Fu allora che ebbi quella strana sensazione. Allora, in verità un quarto d'ora fa, quando mi accorsi che conoscevo quella donna ferma allo sportello del bancomat. Era lei, attenta a digitare il pin e ad intascare le banconote. Una come tante, ma unica nel suo genere. Dapprima ero rimasto interdetto se fosse la donna che conoscevo, una sensazione che sembrava un campanello d'allarme. Si voltò con uno sguardo assente, senza soffermarsi a guardare i presenti che aspettavano a turno di entrare in banca. I suoi occhi incontrarono i miei, un istante fulminante per darle quella vitalità che sembrava spenta. Li abbassò subito. Mi aveva riconosciuto? Credetti di sì perché sotto la brace dell'odio era vivo ancora il disprezzo, il risentimento, la volontà di annientarla. Mi vennero in mente tutti gli screzi, le offese verbali, le grida che avevo sopportato negli anni in cui casa mia era divisa dalla sua tramite la parete della camera da letto. Eppure quando il figlio la malmenava, chiedeva aiuto con una voce supplichevole ad intenerirmi. Meritava che qualcuno si occupasse di lei a sostituirsi a me che rimanevo indifferente in ascolto muto delle sue invocazioni d'aiuto. Di tempo ne è passato, io non abito più lì, lei ha venduto la casa ed è rimasta sola come un cane da quando il figlio l'ha abbandonata per crearsi una famiglia. A rivederla provavo quella strana sensazione. L'avrei ingiuriata davanti a tutti perché si chiedessero che tipo di donna fosse, perché la guardassero con ostilità. Provai un senso di disgusto a vederla così vecchia, malandata, sgradevole. Il mio silenzio le cadde addosso come un manto opprimente e lei mi riconobbe, affrettando il passo verso la sua auto.Non aveva mai lavorato un giorno nella sua vita di volgarissima mantenuta...viveva di rendita, ben sapendo che il padre l'avrebbe diseredata, se avesse compreso quanto fosse malvagia e perfida. Di vita ce n'è una sola, spregevole creatura.
Aggiungi commento
La ragazza dagli occhi alati non ha bisogno di guardare se li ha aperti, lei sente il cielo, danza con le nuvole, si scaglia contro il vento, si appoggia tra le onde del mare... sconfinando ogni limite.
Piume variopinte tracciano i suoi sentieri.
*
La ragazza dagli occhi alati è malata di libertà, soffre di spensieratezza, ed ha il morbo della quietudine. È silenziosa e se si vuol sentire la sua voce, basta intonare una soave musica e lei canta.
Piume variopinte tracciano i suoi sentieri.
*
La ragazza dagli occhi alati è malata di libertà, soffre di spensieratezza, ed ha il morbo della quietudine. È silenziosa e se si vuol sentire la sua voce, basta intonare una soave musica e lei canta.
Sinfonie battono nel petto insieme al cuore.
*
La ragazza dagli occhi alati non ha i piedi di piombo, dorme di notte e sogna di giorno, veste di bianco e spoglia gli umori. Sempre sciolti sono i capelli suoi, umide e rosa son le sue labbra.
*
La ragazza dagli occhi alati non ha i piedi di piombo, dorme di notte e sogna di giorno, veste di bianco e spoglia gli umori. Sempre sciolti sono i capelli suoi, umide e rosa son le sue labbra.
Anima bella in un corpo sinuoso e fragile.
*
La ragazza dagli occhi alati non si lascia accarezzare ne toccare, non si lascia andare alla vita che l'ha delusa, è ormai diffidente e sospetta anche dei santi.
*
La ragazza dagli occhi alati non si lascia accarezzare ne toccare, non si lascia andare alla vita che l'ha delusa, è ormai diffidente e sospetta anche dei santi.
Percossa in una notte pazza da mani e sudori.
*
La ragazza dagli occhi alati ha perso lo sguardo tra le piume rotte, il piombo è nelle sue gambe, il cuore si è spezzato, ha il corpo ormai violato... veste di pelle livida.
*
La ragazza dagli occhi alati ha perso lo sguardo tra le piume rotte, il piombo è nelle sue gambe, il cuore si è spezzato, ha il corpo ormai violato... veste di pelle livida.
Rumore e caos è diventata la sua musica.
*
La ragazza dagli occhi VELATI non la guardi più dentro, non puoi più sentirla cantare né vederla volare. Vela lacrime e grida al posto del suo planare.
*
La ragazza dagli occhi VELATI non la guardi più dentro, non puoi più sentirla cantare né vederla volare. Vela lacrime e grida al posto del suo planare.
Di rosso ormai è la sua veste bianca, ma lei non potrà più vederla.
Stavo camminando lungo una di quelle strade che usavo imboccare casualmente durante le mie evasive escursioni nella mia città; mi aggiravo a caso, forse in cerca di qualche misteriosa avventura, quasi che nella mia mente si potesse aprire uno squarcio tanto doloroso quanto improvviso ed illuminante. Ma l'unico beneficio cui esso apportava era la momentanea fuga dai miei pensieri che a tratti mi assillavano assai intensamente. Nonostante ciò, una volta incamminato, mi risultò molto difficile fermarmi, anche perché il tempo era poco e quello in realtà era solo tempo sprecato.
Fu proprio durante una di quelle volte rare ed inusuali che il mio sguardo si soffermò ad osservare tutte le comuni e misteriose cose che mi circondavano e quasi come a bloccare le mie gambe per uno scopo ben preciso, fu allora che vidi ciò che in precedenza non mi era stato permesso di vedere. Stavo salendo un ponte che occasionalmente mi ero trovato di fronte, quando dalla mia maggiore altezza, potei notare un cane che, con fare tranquillo e stanco, lo ascendeva nella parte che io avrei di lì a poco disceso. Giunti entrambi nel mezzo di quel piccolo ponte, ci trovammo l'uno di fronte all'altro ed io fui costretto a fermarmi per via dello strano fare dell'animale: esso non mi passò accanto indifferente come qualsiasi altro cane randagio nella sua vita di stenti, non si soffermò allegro e ridente, felice e scodinzolante come uno di quei cani soliti alla compagnia di qualche vecchietta alla sua fine, ma si fermò dinnanzi a me, chinò il capo verso i miei piedi, li guardò e alzando il muso fece languire i suoi occhi in direzione delle mie intorpidite pupille. Lo seguii giù dal ponte e proseguendo per un breve tratto sull'orlo della strada, mi accorsi che in realtà avrei preferito tornare alla mia abitazione, vista l'ora che si era fatta sicuramente assai tarda.
Tuttavia incuriosito dal comportamento dell'animale mi accinsi a seguirlo fino a quando, accortosi della mia presenza si arrestò, voltò i suoi occhi verso di me ed io al fine di interrompere quell'imbarazzante situazione, mi sentii quasi costretto ad accarezzarlo senza che però lui, il cane, smuovesse il suo sguardo e la sua posizione.
Sorrisi allora quasi impietosito, quando all'improvviso con una fulminea mossa che la mia ragione nemmeno fece in tempo a percepire, l'animale strinse il mio collo fra le sue mandibole fino a che non caddi a terra perdendo i sensi nonostante il mio tentativo di difendermi.
L'ultima immagine che vidi era lui, il cane, la bestia che priva di un occhio schizzato via dalla sua orbita durante la lotta ora languiva verso di me scodinzolando felice e disinteressato della sua grave menomazione.
Non ho mai capito se allora morii o sopravvissi, non so tuttora se vivo o se sono morto, una sola cosa so con certezza e cioè che sono e che continuo ad essere in un essendo che ancora non sono riuscito a spiegarmi.
Fu proprio durante una di quelle volte rare ed inusuali che il mio sguardo si soffermò ad osservare tutte le comuni e misteriose cose che mi circondavano e quasi come a bloccare le mie gambe per uno scopo ben preciso, fu allora che vidi ciò che in precedenza non mi era stato permesso di vedere. Stavo salendo un ponte che occasionalmente mi ero trovato di fronte, quando dalla mia maggiore altezza, potei notare un cane che, con fare tranquillo e stanco, lo ascendeva nella parte che io avrei di lì a poco disceso. Giunti entrambi nel mezzo di quel piccolo ponte, ci trovammo l'uno di fronte all'altro ed io fui costretto a fermarmi per via dello strano fare dell'animale: esso non mi passò accanto indifferente come qualsiasi altro cane randagio nella sua vita di stenti, non si soffermò allegro e ridente, felice e scodinzolante come uno di quei cani soliti alla compagnia di qualche vecchietta alla sua fine, ma si fermò dinnanzi a me, chinò il capo verso i miei piedi, li guardò e alzando il muso fece languire i suoi occhi in direzione delle mie intorpidite pupille. Lo seguii giù dal ponte e proseguendo per un breve tratto sull'orlo della strada, mi accorsi che in realtà avrei preferito tornare alla mia abitazione, vista l'ora che si era fatta sicuramente assai tarda.
Tuttavia incuriosito dal comportamento dell'animale mi accinsi a seguirlo fino a quando, accortosi della mia presenza si arrestò, voltò i suoi occhi verso di me ed io al fine di interrompere quell'imbarazzante situazione, mi sentii quasi costretto ad accarezzarlo senza che però lui, il cane, smuovesse il suo sguardo e la sua posizione.
Sorrisi allora quasi impietosito, quando all'improvviso con una fulminea mossa che la mia ragione nemmeno fece in tempo a percepire, l'animale strinse il mio collo fra le sue mandibole fino a che non caddi a terra perdendo i sensi nonostante il mio tentativo di difendermi.
L'ultima immagine che vidi era lui, il cane, la bestia che priva di un occhio schizzato via dalla sua orbita durante la lotta ora languiva verso di me scodinzolando felice e disinteressato della sua grave menomazione.
Non ho mai capito se allora morii o sopravvissi, non so tuttora se vivo o se sono morto, una sola cosa so con certezza e cioè che sono e che continuo ad essere in un essendo che ancora non sono riuscito a spiegarmi.
La recrudescenza osmotica toponomastica del substrato logaritmico corporativistico è sicuramente sottostimata rispetto alla componente esponenziale del parallasse biomagnetico longitudinale con evidenti ricadute
delle qualità canore del tordo di montagna, che, così, anche la natura ci guadagna !
Ordunque, l'esibizionismo pretattico della quaglia di pianura, sicuramente avulso dal contesto socioculturale della bassa bresciana durante il lockdown, si colloca surrettiziamente in una dimensione polifonico mozartiana di ben più ampio respiro, con ricadute ortodontiche mandibolari di scarso valore commerciale ma pienamente asservibili ad una condizione assolutoria di ben più ampio respiro.
In ultima analisi si evince che le attività frenologiche postprandiali in ambiente saturo di vapori acidi vengono depauperate del loro contenuto proteico molecolare in misura doppia rispetto al dato statistico relativo ad un monitoraggio di un campione significativo di individui obesi ritornati al peso forma dopo un drastico trattamento a base di sali del Mar Morto e curcuma del Togo, suggerito caldamente dal brillante Dottor Lemme.
A li mortacci...!!!
delle qualità canore del tordo di montagna, che, così, anche la natura ci guadagna !
Ordunque, l'esibizionismo pretattico della quaglia di pianura, sicuramente avulso dal contesto socioculturale della bassa bresciana durante il lockdown, si colloca surrettiziamente in una dimensione polifonico mozartiana di ben più ampio respiro, con ricadute ortodontiche mandibolari di scarso valore commerciale ma pienamente asservibili ad una condizione assolutoria di ben più ampio respiro.
In ultima analisi si evince che le attività frenologiche postprandiali in ambiente saturo di vapori acidi vengono depauperate del loro contenuto proteico molecolare in misura doppia rispetto al dato statistico relativo ad un monitoraggio di un campione significativo di individui obesi ritornati al peso forma dopo un drastico trattamento a base di sali del Mar Morto e curcuma del Togo, suggerito caldamente dal brillante Dottor Lemme.
A li mortacci...!!!
Ho fatto una fattura ad una fattucchiera di nome Fatma e anche un po' fatta, che faceva la factotum in una fattoria di Frascati tra foglie di felce, fragoline, frutta fresca e farro.
Fatto sta che, fatalmente, in un campo di frumento, si ferì con un forcone e la ferita si infettò procurandole una forte febbre che passò fortunatamente in tutta fretta grazie ad un farmaco favoloso di un amico fabbro, uomo di forte fibra ed un fisico da film !
Felice come un frate francescano dopo una festa coi suoi fratelli, per sdebitarsi, invitò il fabbro in un fast-food di cucina fusion dove si abbuffarono di fusilli alla forestiera, filetto di furetto con fichi fioroni e fiordalisi, formaggio di fossa con frustoli di frumentone , friselle ai funghi fritti, frittata ai friggitelli e del buon fernet finale !
Saziata la fame, si ritirò nel foyer di un teatrino abbandonato col focoso fabbro che, preso da frenetico furore, le fece la festa tra fiamme e faville fin quasi alla fine di febbraio... che forza, ragazzi !... felicitazioni a tutti...
Fatto sta che, fatalmente, in un campo di frumento, si ferì con un forcone e la ferita si infettò procurandole una forte febbre che passò fortunatamente in tutta fretta grazie ad un farmaco favoloso di un amico fabbro, uomo di forte fibra ed un fisico da film !
Felice come un frate francescano dopo una festa coi suoi fratelli, per sdebitarsi, invitò il fabbro in un fast-food di cucina fusion dove si abbuffarono di fusilli alla forestiera, filetto di furetto con fichi fioroni e fiordalisi, formaggio di fossa con frustoli di frumentone , friselle ai funghi fritti, frittata ai friggitelli e del buon fernet finale !
Saziata la fame, si ritirò nel foyer di un teatrino abbandonato col focoso fabbro che, preso da frenetico furore, le fece la festa tra fiamme e faville fin quasi alla fine di febbraio... che forza, ragazzi !... felicitazioni a tutti...
Camminando senza calze in una contrada della Caledonia in compagnia del mio cocker con un collare in corallo di California e circondato dal canto di un cuculo su un cipresso e da coniglietti che attraversavano campi di corbezzoli, incontrai per caso una contadinella con un curioso cappello color curcuma e un cinturone in pelle di cammello con dei cuoricini cromati molto carini.
Cominciammo a chiacchierare e le chiesi che cavolo ci facesse in codeste contrade. Così mi confermò che l'anno prima aveva fatto un corso di clavicembalista al conservatorio di Santa Cecilia a Cremona, poi uno stage come corista in una corale di Canicattì e poi, ancora insoddisfatta , aveva deciso di fare anche un corso di cucito, uno di cucina e infine di cavallerizza e cascatrice presso un circo di cavalieri del Caucaso.
Caspita! che carattere, che costanza !
Cortesemente gli offrii un crodino con dei croccantini al caciocavallo presso un circolino di campagna che aveva come insegna una curiosa cariatide con i denti cariati e una corona fatta con chiodi da calzolaio.
Colpita dal mio carisma mi fece una carezza sul collo che mi caricò a tal punto che ci trovammo coricati in camporella dove concludemmo una clamorosa congiunzione carnale che generò un orgasmo con annesso urlo caprino che sconvolse una combriccola di suonatori di cornamusa e controfagotto lì vicino, un volo di calabroni e l'annientamento di un gruppo di Cocciniglie su un campo di cucurbitacee di un cucuzzaro, lontano cugino di Carlo d'Inghilterra.
Conclusa la combine, me ne tornai a casina e mi rilassai tra calde coperte in ciniglia e una bella camomilla, al suono conciliante di un concerto di Chopin e varie cover di canzoni dei Cugini di Campagna... così è se vi pare...
Cominciammo a chiacchierare e le chiesi che cavolo ci facesse in codeste contrade. Così mi confermò che l'anno prima aveva fatto un corso di clavicembalista al conservatorio di Santa Cecilia a Cremona, poi uno stage come corista in una corale di Canicattì e poi, ancora insoddisfatta , aveva deciso di fare anche un corso di cucito, uno di cucina e infine di cavallerizza e cascatrice presso un circo di cavalieri del Caucaso.
Caspita! che carattere, che costanza !
Cortesemente gli offrii un crodino con dei croccantini al caciocavallo presso un circolino di campagna che aveva come insegna una curiosa cariatide con i denti cariati e una corona fatta con chiodi da calzolaio.
Colpita dal mio carisma mi fece una carezza sul collo che mi caricò a tal punto che ci trovammo coricati in camporella dove concludemmo una clamorosa congiunzione carnale che generò un orgasmo con annesso urlo caprino che sconvolse una combriccola di suonatori di cornamusa e controfagotto lì vicino, un volo di calabroni e l'annientamento di un gruppo di Cocciniglie su un campo di cucurbitacee di un cucuzzaro, lontano cugino di Carlo d'Inghilterra.
Conclusa la combine, me ne tornai a casina e mi rilassai tra calde coperte in ciniglia e una bella camomilla, al suono conciliante di un concerto di Chopin e varie cover di canzoni dei Cugini di Campagna... così è se vi pare...
Salve, sono Piede di porco, per gli amici Pdp:
non sono uno stinco di santo, d'altra parte sono un piede, e infatti non ho una buona fama perché spesso mi usano per scopi illeciti personaggi non proprio specchiati.
Che poi mi declinano sempre al maschile : non ho mai sentito parlare dei piedi di scrofa che poi sono uguali ai miei : forse il motivo è che le scrofe amano i tacchi a spillo non adatti a certi usi e poi tante hanno l'alluce valgo... si, ma anch'io valgo !!
Pensare che da piccolo avevo un piedino carino e grazioso e mi usavano per stappare le bottiglie di birra!
Eh, che nostalgia quando ripenso ai miei tempi da ragazzo, poi, crescendo mi sono lasciato un pò andare e sono diventato un maialone ed ho incominciato a frequentare brutte compagnie e così mi sono specializzato in saracinesche di gioiellerie, vetrine di lusso, bancomat, distributori automatici e quant'altro!
Poi è arrivata anche la concorrenza sleale : hanno inventato pure un piede di porco a pile ricaricabile !
Meno male che ho dei bei ricordi da giovane e delle tante conquiste che ho fatto, poi ho trovato l'anima gemella, mi sono accasato ma il matrimonio non ha funzionato e mi sono separato, d'altronde un piede di porco non poteva altro che sposare una zoccola !!
Ora, purtroppo, sono vecchio, malato e abbandonato da tutti e ormai mi sento già di avere il piede (di porco) nella fossa... addio bella gente !!...oh porca p.....!!!!
non sono uno stinco di santo, d'altra parte sono un piede, e infatti non ho una buona fama perché spesso mi usano per scopi illeciti personaggi non proprio specchiati.
Che poi mi declinano sempre al maschile : non ho mai sentito parlare dei piedi di scrofa che poi sono uguali ai miei : forse il motivo è che le scrofe amano i tacchi a spillo non adatti a certi usi e poi tante hanno l'alluce valgo... si, ma anch'io valgo !!
Pensare che da piccolo avevo un piedino carino e grazioso e mi usavano per stappare le bottiglie di birra!
Eh, che nostalgia quando ripenso ai miei tempi da ragazzo, poi, crescendo mi sono lasciato un pò andare e sono diventato un maialone ed ho incominciato a frequentare brutte compagnie e così mi sono specializzato in saracinesche di gioiellerie, vetrine di lusso, bancomat, distributori automatici e quant'altro!
Poi è arrivata anche la concorrenza sleale : hanno inventato pure un piede di porco a pile ricaricabile !
Meno male che ho dei bei ricordi da giovane e delle tante conquiste che ho fatto, poi ho trovato l'anima gemella, mi sono accasato ma il matrimonio non ha funzionato e mi sono separato, d'altronde un piede di porco non poteva altro che sposare una zoccola !!
Ora, purtroppo, sono vecchio, malato e abbandonato da tutti e ormai mi sento già di avere il piede (di porco) nella fossa... addio bella gente !!...oh porca p.....!!!!
Caracollando per Capri col mio cane carlino di nome Carlo, conobbi per caso una cittadina di Cremona ex casalinga, col suo cocker di nome Ciro e che ora faceva la cuoca in un convento di Carmelitane con le calze perché avevano sempre i piedi freddi.
Chiaccherammo davanti a due crodini e a cinque crostini al Camembert approfondendo la conoscenza e così la invitai nel mio chalet per continuare la chiacchierata e mostrarle la mia collezione di carcasse di carapace di tartarughe Caretta-Caretta delle isole Comore e quella di cucurbitacee cornute del Caucaso centrale.
Chiaramente l'intento era quello di suscitare uno choc e poi concupirla e così, dopo i soliti convenevoli, con il sottofondo di una compilation di canzoni dei Cugini di campagna e un paio di chupitos, conclusi la serata su un letto a forma di cuore con un coitus interruptus da coppa dei campioni e un urlo che fece cadere sul comò la foto di mio nonno Cosimo sopra una cozza in ceramica firmata Le Corbusier.
Il giorno dopo la congedai cordialmente dopo averla caricata sulla sua jeep Cherokee e le regalai, per sdebitarmi della compagnia, una curiosa collanina in corallo delle isole Caiman, un ciuccio in cristallo e un caciocavallo di mio zio Carmelo che faceva il casaro a Catanzaro in concorrenza con suo cugino che aveva il caseificio "La caciotta" a Cosenza.... e che cacchio ragazzi....!
Chiaccherammo davanti a due crodini e a cinque crostini al Camembert approfondendo la conoscenza e così la invitai nel mio chalet per continuare la chiacchierata e mostrarle la mia collezione di carcasse di carapace di tartarughe Caretta-Caretta delle isole Comore e quella di cucurbitacee cornute del Caucaso centrale.
Chiaramente l'intento era quello di suscitare uno choc e poi concupirla e così, dopo i soliti convenevoli, con il sottofondo di una compilation di canzoni dei Cugini di campagna e un paio di chupitos, conclusi la serata su un letto a forma di cuore con un coitus interruptus da coppa dei campioni e un urlo che fece cadere sul comò la foto di mio nonno Cosimo sopra una cozza in ceramica firmata Le Corbusier.
Il giorno dopo la congedai cordialmente dopo averla caricata sulla sua jeep Cherokee e le regalai, per sdebitarmi della compagnia, una curiosa collanina in corallo delle isole Caiman, un ciuccio in cristallo e un caciocavallo di mio zio Carmelo che faceva il casaro a Catanzaro in concorrenza con suo cugino che aveva il caseificio "La caciotta" a Cosenza.... e che cacchio ragazzi....!
In effetti la mia preparazzione scolastica ha stato un po lagunosa perché, se io avrei frequentato la Sorbona, sarei diventato una luminaria , ma ò studiato solo alla Squola Radio Elettra Torino come perito eletrotennico che poi ho piantato lì.
Ma, ultimamente, ho seguito su Internett un tuttorial dell'Accademia della, non ricordo bene se della Crusca o dell'Avena che mi ha aperto un mondo fantastico che mi ha fatto scoprire un neoclassicismo aristotelico scevro di strutture
stoicistiche tardo borghesi che ben si coniugava con una destrutturazione pseudohegheliana
ologarchico-bolscevica pregna, altresì, di una sorta di metempsicosi cripto-giacobina edulcorata, ovviamente, da una deriva faunistico escatologica di ben più ampio respiro senza conseguenze, però, di tipo cattedratico onomatopeico falso positivo.
Ciò ha contribuito, of course, ad aprirmi la mente e ad innalzare decisamente il mio livello culturale verso traguardi ben più impegnativi perché, come dice il saggio... non c'è asino che legge senza immunità di gregge... per aspera ad astra....assoreta !!!
Ma, ultimamente, ho seguito su Internett un tuttorial dell'Accademia della, non ricordo bene se della Crusca o dell'Avena che mi ha aperto un mondo fantastico che mi ha fatto scoprire un neoclassicismo aristotelico scevro di strutture
stoicistiche tardo borghesi che ben si coniugava con una destrutturazione pseudohegheliana
ologarchico-bolscevica pregna, altresì, di una sorta di metempsicosi cripto-giacobina edulcorata, ovviamente, da una deriva faunistico escatologica di ben più ampio respiro senza conseguenze, però, di tipo cattedratico onomatopeico falso positivo.
Ciò ha contribuito, of course, ad aprirmi la mente e ad innalzare decisamente il mio livello culturale verso traguardi ben più impegnativi perché, come dice il saggio... non c'è asino che legge senza immunità di gregge... per aspera ad astra....assoreta !!!




