venerdì di sofferenza
Tu Gesù ci hai donato
la tua vita.
Tutte le colpe del mondo
le hai chiuse nel tuo cuore
ci hai donato di nuovo
la gioia ,hai sofferto,
hai alzato gli occhi al cielo
in cerca dell'Immenso
hai visto tua Madre sofferente
e stanca,ma nessuna esitazione
nonostante il grande dolore.
In attesa della Tua Morte
Gesù Immenso
attendiamo che tu sali beato
in cielo.
La pioggia sulla finestra
della camera da letto grima il vetro
come mano pertinace,
in sé biliosa
verso la carta sulla scrivania
al davanzale.
Due occhi osservano.
La penna si avvicina al margine
più lontano
quando si specchia nel blocco dello scrittore.
Due occhi annegano.
Sulla pioggia insistente
del graffio alla stanza,
nella pagina bianca.
Il foglio non potrà che cercar di sopravvivere.
Agli occhi dell'autore.
(dal manoscritto olografo "Aghi di luce dalla coda")
Opaca alla vista
Oggi il sole sorride
sembra ormai lontano
quel giorno così strano
col tempo ch'era grigio
e ti rubava il cuore
Oggi è primavera
e si fa sentire
accarezzando dolcemente l'aria
e il tuo sorriso
che s'era perso
dentro il vento gelido d'inverno
e non bastavano le parole
di un poeta
a leviare quel dolore
Oggi il sole c'è
e si fa sentire
con nuovi pensieri e parole
che nascono dentro un nuovo amore
e quella stella ora la vedi
danza felice
perché ha pregato per te.
Nostalgia, quanta nostalgia!
Nostalgia che tormenta l’anima,
stringe la gola, soffoca, distrugge!
Ma di chi? Di cosa? Perché? Quando?
Di te mamma, di te papà, di te sorella mia!
Mamma che con un soffio, un bacio ed una carezza,
curavi le ferite delle nostre cadute,
dicevi coraggio figlio mio, non è niente, passerà!
Di te papà, sempre pronto a tirar fuori i soldi,
a costo di un lavoro assai sacrificato,
lavoravi come un matto notte e giorno,
senza mai conoscere una festa, un riposo!
Di te sorella mia, che eri la mamma di noi fratelli,
quando a lei papà chiedeva aiuto,
eri piccola ma facevi bene quanto una grande,
avevi imparato tutto da una brava mamma.
Nostalgia del braciere che la sera ci riuniva,
quando ancora la televisione non esisteva,
quando mamma ci raccontava le fiabe,
quando attorno, tutti ci volevamo bene.
Nostalgia di tutte le cose belle che si son perse,
nei grossi guai da non raccontare mai,
ma quello che più fa rabbia e fa stare male,
è sapere che mai più ritorneranno.
Nostalgia che assale sempre quando è notte,
quando tutto tace e non riesci più a dormire,
accanto a me, non c’è più mia madre, c’è mia moglie,
e, come allora, è giusto che pensi soltanto i nostri figli!
dove perfetti annegano clamori
e spazio s’apre all’introspezione,
mi vedo, in barca, l’onda accarezzare.
Da uno agli anni d’oggi là mi specchio,
parole zero per non disturbare
del filo del discorso la ricerca
intanto che mi gioco l’io migliore.
Lapidandomi coi primi riflessi,
un’alba e solo un’alba fa rumore.
Aspetta che il sole in verticale
in acqua sdoppi la mia immagine.
Uno, sarò! Guadagno riva, lesto…
*
Stesura 2010
di giorni sbiaditi senza sale,
che al mio fianco lentamente camminano in silenzio a farmi ombra,
senza ascoltare il cuore che piange,
senza un sorriso a illuminarmi il viso, una carezza a scaldarmi la pelle,
senza parlarmi di te e dei tuoi occhi,
di quanto manchino in queste ore!
Ormai cammino con il mio riflesso
tra le tue preferite vie in fiore
nei giorni d'estate,
e le strade deserte d'inverno
sotto la neve che imbiancava.
La primavera era la tua festa
nei campi d'ulivo, seduta sulla panca,
paziente restavi a osservarla.
L’autunno, la tua malinconia,
tingeva di giallo e bronzo
le foglie rosse del nostro giardino,
e in ogni ricordo che scrivevi,
per restituirlo alla sensibilità
del cuore tra le pieghe dell'anima,
c'era il timbro del sentimento.
E in quei tramonti senza un perché,
le tue cantilene sui tuoi gioielli
più preziosi che sfoggiavi
con orgoglio, i nostri splendidi figli,
appesi al futuro che tesse in segreto
i loro destini a noi sconosciuti,
che nelle notti tra le tue preghiere,
nelle tue lacrime imprigionate,
una luce di purezza d'animo,
erano speranza sul tuo volto sincero!
Oh cara, stanchi e tristi, senza respiro
di felicità a lasciarci volare
sull'oceano d'amore,
i miei passi vagabondi seminano vento di tempesta dietro di me,
senza rumori di rassegnazioni.
Ti sei vestita di perle d'anima
per addormentarti, ormai matura
nei tuoi anni di spine e vittorie,
nelle braccia del sonno eterno,
verso la valle della libertà eterna.
E io qui, ancora in questa giungla
del tempo che squarcia e rattoppa ferite sul cuore che brucia sempre,
soltanto questo amore nel mio petto.
Amore mio, fedele colomba bianca,
le tue ali sono le mie lacrime,
ma il ricordo della tua essenza
è la coltre che scalda l'anima
nel fiore d'amore per te,
che sulla tua tomba
di freddo marmo adagio piano
per non farti mancare mai
il frastuono in tormenta d'amore
nel sacrificio del silenzio rotto
in ogni petalo che appassisce,
ma rinsavisce nell'eterno cielo
nelle tue mani che un giorno rivedrò.
Pur di sangue son fatte le parole
che un poeta ricompone,
raccolte come fiori nelle aiole
dopo un vento o d’eventi un’alluvione,
ritrovate senza linfa ed appassite
come trascorse fossero due vite.
E così nel nuovo giorno
trovo esangui i miei vecchi florilegi,
poeta quale sono di ritorno,
e tra i pochi residui sortilegi,
gli avanzi dei vampiri della notte
che sono i sacerdoti dell’oblio,
della mente oscuro dio,
dell’anima annidati tra le grotte,
ch’addentan quel che oblio già non inghiotte
per dileguare grida in un brusio,
di ruggito far squittio,
d’un racconto di vita un parlottio,
di quel che fu passion parco disio,
che suggon circospetti nel silenzio,
come in calici d’assenzio,
liquori umani, démoni oppur numi,
aromi di piaceri o di dolori
ed ebbrezze di vecchi o nuovi amori,
gusti sapidi e profumi,
folli erotici fervori
attutendo quei deliri,
abbagli che diventano barlumi,
non respiri ansimanti ma sospiri,
e chi arse d’amor nel ciel di Venere
dolente il cuor trattien sotto la cenere.
Poco avanza ai vampiri dell’oblio
censure inconsapevoli dell’io,
di quell’io che resta esangue
di quel viver autentico che fu,
e il linguaggio così langue
e in parole è difficile tradurre
quel ch’era allora ch’ora non è più
e difficil è sedurre
chi vuole d’un poeta ber quel sangue.
allor ch’ogni emozion parea gioiello
da serbar nello scrigno del pensiero
qual prezioso gradevole fardello
ad arricchir di scritti il mio cassetto,
di vita vagheggiata qual leggenda.
Nessun amore mi facea difetto,
nessun dolor o esistenzial vicenda
che negassi a narrar quale eroismo
d’un giovane poeta affascinato
che riecheggiava ancor romanticismo,
di “sturm und drang” erede defraudato.
La vita proseguì, qualche sconfitta
non tante a dir, e tante le vittorie,
e il cassetto ricolmo andò in soffitta
alla polvere esposte le mie storie.
Poi mia passion per te, col tuo mistero
che nella vita fu gradito morso,
m’accompagnò in quell’erto arcan sentiero
per oltre quarant’anni insiem percorso.
Vi fu un lungo silenzio delle muse
ch’eran di te gelose, mentre tu
le detestavi come vecchie intruse
nel mio vissuto che non c’era più.
Ma richiamato fui dalla foresta
esule leon vecchio e non più abile,
quando tacque di vita la tempesta.
Divenne allor segreto inconfessabile
ripercorrer le antiche praterie
a rinnovare sogni ed emozioni,
ruggiti sublimati in poesie,
dell’anima virtuali traduzioni.
Sono nata il ventidue -
Il giorno dopo l'arrivo della nuova stagione -
Come una primavera in inverno -
Sbocciavano le viole
e tutto era in colore.
Sono nata che c'era la luna,
nell'incertezza di due segni in transito.
Fiore sbocciato in ritardo
Di me dirà l'Eternità -
Di me scriverà il Tempo
nella sua opera incessante
laboriosa e lenta -
Io Sua creatura -
mi rimetto al suo volere.
Sono nata senza sapere
che la stagione della fioritura
- come quella dell'Amore -
è gioia, tempesta e travaglio -
Per me, come per ogni fiore.
ci sono giorni intrecciati dal destino
per assaporare ciò che manca
al cuore.
Concediti l'onore del coraggio,
accogli con dignità e quieta forza
ogni lacrima caduta,
poiché sei carne viva
e sangue pulsante,
tempio di autentici sentimenti.
Ricorda di alzarti, sempre,
di brandire la tua speranza
finché il fiato resisterà,
finché il canto di una vittoria futura
si leverà nel vento.
Anima mia, non cedere alla tristezza,
anche se i fiori sono assenti nel prato
e gli alberi sfiorano il cielo
con rami aridi,
le tue mani, benché vuote,
custodiscono germogli di saggezza.
Dopo ogni tempesta,
il sole tornerà a baciarti.
Non temere il tempo che fugge,
sii paziente, abbi fede,
e troverai una nuova luce
nelle gioie che verranno,
gioie che illumineranno i tuoi giorni
come stelle che sfidano i diamanti,
riflessi di sogni mai dimenticati.
Primavera dice: "Nasci!"
ma l'inverno ancor minaccia
sulle spalle il peso schiaccia.
Perdi tutto se ora lasci?
Una rondine nel vento
mi distoglie dal tormento.
Siamo tutti al ciel protesi
come rami verso il sole
ci vestiamo di parole
per, nel cuor, restare illesi.
Sol chi orecchio sa usare
può capire e decifrare.
Fredda soffia la paura
sulle primule giulive
che comunque restan vive
e si godon l'avventura.
Forse è questo il trucco solo:
vivi l'oggi e fai il tuo volo.










