Scusi, C'è-Triolo? No, però C’è -Nerentola ed anche Che-Guevara.
Ma che ce ne frega a noi che abbiamo già Ce-sarina, Ce-cilia e Ce-Ramica che hanno appena cenato a Ceriale con ceci, cetrioli al cerfoglio, cernia, cefali e cestini di certosa. Ce n’è per tutti!
Certamente se si cena in centro a Cesena con Cesare, Cecilia, Celeste, Celine, il sosia di Celentano ed un certo Cecco strafatto di Cebion, è giusto cercare di non strafogarsi di cervo alle cicerchie col rischio di passare la notte al cesso.
Certo che sarebbe una certezza celestiale cercare di cedere cestelli di cereali ad un ceceno a caccia di cervi o di centrare con un ceffone sulla cervicale un ceramista di Cervia amante delle cenette a lume di ceri e dei cerotti al profumo di cedro.
Quando ce vò, ce vò!
Orfana di guerra , aveva iniziato a lavorare in una piccola sartoria per sostenere economicamente una zia paterna che l'aveva accolta in casa sua, più per pietà che per buon cuore. Quando ancora correva con le sue treccine sballonzolanti sulle strade del suo paese natio , avrebbe desiderato anima e corpo intessere trame di storie come la mamma da quel poco di farina e acqua magicamente tirava fuori il pane. Il pane che simboleggiava la vita ormai perduta. Invece poco più che adolescente si era trovata ad intessere maglioni per pochi spiccioli ed estenuanti ore piegata sulla Singer. La Singer le aveva ricordato subito sua madre. Di tanto in tanto, all'avvicinarsi della pausa, per un istante chiudeva gli occhi e provava ad immaginare un ' altra vita, il ticchettio della Singer diveniva il ticchettio dei tasti della sua macchina da scrivere. " Hai la testa piena di inventiva e idee , soffice come lo zucchero filato! E questo non che sia un vantaggio per una ragazza povera!" Le facevano ancora battere il cuore, le parole di sua madre. E proseguiva " Ma chi te le ha insegnate tutte queste belle parole? Chi le ha scritte?" La madre la guardava stupita " non io mamma, le ha scritte la vita" . Le voci dalla strada la fecero tornare alla realtà, il suo era solo un sogno rapito.
Evviva!
Sono un vice che per vizio ha fatto le veci di un vate alzando la voce in un film di Vim Wender girato a Vienna insieme a una vamp con le vene varicose tra vasi di viole a volontà.
Vivaddio, magari avessi fatto il varo di un veliero a Varazze tra vari vip che si abbuffavano di vol au vent alla valeriana e vivande alle verze preparate da Vissani in un venerdì senza vento tra vermuth, vino Vermentino e vivaci verginelle vestite di voile.
Veramente mi è venuta una vaga voglia di viaggiare per viottoli tra valli e vigne in un vortice di vipere, volpi e villette vetuste con le verande verdi e vetrate variopinte a vista...ma, tanto va la vacca in valle che ci lascia il vitellino...
Ho zappato una zolla in una zona di Zagarolo per seminare a zig zag delle zucche e delle piante di zibibbo ma ho inciampato in una zoccola senza zeppa procurandomi una escoriazione ad uno zigomo e una botta agli zebedei! Che zanza!
Così sono andato da una zingara di Zagabria che mi ha curato con zollette di zucchero dello Zambia, zampette di zanzara macerate nello zinco e zenzero liofilizzato conservato sottozero.
Così, contento come Zorro dopo aver mangiato una manciata di Zigulì, dopo aver bevuto due Coca Zero, mi sono rimpinzato di una bella zuppa di zarzuela dello Zaire, delle zeppole allo zabaglione, dello zuccotto al sapore di zucca e una bella bottiglia di vino Zonin dei vigneti di Zara. Finalmente ritornai a casina nella mia confort zone, tolsi il mio zaino senza zip, mi distesi su uno zerbino zebrato comprato su Zalando, abbassai le zanzariere e mi assopii leggendo pezzi di Zoroastro, Zarathustra, del profeta Zaccaria, e l’opera omnia di Zola, ascoltando in sottofondo brani scelti di Renato Zero, Zucchero, Zz-top, ed un corso accelerato di zufolo di un artista di Zurigo…zaaac!..tutto questo in barba al mago di Oz…tiè!
In assenza di un'essenza d'assenzio, mi assopii sopra un assolato assito ad Assisi, assaporando un'assiette con un vasto assortimento di Asiago, asparagi e astici di Asuncion.
Poi, con l'assistenza di un assessore di Asolo assolutamente assuefatto alle assenze, mi assentai per assistere ad un assolo di Aznavour organizzato dalla associazione assassini affetti da asma aspecifica e da tosse asinina asintomatica, assistiti dall'Asl dopo l'assoluzione in Assise.
Fu così che mi appisolai come un
assiolo e, assonnato come un assatanato asiatico richiedente asilo, mi assicurai che l'aspetto assicurativo avesse un assetto assolutamente aspecifico dandomi cosi l'assist per un asservimento assolutorio assai assimilabile ad un astratto aspetto astensionistico di tipo assertivo nonché assolutamente astigmatico.
A stento mi assoggettai a questo astruso aspetto, assecondando così un'astrazione ascrivibile ad un assaggio di asado assaporato in un assolato autogrill di Ascoli.
Fu così che, come un asceta assassinato con un ascia asimmetrica, tra attempati ascoltatori delle avventure di Assurbanipal, mi astenni assolutamente dall'assistere un astioso astrofisico di nome Ascanio, amante dell'acido ascorbico e degli assorbenti per ascelle e, assatanato come un assistente in aspettativa richiedente asilo, mi assopii al suono di un ammirevole coro dell'Associazione Assistenti Asinai Ausiliari della città di Asolo in aspettativa.
Dell'esistenza di Dio Lea ne era certa . Lo percepiva , come se stesse vivendo un sogno lucido, nel quale lui le era vicinissimo, come un amico d'infanzia con il quale non si era mai perso il contatto, tanto quanto sorella morte . Un giorno, mentre dormiva , di soprassalto come se arrivasse dall'oltretomba, venne destata dalla voce rude della kapò. "Ghe schell, ghe schell! " . Tentò di tirarsi su , ma le gambe non rispondevano ai suoi comandi.
" Che diamine fai ? Razza di deficiente, alzati! " Le disse trascinandola di prepotenza fuori e inveendo contro di lei. " Vuoi crepare? E crepa! A me poco importa !" Aveva proseguito prendendo il respiro , poi si rivolse lapidaria verso le altre che erano già schierate in file da cinque: " Ma che aspettate a morire? Sarebbe la scelta più azzeccata per entrambi le parti ! A noi facilitate il lavoro e voi ve ne andate lontano da questo schifo, lontano da questa non vita! "
Lea era troppo stanca persino di pensare, esausta di sperare, ma guardando le spighe di grano più vicine al sole, le vibrava in petto il desiderio di continuare a vivere nell'integrita' del suo spirito.
Quando tornava alla capanna si rifugiava nei ricordi della sua bimba " Layla " , dormiva appoggiata con le mani al maglioncino che lei stessa gli aveva cucito, nella speranza che quella creaturella tornasse da lei , come un sogno rapito che poteva tornare da un momento all'altro a colei che lo aveva generato.
" Layla", ( che sia in ebraico che in arabo significava " notte") ma come le era balenato in mente quel nome ? Un nome onirico, un luogo fiabesco, una lingua arcaica , che prendeva vita solo tra le labbra di sua madre e lei non aveva mai visitato realmente,se non con il pensiero.
A suo marito quel nome in un mondo pieno di " Carmela e Maria" era parso ridicolo e come dargli torto ora che, forse a causa di quel nome dalla matrice utopica , il suo bambino si era ormai tramutato nel vento?
Quando sua figlia era scomparsa al suo sguardo, si era affannata a ritrovarla a tutti i costi, piangeva giorno e notte e il sonno non le puliva le palpebre dalle lacrime , il maglioncino ritrovato nel cumolo di panni le acutizzava il dolore, un fardello asfissiante da trasportare, che non le permetteva di fluire con la vita e le comprimeva il petto sempre più .
Si ricordo che quando era da poco arrivata al campo, era stata sollevata nell' incontrare una certa Miriam che le ispirava fiducia, sperava che potesse sostenerla e ora, rivedendola , la supplicava col cuore in gola: " Ti offro questa fetta di pane che e tutto quello che ho, ti prego dimmi dove è mia figlia!"
" Ecco vedi quel fumo laggiù?" Le domandò con una smorfia beffarda in viso " bhe non ti resta che cercarla in quel fumo tua figlia!" In quei luoghi dell'orrore, la morte e la vita danzavano all'unisono come due facce della stessa medaglia e tanto amara era l'illusione di quella non vita, quanto dolce il pensiero della morte. Vivere o lasciare in un istante il piano terreno era indifferente. Nei cieli abitati dal Creatore non esiste la dualità.
Anzi Lea credeva che il trapasso portasse ad una nuova e stupenda esistenza e le anime dei defunti fossero più vive di tutte le altre incarnate sul pianeta. Per questo poco prima di lasciare il corpo , di notte usciva fuori da esso, il suo animo si posava sul soffitto e osservava tutto dall'alto. In quello stato l'enorme sofferenza che stava patendo non la turbava più, era solo una prova che le metteva difronte la vita terrena, circoscritta solo a quell'esperienza. Lea si sentii avvolta da un alone di luce abbagliante di un blu intenso, un abbraccio come non ne aveva mai ricevuti , volo' tra le braccia della figlioletta . Ora era un alone di luce oro che agli occhi umani è sconosciuta e indescrivibile, ma che tutti possiamo percepire con gli occhi del cuore. Lei si era fatta piccola piccola nel raggiungere quell' essenza d'amore universale emanata dalla figlia . Ora chi era l'adulta e chi l'infante?


