“Ascensore guasto”
Oh, che disgrazia! Ma come era possibile? Perché quel malefico ascensore aveva scelto proprio quel pomeriggio per rompersi? Olga non avrebbe mai immaginato, varcando la soglia del suo condominio, che si sarebbe trovata a dover affrontare nove piani a piedi per arrivare a casa. Restò immobile per qualche secondo fissando quel foglio incollato con lo scotch, rileggendo quelle due spietate parole per almeno tre o quattro volte, come se magicamente potessero sparire o mutare. Infine si convinse che era tutto vero: l'ascensore era guasto, e l'unico modo per arrivare a casa, all'ultimo piano, era usare le proprie energie affrontando l'impegnativa salita. Con rassegnazione Olga percorse quei pochi passi fino all'inizio della prima rampa di scale. Era abituata al comodo ascensore, al suo consueto odore e rumore, allo specchio in cui si rifletteva durante la salita, alla lampadina sul soffitto e alle porte che si aprivano puntuali 3 secondi dopo l'arrivo al piano. Quel pomeriggio invece, 180 scalini l'attendevano minacciosi piano dopo piano fino all'agognato traguardo costituito dal suo amato appartamento. Come se non bastasse Olga quel pomeriggio non era rientrata a mani vuote: aveva due grandi borse piene di roba, per svariati chilogrammi di peso. "Accidenti alla mia voglia di fare shopping proprio oggi!" si rimproverò. Aveva passato la mattina al centro commerciale, dove aveva anche pranzato, e durante quelle ore aveva visitato un bel po’ di negozi. Quando era uscita di casa al mattino l'ascensore funzionava, invece al suo ritorno, carica di acquisti, aveva trovato questa bella sorpresa del guasto!
"Olga", disse a se stessa, "ormai ci sei e ti tocca salire, non puoi sottrarti, coraggio, tira fuori l'energia e ce la farai!".
Il suo piede destro toccò il primo dei quei 180 impietosi gradini. Da dietro la porta dell'interno 1 proveniva il pianto di un neonato: era il figlio di un mese dei signori Bianchi. Olga nell'udire il pianto vigoroso di quella nuova vita, così piccola ma già così potente da farsi sentire a grande distanza, si caricò di ottimismo, e sentì un'ondata di energia che le mise un motore alle gambe! Pensò a quando era piccola, ai suoi primi ricordi: il suo orsetto di pelouche, il suo lettino, il bacio della buonanotte della mamma, i giochi con sua sorella di 3 anni più grande di lei (che quando era piccola le sembrava un gigante!), l'asilo, il suo grembiulino a quadretti rosa, la dolce maestra dai capelli rossi di cui però non ricordava il nome. E così via, passando attraverso le scuole elementari, le prime amicizie, le gite, il Natale in famiglia, i pranzi a casa dei nonni, gli incontri con i parenti, i cartoni in tv, le merendine da scartare, la maxi torta dei suoi 10 anni! Quando era una bambina tutto le sembrava più grande, tutto la incuriosiva e la sua voglia di capire e di esplorare non si esauriva mai. Certo, c'erano anche le cose meno belle: le lezioni di matematica, il buio della notte, i ragni sul soffitto e l'odiato merluzzo che ogni venerdì sua madre pretendeva mangiasse! Per non parlare della vecchietta acida dell'appartamento accanto che si lamentava sempre del rumore che lei e sua sorella facevano quando giocavano e del volume della tv troppo alto.
Con questi pensieri il primo piano di scale letteralmente volò via. Olga neanche si accorse di stare già salendo la rampa che conduceva al secondo piano. Continuando ad esaminare i ricordi della sua vita, passò alla sua adolescenza, un periodo un po’ strano: il suo corpo che cambiava assumendo fattezze di donna, la scuola che si faceva più impegnativa, le compagne di classe antipatiche, il bel ragazzino dagli occhi verdi che però aveva simpatia per la sua compagna di banco, i programmi televisivi fatti di persone e non più di cartoni animati, le prime uscite di casa da sola, la difficile scelta della scuola superiore, i primi batticuori, il primo fidanzatino, i litigi con i genitori e la sorella, e la sua amica del cuore dell’epoca (chissà che fine aveva fatto?) con cui condivideva sogni e paure. In compagnia di questi ricordi che le procuravano una dolce nostalgia e tanta tenerezza, giunse brillantemente al secondo piano!
La terza rampa di scale l'accolse che era ancora piena di energie, ma non poté fare a meno di notare un cambiamento dentro di sé, come una presa di coscienza del punto a cui era arrivata: l'attendeva ancora la maggior parte del viaggio, e le cose iniziavano a farsi serie, proprio come quando nel suo terzo decennio di vita, dopo aver entusiasticamente spento le candeline dei venti anni, passò anni cruciali a costruire la sua futura vita lavorativa e familiare, studiando, lavorando, facendo progetti per il futuro, risparmiando insieme al suo fidanzato per comprare casa, mettendo le basi per costruire una nuova famiglia. Quelli erano i fatidici anni in cui tutto era niente e niente era tutto. Da ventenne Olga non era stata mai ferma, in una continua altalena tra divertimenti e impegni di ogni genere! Nel ripensare a quel periodo Olga sentì dei brividi: l'importanza delle scelte fatte e dei rischi corsi era stata immensa tra i venti e i trenta anni d’età, avrebbe segnato tutto il resto della sua vita, ma ce l’aveva fatta: aveva raggiunto quel fatidico terzo piano tornando con il pensiero al suo trentesimo compleanno, il momento in cui, con orgoglio ma anche con un pizzico di amarezza, si era sentita davvero adulta!
Ora si apprestava a salire i gradini che conducevano dal terzo al quarto piano, che con la memoria l’avrebbe ricondotta fino ai 40 anni: ormai era giunta abbastanza in alto e a quel punto Olga (la quale si ripeteva spesso che avrebbe dovuto fare un po’ più di moto!) iniziò ad avvertire non proprio fatica, ma le gambe che cominciavano a farsi più pesanti, sicuramente per il carico non indifferente che portava con sé, proprio come le giornate del suo quarto decennio di vita, così intense tra il lavoro, i figli piccoli, la miriade di impegni quotidiani da portare a termine, il tempo e i soldi che sembravano non bastare mai, ma che per fortuna alla fine bastavano sempre! Con fatica, pazienza e tanto amore si andava avanti giorno per giorno, gradino per gradino, e così ecco arrivare nei ricordi la deliziosa ma terribile torta dei 40 anni, così odiati dalle donne perché per secoli considerati la fine del fascino femminile e l’inizio dell’età “matura”! Olga era ormai a metà della scalata. "Nel mezzo del cammin di nostra vita" avrebbe detto Dante. Il quinto decennio della sua vita, ovvero l'età in cui si trovava in quel momento, esattamente tra i 40 e i 50 anni. Olga sentiva l'inizio di un cambiamento nel suo respiro, che si faceva più difficoltoso nel salire la rampa dal quarto al quinto piano. Una nuova consapevolezza, una diversa visione della vita, si affacciarono nella sua mente ripensando al suo presente: non si sentiva più una ragazza, ma ovviamente neppure anziana, era una donna come tante, con il lavoro quotidiano fuori e dentro casa, le soddisfazioni ma anche i problemi dati dai figli che crescevano, il rapporto con il marito che spesso risentiva della monotonia del tran tran quotidiano (dopo tanti anni insieme ormai!) , ma che a volte, come per magia, conosceva nuovi picchi di intensità e bellezza, e in quei momenti Olga sentiva chiaramente che nessun altro uomo avrebbe potuto sostituire "il suo"!
Faticoso ma emozionante quel quinto decennio, una vera sfida a restare in piedi, ad andare avanti nella scalata! Ormai ciò che era passato e ciò che restava si equivalevano, e da quell'altezza poteva osservare, dalla finestra del pianerottolo, la città farsi un po’ più piccola ai suoi occhi. Molta strada era stata percorsa e molta era ancora da percorrere, molti obiettivi raggiunti ed altri ancora da raggiungere. Intanto anche il suo corpo stava cambiando: qualche piccola ruga intorno agli occhi faceva malignamente capolino, e benediva l'inventore della tintura per capelli, con cui poteva coprire i primi fili d'argento. Certamente anche la linea non era più quella di un tempo, ma qualche centimetro di giro fianchi in più non era un gran prezzo da pagare se confrontato con tutto ciò che aveva vissuto, realizzato e imparato in quella prima emozionante metà della vita. Ormai esistevano tante persone più giovani di lei a cui poter dare consigli, e tante persone più anziane di cui ascoltare i consigli. Un equilibrio perfetto! Ma Olga non poteva fermarsi! Con quel suo carico che si faceva via via più pesante, le braccia e le gambe indolenzite e il fiato un po’ più corto, ecco che si accingeva ad affrontare la scala tra il quinto e il sesto piano. Olga aveva ancora una discreta riserva di energie, ma certamente sarebbe tornata volentieri alle sensazioni dei primi piani, quando si sentiva un fiore appena sbocciato, nel pieno della sua bellezza, e l'entusiasmo dentro di lei non era stato ancora attenuato dalla fatica, che ora cominciava a farsi sentire. Tuttavia Olga proseguì abbastanza speditamente lungo quei gradini della sesta decade, che rappresentava i suoi 50 anni, a cui non mancava più molto. "Dicono che oggi le donne di 50 anni siano come le trentenni di qualche decennio fa...". Si consolava così, immaginando il giorno in cui avrebbe spento quelle simpatiche candeline raffiguranti i numeri 5 e 0 (ma forse i suoi parenti e amici le avrebbero fatto trovare una torta gigante con cinquanta candeline da spegnere una ad una!) e intanto proseguiva la salita, progettando di costruirsi, nei suoi cinquant'anni, una seconda giovinezza con l’aiuto di estetiste, diete, sport e attività di vario genere, per tenere allenati mente e corpo e trovare nuovi stimoli!
In compagnia di questi pensieri costruttivi superò la sesta scalinata! Olga era ormai giunta alla settima rampa di scale, che nei suoi pensieri rappresentava il suo settimo decennio di vita, tra i 60 e i 70 anni: a questo punto il peso del suo shopping stava davvero divenendo un fardello. Le belle cose che aveva gioiosamente acquistato le apparivano meno esaltanti ora che arrancava su quei perfidi gradini. Tutto stava un po’ perdendo il suo fascino: la città, le auto, le persone che vedeva guardando in basso dalla finestra di mezza scala, ormai si erano fatte piccolissime e la lasciavano quasi indifferente. Olga era ormai concentrata su sé stessa, sul suo respiro, su come andare avanti senza cedere, e si rese conto che era giunto il momento di rallentare, di riposare un po’ per riprendere fiato. La salita era ancora abbastanza lunga, i gradini che l'attendevano erano meno numerosi di quelli già saliti, ma pur sempre tanti! Con timore ma anche speranza guardava in alto nella spirale dei piani che restavano da salire. A quel punto Olga ripensò al pianto del neonato del primo piano, e immaginando nella sua settima decade di vita i suoi figli ormai adulti, si augurò di poter di nuovo tenere un bimbo tra le braccia, ripromettendosi di diventare la più affettuosa delle nonne se i suoi figli le avessero fatto questo immenso regalo un giorno. Poi, sempre immersa nei suoi immaginari 60 anni, pensò alla fine del suo percorso lavorativo, un traguardo anelato e temuto al tempo stesso: si vedeva lasciare il lavoro dopo la sua festa di pensionamento, salutando i colleghi con gli occhi lucidi. Si riprometteva di tenersi attiva e non deprimersi, di affrontare la pensione come avevano fatto i suoi zii e i suoi vicini di casa, con mille nuovi interessi!
Così, lentamente e dolcemente, la settima scalinata e la settima decade di vita passarono. Dovette riposare un po’, appoggiando a terra le borse. Mentre riprendeva fiato per affrontare l'ottava rampa di scale, all'improvviso sentì una nuova ondata di sentimenti scaturirle dentro, una cosa che lei non si aspettava! Percepì euforia, gioia, terrore e inquietudine che poi fondendosi insieme si tramutarono finalmente in una dolce serenità. Ora niente le faceva più paura: era quasi arrivata al traguardo, si sentiva come un'anziana regina comodamennte seduta sul suo trono, ed acquisì la certezza che il suo ottavo decennio di vita, i suoi settanta anni, sarebbero stati meravigliosi nonostante le rughe, l'artrosi e le probabili medicine da prendere ogni giorno! Avrebbe dispensato amore e consigli ai suoi figli e nipoti, avrebbe trascorso tanto tempo con il marito a rilassarsi ascoltando musica, guardando un film o facendo tranquille passeggiate. Avrebbe letto libri e cucinato manicaretti. Ormai dalla finestra del pianerottolo la visuale era davvero ampia: l’altezza superava gran parte dei palazzi intorno e spaziava oltre la periferia, fino alle verdi colline, dietro le quali vi era la pianura che portava al mare. Il mare della serenità in cui nuotavano tutti i ricordi di una ormai lunga vita! Fu così che anche l'ottavo piano passò! Olga si sentiva in pace come non mai mentre rimirava quel fatidico nono e ultimo piano, che non le faceva più paura, perché ormai fatica e fiatone erano sublimati in una specie di estasi, e lei si sentiva letteralmente alle porte di una nuova vita immaginando il suo ultimo decennio, quello che l’avrebbe condotta dagli ottanta ai novanta anni! Ormai mancava così poco, così pochi gradini! Certamente un po’ si dispiaceva per l'approssimarsi della fine di questo emozionante viaggio, di questa scalata che aveva rappresentato tutta la sua vita, con tutto ciò che aveva già vissuto e la restante metà che le restava da vivere, immaginata così vividamente da sembrare reale, ma la felicità era talmente tanta! Ora il solo problema era rappresentato dai fardelli che si portava dietro. No, le sue braccia non potevano e non volevano più portare quel carico che ormai era diventato inutile e ridicolo! A cosa mai servivano tutti quegli aggeggi che aveva comprato? Il vero senso della vita non sono gli oggetti materiali, ormai Olga aveva tutto chiaro dentro di sé. Nessun rimpianto, nessun rimorso, nessun peso terreno poteva ormai riportarla verso il basso, ora che era giunta così in alto! Sul suo volto apparve il sorriso più bello che mai avesse fatto in vita sua, gettò a terra gli inutili pesi delle borse piene di cianfrusaglie, le sue braccia si tramutarono in ali e percorse l'ultimo piano...volando! All'arrivo l'accolse finalmente il dolce tepore della sua CASA.
Non tutti gli ascensori guasti vengono per nuocere!
Illuminato Odoni non guida più il furgoncino del Comune. A raccogliere ghirlande e fiori secchi o lumini consumati dinanzi alle foto di visi giovani e vecchi. Si sente stretto nello spazio della bara di povero legno chiaro da quando ha lasciato lo sterzo ed ha congiunto le mani in un’eterna preghiera.
sì, lui non avrebbe ancora voluto , ma è stata la pia donna della moglie a prepararlo a quel modo perché almeno facesse bella figura con l’abito della festa e i radi capelli bianchi pettinati all’insù.
Ora il suo loculo è il terzo di una lunga fila nel settore A del cimitero. Sembra che l’odore fresco del cemento violenti il fetore della morte. A lui non dispiace ed almeno può pensare a sistemarsi meglio. Onorina ha scelto un loculo basso perché non sopporta di dover arrampicarsi sulla grande scala che altri usano per salire in alto ad onorare i propri morti. Ha chiesto scusa di questa sua paura all’impiegato comunale e così, senza sforzi, può cambiare l’acqua del vaso di metallo brunito e sistemare i fiori. Onorina è la moglie di Illuminato Odoni, sposa fedele e madre amorevole, contorta dagli attacchi dell’artrosi e curva quasi stia sempre genuflessa davanti all’altare. A pregare per la buonanima, per i figli, i nipoti e poi per lei stessa, degna di un esemplare spirito di vittimismo.
Marietta la vede da lontano, varcando il cancello del camposanto, e si affretta a piccoli passi per andare a salutarla. Le sarà di conforto per alleviarle il dolore poiché è rimasta da sola. I figli di Onorina vivono a Milano e vengono di rado a farle visita. L’ultima volta le si sono stretti attorno per la dipartita del povero Illuminato e hanno lasciato cadere qualche lacrima sulla bara. O ,forse, era qualche goccia di pioggia che cadeva senza che il cielo si decidesse a scaricare le nuvole gravide in attesa.
Onorina si soffia il naso in un fazzoletto di cotone ricamato a roselline e asciuga gli occhi. Almeno lì, davanti alla foto del marito, può singhiozzare perché non vuole farsi vedere in lacrime da chi la conosce. Il suo però è un dolore d’altra pasta, lei che è così sensibile alle disgrazie altrui. Marietta l’abbraccia e cerca di consolarla. Sembra che le due donnette oscillino come l’ago della bilancia del farmacista, il dottor Fonteviva, quando pesa gli ingredienti delle tisane. Perché tutte e due sono affezionate clienti.
Onorina non sa trattenersi e piange a dirotto, scuotendo il corpo magro per i singhiozzi. Balbetta qualche parola confusa e si aggrappa all’amica che si sente gli occhi rossi, anche lei sul punto di piangere. Tesse le lodi di Illuminato che, a differenza del nome di battesimo impostogli dai genitori, non ha potuto seguire a lungo la via della luce ed è morto d’infarto alla guida del furgoncino comunale. Poi Marietta chiede ad Onorina perché pianga senza freni e riesce a capire a fatica le parole sommesse, pronunciate a labbra strette.
- Oh, Marietta,… sono addolorata e… sconfortata!
( Sembra che le manchi l’aria.)
- li vedi… su questa parete… i loculi vuoti?
( Asciuga le lacrime e strizza le dita per il dispiacere.)
- sono cinque!!
( Addita e resta col braccio scarno sospeso a mezz’aria. Si riprende poi e spalanca la bocca sdentata.)
- perché Iddio… misericordioso non completò… l’opera ,riempiendo questi spazi… che deturpano la bellezza del cimitero?
Toh..Toh.. Ah sei tu, anno 2021
con piacere ed allegria,
entri pure in casa mia?
Benvenuto Anno nuovo
di speranza ben vestito.
Ti preghiamo con diletto
infierisci con accidia e
e toglici di mezzo,
questo vecchio anno maledetto ...
Oh carissimo Anno Nuovo
sii sincero, puro e fiero,
e con amor e rispetto,
salva il mondo e la sua terra,
e di ogni male micidiale,
virus e batteri fanne grande pulizia.
Entri pure a casa mia Anno nuovo,
con fervore e convinzione ti vorrei adottare
sarai il maschio di famiglia,
e con amor e perseveranza,
andremo guerrieri in battaglia,
fra tristezza, gioia e allegria
l'importante e restar accanto!
“Anno 2021” sei di tutti e di nessuno,
sei vita e morte,
salvezza e disperazione,
sei autentico futuro,
non deluderci perché del mondo
sei l'unica speranza!
Benvenuto Anno 2021
si era illusa che il cuore potesse battere bene
trovando la dimensione giusta o almeno credeva
voleva convincersi di controllare la situazione
in realtà tutto andava a rotoli
e si perdeva nel vuoto delle sue convinzioni
che corrispondevano al falso
Passava il suo tempo ad assumere ogni giorno
atteggiamenti scontrosi e ciò perchè mancavano
quegli appigli necessari per sentirsi meno debole
meno sola, soprattutto quando il dolore l'affliggeva
devastandola dentro, dove il suo cielo avrebbe dovuto godere
di momenti meravigliosi portati ad una unica soluzione
quella di avere la certezza che niente potesse farle male
respirando un'aria pulita un benessere per il fisico e la mente
la più efficace. Si mosse sotto ai suoi piedi un tappeto antico
scintillò come un gufo con orbite al posto degli occhi mai veramente chiusi
e il cervello in movimento anche di notte con una sveglia incorporata
affettuosa ma noiosa e dura da sostenere. Un canto pietoso ed anelo
aprì le porte, svegliò il tramonto che accecato si distese
lei coperta, affondò le unghie
per ripararsi dai sogni asfissianti
e da uno strato di crema sulla pelle scura
Fili di lana morbidissima illuminata dall'alba strinse forte
sparendo in un raggio di sole rassicurante, la fede, aveva cercato
"C'era una volta, in un paese lontano lontano, un paesaggio tutto bianco. In fondo al viale, circondata da alberi con i rami coperti di candida neve, spiccava una grandissima casa, tutta dipinta di rosso. La bellissima casa era zeppa di giocattoli; confezionati dagli elfi dalle orecchie appuntite: piccoli, ma forzuti ed energici omini. L'aiutante di Babbo Natale, aveva il compito di pulire le renne: ogni giorno spazzolava e lucidava le loro enormi corna. Di notte la città di Babbo Natale, si animava. Gli elfi si divertivano a costruire pupazzi di neve (che si scioglievano Il mattino dopo.) Lo facevano perché amavano giocare. Anche i grandi giocano: fa tanto bene al cuore. Babbo Natale, come da tempo accadeva, ogni anno era in crisi: anche lui ogni tanto perde la pazienza! "Il mondo è sottosopra, diceva. "Voglio provare a girarlo..." urlava. Così, nella speranza di aggiustare il mondo con tutti i suoi abitanti; aiutato dai piccoli ma forzuti elfi e dalle cornate delle renne, ogni anno Babbo Natale, girava il mondo sottosopra. Un vero capovolgimento: i ricchi diventavano poveri e i poveri ricchi. Alcuni poveri però, mal si adattavano a vestire panni convenzionali e così si toglievano le scarpe: perché i piedi liberi permettevano loro ampi voli di fantasia; impossibili da farsi con le scarpe. Col mondo al contrario, i ricchi, non volendo accettare la condizione di povertà e sottomissione, cominciavano a rubare ai poveri. Molti poveri di conseguenza, si ribellavano ai ricchi e così cominciava la rivoluzione. Anche il mondo animale veniva sconvolto: le galline facevano chicchirichì e i galli credendosi galline, tentavano perfino di fare le uova. "No, anche girandolo al contrario, non va bene: rimettiamolo a posto..." esclamava Babbo Natale infuriato. Renne ed elfi stremati, giù a risistemare il mondo. Ma non c'era verso: il mondo non si sistemava mai. "Ma io sono Babbo Natale e vorrei tanto aggiustarlo un po' questo pazzo mondo." "Non puoi." "Chi è, chi ha parlato?" "Sono io," rispondeva il Grillo parlante. "Hai agitato così tanto il mondo, che sono uscito dalla favola di Pinocchio." "Lo vedi cosa succede a voler strafare?" "Accontentati di portare i doni una volta l'anno. Non ti basta?" " E no, vorrei fare di più, ma non posso." "Ognuno fa quel che può..." aggiungeva il Grillo. "Io voglio sì regalare sogni; ma vorrei anche che tutti i sogni diventassero realtà..." rispondeva Babbo Natale. Così, un elfo, il più affezionato, intenerito dell'insistenza, consigliò a Babbo Natale, di aprire un casella di posta di desideri da esaudire, denominata "nobili sogni." Babbo Natale era convinto che giungessero lettere piene di amore verso il prossimo. Intanto gli elfi continuavano ad impacchettare regali: ogni tanto scuotevano il capo, pensando alle bizzarrie di Babbo Natale. Da tutto il mondo arrivavano richieste di tutti i tipi. Ma sono incontentabili, senti cosa scrivono!" Vorrei tutto quello che non ho. Io voglio più di tutti. Io voglio diventare il padrone del mondo!" Babbo Natale era su tutte le furie: il tentativo di imprimere nell'animo umano nobili sentimenti, era miseramente fallito. "Ora li sistemo io per le feste: quest'anno niente regali! "Ma babbo," diceva l'elfo saggio, "i bambini ci rimarranno male!' "E va bene, allora regali, ma non a tutti: li avrà solo chi li merita: li avranno solo i buoni!"." "Babbo, ma allora solo i più meritevoli ricevono regali?" "Questa dovrebbe essere la morale della favola figlio mio; ma purtroppo non sempre è così. Spesso vengono premiati i cattivi." "Perché?" "Non so bene: sarà forse per colpa della mania di Babbo Natale di girare il mondo." "Ma allora Babbo Natale è stupido?" "Vedi figlio mio, spesso accade che chi è troppo buono, fa tante cose stupide e i cattivi ne approfittano. Nella vita spesso capita che i buoni paghino il prezzo più alto." "Ma babbo, non è giusto!" "In questo mondo non è giusto; ma c'è un posto dove tutto tornerà come dovrebbe essere: un mondo dove verranno premiati i giusti. Ora è presto; ma un giorno capirai." "Un'ultima cosa babbo, io sono stato buono?" "Figlio mio, anche tu come tutti gli esseri umani a volte sbagli; ma non lo fai per cattiveria: la cattiveria è tutt'altra cosa! Però sappi che la vita è una favola e il regalo più bello che tu possa ricevere ogni giorno...è la vita stessa. "Babbo stanotte nasce Gesù." - "Sì figlio mio, domani è Natale."
Solo l'anatroccolo che si maschera da cigno non trova mai il suo lago. E della magia sperimenta solamente il trucco.
Buon Natale a tutti voi.
La situazione sembra migliorata, anche se grava in casa una cappa di sfiducia e di inquietudine. Tre giorni prima di Natale Elena riceve una telefonata anonima che la informa del tradimento del marito con una donna sposata. Le viene fornito l’indirizzo e le sono precisati il giorno e l’ora dell’appuntamento clandestino. La comunicazione viene interrotta in fretta, senza che lei possa replicare. Si sente a pezzi e piange amaramente. Suo marito la tradisce! E poi strepita per limitare le spese di casa! Chissà quali regali farà all’amante! A lei ha regalato lo scorso Natale un anellino d’argento con un minuscolo cuore d’oro.
Architetta la vendetta e non dice nulla ai figli per non avvilirli. Amano e stimano molto il padre che considerano una persona responsabile da prendere a modello. Cerca di apparire serena, senza far trasparire il tormento interiore, e bacia come al solito Sergio che sta per uscire dopo pranzo per recarsi ad una riunione di lavoro con gli architetti del suo studio. Elena, dopo circa mezzora, raggiunge il luogo dell’appuntamento e del tradimento. Sa di trovare il marito a letto con quella donna. E’ furiosa! Il portone del palazzo è socchiuso, così entra nell’atrio e sale con l’ascensore al secondo piano. Si fa coraggio, anche se trema per la forte emozione e suona al campanello della porta su cui spicca lustra la targhetta in ottone col cognome “ Semboni”. Sente del trambusto, ma dopo un po’ apre la porta proprio lui, Sergio. Indossa la giacca di un pigiama di seta blu e un paio di boxer a cuoricini rossi e bianchi. Porta i calzini ai piedi! Elena prova ribrezzo e, approfittando dello sguardo sorpreso del marito, gli appioppa due ceffoni, mentre urla e gli rinfaccia il tradimento. Sergio non ha il coraggio di rispondere, preso alla sprovvista, e riesce a chiudere la porta per difendersi da quella furia. Elena picchia sul duro legno e continua a suonare al campanello, mentre gli inquilini del piano si affacciano curiosi e sgomenti. Poi , soddisfatta del risultato, scende trionfante la scala e se ne va.
A cena sembra tutto normale, ma gli sguardi di Elena e Sergio sono taglienti come lame di coltello. I figli avvertono una pesante tensione e scrutano i genitori, ma non si arrischiano a fare domande. Il silenzio è rotto soltanto dal rumore prodotto dalle posate nei piatti.
in camera da letto Elena intima con tono deciso a Sergio di interrompere quella relazione, altrimenti lo lascerà. Non vuole distruggere la vita dei figli, parlando loro di separazione legale, e spera che lui si ravveda. Sergio rimane in silenzio, quasi indifferente alle suppliche della moglie, ma poi le dice che ama quella donna e non vuole lasciarla. Elena trasale. Ha però il coraggio della moglie tradita e offesa. Lo minaccia di rivelare tutto ai suoi collaboratori di lavoro e di svergognarlo con i figli e con i genitori di lui. Sergio non risponde e va in bagno a fare la doccia. E’ nervoso, ma vuole rimanere calmo. L’acqua calda lo rilassa, mentre si insapona. Elena entra in bagno e lo costringe ad uscire dalla doccia, minacciandolo con un tagliacarte appuntito. Sorpreso e imbarazzato perché è nudo, le dice di calmarsi e la asseconda, indietreggiando in camera da letto. Le gocce d’acqua cadono sulla moquette, imprimendo piccole macchie cupe che affiorano in superficie. Sergio si guarda intorno e vorrebbe il suo accappatoio, ma Elena gli ordina di uscire sul balcone. Lui protesta e cerca di farla ragionare, ma non c’è verso di calmarla. Nudo, gocciolante e infreddolito esce, mentre la porta finestra si richiude alle spalle con un tonfo sordo.
il giorno di Natale tutti sono riuniti attorno all’albero, intenti a scartare i regali. Si avverte una serena atmosfera rallegrata dai sorrisi e dalle grida di sorpresa nello scoprire i doni. Sergio è raffreddato ma sorridente. Elena lo loda davanti ai figli, ai suoceri e a sua madre perché ha voluto essere generoso nell’acquisto di quei regali così costosi. Lei indossa un collier d’oro e brillanti che spicca luminoso sulla sua pelle chiara. Anche sua madre, nonna Eufemia, l’odiata suocera di Sergio, ha ricevuto un abbraccio caloroso da parte del genero che le ha regalato una sciarpa di chachemire firmata “Missoni”. Sergio tossisce confuso e rosso in volto. Pensa raggiante ai soldoni spesi e all’amante persa.







