desiderio,
levigati dal tempo
e dalla sete di ciò che non fu.
S’inarca l’anima in spire di vetro,
fragile architettura
di sogni spezzati,
mentre galassie d’inquietudine brillano fievoli,
come occhi di stelle
che piangono nel vuoto.
Custode di silenzi,
il cuore anela,
tra battiti incerti
e memorie che graffiano,
cercando tra miraggi
un balsamo di luce,
una carezza che spezzi
il gelo dell’attesa.
Mentre il tempo,
pittore di nostalgie,
con dita d’oro e polvere d’oblio,
disegna universi
di eterno smarrimento,
dove ogni istante
è un frammento che si dissolve.
Ma nell’abisso,
un sussurro si leva non voce,
ma vertigine che incendia il vuoto,
una scintilla che sfida l’oblio.
E l’ombra,
stanca di essere ombra,
diventa sogno
che osa farsi carne,
e nel suo battito
nasce un dio dimenticato.
le vertebre sottili come lacrime di sale
mi travolge la bocca un acido inodore
alle mie spalle un' illusoria presenza ancestrale
ha nell'incavo degli occhi un vuoto siderale
un sorriso materno con la sua mano nella mia divora il mio corpo in un vortice di male ed vinge su di lui un controllo eterno.
L'eco del mio dolore si disperde nell'immensità dell'universo
in ogni grammo di nutrimento rifiutato
in ogni chilo perso
mi lascia senza fiato quest' esistenza sorda
ma tornerò a vivere
risorgendo sinuosa come un' onda .
All'albeggiare di un nuovo giorno,
appena l'aurora si affaccia in uno spicchio di mondo.
I pensieri prendono voce
Sono dell'aura che invade il corpo fisico la foce,
Sono filamenti eterei e inconsistenti.
I pensieri prendono voce
Talvolta nelle convinzioni limitanti delle umane menti.
I pensieri prendono voce
Quando sono ispirati dai Cherubini
che silenti al nostro fianco emanano sapienza e consapevolezza,
Ecco che siamo in connessione col nostro vero sentire
e percepiamo del Creatore la paterna carezza.
Se tu, acerrimo giustiziere, in tempo
mai appartenuto alla terrena umanità,
se tu davvero filtrassi senza pena
la nostra interiorità, mostreresti
di molti la meschina essenza, e d'altre
anime ammireresti il risalir la china.
Ci mostreresti esanime, piegati al volere
del flusso vitale, in connessione
con la scintilla divina che in noi risiede.
Oh specchio, il tuo compito sarebbe chiaro,
riflettere la verità senza velare,
mostrare il bene e il male in pari misura,
e riflettere la nostra natura .
E s'anche il cielo di luglio
diventa incolore,
di un celeste sbiadito
che non rasserena il mio umore,
allora finanche il più ardito
ottimista finisce per disperare,
pensando che poco ci sia da salvare.
Si consuma la terra
sotto il sole cocente,
l'estate è una guerra
per noi povera gente.
Ruggiscono le folte chiome
di alberi adorni come
spose all'altare,
ignare che l'autunno
non tarderà ad arrivare.
Io lo desidero più d'ogn'altra cosa,
che arrivi la quiete dove la natura riposa.
Dove l'atmosfera è meno caotica,
e forse la folla un po' meno nevrotica.
Dove la solitudine pesa di meno,
perché anche il cielo è poco sereno.
Ove c'è più tempo per udire
il ritmo quieto del mio cuore,
che adesso scalpita,
in frenetico clangore.
L'occasione presa al balzo
Ingordigia bisogno
Ho corso su vetri rotti scalzo
Segni di cicatrici
Futuro arrivato senza radici
Dall'alto dei cieli orchestrato
Rami e fronde impoveriti
Singhiozzi e fatiche accentuati
Il seguir una piega pericolosa
Mancava un appoggio
Un miserabile, senza alloggio
Gli eventi a rotoli come il mescolare di nuvole
Un solo colpevole
I giorni indecisi, spenti gli occhi gia'lascivi
La confusione nell' attesa
L'aria incompresa
L'occasione mariuolo
Pensieri pesanti, uno stuolo
L'anima a bradelli
Il cuore con i suoi balzelli
I sospiri a braccia larghe
Fermo sulle scarpe
Ancora qui
senza arte ne parte
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Sei fuggito, nel cuor triste lamento. Mi turba il sol pensiero tuo. Non m’appartieni, come cielo stellato, apparso e ben presto grigio e uggioso sei scomparso. Dell' abbandono, sol un triste ricordo rimane, sbiadito va scomparendo anche il tuo volto. Sol un buio impenetrabile resta, un altro giorno attende, riposate silenziosi |
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(1973) |
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