In una palestra di Pallanza ho palleggiato a ping pong con una ragazza pon-pon di Pyongyang parecchio pettoruta e piuttosto portata per il petting. Poi,dopo aver soddisfatto piaceri personali piuttosto piccanti,preso da una fame primordiale,mi sono precipitato al pub “La pentolaccia” dove ho pizzicato prelibati piattini di pollo alla paprika,pezzettini di porcellino con pomodoro pachino tarocco proveniente da Pechino,una provocante pastiera di Posillipo e una bella pinta di prosecco fresco al punto giusto.
Poi,pasciuto come un pachiderma del Panjab,preso da una prepotente passione per la pittura policroma,pitturai le pareti di casa in verde pisello con pois color porpora e finalmente,al calar della palpebra,mi preparai un bel punch alla menta piperita,mi infilai un pigiama in pelo di procione del Peloponneso e alla fine mi assopii con un pot-pourri di pezzi dei Procol harum,di Pappalardo,di Povia e dei Pooh…pace e pene ,emh,bene a tutti!
L'introspezione catalitica normodotata, supportata da una sinergia ortofrutticola prefestiva, introduce decisamente una argomentazione contrattuale sicuramente deviazionista rispetto al coinvolgimento onomatopeico tardo barocco del formaggio di fossa stagionato 36 mesi nelle grotte carsiche della Maiella.
È evidente che la quota parte della questione fa la quadra con la quintessenza del quorum dei quesiti al Quirinale circa la circonferenza delle cicerchie del Circeo e la calendarizzazione dei giochi circensi durante il periodo delle Ceneri.
Per concludere, si evince che la cristallizzazione cementizia dello zucchero filato senza fosfati aggiunti, crea una conseguenza paradigmatica parossistica nei catarinfrangenti delle Fiat Duna color verde pisello, esportate illegalmente a Bogotà nelle filiali abusive dei narcos colombiani con problemi alla prostata e prossimi alla sospirata pensione di anzianità.
Oh... finalmente l'ho detto!
In effetti la mia notte non era certo uguale a quella della mia vicina di letto, una povera donna di quasi ottant’anni malata di Alzheimer e di non so più quale malattia per la quale era stata portata in ospedale dalla figlia. Una notte la sua fatta di continui tentativi di fuga verso la lontana masseria nella sua amata Puglia, dove secondo lei la aspettava sua madre.
La mia notte non era sicuramente uguale a quella dell’altra donna, quella del letto 22 che attendeva impaziente di sottoporsi ad un intervento che le avrebbe donato un seno perfetto , che lei già vedeva e accarezzava ; piccole tette sode sul corpo di una sessant’enne, che si era ricoverata senza dire niente a nessuno, neanche alla sua unica figlia che ignara le telefonava, e alla quale lei con un po di timore rispondeva di trovarsi in vacanza con una sua carissima amica .
Molti altri vivevano notti agitate e insonni ,un mare di menti piene di perché, un mare di corpi tormentati da ansie e dolori.
Tutto sotto lo sguardo vigile dei medici di turno e degli infermieri. Notti ,per alcuni di loro, fatte di stanchezza e insoddisfazione,mentre per altri pieni di rabbia, per turni assurdi , per una carriera che non riesce a decollare, o per quello che li aspetta fuori.
La mia notte , carica di pensieri non miei, di paure e gemiti non miei, la mia notte vuota, vissuta in un eterno stato di incoscienza, come se niente di ciò che stava accadendo riguardasse realmente me, come se neanche l’ago cannula fosse conficcato nel mio braccio. In fondo ho sempre avuto la sensazione di vivere in una specie di stato ipnotico,o meglio in un continuo letargo che mi allontana da tutto ,anche da me.
Solo quando il silenzio aveva ormai avvolto l’intero reparto e tutti dormivano o cercavano di farlo, sentii forte il bisogno di dare un ultimo sguardo al mio corpo ancora integro, così mi alzai, entrai in bagno, e davanti allo specchio mi spogliai e inumai mentalmente il seno che ben presto mi avrebbe lasciata, una cerimonia intima senza lacrime, quelle sarebbero venute dopo appena tornata a letto.
La luce del mattino piano si faceva strada nella stanza, e il via vai nel corridoio ricominciava, medici, infermieri, malati, terapie e termometri tutto come ogni giorno, tranne il bicchiere pieno di tintura di iodio dall’odore nauseante, che l’infermiere di turno mi aveva lasciato sul comodino raccomandandosi di lavarmi completamente con quello.
In piedi, nella vasca da bagno scrostata, ho iniziato a passare sulla pelle il disinfettante, la mia pelle si tingeva di giallo e questo mi faceva sentire marchiata, segnata, proprio come quella vecchia pubblicità sull’aids , ecco , dopo quel bagno colorato e maleodorante tutti avrebbero saputo, tutti avrebbero visto e capito che ero una bambola rotta .
Per fortuna il mio lato bambinesco non mi ha mai abbandonata , e quella mattina appena mi consegnarono il camice verde col quale si saliva in sala operatoria, lo indossai e per rallegrare le mie compagne di stanza offrii loro una sfilata del tipo piccolo diavolo, “modello Giuditta”, due risate ci volevano, poi via verso quel sonno profondo e innaturale che mi avrebbe messa per sempre davanti a una nuova vita.
Lo stacanovismo stroboscopico agglutinante,privo di storpiature orogengivali,propedeutiche ad un declassamento polimerico sovrastrutturale,compenetra,of course,uno scardinamento seborroico congiuntivale, decisamente incline ad un corporativismo sindacale tardo rinascimentale, con conseguenze ineluttabili sul valore intrinseco delle criptovalute orientali dopo la ristrutturazione della muraglia cinese col bonus del 110 di pentastellata memoria.
A questo punto,ritornando a bolla,si evince che è sempre meglio una pizza quattro stagioni nella stagione dei monsoni che una capricciosa sull’isola di Capri da non confondere con l’isola di Capraia che è priva, Ça va sans dir,dei famosi faraglioni e non ha più le capre adottate ormai in uno stallazzo del parlamento italiano da Vittorio Sgarbi…e che c…o!
Ho sottaciuto di aver sottratto dei sottaceti ad un sottufficiale sotto stress che li aveva sotterrati in un sottoscala insieme a dei sottobicchieri di satin che erano appartenuti anticamente ad uno stagista stalinista ossessionato dalle sottane e dalle sottogonne in seta non stirate.E quindi,con un sotterfugio,mi sono sottoposto ad una settoplastica nasale alla clinica Sette Colli nel mese di settembre ma purtroppo ho preso la cosa sottogamba e me la sono quasi fatta sotto perché ho rischiato una setticemia sottoascellare per cui mi hanno messo sottosopra per sette giorni.Comunque,mi preme sottolineare che,se passi sotto un sottopasso nei pressi dello Stelvio alle sette di sera dopo aver scolato un Stock 84,il peggio che ti può capitare è di stramazzare sul selciato stordito dal suono di una sinfonia strumentale di Stockausen.
Per mille satanassi!
L’imperativo catatonico omocinetico, obnubilato da un’acquiescenza criptica derivata da un sovvertimento paucisintomatico destroconvesso nonché corporativistico,si correla, inesorabilmente,ad un gradiente cartografico di rilevante spessore tettonico equinoziale non privo di risvolti perequativi.
Apperciocché si deduce , surrettiziamente,che se Tizio va con Caio dopo aver dato il due di picche a Sempronio che è andato con la vispa Teresa al mercato a restituire una borsa taroccata di Gucci che suo padre comprò, è sempre meglio un uovo oggi che una gallina ruspante dopodomani fuggita dalla fattoria di nonna Papera durante il solstizio di primavera per andare a trovare di nascosto il gallo del pulito Chanteclair alla faccia delle tre civette sul comò…chicchirichì!
Ho scippato uno scialle in via Muzio Scevola ad una sciampista di Sciacca che, per lo choc, è scivolata su uno scivolo procurandosi una sciatica alla coscia sinistra ed una scoliosi da schiacciamento dovuto ad uno strappo sottoascellare,roba da sganasciarsi dalle risate!
In coscienza sono stato uno sciocco, sapendo che uno sciamano scintoista, parente dello Scià ed esperto di sciami sismici e di pesche sciroppate, mi aveva avvertito ma, per una mia specie di scioglievolezza socio-cultural-sovietico, mi ero sempre scientemente scelto una sciagurata forma di sciopero selvaggio vuoi per una mia scelta radical-chic vuoi per una sorta di sciatto sciovinismo,alla Shopenhauer, della mia sciagurata incoscienza scientifica.
Comunque, meglio scegliere di ascoltare soavi sinfonie di Chopin o di Shumann in compagnia di uno champagnino che assistere ad uno sgangherato show di una sciacquetta di Shanghai sciorinato durante la Settimana del fotoshop, organizzato da uno sciammannato sherpa nella discoteca Sha-la-la di Chamonix nel giorno della finale di Champions-league... inshallah!



