Farfugliando frasi feroci in dialetto filippino perché mi ero ferito il femore con una forbice in ferro fatta da un fabbro di Fabriano durante le ferie di ferragosto  con la sua fidanzata Fernanda venuta da Forlì con una maglietta di Fiorucci, felice per aver curato la ferita con un intruglio di fanghiglia di fiume, funghi finferli trattati al fosforo e fegato di fagiano liofilizzato, mi fiondai in un fast-food per rifocillarmi di focaccia di farro con friggitelli, friselle con fagioli e fiori di felce, fragoline con frullato di frutta secca e un buon fernet per digerire il tutto.
Poi, con i ferormoni a palla, fissai un appuntamento con un gran pezzo di figliola metà francese e metà delle isole Figi nella sua casetta immersa tra i faggi e i fiordalisi e dopo un focoso  e funambolico approccio, al suono delle note del Faust in fa bemolle, durante l'orgasmo lanciai un urlo che sollevò i follicoli di un furetto di passaggio, disorientò un gruppo di farfalle e deviò il corso di un fiumiciattolo lì vicino !
Che figata!!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Zappando con la zappa una zolla in una zona di Zanzibar , scaturì uno zampillo che mi cadde sulla zucca e così, zigzagando sui miei zoccoli senza zeppa, mi azzoppai come una zebra tra le zagare e, gridando come una zecca caduta in uno Zibibbo, aprii la zip del mio zaino da zuavo in cerca di qualche zuccherino per tirarmi su !
Purtroppo trovai solo zampe di zanzara tze tze, una foto di mia zia Zoe con cornice in zirconio, uno zufolo color zolfo di uno zoologo zazzeruto di Zagabria, abitante in viale Zara, un autografo di Zorba il greco, un CD con un corso di Zumba, un depliant dello Zimbawe, un cappello con la zeta di Zorro ed infine, meno male ! , una zolletta di zenzero e una confezione intatta di Zigulì
Cosi stremato tornai a casa ma inciampai nello zerbino e mi escoriai uno zigomo, urlando come uno zebù dello Zaire, ma prontamente mi curai con un impacco indicatomi da un guru di Zurigo, a base di zabaglione, zenzero, zafferano e lische tritate di zarzuela; tutto questo col sottofondo di musica di Frank Zappa , Led Zeppelin, Renato Zero  e la lettura di tutto lo Zibaldone di Leopardi !

Che zuppa !!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Le poche persone si fecero il segno della croce prima di uscire dalla chiesa alla luce del sole. Rimasero abbagliate e si schermirono il viso con la mano alla fronte. Una signora aprì l'ombrellino nero ma vezzoso nel tulle sul bordo e si avviò dietro il feretro di legno scadente.
Alcune donne seguirono le strade a raggiera della piazzetta e scomparvero risucchiate dall'ombra dei vicoli. Il parroco si accorse che i fedeli erano quasi scomparsi, tranne la signora in gramaglie che seguiva sui tacchi alti la povera salma. Dietro di lei due vecchine che, sgranando il rosario, tessevano le lodi della defunta. La signora in nero non credeva alle sue orecchie dai cui lobi pendevano orecchini di scadente bigiotteria. Percepiva offese e insulti rivolti alla defunta che in vita era stata conosciuta come Mariannettalasanta perché a lei si rivolgevano uomini celibi e sposati per ricevere la sua benedizione e assoluzione dopo aver *** di brutto con lei. La signora in gramaglie asciugò una debole lacrima, non potendo evitare tuttavia di prendere una storta coi suoi tacchi alti e di cadere sulle ginocchia. Le vecchine si fermarono e mostrarono di essere sdentate, mentre ridevano a crepapelle. Un riso liberatorio che stavano trattenendo da tempo...Sì, perché sapevano che quella donna era la nipote della Santa...una buonadonna ,caritatevole come la zia...
Nessuno l'aiutò a rialzarsi, ma alla fine si accorse dell'accaduto don Valerio che ebbe modo di vedere le *** della donna che implorava soccorso. Fece fatica a sorreggerla perché era ben formosa e con curve che neanche al Gran Premio di Monza ce n'erano di tal fatta...
La poveretta sanguinante e con le calze strappate cercava di ricomporsi la gonna a pieghe, non riuscendo del tutto a celare la sua bassa *** agli avidi sguardi dei maschi accorsi alle grida . Il parroco allora iniziò a benedire le mani predone, tirando sberle e pedate. Una delle vecchine si accostò sfacciata a don Valerio e gli disse con una stridula vocetta che quella era la Nannona di Trastevere, una buonadonna da marciapiede.
Alcuni ragazzini si misero a cantare uno stornello" Ma che ce fregaaa, ma che ce importaaa, uno la piglia l'altro la ***...la madre, la nipote come la figliaaaa!
Le vecchine ballavano e gli uomini applaudivano. Non era proprio un funerale!
Allora fu così che il carro funebre proseguì verso il cimitero senza il parroco e gl'infedeli presenti.

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Profilo Autore: Libero  

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30 Giugno 1976: data fatidica in quanto, il giorno seguente, avrebbe avuto inizio, con la prova scritta di italiano, il mio esame di maturità, e di conseguenza l'inizio della libertà dall'oppressione scolastica giornaliera!

La data si rivelò fatidica anche per un altro motivo, unico nella storia della maturità. Una suora, preside di un istituto privato di Vigevano, si fece indurre in tentazione da un sedicente provveditore agli studi ed aprì il plico contenente i titoli dei temi, innescando una fuga di notizie che in fondo rappresentava il sogno di tutti gli studenti: conoscere in anticipo gli argomenti su cui vertevano i temi! La suora ebbe però una crisi di coscienza è rivelò l'inghippo.

Quella sera, al telegiornale, si rincorsero le notizie più disparate: avrebbero rimandato la prova?

Ci furono vorticosi giri di telefonate con i compagni di classe. Che facciamo? Che faranno? L'incertezza regnava sovrana. Qualcuno non fu possibile contattarlo perché i genitori, per preservare la sua tranquillità, avevano staccato telefono e tivù... e sinceramente mi parve eccessivo.

Comunque decidemmo di presentarci a scuola il giorno successivo, ed apprendemmo che l'esame sarebbe iniziato il 2 Luglio con la prova scritta di latino, mentre al ministero avrebbero lavorato alacremente per predisporre altre tracce che carabinieri e poliziotti, che avrebbero sicuramente avuto altro da fare visto che quelli erano “anni di piombo” tra brigate rosse e nere, dovettero consegnare in tutta Italia. Ed il 6 Luglio potemmo finalmente recuperare la prima prova.

Maturità speciale, unica nella storia: ma noi tutti del '57 siamo speciali, unici ed irripetibili!

Ma la suora di Vigevano che fine ha fatto? E l'anonimo falso provveditore? Mah... comunque mi piace pensare ad una versione moderna di Gertrude, la monaca di Monza, e dello scellerato Egidio: lui le chiese i titoli, “e la sventurata rispose”.
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Profilo Autore: Andrea Guidi  

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   Al tramonto mancava qualche ora. La strada, seppur in discreta ascesa, era gradevole nonostante quei marciapiedi troppo stretti. In alcuni punti Simone sembrava un improbabile equilibrista tanto evidente era l’impaccio nel mantenersi ben messo, ritto per evitare di invadere l’asfalto. Stimolato dal luminoso fine pomeriggio, aveva scelto di fare a piedi l’ultimo tratto.
   La provinciale era trafficata. In tanti rientravano verso i propri paesini dopo una giornata di lavoro in città o nei campi giù a valle. Simone aveva parcheggiato la sua auto qualche chilometro prima, in uno slargo sicuro. Lì, gustando un buon caffè, aveva ripassato bene a mente le indicazioni ricevute da Chiara, una poetessa amica di vecchia data. La stessa titolare del chiosco bar, una tipa pittoresca e sognatrice, gli aveva confermato l’eccellenza e il mistero del luogo dove si stava dirigendo.
   Proseguendo nel cammino, l’attenzione volgeva al paesaggio, agli arbusti sparsi qua e là, alle prime foglie in via di decadimento, a qualche fiore selvatico, alla graduale riduzione della luce del sole. Peccato che, trattandosi di una strada tutta interna alla costa, non potesse ancora osservare il mare. L’aria pulita, fresca e godibile ricordava quella di un amabile metà settembre. La colorazione del cielo offriva suggestioni tanto numerose quanto capaci di fare scoprire un sofà su cui sostare fino al sopraggiungere di un qualunque sogno.
   Tra immagini della natura e prolungate romanticherie, giunse a una curva in un punto dove la carreggiata si restringeva non poco. Udì un brusio, poi le note inconfondibili di una banda e cori, preghiere, grida d’invocazione e canti intervallati da momenti di silenzio.
Preceduto da un prete piuttosto anziano, il quadro della Vergine era incastonato in una cornice molto larga, illuminata da piccole lampade. Da buon cattolico, Simone fece d’istinto il segno della Croce. La Madonna dell’Addolorata sembrava volesse guardare fin dentro i suoi occhi sbigottiti. Totalmente invischiato in una scena inaspettata, dopo qualche minuto si ritrovò in mezzo ai fedeli al seguito della sacra effige. La stranezza della situazione consisteva nel fatto che centinaia di persone andavano verso una direzione e lui soltanto verso quella opposta. Gli vennero in mente i documentari sui salmoni che risalgono i fiumi.
   Col trascorrere del tempo, un crescente nervosismo si stava impadronendo di lui. Pensando alla destinazione finale, doveva assolutamente trovare una rapida soluzione per evitare quel caos ma la strada stretta e nessuna via d’uscita disponibile acuivano le difficoltà a liberarsi dalla morsa. Allungò quindi il passo stando molto attento a non scontrarsi con chierichetti, bambini, donne, uomini e soprattutto vecchiette. Una di queste lo guardò con sospetto e un’altra, a mani rigorosamente giunte, gli rimproverò aspramente di non avere alcun rispetto per la cerimonia. Effettivamente Simone rappresentava un intralcio al transito di una moltitudine di gente di cui non era la velocità a preoccuparlo ma l’altissima densità distribuita in lungo e in largo su quel tratto di provinciale.
   A una ragazza (quant'era bella!) domandò:
«Sai dirmi quanto manca per il “Cuore di pietra”?»
«Ah, conosco benissimo quel posto! Dopo la prossima curva c’è un casolare diroccato. Vai a sinistra e continua sul sentiero in terra battuta per circa duecento metri. Vedrai tre querce. Guardati attorno e troverai ciò che cerchi.»
«Sei gentile e carina, grazie! Mi chiamo Simone.»
«Io sono Greta. Se vuoi, ti posso aspettare all'uscita del Santuario.»
«Quale Santuario? Dove si trova?»
«Siamo quasi arrivati. Ancora dieci minuti di processione e svolteremo verso il boschetto.»
Un po’ confuso e forse emozionato, Simone fu tentato di mettersi al fianco di Greta e abbandonare il progetto iniziale. Decise, però, di continuare il suo cammino. Si scambiarono i numeri di cellulare e la salutò:
«Chissà, magari avremo modo di rivederci, ciao e grazie!»
   Per un attimo, ma soltanto per un attimo, riguardò il cielo. Affrettò il passo e, approfittando di una sosta del corteo, sfruttò i varchi liberi per passare. Urtò più volte persone tutte assorte nella preghiera e visibilmente disturbate dalla sua presenza. I minuti intanto passavano, ormai erano le 18,30. Soltanto mezzora per essere puntuale. Da svelto il passo diventò di corsa e lo slalom cui fu sottoposto lo fece quasi sorridere poiché, a dire il vero, non era mai stato un atleta. Le vecchie Superga che portava ai piedi, tuttavia, gli furono d’aiuto e finalmente raggiunse la coda della processione. Sistemando i jeans all'ombra di un muro di sostegno, guardò indietro per valutare meglio la marea di gente dentro la quale si era, suo malgrado, infilato.
Adesso bisognava soltanto correre. Sudato e nervoso, sollecitò al massimo la forza dei suoi ventiquattro anni in quella lotta contro il tempo. In certi punti la pendenza del percorso era assai critica ma non ci fece caso. Tirò comunque un sospiro di sollievo quando, finalmente, infilò il sentiero in terra battuta. Si concedette qualche attimo per prendere fiato. La totale assenza di nuvole favoriva ancora un’ottima visibilità ma l’azzurro del cielo virava già verso toni lievemente rosei. Riprese a volare scansando rami secchi e sassi taglienti. Le tre querce ora le vedeva. Bisognava soltanto oltrepassarle, cosa che gli riuscì agevolmente per poi trovarsi in mezzo ad un agglomerato di grandi sassi disseminati in prossimità di uno strapiombo sul mare.
«Uhm, dove sarà questo cuore di pietra?»
Si arrampicò su una roccia per godere di una visuale migliore. Da lì scorse ciò che andava cercando: il masso si trovava un po’ di metri sotto, proprio sul punto critico del precipizio. Scese giù prestando attenzione a non scivolare ed evitando di distrarsi alla vista della scogliera. Alla fine, stanco ma soddisfatto, raggiunse la pietra. Che strana! A parte la forma di cuore perfetto, guardandola da vicino, il colore tendeva al rosa e la superficie levigata, quasi lucida, pareva emanasse qualcosa di molto simile a energia.
   Simone era avvolto in una spirale di magia. Di fronte a lui il mare, il cielo e il sole, c’era di che sentirsi straricchi. Da quella posizione, lo sguardo attonito assorbiva l’essenza della sua profondità più interiore, l’anima. Sì, l’anima che a volte si pensa sia soltanto una derivazione psico-filosofica, eterea, e che invece quel ragazzo avvertiva come cosa concreta, un’appendice del corpo legata a muscoli e ossa, al battito del cuore, al proprio respiro.
Il silenzio occupò la scena. Per rispettarlo, qualche gabbiano evitava di battere le ali, le ultime lucertole restavano immobili per non rumoreggiare strisciando, i passeri se ne stavano zitti quasi fossero stati privati del dono del canto. L’unico brusio proveniva da giù, dal mare con il suo costante toccare e lasciare la falesia. Lo strapiombo era inquietante eppure a Simone non sfuggì la schiuma delle onde che si disperdeva tutt'intorno per poi ricomparire in un gioco d’aria e acqua di frizzante sincronismo.
Come quando stiamo sorbendo un cono gelato, piano piano per non privarci troppo presto dei nostri gusti preferiti, allo stesso modo lui sollevava gli occhi, lentamente, quasi col timore di abbracciare troppo presto il mare. Il variare dei colori sull'acqua lo incuriosiva a tal punto da chiedersi come cavolo facesse il sole a governare quelle sfumature di luce.
Man mano che lo sguardo s’innalzava, si sentiva fortunato prigioniero della potenza della natura. Da quella prospettiva la linea dell’orizzonte coincideva con una retta impeccabile, spezzata qua e là soltanto dalle sagome delle navi di passaggio.
Perché tanto stupore? Da sempre adorava il mare e chissà in quante altre occasioni lo aveva già ammirato, alba o tramonto che fosse. Adesso, questa era la novità, afferrava con più convinzione il bisogno della poesia. L’accorato invito di Chiara a non privarsi di quella veduta, lo aveva condizionato? Oppure, il cuore di pietra sul quale stava seduto, quasi ipnotizzato, nascondeva un qualche arcaico mistero?
   Nel frattempo il disco del sole, un cerchio che più perfetto non si può, si stava immergendo in quella retta. A Simone ricordò l’intingere un biscotto nel tè.
Il giusto amalgama di aria, luce, vento, colori e correnti sfociava in una nitidezza ottica che non ricordava di aver riscontrato in altri luoghi. Il mare, man mano che l’occhio cercava sempre più il largo, sembrava dirgli: «Vedi quanto sono calmo?»
   Magnetismi, d’accordo, ma urgeva confondersi nell'appagante territorio di quiete. La bellezza, assaporata a piccole dosi, gli strillava la certezza di essere più vivo che mai. Infelicità, stress e fatica si allontanarono repentinamente e insieme con loro gli angusti locali del Call Center, dove trascorreva le sue giornate, legato come vittima sacrificale al totem del profitto d’altri.
Fermarsi… fermarsi un po’ allo scopo di riscoprire fascino e sedare il vortice della tempesta d’ogni giorno. Fermarsi e, prima di affidarsi al tramonto, usare il linguaggio dei silenzi della mente rivolgendo la parola soltanto alle nuances in ordinato divenire sull'acqua, alle striature inafferrabili che il cielo incideva, al sole dai contorni così netti e vicini da poter esser toccato con mano.
   Peculiarità tanto necessaria quanto temeraria in una società artefatta, la sensibilità di Simone fluiva nel posto giusto al momento giusto. E fu per questo che non si meravigliò di sentire umidi i suoi occhi. Inzuppato di atmosfere ad alto tasso glicemico, ormai pretendeva che quella straordinaria stella non morisse più. E che paura lo assaliva quando, lo sguardo ormai consegnato al cielo, sentiva il rischio di intravedere parvenze di luna esordire nel “suo” teatro! Per allontanare questo pensiero, viaggiò dentro l’amaranto e sui vermigli di riflessi impareggiabili. Intanto, l’orizzonte aveva un tenero sussulto: il sole si offriva a metà, un semicerchio disegnato col compasso, una gigantesca lampara rossa. Simone, sempre più incredulo, ebbe un tenero ricordo per Marcello, un caro amico scomparso anni prima. Fu quel pescatore a fargli scoprire il mare di notte nel corso di una battuta di pesca.
   L’ora cominciava a chiamarsi sera e, intenso, il profumo di salsedine saliva dalla scogliera. Sul mare, i tocchi degli ultimi riflessi favorivano il formarsi di un cono di luce surreale all'interno del quale il ballo cadenzato delle onde si apriva e si chiudeva a loro piacimento. Ancora qualche orlo del giorno resisteva ma il meriggio stava per lasciare la scena al crepuscolo.
   Incendiato dagli impulsi di quelle seduzioni irresistibili, Simone si fece vincere dall'introspezione. Viaggiò a ritmi felpati all'interno della sua vita battendo i sentieri del riconoscimento dei propri errori ma anche quelli dell’autostima e della gratificazione per ciò che di giusto e leale era fino a quel momento riuscito a fare. Svolazzò nel futuro accompagnato dalla fiducia e dalla speranza per una vita, non solo la sua, migliore. Si soffermò molto sul presente perché tutto impregnato dall'incanto del luogo che stava vivendo.
   Per quanto felice di aver respirato un tramonto speciale e quasi esclusivo, un velo di tristezza lo colse quando, con le ombre della sera, si sentì solo.
A Simone mancava l’amore di una donna, l’amore vero. Qualche esperienza e qualche flirt gli avevano lasciato solo tracce gradevoli, non segni inconfondibili. La visione romantica della giovinezza che stava cavalcando e del domani che era dietro l’angolo, precludeva all'esterno la buona ricezione del suo sentire. Un ragazzo per bene, amante della famiglia e dei buoni sentimenti non ha spazio - pensò - nella giungla del tutto subito e del tutto pronto.
«Non devo demordere! Chiamo Greta e la raggiungo all'uscita del Santuario. A volte si potrebbe mirare a un lembo di cielo e conquistarlo se solo si alzasse lo sguardo.» - si disse.
   Quel giorno si era recato al cuore di pietra su deciso invito di una poetessa sua amica. Lo aveva fatto con la passione di un cercatore d’oro, con l’entusiasmo di un bambino nella caccia al tesoro, con la fame di emozioni da soddisfare. In quell'Eldorado ritrovò se stesso, la ricchezza migliore per non essere povero del tutto.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Ill.ma Santità, mi consenta di farLe i migliori auguri, nel ventesimo anniversario del suo pontificato. Desidero evidenziare il recente incontro con Fidel
Castro; due culture si sono fronteggiate : la tradizione dell'odio, della violenza, personificata dal Lider Maximo e quella della verità, dell'amore da Lei rappresentate.
Fidel ha dovuto fare concesssioni, quali la liberazione di trecento detenuti politici e la restituita libertà di culto del popolo cubano.
Ciò che caratterizza la nostra fase epocale è la crisi della fede, con critica alla Chiesa, in quanto pilastro millenario della dottrina cattolica.
Sarebbe encomiabile una sua presa di posizione verso il mondo politico, inchiodandolo alla sua responsabilità morale: una Pastorale che rilievi che i politici
devono eseguire il loro mandato nell'interesse del popolo e non per giungere un bieco affarismo personale.Dicevo crisi della fede. Per me è un dono di Dio,
ma anche una scelta,frutto di riflessione profonda, di piena accettazione.
Non posso che esaltare la sua opinione critica verso la corrente denominata New Age. Una cultura del benessere che, facendo uso di miti e simboli del linguaggio
religioso(armonia,luce, verità) crea una  una visione egoistica della religiosità.. Modella una surreale concezione di Cristo cosmico, relegato da persona a semplice
forza.Ed in contrasto con le Sacre Scritture, si nega il senso di colpa e del peccato dell'uomo.
Crisi della fede: ma anche il fiorire di sette, esse praticano il culto di satana, con barbari rituali,fatti di formule magiche, sacrifici di animali e turpi violenze
psico-fisiche sull'uomo.
nell'ambito dell'oscurantismo della fede si inserisce l'inquietante fenomeno di cartomanti, esperti di magia bianca: cialtroni che intascano abbondanti guadagni,
grazie all'incertezza e debolezza di chi li interpella.: Santo Padre nelle sue mani tremanti vedo solidità e fermezza di un polacco antibolscevico; un uomo
che ha affrontato con l'arma della Croce i potenti dittatori, costringendoli di scendere dal trono degli allori.
Rivolgendole i miei più calorosi saluti e auguri di lunga vita e sereno pontificato,concludo scrivendo che Lei è una bandiera ben spiegata e mai ammainata
che poggia le fondamenta nelle viscere della terra.
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Profilo Autore: Fedel Franco Quasimodo  

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9/7/1943  Sono trascorsi tre anni dall'intervento militare italiano nella seconda guerra mondiale.
Il 1943 segna un tragico epilogo per le nostre forze armate. Un conflitto che ha determinato dure batoste: la disfatta
sul fronte russo, la perdita dell'africa settentrionale e della Tunisia e a giugno, la resa di Pantelleria. I servizi
di informazione italiani e germanici avevano individuato nella Sicilia, il prossimo obiettivo delle forze
armate anglo americane.
Sulla spiaggia di Gela, è schierata una divisione costiera, forte di una consistenza di trenta cannoni.
Il capitano Ricci comanda una compagnia, il sergente Bianchi una delle squadre.
Ricci: "Sergente desidero un rapporto preciso e dettagliato sulla situazione degli armamenti
            e delle vettovaglie".
BIanchi:" ottocento uomini, trenta mitragliatrici pesanti e appena dieci mortai da 81! I viveri
                scarseggiano.Abbiamo per tre giorni brodaglia, gallette, patate in umido..."
Ricci: "    dieci mortai! Ma il colonnello ne aveva promesso trecento!"
Bianchi: "Infatti erano trecento. Ma gli alleati tedeschi ci hanno confiscato quasi tutto:
                compresi camions e lanciafiamme".
Ricci:      " Già gli alleati: Non ho parole adatte per esprimere il disprezzo che ho di loro.
                In africa , in Russia ci hanno considerati dei gregari. La grande potenza nazista,
                che voleva conquistare l'Europa, si è ridotta a rubare le briciole di pane ai poveri".
Bianchi:" Signor Capitano, capisco la sua stizza, ma penso che la colpa di tutto ciò sia 
                di "uno solo". E' facile dai balconi di Roma dichiarare guerra. Poi sono gli altri
                che devono farla: siamo fanciulli sprovveduti, mandati allo sbaraglio".
Ricci:       "Sergente la pensiamo allo stesso modo, ma il nostro dovere è combattere.
                Cerchiamo di non far sentire questi discorsi al colonnello. Potrebbe mandarci
                davanti alla corte marziale con l'accusa di disfattismo!"

 Il capitano aveva finito di pronunciare le ultime parole , che un soldato aveva lanciato
 l'allarme. All'orizzonte era apparsa una flotta imponente:navi di grosso e piccolo
tonnellaggio. I cannoni delle navi vomitarono le prime salve contro le posizioni italiane.
Dieci batterie distrutte, senza avere sparato un colpo. ma il supplizio divenne più atroce
quando si udì il rombo cupo dei quadrimotori nemici.
A formazioni massicce, avanzavano indisturbati nel cielo; le loro fusoliere apparivano
spettrali. al riverbero dei raggi solari.
Era impossibile abbatterli, la contraerea  non poteva raggiungere la loro alta quota. 
I velivoli bombardarono, mitragliarono, spezzonarono uomini e batterie
Fu un carneficina. Intanto i mezzi da sbarco americani misero piede sulla spiaggia.
I moschetti ' 81 ,le mitragliatrici Breda scatenarono un inferno di piombo.
Fu una granata a colpire in pieno il capitano Ricci,imbrattandogli lo stomaco
di sangue. Il sergente Bianchi fece per prestargli i primi soccorsi.
Il capitano, fece segno al sergente di frugargli le tasche. Da esse trasse una foto,
ritraente una donna insieme a due bambini.
Ricci: "Sergente, troverà dietro la foto un indirizzo; la spedisca a mia moglie;
muoio palpitando di immenso amore per loro; Bianchi  mi farà quest'ultima cortesia?
Bianchi "Ma certo signor capitano, gli ordini son o ordini!"
Ricci:  "Grazie Sergente e ora addio .Che sia maledetta questa guerra!"
Bianchi: "Si , signor capitano che sia due volte maledetta!"
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Profilo Autore: Fedel Franco Quasimodo  

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Il piede era stretto nella scarpa nuova. Quello sinistro, l'altro, calzava morbido. Non sapeva spiegarsi il perché e si rincuorava riprovando la scarpa, un elegante mocassino di pelle marrone dalle sportive impunture lungo il bordo. Ad ogni tentativo un nuovo lamento a denti stretti. Pensava che il commesso, ritto davanti a lui, lo compatisse ed in effetti un sardonico sorriso gli increspava l'angolo sinistro della bocca. Così si dava l'aria di chi alla fine avrebbe vinto la lotta tra piede e scarpa e rifletteva che sia lui che il commesso avevano qualcosa in comune: ciò che era sinistro. Non nel senso cupo del termine, di certo. Tolse il piede già dolorante dalla scarpa e pensò se non fosse la calza pesante a creargli fastidio. E perché allora il piede destro non protestava? Alzò lo sguardo verso il commesso, che aveva smesso di darsi da fare col calzascarpe, e sembrava che fosse pronto ad accogliere la fatidica frase:- Non mi sento a mio agio, non mi calza bene...è difettosa...
Invece con malcelato stupore dovette ricredersi perché il cliente si era convinto che fosse un disagio momentaneo e glielo confermò:- Sì, mi sembra che calzi meglio...sì, non mi dà problemi...che gliene pare?
il giovane rimase interdetto, ma si ricordò che il cliente ha sempre ragione e si congratulò per l'ottima scelta. Portò la scatola con le scarpe alla cassa e ricordò il prezzo al titolare:- Il Signore paga € 150.
E si voltò per non sghignazzare in faccia al cliente che si era convinto di avere fatto un buon affare. 

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Profilo Autore: Libero  

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Sono immersa dal buio della notte, fuori fa freddo e piove. Ho finito di guardare uno dei miei film preferiti, uno di quelli ambientati in campagna che parla di giovinezza, degli istinti primordiali, passare del tempo in un casolare fuori dal chiasso della città, un dolce isolamento.
Vorrei anche io essere in campagna in questo momento di isolamento forzato. Sentire la brezza tra i miei capelli, il profumo dei fiori di campo , gli alberi di arancio e i grilli.
Mi ricorda quando ero bambina, a giocare lì in mezzo alla natura, con il gesso a disegnare la stacca o a staccare le lumache dagli alberi , metterle dentro un bicchiere con l'acqua per farle uscire dal guscio. Fare la pasta fatta in casa insieme a tutte le grandi signore, andare verso la zena a dare da mangiare ai pesci; attaccare l'altalena sull'albero di carrubbe e ridere, come se il tempo fosse tutto lì, come se non dovesse passare mai.
Io sono ancora lì, dentro piccoli bagliori di spensieratezza e felicità, sono ancora lì.
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Profilo Autore: Child  

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Tema della 5a elementare di mio figlio.
Avrei potuto scegliere la strada più facile, e parlare di nonna o nonno materni. Ma mentre facevo la punta alla matita è passato papà che mi ha poggiato la mano sulla testa. Solo un istante, senza dire niente. Ho chiuso gli occhi e ho ricordato ogni volta che sono triste, e lui e mamma mi dicono di pensare a quando mi tenevano per mano… e che anche senza la mano mi accompagneranno per tutta la vita.
Così ho scelto nonna Patrizia, la mamma di papà. Credo si chiami così. Ricordo che sedeva con me sul dondolo, e le appoggiavo la testa sulla mano. La scostava, e continuava a fare le parole crociate. Non ricordo la sua voce, o che colore avesse gli occhi. Ma so che sono passati dieci anni perché mio fratello che fa quarta ne aveva quasi uno. E so che mamma è quiete, e mi dà tutta la sua comprensione. E papà è un uomo che si è dato il permesso di soffrire. Un essere umano forte che trema. E io… io sono un bambino che sa che mamma è tutto l’amore che c’è ancora nel mondo.
Papà non ne parla mai. Solo una volta l’ho sentito dire alla mamma che aveva invitato nonna per la mia Comunione. Lei ha risposto che certe cose devono rimanere come stanno, e che è normale che i nipoti non la ricordino. Io non ho capito, ma la mamma lo ha stretto forte.
Papà a volte scrive del vuoto di chi vorresti al tuo fianco, di lacrime, di ricordi e di strade.
Vorrei camminare forte fino al paese di nonna e riportargliela a casa. Poi guardo la mia mamma che sorride mentre prepara la cena, e penso a quanto deve essere difficile per papà non chiamare più mamma.


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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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