"Non siamo fatti l'uno per l'altra..." disse Dolore a Gioia con occhi tristi.
"Sono sempre di umore tetro, e spesso piango..." continuò a dire.
"Con me perderesti la tua meravigliosa voglia di vivere, il tuo eccezionale entusiasmo per qualsiasi cosa, piccola o grande! Ti rovineresti la vita. Dammi retta Gioia, allontanati da me finché sei in tempo!".

Gioia ascoltava senza parlare le parole di Dolore, guardandolo intensamente negli occhi e sorridendo.
"Ecco vedi" disse Dolore "cosa ne sarebbe del tuo splendido sorriso se tu mi stessi sempre vicino?".
"Dolore, perché hai così poca stima di te stesso? Io ti voglio bene davvero! Voglio essere la tua fedele compagna per sempre! Vedrai che saremo felici insieme!" disse Gioia.
"Ma cosa ci trovi in me Gioia? Come potrei stimare me stesso? Sono debole e depresso! Non reggo il confronto con qualcuno positivo e solare come te! Non posso essere il tuo compagno.".
Dolore a questo punto si era davvero intristito, e cominciò a lacrimare.

"Perché piangi Dolore?" gli chiese Gioia.
"Piango perché è così facile farmi piangere! E poi...anche io ti voglio bene, un bene dell'anima, ma sono costretto ad allontanarmi da te, per il tuo bene!".
Dolore tentò di andarsene, ma Gioia afferrò la sua mano per trattenerlo.
Calde lacrime continuavano a scendere degli occhi tristi ma pieni di amore di Dolore.
Gioia portò la mano di Dolore alla bocca e la baciò.

"Vedi Dolore, io senza di te non potrei neanche esistere!" esclamò Gioia.
"Ma cosa stai dicendo?" chiese Dolore stupito.
"Se non ci fossi tu, se il dolore non esistesse, che senso avrebbe la mia gioia? Se si fosse sempre gioiosi, non si potrebbe neanche apprezzare la felicità. Se si fosse sempre allegri e senza mai problemi, non si potrebbe neanche dire di essere vivi. L'essere umano ha bisogno anche di soffrire. Le difficoltà, i problemi da risolvere, i dolori, aiutano a diventare più consapevoli e maturi, e ad apprezzare le cose belle che la vita ci offre, piccole o grandi che siano, proprio come faccio io!".
Gioia mentre parlava aveva gli occhi lucidi, ma non per tristezza, era commossa per l'emozione e la felicità di parlare al suo amato Dolore.

"Gioia, tu mi fai sentire amato per la prima volta nella mia vita! Ma forse mi stai sopravvalutando. Vedi, anche ora sono triste, mentre sono vicino a te e ascolto le tue parole benevole, mentre stringi la mia mano e percepisco il tuo amore per me! Dovrei essere felice, ma la mia natura me lo impedisce! Tu non mi vedrai mai sorridere, te ne rendi conto?".
"E tu non mi vedrai mai triste e infelice!" esclamò Gioia con un raggiante sorriso!

"Dolore, io e te siamo i compagni perfetti. Abbiamo bisogno l'uno dell'altra. La natura ci vuole insieme. Siamo fatti per compensarci a vicenda. Io rappresento il tuo opposto, ma so capirti e apprezzarti come nessuno può fare! Per te vale la stessa cosa nei miei confronti! Io ti amo e tu mi ami, non potrebbe essere altrimenti!".
Dolore restò in silenzio per qualche istante. Ormai aveva compreso. Gioia era davvero la sua compagna!
Si abbracciarono stretti stretti, e si incamminarono mano nella mano sul sentiero della vita.
Gioia sorrideva, Dolore piangeva.
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Profilo Autore: poetessalibera  

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Nulla è come sembra: ogni verità ha sempre una sua piccola finzione. In fondo siamo tutti attori: ognuno ha la sua parte da recitare, ognuno ha la sua storia da raccontare. Sulle tavole di questo enorme palcoscenico, cerchiamo applausi e consensi. Spesso inventiamo storie mirabolanti, per impressionare la platea, a volte dimentichiamo le battute e proviamo imbarazzo. Troppo spesso facciamo salti troppo grossi per le nostre piccole gambe e così ci ritroviamo piagnucolanti e con il sedere a terra. Talvolta camminiamo carponi e facciamo fatica a rialzarci; ma poi seppure doloranti è acciaccati, ci rimettiamo in piedi. Anche se spesso prendiamo più calci che carezze, non ci fermiamo mai. Quando siamo felici e ci pare di volare, ci viene chiesto di stare con i piedi per terra. Quando corriamo ci dicono di frenare, perché potremmo farci male. Se stiamo fermi, ci chiedono di correre, perché a stare fermi non si va da nessuna parte. E noi andiamo...e spesso senza sapere dove. Ci invitano a fare cose mai viste e noi andiamo, anche se spesso brancoliamo nel buio. Ci chiedono di fare cose che non capiamo e noi lo facciamo senza neanche chiederci il "perché." Quando poi cala il sipario, ognuno si toglie gli abiti di scena e si ritrova con sé stesso...e intanto che aspetta, prepara il copione per affrontare l'indomani un nuova commedia: così è ogni giorno...finché non si esce di scena. Che grande farsa è la vita: anche se non sei un grande attore...la tua parte la devi per forza fare. Non serve a nulla essere abili a recitare: il copione va continuamente riscritto...bisogna solo sapere improvvisare.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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La perifrastica passiva calcioresistente, propedeutica ad una sorta di asservimento catalitico stroboscopico decisamente compulsivo rispetto ad un acriticismo hegheliano fortemente condizionato da un contesto massimalista pseudoreaganiano, si autoregola, senza dubbio alcuno, soltanto attraverso una coagulazione eburnea paucisintomatica, priva però di tracce di glutammato monosodico, glutine e olio di palma, come riportato analogamente nel bugiardino aggiornato del VixVaporub.
In conclusione, lo scardinamento piroclastico dell'avifauna del cretaceo superiore si compenetra fisiologicamente in una sorta di bruxismo orodentale finalizzato, senza tema di smentita, ad una spettacolarizzazione scenografica degna della migliore cinematografia dei cineclub della Corea del sud con sottotitoli in thailandese maccheronico...azz..forse è meglio non esagerare con la peperonata di sera.. sssallve!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Che vvo' chesta lunella birichina,
c'accumpare dint'ô scuro 'e notte.
'E matina sta ncielo annascusa,
po' s'appresenta verzo mezzanotte.
Mmiez'ô cielo splennenno s'affaccia,

quanno 'o nniro ogni lluce s'agnotte.
Si 'a fisse pare ca te guarda nfaccia,
te fa ll'occhiolino e nu vaso te votta.
S'avvanta 'sta lunella spucchiosa,
orgogliosa s'appiccia e s'allumma.

Cu nu gruosso penniello pittato argiento,
votta ragge 'int'ô mare, dint'ô sciumme.
Quanno ê bbote se mette 'e travierzio
va scutulianno 'e vvele d' 'e vvarche.
Sbrunzulea 'e rrezze d' 'e marinare,

quacche ppesce curiusanno se mbarca.
Che ddice 'sta lunella appassiunata,
quanno 'int'ô scuro te porta n'ammasciata.
Te vene a ddicere cose che nun hê sentuto,
te parla e quacche ccore 'nnammurato.

Che vvo' 'sta luna ntristita e spirciusella,
ca se ncupisce quann'o tiempo è bbrutto.
Se mette nfaccia nu gruosso farzuletto,
po' manu mano 'e llacreme s'asciutta.
Che vvo' 'sta luna a fforma 'e cunnulella:

fa 'a ninna nanna pe se fa vucà da 'e stelle.
Che vvo' 'sta luna timmida e scurnosa
ca se fa rossa quanno 'o sole tramonta.
Se fruscia, comme si fosse 'a cchiù bbella
e sse nne va nun appena 'o sole sponta.

Che vvo' sta luna tonna e 'mpurtante,
bussola de 'o marenaro e de 'o navigante.
Sott'â luna barcullanno n'omme mbriaco,
surzianno se guarda na grossa bbutteglia.
Tutt'attuorno pare tutto triste e ssulagne,

pe ttramento 'a luna guarda e vveglia.
A ll'intrasatto ogni ccosa se raddoppia...
...e 'o mbriaco cu ll'ombra soja fa coppia.
Nun è ssulo e nun penza cchiù 'a sfurtuna:
pe ccumpagne tene cielo, mare e ddoje lune.















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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Un bel giorno mi ero Mallarmé  per una notizia che mi sembrava poco Verlaine: che sia diventato Rimbaud tutto in un colpo?
Già ero pieno di Hemingway per i fatti miei che non mi ci voleva proprio questo Balzac al cuore!
Per calmarmi mi presi due pastiglie di Mauriac e mi addormentati continuando a Rousseau tutta la notte facendo uno strano Sontag, di un tizio col naso Camus che con un Brel sotto la pioggia e sopra una Montaigne , stava mangiando un bel pezzo di Zola. Stranamente mi risvegliai con il Pennac in tiro... che mi venga un Cocteau!
Ah, che Baudelaire! Ho già Dumas grossi così!
Sapete che vi dico? Ho deciso di Voltaire pagina e per finire in bellezza questa Bataille, me ne andrò a Beauvoir un bel Hugo al bar Apollinare e buon Sartre a tutti!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Leggero e invisibile nemico silente avanzi nelle nostre vite senza bussare alle porte dei nostri cuori, i sentieri sono afflitti dal pianto e lo stridore dei denti ora è malinconica melodia che aleggia nelle nostre menti
dove ogni nostra fiducia si scioglie nel fango delle tenebre nel momento in cui si spegne pian piano la vita segnando i tristi destini irrimediabilmente
in chi ha perso la battaglia, e non restan altro di loro che un numero che li identificano nelle memorie di quel registro ospedaliero segnato con l'inchiostro della necrosi. Dimmi chi sei veramente? Per lungo e in largo le tue scure orme hai impresso nelle nostre anime, lacrime amare a sorpresa
ci hai lasciato e lene speranze accendi negli angoli delle nostre case a riscaldarci di gelida psicosi fasciata da inquietudine.
Dimmi chi sei veramente? Dimmi chi sei veramente?! Ferrigno e
ben corazzato percorri la tua redola senza considerar la fragilità della nostra vita. Dimmi chi sei veramente? Dimmi chi sei veramente?Ma sappi o guerriero di questo tempo così periglioso di cui vuoi intingerlo di dolore
che spacca le viscere della pace, noi uomini donne e bambini siamo una umanità dalla quale di tutto puoi privarci tranne la speranza che mai nessuno può estinguere sul volto della terra, ossia quell'amore immenso
per la vita che mai nessuno potrà placare, neppure dopo la morte. Ma non si può neppure restare indifferenti allo sguardo del male quando ci sceglie sue predilette vittime, non puoi non tentare di osteggiarlo poiché è in noi la
fiamma della folgorante speranza mentre ci indica la strada della sua espugnazione.
Lui scenderà e scaverà fino in fondo al nostro più remoto essere per provarci e stancarci fino all'estremo, ma risaliremo se sapremo esser previdenti e circospetti in ogni sua mossa perché di pura speranza è
formato il nostro plasma mentre scorre positivo nelle vene. Lui invece così forte e superbo si fa sentire nell'anima quando i suoi abbracci avvolgono la vita dalla sua crudele morsa per farci suoi martiri nel suo preciso obbiettivo di defraudarci dagli affetti più cari, dai sorrisi sinceri di chi
amiamo debellando nell'intimo quanto è più prezioso per la nostra vitalità, protraendoci nel tunnel del supplizio ove non molte anime sapranno combattere le sue insidie. Sarà dunque una gran lotta e su una gran moltitudine di gente la sua ombra estenderà diventando loro imponente patrono, ma mai nel loro e nostro cuore noi che ancora siamo al sicuro! Perché proprietà sublime di quella luce fatta di vita ossia l'immortalità della speranza dentro l'anima che resterà in eterno in noi. Dunque dimmi chi sei o guerriero salito dall'inferno col mantello fatto di particelle untuose e avvelenate che al tuo scuoterlo ci allontani dalla libertà sconvolgendo ogni nostra libera scelta e stile di vita! Dillo chi sei perché noi ci siamo identificati! Ma sappi anche che sulla tua meditata rivincita su noi, sappi che saremo più preparati che mai a giocarci la partita perché incredibilmente audaci saremo nella vittoria, e finalmente tu sarai Covid-19 nella scaletta dei sconfitti e archiviati negli scaffali delle memorie del tempo di questo mondo per sempre.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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No, non la vogliamo un’altra èra, se questi momenti sono miracoli miracolati e… quel giorno, che appariva ai nostri sensori come mite, ci stava regalando qualcosa di magico; la tua leggerezza e il mio innamoramento: momenti irripetibili.
Il tuo, il mio distacco dalla madre terra era così lieve che le mani quasi tremavano; mentre le luci cambiavano calore. I battiti dei nostri cuori incantavano ogni metronomo per la nitida simbiosi: l’un per l’altro, ad oltranza: un ticchettio odoroso di primule.
Ascoltavamo, abbandonati agli argini, quel brusio di stelle, che il cielo ci preparava come calda coperta; la notte avrebbe avuto la sua escursione ma i nostri corpi si sarebbero difesi con inesauribili abbracci: di quelli che penetrano ogni orgasmo, saturando gli aliti in dolci afflati.
Tu, se vuoi, sarai per sempre la mia èra ed io, se vuoi, resterò disteso sul tuo morbido ventre.
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Profilo Autore: sasha  

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Al porto quel giorno Chiara volle esserci anche lei ad accogliermi.
Insieme a Nino un caro amico di famiglia, quella famiglia che avevo perduto in un bruttissimo incidente, dal quale solo io rimasi illeso ma questa è un altra storia.
Durante questo viaggio non feci altro che ripensare, che finalmente avrei potuto vedere un volto amico, una cara persona che mi riportava a quelle che erano le mie radici, a quella parte integrante di me.
Vi era un sole caldo che confortava! Nino mi vide, mi chiamò ad alta voce agitando le braccia, ma ad attirare la mia attenzione fu anche quella giovane donna al suo fianco, che con fare garbato se ne stava li indossando una gioia celata, con quella felicità di condividere quel bel momento come se attendesse da tempo di vedere quel qualcuno, che lei fino al giorno prima aveva potuto solo immaginare. Mi attendeva come se fossi stato un caro amico.
Mi avvicinai stringendo Nino in un caloroso abbraccio, quanti gli anni passati, ma lui mi disse che mi avrebbe riconosciuto tra tanti.
Restò in tanto il come, sul fatto stesso di come avesse fatto a riconoscermi, visto che non ero più il bambino che vide l'ultima volta.
Mi presentò Chiara sua nipote! Persona timida, bella come quelle parole che non riesci a dire e a trovare in tali circostanze.
Forse la mia felicità nasceva in quell'istante! Non avrei potuto fare più a meno di quel viso, dei suoi occhi, del attimo in cui avrebbe sorriso ed incantato così la mia anima.
Passarono i giorni, dei giorni belli, ed avevo costruito in così poco tempo, un pizzico di tanta desiderata felicità.
Non mi sentii affatto un ospite in quella tenuta, ma giunse il giorno della partenza.
Preparando i bagagli, speravo ancora in un gesto, che io non ero in grado di fare, ma in quei giorni mai un accenno da parte sua, mai un segno che potesse far capire un qualcosa in modo chiaro, in modo che io potessi spiegarle.
Per Chiara forse, anzi di certo, ero un amico. Solo un amico caro!
Arrivammo al porto, stavo per andare via con dentro di me, un forte sentimento taciuto, di certo il più forte che avessi mai provato prima.
Salutandoli sulla banchina del molo, mi celavo dietro un sorriso, amaro come non mai.
Ci rivedremo Andrea, stai tranquillo! Così mi diceva Nino facendomi pensare ad un probabile ritorno ad una sua disponibilità sempre presente.
Mi raccomando riguardati!
Sapevo, andato via che fossi, quello sarebbe stato un addio.
La nave parti non potei più scendervi, ma trovai il coraggio di gridare una parola rivolta a lei, non ti dimenticherò
Il pianto in tanto inizio a sgorgare imperterrito da gli occhi di Chiara.
Non potei dimenticare quello sguardo disperatamente affranto.
Son passati anni da allora, ed i suoi occhi di un azzurro così intenso sono ancora qui impressi nella mia mente, lucidi più che mai. Laghi profondi bisognosi di quiete.
Apparentemente esile nel suo aspetto, così elegante nel suo portamento, capelli neri, raccolti e sempre in ordine, la sua pelle come il suo nome, delicata, quasi evanescente bella come il petalo del ramo di pesco, come le cose più irraggiungibili e quindi le più desiderate.
Una donna estremamente sensibile dall'intelletto poderoso, capace di suscitare emozioni ineguagliabili, vivacemente forti, così da farti perdere completamente la testa e follemente innamorare.
Restò il fatto che ci siamo ritrovati e da qui non ci siamo mai più perduti.

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Profilo Autore: Vincenzo Russo  

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E se tutto questo fosse finto?

Se scoprissimo che ogni atto, ogni parola ed ogni sentimento fossero frutto di formule complesse,

capire che tutto, compreso questo testo, è stato previsto, calcolato e premeditato, per propagare,

calibrare e sistemare questa umanità cosi,

esattamente cosi come siamo, senza scampo, senza scelta

se poi trovassimo invece una falla, un errore,

allora si, saremmo degli Dei,

controllare le anomalie, capire le imperfezioni sintattiche di un programma simulato

e se poi ci accorgessimo che la stessa anomalia, errore fosse già impostata, calcolate e previste

allora

alla fine

capiremmo che il destino è segnato

non c’è motivo di disperarsi non può andare altrimenti

procediamo tassello dopo tassello

stringa dopo stringa

fino alla fine

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Profilo Autore: Luto  

Questo autore ha pubblicato 6 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Ho incontrato la Cantatrice calva che aspettava Godot insieme ai Promessi sposi per andare in treno a trovare i Fratelli Karamazov, Jacopo Ortis, Liolà e le Sorelle Materassi. Dovevano festeggiare Don Chisciotte, Il maestro di Vigevano e Robin Hood che aveva attraversato il Deserto dei Tartari insieme alla monaca di Monza e ad un gruppo di carmelitane con le calze perché avevano freddo ai piedi.
Era iI 1984 e, dopo un periodo di Guerra e pace in cui c'era stata ogni sorta di Delitto e castigo, A sangue freddo, guardando il Ritratto di Dorian Gray senza Orgoglio e pregiudizio giunsi, dopo una rullata di un Tamburo di latta, a sostenere che Il conte di Montecristo e il Gattopardo erano andati alla Ricerca di un mondo perduto per raggiungere addirittura  l'Insostenibile leggerezza dell'essere...oh..boia Faust !!..  per questa cosa mi son rotto proprio i Buddenbrook...!
Comunque, in una notte di Cime tempestose io, Lolita, Ulisse e Pippi calze lunghe decidemmo, per dimenticare questo Giorno dello sciacallo, di cercare un'Isola del tesoro e dimenticare tutti i Fiori del male e cercare il Nome della rosa tra le Anime morte della Casa degli spiriti e sognare le Mille e una notte come Alice nel paese delle Meraviglie... Così parlò Zarathustra..!!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 239 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
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