"L'ha voluto lei...non è colpa mia...è stata lei a provocarmi...io ho solo fatto quello che andava fatto!".
Disse Fabio a se stesso mentre guardava il sangue sulle sue mani. L'aveva uccisa senza pietà, con un colpo secco ben assestato. Ora il corpo senza vita giaceva sul pavimento. Era così piccola paragonata a lui, ma non aveva esitato un momento nel colpirla. Fabio sentiva di essere nel giusto, perché era stata lei a provocarlo, era lei la sfrontata che andava punita. Sapeva bene che non sarebbe stato arrestato per il suo gesto. Voleva liberarsi velocemente di quel cadavere, ma prima di farlo lo fissò intensamente chiedendosi come avesse osato quella femmina fargli quell'affronto.
"Addio piccola zanzara dispettosa, non succhierai più il sangue a nessuno!". Fabio gettò il corpicino nel wc.
Disse Fabio a se stesso mentre guardava il sangue sulle sue mani. L'aveva uccisa senza pietà, con un colpo secco ben assestato. Ora il corpo senza vita giaceva sul pavimento. Era così piccola paragonata a lui, ma non aveva esitato un momento nel colpirla. Fabio sentiva di essere nel giusto, perché era stata lei a provocarlo, era lei la sfrontata che andava punita. Sapeva bene che non sarebbe stato arrestato per il suo gesto. Voleva liberarsi velocemente di quel cadavere, ma prima di farlo lo fissò intensamente chiedendosi come avesse osato quella femmina fargli quell'affronto.
"Addio piccola zanzara dispettosa, non succhierai più il sangue a nessuno!". Fabio gettò il corpicino nel wc.
1 commento
Ogni sera il piccolo Andrea, prima di andare a dormire, organizza tutto quello che gli serve l’indomani per la scuola. Prende quindi lo zaino dal suo armadio e vi pone l’occorrente in modo deciso e ordinato o per meglio dire questo è il suo proposito ma in pratica è più deciso che ordinato.
Dalla scrivania fa scivolare nelle varie tasche dello zaino quaderni, libri,astucci, penne, pastelli e ogni oggetto utile.
Poi ben lavato e indossato il suo pigiama preferito si addormenta soddisfatto, ma non sa che mentre lui sorride durante i suoi i sogni, gli oggetti riposti nello zaino prendono vita.
Svegliati ben ben, ad uno ad uno escono e messi comodi iniziano a chiacchierare.
Comincia il libro di geografia: <>.
<> replica il libro di storia. <>.
<> dice una delle penne. <>.
<> aggiunse un pastello.
<> urlano gli astucci.
Tutto questo rumoroso lamentarsi fa svegliare Andrea.
<<ma, ma...ma="" sono="" sveglio="" o="" è="" un="" sogno?="" voi="" parlate?<br=""><> risponde la riga. <> continua con voce seria e rimproverante. <>.
<> interrompe il bambino. <>.
<<no, no,="" no="">> continua severo il compasso. <>
Andrea guarda tutti gli oggetti con occhi tristi.
<> dice piangendo poi continua dicendo: <>.
A questo punto interviene con voce calma e dolce il libro di religione:<< Caro piccolo, adesso smetti di piangere, asciuga le tue lacrime e ascoltami. Per rimediare devi rispettare poche e semplici regole:
1) I libri si leggono senza disegnarci, colorarci e far loro alcuna piega;
2) Penne, matite e pastelli non si mangiano, non si privano della carta. Così non solo rovini loro, ma anche i tuoi denti e le tue mani. Poi una volta usati vanno conservati negli astucci ai quali non devi rompere le cerniere e non devi tagliare gli elastici interni;
3) Prima e dopo lo svolgimento di tutti i compiti posaci di volta in volta sulla scrivania o nello zaino ma calma e cura, non velocemente.
Se farai come ti ho detto, crescerai da bravo scolaro e buon bambino diventando un ragazzo e man mano un uomo sempre più rispettoso e rispettato.
Il bambino, dopo aver sentito senza mai distrarsi, accetta i consigli con gran sorriso ricambiato dagli oggetti e tutti si addormentano sereni.
Sono passati anni da quella sera e Andrea, ora adulto, ha continuato a seguire i consigli del libro di religione trattando sempre bene oggetti e anche persone raggiungendo così il rispetto meritato.
Dalla scrivania fa scivolare nelle varie tasche dello zaino quaderni, libri,astucci, penne, pastelli e ogni oggetto utile.
Poi ben lavato e indossato il suo pigiama preferito si addormenta soddisfatto, ma non sa che mentre lui sorride durante i suoi i sogni, gli oggetti riposti nello zaino prendono vita.
Svegliati ben ben, ad uno ad uno escono e messi comodi iniziano a chiacchierare.
Comincia il libro di geografia: <>.
<> replica il libro di storia. <>.
<> dice una delle penne. <>.
<> aggiunse un pastello.
<> urlano gli astucci.
Tutto questo rumoroso lamentarsi fa svegliare Andrea.
<<ma, ma...ma="" sono="" sveglio="" o="" è="" un="" sogno?="" voi="" parlate?<br=""><> risponde la riga. <> continua con voce seria e rimproverante. <>.
<> interrompe il bambino. <>.
<<no, no,="" no="">> continua severo il compasso. <>
Andrea guarda tutti gli oggetti con occhi tristi.
<> dice piangendo poi continua dicendo: <>.
A questo punto interviene con voce calma e dolce il libro di religione:<< Caro piccolo, adesso smetti di piangere, asciuga le tue lacrime e ascoltami. Per rimediare devi rispettare poche e semplici regole:
1) I libri si leggono senza disegnarci, colorarci e far loro alcuna piega;
2) Penne, matite e pastelli non si mangiano, non si privano della carta. Così non solo rovini loro, ma anche i tuoi denti e le tue mani. Poi una volta usati vanno conservati negli astucci ai quali non devi rompere le cerniere e non devi tagliare gli elastici interni;
3) Prima e dopo lo svolgimento di tutti i compiti posaci di volta in volta sulla scrivania o nello zaino ma calma e cura, non velocemente.
Se farai come ti ho detto, crescerai da bravo scolaro e buon bambino diventando un ragazzo e man mano un uomo sempre più rispettoso e rispettato.
Il bambino, dopo aver sentito senza mai distrarsi, accetta i consigli con gran sorriso ricambiato dagli oggetti e tutti si addormentano sereni.
Sono passati anni da quella sera e Andrea, ora adulto, ha continuato a seguire i consigli del libro di religione trattando sempre bene oggetti e anche persone raggiungendo così il rispetto meritato.
"Bene, siamo a letto! Ora che si fa?" disse Manuel con l'aria di qualcuno che si prepara ad un combattimento. "Noi siamo pronti, tu cosa aspetti?", aggiunse David. Lucia, che poteva finalmente lasciarsi andare, emise un sospiro. Non le sembrava ancora vero che loro tre fossero arrivati a quel punto. Seduta tra i due ragazzi, anticipava con la mente ciò che stava per accadere. In fondo se lo meritava! Se l'era davvero guadagnato quel finale dopo l'immane sforzo fatto per trattenere tutto il giorno i suoi istinti. L'innocenza angelica di Lucia era stata messa a dura prova dai due ragazzi dagli occhi verdi.
Dalla mattina alla sera, la giovane era riuscita a resistere alle tentazioni, come si era ripromessa di fare dal primo momento in cui, incrociando lo sguardo diabolico di Manuel e David, aveva intuito l'indole e le intenzioni di quei terribili ragazzi. Ma ora basta! Ora era arrivato il fatidico momento atteso e temuto al tempo stesso: la notte, quel tempo magico in cui l'invito del letto si fa irresistibile.
Nella camera regnava una luce soffusa. Una pioggia battente faceva da sottofondo musicale a quella notte decisiva per Lucia. Era alla sua prima esperienza e pur rendendosi conto che David e Manuel non erano certo i tipi adatti per la "prima volta", ella era decisa ad andare fino in fondo. Si sentiva determinata come mai era stata in vita sua. Certo, aveva un pizzico di paura, ma era ormai sicura che sarebbe valsa la pena di gettarsi in quell'avventura.
Mentre i due ragazzi fissavano intensamente Lucia nell'attesa di ottenere ciò che ella aveva promesso loro, all'improvviso, dal piano di sotto, si sentì aprire la porta d'ingresso. Lucia emise un nuovo sospiro e balzò in piedi. Si udirono dei passi sulle scale, poi nel corridoio in direzione della camera dove si trovavano i tre. David e Manuel si scambiarono una rapida occhiata restando a letto, poi chiesero alla ragazza: "tu resti qui con noi, vero? devi darci quello che ci hai promesso!". Prima ancora che Lucia avesse il tempo di rispondere, due eleganti signori entrarono nella stanza sorridendo. "Buonasera Lucia! Ciao bambini, che bravi, siete già a letto!" disse la mamma di Manuel e David, la quale non si aspettava che la giovane e inesperta baby sitter, sarebbe giunta alla fine della giornata senza avere i capelli dritti! "A letto a quest'ora, è quasi un miracolo, di solito si arriva a mezzanotte prima che questi due capiscano che è l'ora della nanna! Complimenti Lucia, come è riuscita a convincere queste due pesti che è ora di dormire?" chiese il padre dei terribili gemelli di sette anni. "Per la verità, i vostri bambini si sono comportati benissimo per tutto il giorno" disse Lucia mentendo in modo magistrale "così ho deciso che meritavano un regalo. Se voi genitori permettete, naturalmente!". "Sei davvero gentile Lucia! Ma non dovevi spendere dei soldi, ci avremmo pensato noi a premiarli" risposero i genitori. "Oh, non preoccupatevi, non ho speso molto" disse la giovane mentre estraeva dalla sua borsa due colorati pacchetti, tenuti in serbo per il "gran finale", ovvero per invogliare i bambini ad andare a letto, qualora avessero fatto resistenza.
Consegnò i pacchetti ai bambini, i quali strapparono via la carta in un attimo, rivelando due fantastici supereroi alti 15 centimetri che si illuminavano, emettevano suoni e potevano anche camminare e muovere le braccia. Il duo del terrore accolse con entusiasmo quei regali: ci volevano proprio dei supereroi per rabbonirli, pensò Lucia! "Allora bambini, non dimenticate qualcosa?" disse la mamma. "Grazie Lucia!" risposero in coro i bambini. La ragazza sorrise e si apprestò a dare un bacio della buonanotte a entrambi. "Ma tu non resti a giocare con noi?" chiese David quando si rese conto che Lucia stava per andarsene. "No bambini! Ora dovete dormire. Giocheremo con i supereroi domani, promesso! Buonanotte tesorini miei!".
I due ragazzi non fecero storie quando la mamma ripose i loro nuovi compagni di giochi nel cassetto. Appoggiarono la testa sui cuscini e diedero gentilmente la buonanotte a Lucia e ai genitori. In fondo, anche loro erano stanchi dopo un'intera giornata in cui si erano scatenati a più non posso, sfinendo la giovane neo baby sitter, che dimostrò una pazienza infinita! Più volte Lucia era stata tentata di andarsene e lasciare i ragazzi liberi di mettere la casa a soqquadro, ma resistette. Durante il pranzo e la cena aveva sentito l'impulso di rovesciare sulla testa dei monelli il cibo che non volevano mangiare, ma si trattenne! Avrebbe voluto anche dar loro qualche sonora sculacciata, ma riuscì ad evitarlo. La giornata era sembrata interminabile, ma alle ore 23, stanca morta, Lucia aveva promesso ai ragazzi un regalo con cui giocare insieme, se si fossero messi tranquilli nei loro letti. Incuriositi David e Manuel avevano acconsentito. Indossarono i pigiami e si infilarono sotto le lenzuola, mentre Lucia attendeva seduta su una sedia posta tra i due letti. Poi erano finalmente tornati i genitori!
"Domani mattina puoi tornare Lucia, se per te va bene. Noi pensiamo che tu sia la persona adatta per fare da baby sitter a Manuel e David durante le vacanze". "Ma certo, domani tornerò! Ho deciso di accettare il lavoro. I vostri bambini sono molto vivaci, ma sono sicura che ci troveremo benissimo insieme noi tre!", rispose la ragazza con un sorriso. "Allora sei assunta! Domani torneremo a casa molto prima, non abbiamo in programma di andare a teatro" disse il papà, facendo amichevolmente l'occhiolino alla giovane.
Lucia salutò i suoi nuovi datori di lavoro, uscì dalla casa e salì sulla sua macchina per dirigersi verso il meritato riposo. Durante il tragitto ripensò alla giornata trascorsa con i due scatenati bambini. Era stata lunga e stancante, ma ora aveva un lavoro. La sua prima volta come baby sitter aveva avuto esito positivo. Ora non vedeva l'ora di mettersi a letto anche lei. Il giorno dopo, l'attendevano ancora i terribili ragazzi dagli occhi verdi per una nuova avventura insieme!
Dalla mattina alla sera, la giovane era riuscita a resistere alle tentazioni, come si era ripromessa di fare dal primo momento in cui, incrociando lo sguardo diabolico di Manuel e David, aveva intuito l'indole e le intenzioni di quei terribili ragazzi. Ma ora basta! Ora era arrivato il fatidico momento atteso e temuto al tempo stesso: la notte, quel tempo magico in cui l'invito del letto si fa irresistibile.
Nella camera regnava una luce soffusa. Una pioggia battente faceva da sottofondo musicale a quella notte decisiva per Lucia. Era alla sua prima esperienza e pur rendendosi conto che David e Manuel non erano certo i tipi adatti per la "prima volta", ella era decisa ad andare fino in fondo. Si sentiva determinata come mai era stata in vita sua. Certo, aveva un pizzico di paura, ma era ormai sicura che sarebbe valsa la pena di gettarsi in quell'avventura.
Mentre i due ragazzi fissavano intensamente Lucia nell'attesa di ottenere ciò che ella aveva promesso loro, all'improvviso, dal piano di sotto, si sentì aprire la porta d'ingresso. Lucia emise un nuovo sospiro e balzò in piedi. Si udirono dei passi sulle scale, poi nel corridoio in direzione della camera dove si trovavano i tre. David e Manuel si scambiarono una rapida occhiata restando a letto, poi chiesero alla ragazza: "tu resti qui con noi, vero? devi darci quello che ci hai promesso!". Prima ancora che Lucia avesse il tempo di rispondere, due eleganti signori entrarono nella stanza sorridendo. "Buonasera Lucia! Ciao bambini, che bravi, siete già a letto!" disse la mamma di Manuel e David, la quale non si aspettava che la giovane e inesperta baby sitter, sarebbe giunta alla fine della giornata senza avere i capelli dritti! "A letto a quest'ora, è quasi un miracolo, di solito si arriva a mezzanotte prima che questi due capiscano che è l'ora della nanna! Complimenti Lucia, come è riuscita a convincere queste due pesti che è ora di dormire?" chiese il padre dei terribili gemelli di sette anni. "Per la verità, i vostri bambini si sono comportati benissimo per tutto il giorno" disse Lucia mentendo in modo magistrale "così ho deciso che meritavano un regalo. Se voi genitori permettete, naturalmente!". "Sei davvero gentile Lucia! Ma non dovevi spendere dei soldi, ci avremmo pensato noi a premiarli" risposero i genitori. "Oh, non preoccupatevi, non ho speso molto" disse la giovane mentre estraeva dalla sua borsa due colorati pacchetti, tenuti in serbo per il "gran finale", ovvero per invogliare i bambini ad andare a letto, qualora avessero fatto resistenza.
Consegnò i pacchetti ai bambini, i quali strapparono via la carta in un attimo, rivelando due fantastici supereroi alti 15 centimetri che si illuminavano, emettevano suoni e potevano anche camminare e muovere le braccia. Il duo del terrore accolse con entusiasmo quei regali: ci volevano proprio dei supereroi per rabbonirli, pensò Lucia! "Allora bambini, non dimenticate qualcosa?" disse la mamma. "Grazie Lucia!" risposero in coro i bambini. La ragazza sorrise e si apprestò a dare un bacio della buonanotte a entrambi. "Ma tu non resti a giocare con noi?" chiese David quando si rese conto che Lucia stava per andarsene. "No bambini! Ora dovete dormire. Giocheremo con i supereroi domani, promesso! Buonanotte tesorini miei!".
I due ragazzi non fecero storie quando la mamma ripose i loro nuovi compagni di giochi nel cassetto. Appoggiarono la testa sui cuscini e diedero gentilmente la buonanotte a Lucia e ai genitori. In fondo, anche loro erano stanchi dopo un'intera giornata in cui si erano scatenati a più non posso, sfinendo la giovane neo baby sitter, che dimostrò una pazienza infinita! Più volte Lucia era stata tentata di andarsene e lasciare i ragazzi liberi di mettere la casa a soqquadro, ma resistette. Durante il pranzo e la cena aveva sentito l'impulso di rovesciare sulla testa dei monelli il cibo che non volevano mangiare, ma si trattenne! Avrebbe voluto anche dar loro qualche sonora sculacciata, ma riuscì ad evitarlo. La giornata era sembrata interminabile, ma alle ore 23, stanca morta, Lucia aveva promesso ai ragazzi un regalo con cui giocare insieme, se si fossero messi tranquilli nei loro letti. Incuriositi David e Manuel avevano acconsentito. Indossarono i pigiami e si infilarono sotto le lenzuola, mentre Lucia attendeva seduta su una sedia posta tra i due letti. Poi erano finalmente tornati i genitori!
"Domani mattina puoi tornare Lucia, se per te va bene. Noi pensiamo che tu sia la persona adatta per fare da baby sitter a Manuel e David durante le vacanze". "Ma certo, domani tornerò! Ho deciso di accettare il lavoro. I vostri bambini sono molto vivaci, ma sono sicura che ci troveremo benissimo insieme noi tre!", rispose la ragazza con un sorriso. "Allora sei assunta! Domani torneremo a casa molto prima, non abbiamo in programma di andare a teatro" disse il papà, facendo amichevolmente l'occhiolino alla giovane.
Lucia salutò i suoi nuovi datori di lavoro, uscì dalla casa e salì sulla sua macchina per dirigersi verso il meritato riposo. Durante il tragitto ripensò alla giornata trascorsa con i due scatenati bambini. Era stata lunga e stancante, ma ora aveva un lavoro. La sua prima volta come baby sitter aveva avuto esito positivo. Ora non vedeva l'ora di mettersi a letto anche lei. Il giorno dopo, l'attendevano ancora i terribili ragazzi dagli occhi verdi per una nuova avventura insieme!
"Dammi la forza mio Signore, dammi la forza di andare avanti!"
supplicò la vedova inginocchiata sotto il crocefisso. Teneva tra le mani un fazzoletto per asciugarsi il volto bagnato dalle lacrime. Era struggente quell'immagine: una donna di circa 60 anni, che appariva così minuta in quella posa accovacciata, da sembrare una bambina. Solo guardandola in volto, si poteva capire la sua vera età. Avvicinandosi a lei si notavano capelli tinti di un castano chiaro con una ricrescita grigia di almeno 3 centimetri, segno che da mesi non faceva la tinta. Aveva avuto altro da pensare in quel periodo, la tinta non esisteva per lei! Il marito, malato ormai da qualche anno, si era aggravato qualche mese prima e da quel momento lei non aveva più avuto un attimo di pace.
Ora la pace l'aveva trovata il marito, che morendo aveva finalmente smesso di soffrire atrocemente. La moglie aveva per tutto il tempo assistito quell'uomo un tempo sano e forte, che si consumava giorno per giorno e si contorceva nel letto invocando la morte. Il suo dolore sembrava non dovesse mai avere fine. Ma un mattino presto la fine era arrivata. "Ecco, ora sei libero", aveva sussurrato la moglie all'orecchio del marito, come se lui avesse potuto sentirla. Poi la processione dei parenti che venivano a dare l'ultimo saluto al defunto, il funerale, la bara sotterrata e i soliti fiori colorati e muti, posti accanto alla lapide. Come tornare a vivere normalmente, dopo tutto quel dolore? La signora si sentiva sola, l'unica sua forza e consolazione era suo figlio e naturalmente il Signore, in cui la donna aveva fede.
Nonostante tutto ella aveva accettato la malattia del marito, convincendosi del fatto che ad un uomo di quasi settant'anni queste cose possono capitare. "Sono i giovani che hanno il diritto di vivere e stare bene", pensava lei. Aveva avuto un solo figlio. Ne avrebbe voluti altri, ma non erano arrivati. Suo figlio ora aveva 29 anni e un lavoro. Era stato fidanzato per qualche anno con una ragazza, ma si erano lasciati da poco. Il figlio aveva sempre aiutato la madre nell'accudire il padre malato e grazie al suo carattere gioviale, era stato un sostegno prezioso per i genitori durante quel viaggio nel dolore. Anche lui soffriva, ma non lo dava a vedere, si sforzava di sembrare allegro per i suoi genitori, parlava sempre con loro, gli raccontava del lavoro e di tutto quello che faceva, portava piccoli doni, cercava di distrarli e incoraggiarli per non farli precipitare nel baratro senza fondo del dolore. Aveva sofferto anche per la fine del suo fidanzamento, quando il padre stava già molto male, ma reagiva con fermezza, non si lasciava andare. Era un'ancora di salvezza per i suoi genitori.
Ora quella piccola donna, pregava il suo amato Dio di aiutarla a superare il dolore della perdita. Ci sarebbe stato il suo adorato figlio a sostenerla, ma quel mattino ella si era risvegliata nel suo letto, da sola. Il marito era morto da cinque giorni. In quel cupo mattino di pioggia però, il senso di solitudine si era fatto sentire in modo improvviso e prorompente. Cominciò a ricordare tutta la sua vita insieme al marito, da quando si erano conosciuti quasi quaranta anni prima, a quando quel mattino ancora così recente, se ne era andato per sempre. Il suo amato marito non c'era più, non l'avrebbe più rivisto! Era troppo terribile questa prospettiva! Stava male, decise così di telefonare al figlio, ma lui non rispose. La donna pensò che stesse ancora dormendo. Si vestì tra le lacrime e andò in chiesa a pregare. Il suo Signore l'attendeva lì immancabile. Egli non si muoveva mai di lì, era inchiodato alla croce, sempre disponibile a ricevere gli sfoghi, le suppliche e le preghiere di tutti. Qualsiasi cosa gli si dicesse, quel Dio sulla croce non si scomponeva mai. La sua faccia di pietra non cambiava mai espressione, nulla lo turbava, nulla lo rallegrava o lo intristiva. Ma per la gente lui era lì, come fosse vero anziché solo una statua. La donna si inginocchiò e cominciò con le consuete preghiere, per poi passare alla sua personale umile supplica, in cui chiedeva un po' di conforto per il suo dolore. Pianse per tutto il tempo. Si asciugò l'ultima lacrima e mentre stava per riporre il pacchetto dei fazzoletti nella borsa, il suo telefono suonò. Rispose. Era l'ospedale. Le comunicavano che il figlio era appena deceduto, vittima di un incidente. Grazie Signore!
supplicò la vedova inginocchiata sotto il crocefisso. Teneva tra le mani un fazzoletto per asciugarsi il volto bagnato dalle lacrime. Era struggente quell'immagine: una donna di circa 60 anni, che appariva così minuta in quella posa accovacciata, da sembrare una bambina. Solo guardandola in volto, si poteva capire la sua vera età. Avvicinandosi a lei si notavano capelli tinti di un castano chiaro con una ricrescita grigia di almeno 3 centimetri, segno che da mesi non faceva la tinta. Aveva avuto altro da pensare in quel periodo, la tinta non esisteva per lei! Il marito, malato ormai da qualche anno, si era aggravato qualche mese prima e da quel momento lei non aveva più avuto un attimo di pace.
Ora la pace l'aveva trovata il marito, che morendo aveva finalmente smesso di soffrire atrocemente. La moglie aveva per tutto il tempo assistito quell'uomo un tempo sano e forte, che si consumava giorno per giorno e si contorceva nel letto invocando la morte. Il suo dolore sembrava non dovesse mai avere fine. Ma un mattino presto la fine era arrivata. "Ecco, ora sei libero", aveva sussurrato la moglie all'orecchio del marito, come se lui avesse potuto sentirla. Poi la processione dei parenti che venivano a dare l'ultimo saluto al defunto, il funerale, la bara sotterrata e i soliti fiori colorati e muti, posti accanto alla lapide. Come tornare a vivere normalmente, dopo tutto quel dolore? La signora si sentiva sola, l'unica sua forza e consolazione era suo figlio e naturalmente il Signore, in cui la donna aveva fede.
Nonostante tutto ella aveva accettato la malattia del marito, convincendosi del fatto che ad un uomo di quasi settant'anni queste cose possono capitare. "Sono i giovani che hanno il diritto di vivere e stare bene", pensava lei. Aveva avuto un solo figlio. Ne avrebbe voluti altri, ma non erano arrivati. Suo figlio ora aveva 29 anni e un lavoro. Era stato fidanzato per qualche anno con una ragazza, ma si erano lasciati da poco. Il figlio aveva sempre aiutato la madre nell'accudire il padre malato e grazie al suo carattere gioviale, era stato un sostegno prezioso per i genitori durante quel viaggio nel dolore. Anche lui soffriva, ma non lo dava a vedere, si sforzava di sembrare allegro per i suoi genitori, parlava sempre con loro, gli raccontava del lavoro e di tutto quello che faceva, portava piccoli doni, cercava di distrarli e incoraggiarli per non farli precipitare nel baratro senza fondo del dolore. Aveva sofferto anche per la fine del suo fidanzamento, quando il padre stava già molto male, ma reagiva con fermezza, non si lasciava andare. Era un'ancora di salvezza per i suoi genitori.
Ora quella piccola donna, pregava il suo amato Dio di aiutarla a superare il dolore della perdita. Ci sarebbe stato il suo adorato figlio a sostenerla, ma quel mattino ella si era risvegliata nel suo letto, da sola. Il marito era morto da cinque giorni. In quel cupo mattino di pioggia però, il senso di solitudine si era fatto sentire in modo improvviso e prorompente. Cominciò a ricordare tutta la sua vita insieme al marito, da quando si erano conosciuti quasi quaranta anni prima, a quando quel mattino ancora così recente, se ne era andato per sempre. Il suo amato marito non c'era più, non l'avrebbe più rivisto! Era troppo terribile questa prospettiva! Stava male, decise così di telefonare al figlio, ma lui non rispose. La donna pensò che stesse ancora dormendo. Si vestì tra le lacrime e andò in chiesa a pregare. Il suo Signore l'attendeva lì immancabile. Egli non si muoveva mai di lì, era inchiodato alla croce, sempre disponibile a ricevere gli sfoghi, le suppliche e le preghiere di tutti. Qualsiasi cosa gli si dicesse, quel Dio sulla croce non si scomponeva mai. La sua faccia di pietra non cambiava mai espressione, nulla lo turbava, nulla lo rallegrava o lo intristiva. Ma per la gente lui era lì, come fosse vero anziché solo una statua. La donna si inginocchiò e cominciò con le consuete preghiere, per poi passare alla sua personale umile supplica, in cui chiedeva un po' di conforto per il suo dolore. Pianse per tutto il tempo. Si asciugò l'ultima lacrima e mentre stava per riporre il pacchetto dei fazzoletti nella borsa, il suo telefono suonò. Rispose. Era l'ospedale. Le comunicavano che il figlio era appena deceduto, vittima di un incidente. Grazie Signore!
Anna era sempre stata minuta, di bassa statura e timida, ma allo stesso tempo le era facile fare amicizia. Quando non poteva incontrarsi con le sue amiche e i suoi amici trascorreva il suo tempo libero leggendo o ascoltando musica e non volendo trascurare queste sue passioni, si impegnava nello studio svolto soprattutto a scuola.
Era cresciuta all’insegna di sani valori come rispetto, generosità, solidarietà senza mai pensare di doversi difendere da persone che invece davano spazio ad azioni spinte da offese d’ogni tipo.
Fu alle medie che iniziò a conoscere questo aspetto negativo della gente.
Nella sua classe c’era Maria Rosaria, ragazzina molto alta e di corporatura molto grossa per cui veniva derisa da tutte le altre ragazzine. Per mettere fine ai torti nei suoi riguardi e per essere accettata dalle altre, rivolse diverse sgarberie ad Anna che subiva con silenzio e pazienza capendo i perché di quelle azioni.
Ogni giorno la compagna trovava un modo per oltraggiarla, ma ben presto capì come infastidirla più facilmente.
A quei tempi Anna, quasi tutti i pomeriggi, oltre che a dedicarsi a gruppi di scrittura e lettura iniziò lezioni di ballo e canto perciò se in aula mancava qualche professore o professoressa mentre gli altri chiacchieravano, lei si sedeva all’ultima fila dei banchi e svolgeva compiti assegnati nelle lezioni precedenti.
In quei momenti Maria Rosaria le si avvicinava disturbandola facendo cadere sul pavimento libri, quaderni, penne sistemati sul banco o peggio ancora strattonandole il braccio o tirandole i capelli con quanta più forza poteva istigata dalle altre.
Il primo anno trascorse così, ma la ragazzina si ripromise che dall’anno successivo la situazione sarebbe cambiata!
E così fu.
Già dai primi giorni ricominciò ai suoi danni ogni possibile atto di bullismo e dopo mesi, una mattina, non tollerò più nulla di tutto questo però anziché reagire alla stessa maniera si limitò con espressione spazientita ad alzarsi respirando profondamente e affrontare Maria Rosaria a muso duro.
Con sguardo serio le disse che aveva subito capito, osservandola al di fuori del contesto scolastico, il motivo della sua ostilità, il desiderio di non essere derisa e umiliata per la sua stazza, la speranza di essere accettata per quello che realmente era, cioè una ragazza grossa e muscolosa, sì, ma con un animo buono e volenteroso nello stare in armonia con tutti. Le spiegò che non era sicuramente quello il comportamento giusto per creare solidi e duraturi rapporti amichevoli e infine, sorridendole, le prese le mani dandole la certezza che la sua prima nuova amica l’aveva già trovata e la stava guardando dritta negli occhi.
Maria Rosaria scoppiò in un pianto liberatorio che disse più di mille parole e quella difficile mattinata si concluse col più ricco degli abbracci e con l’inizio di una forte amicizia che tuttora dura.
Era cresciuta all’insegna di sani valori come rispetto, generosità, solidarietà senza mai pensare di doversi difendere da persone che invece davano spazio ad azioni spinte da offese d’ogni tipo.
Fu alle medie che iniziò a conoscere questo aspetto negativo della gente.
Nella sua classe c’era Maria Rosaria, ragazzina molto alta e di corporatura molto grossa per cui veniva derisa da tutte le altre ragazzine. Per mettere fine ai torti nei suoi riguardi e per essere accettata dalle altre, rivolse diverse sgarberie ad Anna che subiva con silenzio e pazienza capendo i perché di quelle azioni.
Ogni giorno la compagna trovava un modo per oltraggiarla, ma ben presto capì come infastidirla più facilmente.
A quei tempi Anna, quasi tutti i pomeriggi, oltre che a dedicarsi a gruppi di scrittura e lettura iniziò lezioni di ballo e canto perciò se in aula mancava qualche professore o professoressa mentre gli altri chiacchieravano, lei si sedeva all’ultima fila dei banchi e svolgeva compiti assegnati nelle lezioni precedenti.
In quei momenti Maria Rosaria le si avvicinava disturbandola facendo cadere sul pavimento libri, quaderni, penne sistemati sul banco o peggio ancora strattonandole il braccio o tirandole i capelli con quanta più forza poteva istigata dalle altre.
Il primo anno trascorse così, ma la ragazzina si ripromise che dall’anno successivo la situazione sarebbe cambiata!
E così fu.
Già dai primi giorni ricominciò ai suoi danni ogni possibile atto di bullismo e dopo mesi, una mattina, non tollerò più nulla di tutto questo però anziché reagire alla stessa maniera si limitò con espressione spazientita ad alzarsi respirando profondamente e affrontare Maria Rosaria a muso duro.
Con sguardo serio le disse che aveva subito capito, osservandola al di fuori del contesto scolastico, il motivo della sua ostilità, il desiderio di non essere derisa e umiliata per la sua stazza, la speranza di essere accettata per quello che realmente era, cioè una ragazza grossa e muscolosa, sì, ma con un animo buono e volenteroso nello stare in armonia con tutti. Le spiegò che non era sicuramente quello il comportamento giusto per creare solidi e duraturi rapporti amichevoli e infine, sorridendole, le prese le mani dandole la certezza che la sua prima nuova amica l’aveva già trovata e la stava guardando dritta negli occhi.
Maria Rosaria scoppiò in un pianto liberatorio che disse più di mille parole e quella difficile mattinata si concluse col più ricco degli abbracci e con l’inizio di una forte amicizia che tuttora dura.
C'erano una volta tante persone distratte, sbadate e stressate. Ognuno pensava per sé e nessuno badava agli altri. Un bel giorno l'omino dell'arcobaleno, rinchiuse tutti i colori in un grosso sacco e cominciò a darsela a gambe. Sicuri di poterlo raggiungere, in tanti si misero ad inseguirlo e intanto gli domandavano: "perché ci hai rubato il rosso, il verde, l'azzurro e il giallo...perché?" Ma l'omino non rispondeva e intanto scappava e correva più veloce del vento. Mentre fuggiva, dal grosso sacco uscivano un po' di verde, uno sprazzo d'azzurro e tanti altri colori ancora. Uomini e donne litigando fra loro, cercavano invano di afferrare un pezzetto di giallo, un pizzico di arancione: ma non appena afferrato, il colore si scioglieva fra le mani e "puff" pian piano svaniva. Così gli uomini furono costretti a vivere in un mondo in bianco e nero. Annoiati cercavano di trovare nei grigi e nei bianchi tutte le sfumature possibili e col trascorrere del tempo cominciarono ad apprezzare il bianco dei gigli, il pallore della luna e compresero che il cuore, (seppure non si vedesse il colore) da come batteva...si capiva che fosse rosso. Tutti iniziarono ad apprezzare la notte, la luce delle stelle, le sfumature argentate del mare, il grigio dei capelli canuti e il luccichio del mare. Non si badava più al colore della pelle e nessuno aveva più paura della sua ombra. Siccome era un po' buio e non tutti avevano un'ottima vista, a volte qualcuno inciampava e di conseguenza ognuno doveva badare all'altro. Alcuni lo facevano per essere aiutati a loro volta; ma in linea di massima tutti gli uomini furono felici di darsi una mano. Così pian pianino, la solidarietà cominciò a fare capolino e gli orgogliosi e i superbi, misero da parte la loro alterigia e cominciarono ad avere cura l'uno dell'altro. Sempre a causa della scarsa luce e non più attratti dai vivaci colori dei cibo, tutti gli uomini dovettero cominciare a fidarsi del proprio gusto e compresero che per non inciampare dovevano affidarsi all'istinto. Così accadde che tutti divennero più attenti verso il prossimo, verso sé stessi...e ritornò finanche il rispetto. Un bel giorno, l'omino dell'arcobaleno improvvisamente ricomparve e nessuno lo rincorse, ma non appena aprì il sacco e da esso uscirono il blu, il giallo, il rosso e via via tutti i colori; ognuno guardò il cielo, la terra e tutto il circondario con altri occhi. Fu una rinascita del verde, un risveglio della speranza, un trionfo dello spirito. Fra giubili e gioie generali, ognuno fu felice di aver ritrovato i colori, gli odori e i vecchi sapori di un tempo; ma soprattutto non dimenticò di aver visto il mondo con gli occhi di dentro...quelli dell'anima: quei grandi occhi che ti fanno vedere ciò che nella fretta avevi a lungo trascurato. Ognuno cominciò a vedere ogni cosa con altri occhi: gli occhi grandi, curiosi, stupiti ed immensi dei bambini. Fu così, che da allora, tutti gli uomini del mondo...vissero felici, colorati e contenti.
FINE
FINE
Ho rubato un rospo di rame ad un rigattiere di Roma di nome Romolo che mi ha rincorso fino a Rieti con una Renault rossa senza ruota di scorta e le portiere rigate.
Mi sono rintanato in una rosticceria di un romeno coi capelli rossi e un grosso Rolex al polso il quale mi ha convinto a consumare del rost-beef con rapanelli e rucola, risotto al radicchio, rigatoni alla russa, ricci di mare al rafano e un buon bicchiere di Riesling. Pagai il conto a rate con molto rammarico e poi, per riprendermi, caricai la mia ragazza su un rickscio' preso a nolo e mi ritirai nel mio ranch tra il Reno e il Rubicone con un regalo di un amico rasta, una serie di CD con repertorio Reggae e una canna di marijuana che mi sparai immediatamente per rilassarmi.
A questo punto ebbi una visione raccapricciante:un ragazzo rubicondo vestito da Rigoletto che ravanava tra i rovi alla ricerca di una confezione di ravioli di Giovanni Rana al ribes nero inseguito da un rinoceronte rosa con gli occhi rigati di rimmel, gli infradito rossi e un cappello da ranger, appena rientrato da un rave party in una radura del Ruanda. Rintronato da questa raccapricciante rappresentazione, per riprendermi, rotolai fuori dal letto, mi rimpinzai di ricostituenti al rabarbaro di Ragusa e di Red Bull, indossai le mie Reebok da runner color rame e percorsi in retromarcia un ripido sentiero ascoltando in cuffia la marcia di Radetski e brani scelti di Ron, Raf e Rachmaninov. .. ridete.. ridete..razza di rosiconi.!!
Mi sono rintanato in una rosticceria di un romeno coi capelli rossi e un grosso Rolex al polso il quale mi ha convinto a consumare del rost-beef con rapanelli e rucola, risotto al radicchio, rigatoni alla russa, ricci di mare al rafano e un buon bicchiere di Riesling. Pagai il conto a rate con molto rammarico e poi, per riprendermi, caricai la mia ragazza su un rickscio' preso a nolo e mi ritirai nel mio ranch tra il Reno e il Rubicone con un regalo di un amico rasta, una serie di CD con repertorio Reggae e una canna di marijuana che mi sparai immediatamente per rilassarmi.
A questo punto ebbi una visione raccapricciante:un ragazzo rubicondo vestito da Rigoletto che ravanava tra i rovi alla ricerca di una confezione di ravioli di Giovanni Rana al ribes nero inseguito da un rinoceronte rosa con gli occhi rigati di rimmel, gli infradito rossi e un cappello da ranger, appena rientrato da un rave party in una radura del Ruanda. Rintronato da questa raccapricciante rappresentazione, per riprendermi, rotolai fuori dal letto, mi rimpinzai di ricostituenti al rabarbaro di Ragusa e di Red Bull, indossai le mie Reebok da runner color rame e percorsi in retromarcia un ripido sentiero ascoltando in cuffia la marcia di Radetski e brani scelti di Ron, Raf e Rachmaninov. .. ridete.. ridete..razza di rosiconi.!!
Comandava senza riflettere alle conseguenze. Adele impertinente rincorreva sogni che li viveva come se potesse affrontarli veramente la sua ossessione insistente si ripercuoteva fissata in un punto della mente. Appoggiata al cuscino guardò il soffitto le diede dei suggerimenti che si contorcevano su di essa e più pensava e peggio era. I tramonti l'accompagnavano sempre, ogni minuto un problema di quelli complicati senza provare una gioia immensa con molta leggerezza scrollandosi negatività, tutte quante, per ringraziare felicemente.
In un contrasto di parole, i ricordi si assopivano, tenui come spine. Le offese subite, ciondolavano cadendo ad ogni passo sui bordi di vie pericolanti. Le pareti del cuore indurite adoravano la pioggia e il ticchettio delle gocce sui vetri. Com'era rilassante, sentirli, al posto delle voci del giorno. Nella sua vita c'era un segreto se lo portò appresso ma lo svelò. Un beneficio volle, che accadesse, il solo scopo di sapere che tutti potessero sapere anche famiglie non toccate e forse consapevoli, responsabili, di non aver detto, quel nuocere distruttivo posto ai lati delle stanze dai muri spessi ed uno sottile. Molta falsità traspariva. Rispose attaccata al telefono, con il filo in mano. Cercava di apprendere spiegazioni vane nessuna verità a galla venì.
Lesse lettere, in alcuni pezzi si soffermò, osservando certe frasi che le fecero comprendere cose sfuggite lasciate a macerare, che prendessero forma, riciclandole. Conveniva a cervelli non curanti, di proseguire e spartirsi torte farcite buonissime lasciandone di vuote, al meno, arioso, che tante porte per lui rimasero ben salde ma rivolte ad un cielo nebuloso tratto da un'immagine dal battito violento, preso dalla scossa rumorosa, con brividi inespressivi.
Una frase trovò, in una lettera, nella quinta riga. Quella capii, che era la chiave giusta. Le fornii alibi, vicini alla verità, illuminandole la traiettoria. Percorreva via via, momenti sepolti e mai visti conoscendoli solamente per sentito dire, nel cammino di camini accesi di giorno messi ogni tanto a dormire immersi nel silenzio fluttuante di un'alba gelosa di lei, rincorsa dall'aria indispettita, a volte pungente, nel sogno di domani, sognandolo splendido, con essenza, di rose profumate
In un contrasto di parole, i ricordi si assopivano, tenui come spine. Le offese subite, ciondolavano cadendo ad ogni passo sui bordi di vie pericolanti. Le pareti del cuore indurite adoravano la pioggia e il ticchettio delle gocce sui vetri. Com'era rilassante, sentirli, al posto delle voci del giorno. Nella sua vita c'era un segreto se lo portò appresso ma lo svelò. Un beneficio volle, che accadesse, il solo scopo di sapere che tutti potessero sapere anche famiglie non toccate e forse consapevoli, responsabili, di non aver detto, quel nuocere distruttivo posto ai lati delle stanze dai muri spessi ed uno sottile. Molta falsità traspariva. Rispose attaccata al telefono, con il filo in mano. Cercava di apprendere spiegazioni vane nessuna verità a galla venì.
Lesse lettere, in alcuni pezzi si soffermò, osservando certe frasi che le fecero comprendere cose sfuggite lasciate a macerare, che prendessero forma, riciclandole. Conveniva a cervelli non curanti, di proseguire e spartirsi torte farcite buonissime lasciandone di vuote, al meno, arioso, che tante porte per lui rimasero ben salde ma rivolte ad un cielo nebuloso tratto da un'immagine dal battito violento, preso dalla scossa rumorosa, con brividi inespressivi.
Una frase trovò, in una lettera, nella quinta riga. Quella capii, che era la chiave giusta. Le fornii alibi, vicini alla verità, illuminandole la traiettoria. Percorreva via via, momenti sepolti e mai visti conoscendoli solamente per sentito dire, nel cammino di camini accesi di giorno messi ogni tanto a dormire immersi nel silenzio fluttuante di un'alba gelosa di lei, rincorsa dall'aria indispettita, a volte pungente, nel sogno di domani, sognandolo splendido, con essenza, di rose profumate
Ho visto un tizio di nome Tazio che tirava tizzoni a un tipo tozzo, un poco truzzo, con in mano delle tazze da the tipiche del Trentino e una tracolla in pelle di tapiro del Togo trattata al tabasco...veramente tragicomico !
Mi è sembrato un po troppo !
Così, per distrarmi, facendo il trapper, trassi tre trote da un tortuoso torrente tra tralci di tamerici trilobate e tracce di timide tartarughine di terra.
Trascorsi così tutto il tempo nel solito tran tran
giocando a tric trac, a tressette e al tamagochi e postando tutto quanto su Tik Tok insieme ad un gruppo di terrapiattisti di Terracina tornati da Torino in torpedone.
Tuttavia è bene sapere che, se una talpa torna tardi alla sua tana e un tordo si attarda su un tetto tutto tarlato, è tempo di tentare di fare un tampone a tutti per terminare questa terribile tragica tribolazione... e, se tanto mi da tanto, sappiate che "ti che te tacchet i tac, tacati ti i to tac, ti che te tacchet i tac...e questo è veramente tutto !
«TAMOIL mia GIULIETTA, per te superai le API e arrivai fino al Q8»
Eravamo in MAGGIOLINO e il caldo si faceva sentire, avevo anche acceso la CITROENella per tenere al largo le zanzare e per le strade non GILERA nessuno.
Pensai fra me e me, dopo aver riposto il vecchio GOLF nell'armadio e aver indossato una POLO, di come PASSAT il tempo in uno SPRINTER, mi resi conto solo allora che in fatto di conti non avevo quel Fiat al Qubo in più.
Il caldo mi faceva sognare una Honda dai colori spumeggianti che mia avvolgeva con il suo Swift.
Mi tirai un po’ SUZUKI e in BALENO preparai un SEAT di valigie, ma era solo tutto un bel sogno,
mi svegliò il borbottio d’una caffettiera e un bell’ARONA di caffè.
Eppure avevo ancora molta SEAT e mi preparai una SANDERO rossa trovandomi catapultato con la fantasia in una grande DACIA sul mar Baltico, soli io e te… e mentre immaginavo una nuova VITARA non m'accorsi d'uno scalino e QUASQUAI in terra, per fortuna non mi feci nulla prendendo solo una COROLLA che fuoriusciva da un vasetto.
Mi feci una SKODA di zuppa di fagioli e ripensai al mio vecchio amore OCTAVIA e questo mi rianimò, ma fuori da ogni dubbio eri solo tu il mio vero amore ALFA e io come un novello ROMEO cercavo te o mia GIULIETTA.
Mi chiesi che fine avesse fatto pure il mio primo amore alle elementari, quella certa Fabia che per qualche anno aveva preso il mio cuore e se avessi potuto avrei ceduto il mio DUCATO, pagato un FIORINO da un nobile in rovina, per tornare indietro nel tempo.
La confusione regnava sovrana nella mia mente e ruggiva come un JAGUAR nella gola.
Ero sicuramente proprio un bell’ E-TYPE e decisi di godermi quella giornata, mi lasciai prendere dall'ebbrezza del tepore solare e con la radio a tutto volume non AUDI nulla al di fuori dei miei pensieri, sognando animali esotici e ritrovandomi come in KUGA dalla realtà e totalmente Ford al richiamo della vita vera.
Pensieri in mutandem tra la mia amica GRAZIELLA e...
«Che bella che era la mia GRAZIELLA, quella compagna di banco all’asilo! Ma la quotidianità mi riporta a te.
Sai mia cara GIULIETTA ho lavato i miei vecchi BOXER che tanto mi PIAGGIO e a loro ho detto CIAO per indossare più comodi MINI e il MINOR che posso fare»
Uno scroscio di PIAGGIO mi fece dire SI e poi CIAO e per non bagnarmi corsi come 2 CAVALLI in una battuta di caccia con DYANA riuscendo a rifugiarmi in una DUNA.
Questi nomi mi tormentavano e mi sembrava di ripeterli all’infinito in una SCENIC usata e già vista.
La storia però doveva andare avanti e lo avrebbe fatto comunque e perdinci non potevo lasciarti da solo mia cara GIULIETTA.
In testa disegnai gli eventi con un COMPASS perfetto e poi...
Partii verso di te ma durante il tragitto ricordai che avevo lasciato tutta la vecchia ARGENTA nel comodino, accidenti era un ricordo di mio nonno a cui tenevo molto.
Temevo che qualche ladro di MALAGA, arrivando col traghetto da ASCONA, lo avesse potuto rubare, oltretutto mi tormentava ancora un piccolo dolore al RENAULT, che mi perseguitava da un po'; presi due pastiglie di IGNIS e mi sentii nuovamente un LEON.
Mi dissi, riflettendo, che la vita non si JETTA così e proseguii il viaggio, intanto la SCENIC del PANORAMA si presentava meravigliosa e io continuavo a sognare di te.
Avevo comprato un’AGIP quattro ruote motrici ed ero talmente felice che gridai IP, IP urrà! Ma durante il viaggio fu una SHELLerata che mi conquistò perché aveva indosso una maglietta FINA presa coi punti. Lei, vedendomi da lontano nella mia bellezza, mi fece l'occhiolino e mi disse: «Hai lo sguardo da PUMA, ENI ENI amore andiamo alla STATION.»
«Io risposi che lei era una bellissima TIGRA»
La presi per mano e in un TOTAL partimmo ma un tizio con un APE ci inseguì a bordo di una VESPA usata. Allora urlai impaurito: «ma chi è ESSO che ci segue?» Riuscimmo a rifugiarci in un AUTOGRILL e, per riprenderci dallo spavento, ordinammo due REPSOL con ghiaccio, non shekerate ma mescolate alla James Bond! Dissi al Barman: «Tanto Peugeot di così si muore, faccene 205. anzi 206, no 207, ma che dico 308 e magari 508»
Lui si girò, mi osservò con occhi di PUMA e mi rispose in un FIAT.
«IES we can, ora mi eVOLVO da qui e ve ne preparo circa dalle 3008 alle 5008, vanno bene?»
Chiesi per riguardo alla mia tasca quanto costassero. Mi rispose ridendo:
«Un FIORINO e uno SCUDO, con la rottamazione veicoli industriali»
Pagai senza ribattere con un bigliettone da cento.
«Prendi il resto amico, ti servirà PANDA in giro dove vuoi e vedere tutti i PANAMERA del mondo» disse il tale. Allora mi guardai negli occhi da solo e pensai: «È proprio un bel TIPO, avrà una MAREA di lavoro in questo locale a THEMA degli anni 80.»
Avevo ancora sete e la mia donna pure assai e devo confidarvi che era proprio una tipa PORSCHE. Prendemmo due 10w-40W full sintetyc al Whisky & Skoda ma ci fecero di molto male e corremmo al bagno a fare una KAWASAKI urgente. Dopo esserci liberati ci accertammo che nessuno ci avesse seguito. Eravamo stanchi e... un signore dall'aria bulla, appoggiato alla pompa della gasolina, ci chiese: «Ma voi, ndò Hyundai così Korando?»
Gli risposi con aria esterrefatta: «Non ti riguarda, ma Kia me l'ha fatto fare questa sera, che figlio di Toyota sto qua»
Avrei fatto meglio a rimanere a casa, steso sul divano con accanto il mio caro Kangoo.
GIULIETTA unico amor e nel cuore tutto è sogno e nemmeno fantasia, oppure realtà e sono incasinato talmente tanto che non comprendo, ma chi MEGANE me lo ha fatto fare?
Mi voltai di scatto e anche la pupa era sparita, tutto era sparito e dov’era la via per GIULIETTA? Ero solo un OM davanti al suo camion. Accesi un FOCUS per riscaldarmi e non rompermi le PALLAS e sentii ancora uno strano odore di CITROEnella.
MI dissi: «Farò una piccola FIESTA e mi farò TRANSPORTER a CHEVROLET da qualcuno
di CORSA con uno scatto AGILA. OPEL la finestra e guardai il cielo colmo di ASTRA: «Che meraviglia mi dissi dentro»
Ma in che MONDEO vivevo? Ma che CASTROL di storia era questa? MICRA ero diventato matto?
NISSAN avrebbe saputo mai che in fondo... TAMOIL ancora oh mia GIULIETTA.
Eravamo in MAGGIOLINO e il caldo si faceva sentire, avevo anche acceso la CITROENella per tenere al largo le zanzare e per le strade non GILERA nessuno.
Pensai fra me e me, dopo aver riposto il vecchio GOLF nell'armadio e aver indossato una POLO, di come PASSAT il tempo in uno SPRINTER, mi resi conto solo allora che in fatto di conti non avevo quel Fiat al Qubo in più.
Il caldo mi faceva sognare una Honda dai colori spumeggianti che mia avvolgeva con il suo Swift.
Mi tirai un po’ SUZUKI e in BALENO preparai un SEAT di valigie, ma era solo tutto un bel sogno,
mi svegliò il borbottio d’una caffettiera e un bell’ARONA di caffè.
Eppure avevo ancora molta SEAT e mi preparai una SANDERO rossa trovandomi catapultato con la fantasia in una grande DACIA sul mar Baltico, soli io e te… e mentre immaginavo una nuova VITARA non m'accorsi d'uno scalino e QUASQUAI in terra, per fortuna non mi feci nulla prendendo solo una COROLLA che fuoriusciva da un vasetto.
Mi feci una SKODA di zuppa di fagioli e ripensai al mio vecchio amore OCTAVIA e questo mi rianimò, ma fuori da ogni dubbio eri solo tu il mio vero amore ALFA e io come un novello ROMEO cercavo te o mia GIULIETTA.
Mi chiesi che fine avesse fatto pure il mio primo amore alle elementari, quella certa Fabia che per qualche anno aveva preso il mio cuore e se avessi potuto avrei ceduto il mio DUCATO, pagato un FIORINO da un nobile in rovina, per tornare indietro nel tempo.
La confusione regnava sovrana nella mia mente e ruggiva come un JAGUAR nella gola.
Ero sicuramente proprio un bell’ E-TYPE e decisi di godermi quella giornata, mi lasciai prendere dall'ebbrezza del tepore solare e con la radio a tutto volume non AUDI nulla al di fuori dei miei pensieri, sognando animali esotici e ritrovandomi come in KUGA dalla realtà e totalmente Ford al richiamo della vita vera.
Pensieri in mutandem tra la mia amica GRAZIELLA e...
«Che bella che era la mia GRAZIELLA, quella compagna di banco all’asilo! Ma la quotidianità mi riporta a te.
Sai mia cara GIULIETTA ho lavato i miei vecchi BOXER che tanto mi PIAGGIO e a loro ho detto CIAO per indossare più comodi MINI e il MINOR che posso fare»
Uno scroscio di PIAGGIO mi fece dire SI e poi CIAO e per non bagnarmi corsi come 2 CAVALLI in una battuta di caccia con DYANA riuscendo a rifugiarmi in una DUNA.
Questi nomi mi tormentavano e mi sembrava di ripeterli all’infinito in una SCENIC usata e già vista.
La storia però doveva andare avanti e lo avrebbe fatto comunque e perdinci non potevo lasciarti da solo mia cara GIULIETTA.
In testa disegnai gli eventi con un COMPASS perfetto e poi...
Partii verso di te ma durante il tragitto ricordai che avevo lasciato tutta la vecchia ARGENTA nel comodino, accidenti era un ricordo di mio nonno a cui tenevo molto.
Temevo che qualche ladro di MALAGA, arrivando col traghetto da ASCONA, lo avesse potuto rubare, oltretutto mi tormentava ancora un piccolo dolore al RENAULT, che mi perseguitava da un po'; presi due pastiglie di IGNIS e mi sentii nuovamente un LEON.
Mi dissi, riflettendo, che la vita non si JETTA così e proseguii il viaggio, intanto la SCENIC del PANORAMA si presentava meravigliosa e io continuavo a sognare di te.
Avevo comprato un’AGIP quattro ruote motrici ed ero talmente felice che gridai IP, IP urrà! Ma durante il viaggio fu una SHELLerata che mi conquistò perché aveva indosso una maglietta FINA presa coi punti. Lei, vedendomi da lontano nella mia bellezza, mi fece l'occhiolino e mi disse: «Hai lo sguardo da PUMA, ENI ENI amore andiamo alla STATION.»
«Io risposi che lei era una bellissima TIGRA»
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Lui si girò, mi osservò con occhi di PUMA e mi rispose in un FIAT.
«IES we can, ora mi eVOLVO da qui e ve ne preparo circa dalle 3008 alle 5008, vanno bene?»
Chiesi per riguardo alla mia tasca quanto costassero. Mi rispose ridendo:
«Un FIORINO e uno SCUDO, con la rottamazione veicoli industriali»
Pagai senza ribattere con un bigliettone da cento.
«Prendi il resto amico, ti servirà PANDA in giro dove vuoi e vedere tutti i PANAMERA del mondo» disse il tale. Allora mi guardai negli occhi da solo e pensai: «È proprio un bel TIPO, avrà una MAREA di lavoro in questo locale a THEMA degli anni 80.»
Avevo ancora sete e la mia donna pure assai e devo confidarvi che era proprio una tipa PORSCHE. Prendemmo due 10w-40W full sintetyc al Whisky & Skoda ma ci fecero di molto male e corremmo al bagno a fare una KAWASAKI urgente. Dopo esserci liberati ci accertammo che nessuno ci avesse seguito. Eravamo stanchi e... un signore dall'aria bulla, appoggiato alla pompa della gasolina, ci chiese: «Ma voi, ndò Hyundai così Korando?»
Gli risposi con aria esterrefatta: «Non ti riguarda, ma Kia me l'ha fatto fare questa sera, che figlio di Toyota sto qua»
Avrei fatto meglio a rimanere a casa, steso sul divano con accanto il mio caro Kangoo.
GIULIETTA unico amor e nel cuore tutto è sogno e nemmeno fantasia, oppure realtà e sono incasinato talmente tanto che non comprendo, ma chi MEGANE me lo ha fatto fare?
Mi voltai di scatto e anche la pupa era sparita, tutto era sparito e dov’era la via per GIULIETTA? Ero solo un OM davanti al suo camion. Accesi un FOCUS per riscaldarmi e non rompermi le PALLAS e sentii ancora uno strano odore di CITROEnella.
MI dissi: «Farò una piccola FIESTA e mi farò TRANSPORTER a CHEVROLET da qualcuno
di CORSA con uno scatto AGILA. OPEL la finestra e guardai il cielo colmo di ASTRA: «Che meraviglia mi dissi dentro»
Ma in che MONDEO vivevo? Ma che CASTROL di storia era questa? MICRA ero diventato matto?
NISSAN avrebbe saputo mai che in fondo... TAMOIL ancora oh mia GIULIETTA.





