Il viaggio della speranza… parole residue, tra le tante in fondo alla giornata. Le ho lette in farmacia, su un bussolotto di vetro accanto alla cassa, c’era l’asola per infilare i soldi e la fotografia di un bambino appiccicata con lo scotch, uno di quelli da portare lontano per tentare un’operazione, un viaggio della speranza, appunto. Mi giro sul cuscino, macino respiri sonori. Guardo il corpo di Giuliano, fermo, pesante. Dorme come dorme lui, supino, a torso nudo. Dalla bocca ogni tanto cava fuori un piccolo grugnito, come una bestia placida che scaccia moscerini.
Tutto pareva convincermi che l'unica soluzione era quel viaggio per cercare di trovare qualche soluzione a un problema di per sé gravissimo.
Lui dormiva, non voleva farmi pesare la sua preoccupazione, dimostrava coraggio per trasfonderlo in me, allo stremo delle forze, con i peggiori pensieri catastrofici che mi assillavano togliendomi il respiro.
Senza di lui sarei morta di dolore, una vita insieme, ero poco più di una bimba quando lo incontrai, frequentavo la terza media, ricevetti una lettera tramite sua sorella che era in classe con me, una vera e propria dichiarazione d'amore.
Pochi anni di fidanzamento, il matrimonio e i figli.
Una vita colma d'amore, ora che i ragazzi erano sistemati e avevano la loro vita, ecco la terribile diagnosi, neoplasia pancreatica e lui dormiva, allontanando i pensieri.
Ormai era tutto pronto, niente ripensamenti, ancora poche ore e saremmo partiti, in gioco c'era la sua vita, non importava la cifra che avremmo dovuto spendere tra viaggi e visite col grande luminare nel settore pancreatico, nella nostra regione non esisteva quella branca specialistica, non c'era altra alternativa, dovevamo giocare quella carta, l'unica per la vita.
Le valigie erano pronte, la notte appena cominciata, come potevo prendere sonno con l'assillo della morte che alitava al mio fianco in attesa di portarsi via la ragione della mia vita.
-Dio Santo-. Pregai.
-Prendi me e risparmia lui se questo viaggio non ci darà risposte positive alle nostre speranze-
Finalmente giunse l'alba, grigia come i pensieri che ci adombravano ma il mio Giuliano aveva un sorriso dolce, si rendeva conto che lo osservavo preoccupata e mi rassicurava stringendo le mie fredde mani tra le sue calde.
Non era bello come quando lo conobbi, era il mio uomo, lo adoravo nonostante la rotondità pronunciata della pancia che lui d'estate esibiva con fierezza: “Coltivata in casa” diceva sorridendo felice.
Ancora non avevamo compreso che si stava insinuando il mostro che poi avremmo cercato di sconfiggere con le unghie e con i denti.
Eravamo quasi giunti all'areoporto di Elmas, Milano non era poi cosi distante eppure il mare era una barriera col resto della penisola, isolati e penalizzati in quegli anni non facili per le rotte aeree, erano l'unico mezzo celere, in giornata si poteva partire e rientrare salvo complicazioni, in quel caso avremmo dovuto pernottare in qualche albergo vicino alla clinica.
L'aereo rullava, pronto al decollo, avrei voluto smettere di pensare a quel viaggio della speranza, sarebbe potuto essere una bella vacanza da qualche altra parte, magari alle Maldive, in spiaggia rilassati tra un tuffo e l'altro, che sciocca, non sapevo neppure nuotare, magari prendendo un thè freddo sotto una palma e la spiaggia tutta per noi.
Avevamo bellissime spiagge in Sardegna, dovevo smetterla di volare con la fantasia, bastava l'aereo.
In poco meno di due ore stavamo per arrivare a destinazione.
Il cuore in tumulto, finalmente a terra, una fila di taxi in attesa, ne prendemmo uno a caso dando l'indirizzo del centro tumori.
Un percorso interminabile, pareva girassimo sempre nelle stesse vie, sicuramente un furbastro e il tassametro conteggiava al ritmo della mia apprensione.
Niente importava, il pensiero era proiettato al responso della visita, ci attendeva una interminabile giornata, non restava che accomodarci e pazientare dopo aver compilato una lista di domande su stato di salute indirizzo e reddito, cosa c'entrava il reddito con la visita?
Ancora me lo chiedo.
-Numero 17 ambulatorio 3- Eravamo numeri, primi o ultimi, solo numeri.
La visita era terminata, nessuno dei due osava proferir parola per tutto il tragitto di ritorno, non avevamo pranzato ma eravamo sazi e nauseati.
Posai il capo sulla spalla di mio marito, mi accarezzò i capelli e vidi un velo d'ombra sul suo sguardo, non riuscii a trattenere le lacrime mentre l'aereo prendeva quota, dopo un po' Giuliano mi disse:-Il nostro amore è immenso e senza confini, guarda amore-.
Un brivido serpeggiò nel mio cuore.
Alzai la testa. Il mare aperto era sbarrato da un banco di nubi nere, e il quieto corso d’acqua che portava ai confini estremi della terra scorreva cupo sotto un cielo offuscato – pareva condurre nel cuore di una tenebra immensa.

Genoveffa Frau

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Profilo Autore: genoveffa frau  

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Attività atipiche

Sono un tipo un poco atipico, sono utopico e distopico, mi piace l'ippica ma non mi applico.
Amo le ipotesi, le ipotenuse e anche le iperbole, sono imperturbabile e impermeabile e non mi impiccio se non per trarmi d'impaccio dai pasticci circa una questione di impeachment.
Mi impegno e mi impongo di frenare ogni mio impulso più impellente e ciò mi rende importante senza alcuna imposizione o imprimatur.
Ebbene sì, sono impavido ed atavico, apolitico e  iperteso in modo apodittico, amo le topiche un poco atipiche e rimango attonito e attapirato se gli altri non ottemperano alle mie attese.
Ahimè tapino! :magari avessi trovato un topazio sui monti Carpazi a forma di trapezio!
Avrei rinunciato volentieri a fare il trapper nei pressi di un convento di trappisti cercando di trovare spazio nelle stanze di un ospizio per accatastare spezie nei pressi di La Spezia e a mangiare impepate di cozze e pezzi di pizza su tovaglie di pizzo di un pazzo di cognome Pozzo..
forse devo metterci una pezza...!!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Per non allontanarsi da lui avrebbe dato il meglio di sé.
Erano fatti l'uno per l'altra, almeno cosi lei pensava quando sentiva il calore e la passione dei suoi baci e abbracci.
I timori l'affliggevano se non si faceva sentire ma evaporavano come acqua al sole quando tornava.
Tornava sempre, come rondine al nido, a consolare la sua anima eternamente malinconica e poneva fine ai suoi dubbi.
Una notte lo vide in attesa nei gradini d'una cattedrale, scrutava l'orizzonte indicandole dove finiva il mare.
Doveva partire portandosi via due valigie piene di ricordi.
Una barca lo attendeva per condurlo lontano, dove vita e morte si fondevano, i sogni impossibili divenivano realtà, leggende d'amore indossavano abiti leggiadri e tristezza non esisteva.
Non esistevano neppure racconti e poesie impossibili da scrivere o da vivere, doveva solo trovare il coraggio di darle l'addio.
Lei non poteva seguirlo, non ancora, doveva ancora guadare il fiume dell'esistenza con la consapevolezza che prima o poi si sarebbero ritrovati per non lasciarsi più.
La sfiorò con sguardo triste e con un cenno di saluto scomparve nell'oscurità del silenzio.
Si destò sola e trafelata, aveva perduto il suo sogno.
Forse doveva pregare, ricordarsi che non si è mai del tutto soli se si ha fede.
Abbracciò il guanciale e si riaddormentò nella ricerca d'un nuovo sogno.
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Profilo Autore: genoveffa frau  

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Sesto senso

Sibilando come uno scorfano di scoglio con la scoliosi, nei sedimenti sabbiosi del mar dei Sargassi, mi stesi su un soffice sofà in seta, color sangue di somaro siamese, sognando serate di sesso sfrenato con una scostumata segretaria slovena dai grossi seni e un sedere da super Guinness!
Mi sollevai da questo strano sopore al suono di uno svolazzo di uno stormo di stornelli che mi riempirono di stronzetti tutta la mia serra di sterlizie nonché la mia Seat Sl di seconda mano, color senape di Saint Sulpice. Che sfiga!
Così, per scacciare questo senso di
scoramento, spedii un sms alla sorella del mio salumiere di fiducia, ex suora, e la invitai per uno spuntino allo Snack bar la Siesta, dove ordinammo sushi di salmone con salsa al sedano, sardine a scapece, seppie alla Savonarola, sorbetto di susine  al sesamo e un assaggio di torta Sacher con salsa di sorgo di Siracusa .
Sorbole!
Che serata!
Andai in solluchero come un suonatore di sassofono ad una jam session e, più soddisfatto di un sindacalista ad uno sciopero a singhiozzo, mi assopii su un assolato solarium di una Spa dell'hotel Savoy di Salerno, dove presi una solenne scottatura che mi ridusse come uno scarrafone sadomasochista in trasferta nella solfatara di Pozzuoli;
ciò mi procurò una sequela di allucinazioni, tanto da credere di essere uno svogliato studente di sociologia alla Sorbona con l'acne sebacea, piuttosto che uno spacciatore abusivo di scorfani surgelati in Sicilia o uno scostumato scambista sudanese, solutore accanito di Sudoku!
Ah..se solo lo avessi saputo ! piuttosto sarei partito per un tour in Scandinavia per fare scorta di stoccafissi sotto sale o in Siberia alla ricerca della sorella segreta di Solgenitsin o sarei entrato in un santuario di Saragozza cantando a squarciagola "Santo, santo il Signore" insieme alla suocera sudamericana di Shakira con la sesta di seno!
Per mille satanassi!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Un giorno mi disse grazie, io che non me l'aspettavo proprio da quell'uomo sempre irrascibile e con il tempo capì che stava pagando il non aver creduto mai ad una donna che soffrì molto per la stessa croce abbattuta su di lui in età piuttosto avanzata. Era isterica quella croce. Colpiva, diventando cattiva. Cieca dalla rabbia non si rendeva conto o non voleva, che neanche quell'uomo riusciva a sopportare, non glielo disse, perchè temeva di non poter avere nemmeno ciò che gli serviva davvero, di non poterne fare a meno. Ella si convinse che il futuro non si può prevedere però qualcuno le disse certo ma in base alle tue capacità alla tua mente si può avere un'idea di come potrebbe evolversi la situazione, immaginare come andrà. Insisteva, ribattendo le sue convinzioni, che si erano ribaltate ammettendolo solo a se stessa, per paura di essere respinta senza poter continuare a fare la guerra. Quel qualcuno provò ancora ad informarla di quello che poteva accadere se continuava a non lasciarlo tranquillo, che pure lui avrebbe potuto soffrire, al termine del suo viaggio e lei forse, si sarebbe sentita meno bene con più fastidi addosso. Si sperava che potesse capire, facendo di tutto, per soffrire solamente lei, senza mettere in mezzo nessuno, coloro, i quali l'avevano messa in guardia, da eventuali grattacapi, creati poi, per la mancanza soprattutto di un animo nobile e la capacità di rinunciare pensando che le cose potessero andare a gonfie vele comunque, mentre i numeri giusti non c'erano per sentirsi sicura nella vita, che si stava, costruendo



A volte bisogna calmarsi prendendo fiato accettando quello che il destino ha deciso per noi senza arrabbiarci perchè la vita è breve e un'altra non ci sarà





















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Profilo Autore: poesie profonde  

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"Ma com'è piccolo!", disse Veronica con lo sguardo rivolto in basso. "Sarà a malapena dieci centimetri...". La ragazza sembrava stupita e un po' delusa. "Il mio ex lo aveva di venti centimetri!", continuò a dire. "Veramente  sono quasi 12 centimetri, mia cara. Comunque, a me va benissimo così!", le rispose Alessandro. "Si, capisco, però rispetto alla media è piccolino.", replicò Veronica. "Sarà anche piccolino, ma funziona perfettamente e non mi ha mai dato problemi. Inoltre, tesoro, non è molto carino che tu faccia questo tipo di paragoni. I venti centimetri del tuo ex mi sembrano anche troppi. In ogni caso, non significa che lui valga più di me perché ce l'ha più grosso!", disse il giovane, un po' infastidito. "Hai ragione, scusami, ma è stato istintivo per me fare questa osservazione. Sai, io sono abituata ad altre misure.". "Le misure non sono tutto, contano di più le prestazioni! Inoltre, con queste dimensioni contenute, si infila benissimo, ora te lo dimostro!". Alessandro mostrò a Veronica come il suo piccolo telefono si infilasse perfettamente nella tasca posteriore dei jeans.
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Profilo Autore: poetessalibera  

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Mi piace ogni anno rinnovare la tradizione del Capodanno, e rendere con tutto il creato il grazie, che per un anno intero ho tenuto nascosto in fondo al cuore!! quest’anno in modo particolare,  chiedo che rinforzi pazienza e umiltà, per sopportare le infinite sofferenze recate da questa pandemia, ci sta costringendo ad una vera vita di penitenza, di insopportabili dolori per le migliaia e migliaia di anime pure che innocentemente, ci hanno e ci stanno lasciando da soli a sconfiggere il nemico invisibile, il più crudele di questo ultimo secolo!

In questo momento dopo aver vissuto a pieno, il Santo Natale, come mi succede ogni volta, apro il cuore con la preghiera di darmi la forza per affrontare il futuro che si affaccia alle porte minaccioso, forza coraggio e buona volontà chiedo se veramente mi vuole suo fedelissimo seminatore di pace e di speranza!! Le mie speranze, stanno un attimo a riflettere, aspettano un po' di serenità prima di riprendere il cammino e impegnarmi, è grave l’amarezza che regna nel mondo intero, e non si vede all’orizzonte nessun segnale di un minimo miglioramento. Occorre mandi un po' della sua pace e gradualmente rinnovi, e riporti sincerità nei cuori, per ricominciare di nuovo, per ripartire con il Nuovo Anno che possa cambiare i rapporti, ritrovandomi fratello di speranza e di pace, e possa gridare dal profondo del cuore quanto è grande l’amore per questa vita!!

 

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Profilo Autore: Tonino Fadda  

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Il pizzaiolo Dante era un uomo realizzato. Pur essendo molto piccolo di statura e anche bruttino, egli si sentiva appagato sotto ogni punto di vista: aveva la donna della sua vita e la sua attività di pizzaiolo, che gli aveva regalato grandi soddisfazioni, valendogli il soprannome di "re della pizza". Proprio come un re, Dante si sentiva, specialmente quando era in compagnia della sua adorata Margherita. La regina della sua vita era lei, la splendida Margherita! L'uomo aveva un passato di tossicodipendenza, superata ormai da diversi anni grazie all'aiuto di Margherita. Egli usava ricordare quel periodo della sua vita come un "viaggio all'inferno", ma cercava di non pensarci più, si concentrava sul presente: amore e lavoro! Quante volte Dante, all'ingresso di Margherita nella sua pizzeria (di cui ovviamente la ragazza era assidua frequentatrice) aveva notato gli sguardi di ammirazione di tanti clienti che la sua bella compagna riceveva sempre in quantità. Sguardi spesso famelici, di questo Dante si rendeva conto, ma non era geloso, essendo completamente sicuro dell'amore e della fedeltà della sua ragazza. Margherita era molto affettuosa con lui. Era un po' capricciosa, ma Dante considerava questo suo aspetto come un qualcosa che la rendeva più interessante, una specie di completamento: una farcitura del carattere di Margherita che le conferiva più sapore! L'ultimo capriccio di Margherita, non ancora soddisfatto da Dante, era stato un braccialetto d'oro che la giovane donna aveva ammirato nella vetrina di un'oreficeria. Dante avrebbe voluto farla contenta comprandole quel gioiello che lei tanto desiderava, ma il costo non era indifferente, per cui decise di fare a Margherita un regalo meno costoso. Le comprò una sottoveste rossa come il fuoco, che la ragazza sembrò gradire molto, infatti la indossò immediatamente. "Margherita, sei una vera diavola!" commentò lui in estasi nel vedere la sua amata con indosso quella seta rossa. Il colore rosso donava a Margherita quel pizzico di peperoncino che non mancava mai di accendere la passione di entrambi. Un pomeriggio, poco prima di uscire di casa per recarsi nella sua pizzeria, Dante stava affannosamente cercando le chiavi della macchina. "Ma dove diavolo le avrò messe quelle maledette chiavi?", si chiedeva Dante mentre i minuti passavano veloci. Le chiavi non erano nel solito cassetto, cosa alquanto strana, perché Dante normalmente le riponeva sempre lì. Cercò in tutti gli altri cassetti e in ogni angolo della sala, ma le chiavi non c'erano. Allora pensò che potessero trovarsi in camera da letto. Entrò in fretta nella stanza dove Margherita, cambiandosi prima di uscire, aveva lasciato il solito disordine: la sua tuta da casa e le pantofole erano state gettate a terra alla rinfusa, sul comò erano sparse creme e cosmetici vari che la ragazza aveva usato prima di uscire, un rossetto era sul letto e la spazzola era sulla poltroncina. "Margherita, così disordinata, non perde mai niente, io invece perdo sempre qualcosa!" pensò Dante, mentre frugava dentro tutti i cassetti. Le chiavi proprio non si trovavano. Il solo posto dove Dante non aveva ancora cercato era nel cassetto del comodino di Margherita. Difficile che potessero trovarsi lì, ma volle controllare lo stesso. Per la verità, egli si sentiva a disagio nel rovistare tra le cose personali di Margherita, perché nonostante fosse la sua compagna, lui le aveva sempre lasciato la sua privacy e non aveva mai ficcato il naso tra le sue cose. Ora però si trovava nella necessità di doverlo fare, le chiavi gli servivano, doveva trovarle. Ma un'orribile sorpresa attendeva il "re della pizza"! Nel cassetto di Margherita, nascoste sotto sciarpette colorate, vi erano numerose piccole scatole contenenti gioielli di ogni tipo e bigliettini scritti con grafie diverse tra loro che riportavano frasi come "alla donna più sensuale del mondo", "grazie per l'indimenticabile serata insieme", "non dimenticherò mai la tua pelle di velluto" e altre frasi decisamente più colorite! In una scatolina trovò il famoso braccialetto che non aveva potuto comprare a Margherita, accompagnato da un biglietto in cui la donna veniva ringraziata per le sue...prestazioni eccezionali. Dante era sconvolto! Possibile che la sua adorata Margherita lo tradisse in continuazione con tanti uomini diversi, per ottenere ciò che desiderava? Lui le aveva sempre dato tutto l'amore del mondo e le faceva anche regali, ma evidentemente la ragazza non era mai soddisfatta. La consapevolezza che lei gli avesse mentito per interi anni e che molti altri uomini avessero conosciuto il sapore di Margherita, annientava il "re della pizza", facendolo sentire un uomo disperato! Il suo mondo era distrutto, la vita non aveva più senso! Si ritrovava solo nella più nera oscurità! Dante allora uscì di corsa dalla casa, accese il fuoco del forno a legna che aveva nel giardino e in preda ad un'insana follia vi si gettò dentro! Dante arse vivo nell'inferno e stavolta nessuna donna poté salvarlo.
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Profilo Autore: poetessalibera  

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Felice era un bel ragazzo dal carattere allegro e gioviale. Faceva il vigile del fuoco e aveva conosciuto Fiamma durante un'incendio, salvandole la vita. Lei era davvero carina e a Felice era piaciuta subito. I due giovani cominciarono a frequentarsi e, ben presto, sentirono accendersi la fiamma dell'amore nei loro cuori. La loro era un'unione felice, si trovavano in perfetta sintonia. Una sera però, durante una passeggiata insieme, Felice si era accorto che qualcosa non stava andando nel verso giusto, poiché la giovane era rimasta silenziosa per tutto il tempo. "Fiamma cos'hai? Ti vedo spenta!", chiese il giovane alla sua amata. "No Felice, sto bene, è solo una tua impressione", rispose la ragazza abbozzando a stento un sorriso. Lui le pose istintivamente una mano sulla fronte. "Ma Fiamma, tu scotti! Hai la febbre!". Effettivamente Fiamma era molto calda e Felice pensò che fosse meglio accompagnarla subito a casa. Una volta arrivati, lui si offrì di preparare una minestra, visto che non avevano ancora cenato. "Attenta Fiamma, è bollente!", disse il ragazzo nel porgere il piatto all'amata. Felice era sempre molto premuroso nei confronti della sua ragazza. Quella sera il giovane aveva un brutto presentimento. Fiamma aveva la febbre, ma lui sentiva in cuor suo che la causa della tristezza di lei, non era certamente dovuta alla temperatura alta.
"Amore mio, dimmi, c'è qualcosa che non va?" le chiese preoccupato, dopo che, finita la minestra, si erano accomodati sul divano. Fiamma attese qualche secondo prima di rispondere, ma ormai si era resa conto che fingere sarebbe stato inutile, decise così di rivelare la verità al suo fidanzato. "Felice, io...ecco...ho riflettuto molto su di noi negli ultimi tempi". Erano proprio che le parole che Felice non avrebbe mai voluto sentire pronunciare dalla sua amata Fiamma! Ancora prima che la ragazza potesse continuare a parlare, lui aveva già intuito tutto! Felice si sentiva davvero infelice. "In che senso hai riflettuto?" le chiese il giovane, aspettando con terrore la risposta di lei. "Vedi, ultimamente io non sento più il calore che prima avevo dentro". "Ma cosa dici Fiamma, tu stasera sei caldissima!" replicò Felice. "Sai bene a cosa mi sto riferendo, è inutile che fingi di non capire! La fiamma del nostro amore si sta spegnendo, Felice! Te ne sarai reso conto anche tu!". A questo punto l'infelicità di Felice raggiunse un livello tale che i suoi occhi si inumidirono. "Vuoi dire che tu non mi ami più? Io ti amo ancora, la mia fiamma non è spenta!" disse lui cercando di trattenere le lacrime. "Felice, non voglio che tu diventi infelice, ma è giunto il momento per me di dirti tutta la verità." Felice cominciò ad essere confuso. "Vedi Felice, io un mese fa ho conosciuto un altro uomo. Mi sono innamorata di lui. Sento che è lui quello giusto per me." Felice restò di sasso. Come era possibile che la sua rossa Fiamma (la ragazza aveva antenati irlandesi) lo stesse lasciando per un altro? "No Fiamma, non è vero, tu non puoi amarlo sul serio!" disse Felice che si sentiva ormai disperato. "Ti assicuro che brucio d'amore per lui. E' l'uomo che ho sempre sognato per me". "Ma chi sarà mai questo tizio per aver conquistato una come te?" chiese lui. "E' un artista del circo che è arrivato un mese fa nella nostra città. Fa il mangiatore di fuoco". Felice era incredulo. "Così lasceresti un pompiere per un mangiatore di fuoco? Fiamma, hai perso la ragione?". "Rassegnati Felice! Tra me e te è finita!". Felice a quel punto si alzò, uscì dalla stanza e corse alla scala che portava in soffitta. Sentiva che era giunto il momento di fare ciò che aveva sempre desiderato, ma che continuava a rimandare, per amore di Fiamma. Da mesi soffocava il suo istinto, ma ora poteva finalmente lasciarsi andare. Afferrò saldamente quell'arnese che da tanto tempo teneva chiuso a chiave in soffitta, per evitare di usarlo sulla sua amata. Si, quello era davvero il momento giusto per usarlo! Fiamma era rimasta seduta sul divano ad attenderlo, pensando che fosse andato in bagno. Il giovane scese dalla soffitta con quell'arma micidiale in mano e rientrò nel salotto. Appena Fiamma lo vide, si rese immediatamente conto delle sue intenzioni e fu colta dal panico. "Felice, cosa vuoi fare? Sei impazzito? Ti prego, no!", lo supplicò Fiamma, paralizzata dal terrore. In un attimo, le abili mani del pompiere Felice azionarono l'estintore puntato verso Fiamma, la quale si spense in pochi secondi. "Bene, visto che non bruciavi più per me, ora non brucerai più neanche per lui! Lasciarmi per un mangiatore di fuoco, sciocca ragazza: con lui avresti fatto una fine ben peggiore!". Felice era di nuovo felice perché sapeva di avere salvato Fiamma dalle viscere del mangiatore di fuoco, inoltre aveva fatto il suo dovere di pompiere. Si sedette sulla parte pulita del divano e accese la TV. Era giusto l'ora della sua soap opera preferita, "Fiamma d'amore".
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Storia scritta da mia figlia di 9 anni e mezzo
Niki amava l'arcobaleno. Un giorno però al telegiornale sentì: "qualcuno ha scambiato l'ordine dei colori dell'arcobaleno!". Poi il giorno seguente sentì un lamento, quindi lo cominciò a seguire e arrivò all'arcobaleno che gli disse: "mi hanno scambiato i colori, guarda!". Niki promise all'arcobaleno che ci avrebbe pensato lui. Chiamò tutti i suoi amici di scuola e insieme costruirono una scala altissima. Poi salirono sulla scala con colori e pennelli e rimisero a posto i colori dell'arcobaleno. L'arcobaleno felice ringraziò tutti i bambini e da allora non andò più via!
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