Scusi, C'è-Triolo? No, però C’è -Nerentola ed anche Che-Guevara.

Ma che ce ne frega a noi che abbiamo già Ce-sarina, Ce-cilia e Ce-Ramica che hanno appena cenato a Ceriale con ceci, cetrioli al cerfoglio, cernia, cefali e cestini di certosa. Ce n’è per tutti!

Certamente se si cena in centro a Cesena con Cesare, Cecilia, Celeste, Celine, il sosia di Celentano ed un certo Cecco strafatto di Cebion, è giusto cercare di non strafogarsi di cervo alle cicerchie col rischio di passare la notte al cesso.

Certo che sarebbe una certezza celestiale cercare di cedere cestelli di cereali ad un ceceno a caccia di cervi o di centrare con  un ceffone sulla cervicale  un ceramista di Cervia amante delle cenette a lume di ceri e dei cerotti al profumo di cedro.

Quando ce vò, ce vò!

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 239 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
DOPO UNA GIORNATA CALDA, FATICOSA E DELUDENTE PENSO' COME SAREBBE STATO BELLO POTER RISCRIVERE LA PROPRIA VITA E INIZIÒ ' A PENSARE E A IMMAGINARE.
Orfana di guerra , aveva iniziato a lavorare in una piccola sartoria per sostenere economicamente una zia paterna che l'aveva accolta in casa sua, più per pietà che per buon cuore. Quando ancora correva con le sue treccine sballonzolanti sulle strade del suo paese natio , avrebbe desiderato anima e corpo intessere trame di storie come la mamma da quel poco di farina e acqua magicamente tirava fuori il pane. Il pane che simboleggiava la vita ormai perduta. Invece poco più che adolescente si era trovata ad intessere maglioni per pochi spiccioli ed estenuanti ore piegata sulla Singer. La Singer le aveva ricordato subito sua madre. Di tanto in tanto, all'avvicinarsi della pausa, per un istante chiudeva gli occhi e provava ad immaginare un ' altra vita, il ticchettio della Singer diveniva il ticchettio dei tasti della sua macchina da scrivere. " Hai la testa piena di inventiva e idee , soffice come lo zucchero filato! E questo non che sia un vantaggio per una ragazza povera!" Le facevano ancora battere il cuore, le parole di sua madre. E proseguiva " Ma chi te le ha insegnate tutte queste belle parole? Chi le ha scritte?" La madre la guardava stupita " non io mamma, le ha scritte la vita" . Le voci dalla strada la fecero tornare alla realtà, il suo era solo un sogno rapito.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Arianna Mosconi  

Questo autore ha pubblicato 52 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Evviva!

Sono un vice che per vizio ha fatto le veci di un vate alzando la voce in un film di Vim Wender girato a Vienna insieme a una vamp con le vene varicose  tra vasi di viole a volontà.

Vivaddio, magari avessi fatto il varo di un veliero a Varazze tra vari vip che si abbuffavano di vol au vent alla valeriana e vivande  alle verze preparate da Vissani in un venerdì senza vento tra vermuth, vino Vermentino e vivaci verginelle vestite di voile.

Veramente mi è venuta una vaga voglia di viaggiare per viottoli tra valli e vigne in un vortice di vipere, volpi e villette vetuste con le verande verdi e vetrate variopinte a vista...ma, tanto va la vacca in valle che ci lascia il vitellino...

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 239 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Improvvisamente, le note di una canzone famigliare, risvegliarono i ricordi che pensava di aver sepolto da anni e inizio' a ricordare, a ricordare. Lei si chiamava Libera ma lui l' aveva dolcemente soprannominata " la mia Ercolina" . Una donna dai lineamenti gentili, l' aria charmant , e un carattere amaro come le foglie di limone. Con i suoi occhi penetrati di donna - cerbiatto era stata in grado di tramutarlo , scavando a fondo nella sua anima, addolcendolo , ammorbidendolo . La sua" Ercolina", l'aveva conosciuta casualmente nel 1967 durante una manifestazione contro lo sfruttamento degli operai nelle fabbriche. Costretti ad estenuanti ed interminabili ore di lavoro, in ambienti insalubri e con salari bassi. Le donne spesso sottoposte a continui abusi da subire in silenzio. La loro convivenza aveva avuto inizio in un appartamentino umile, che dava su strada con un affitto altrettanto basso ma che aveva seminato tante speranze nei loro cuori. Lei per racimolare qualche soldo in più scriveva articoli la notte, premeva i tasti della macchina da scrivere come in una composizione per pianoforte. Lui approfittava della scrittura armonica e colta di lei , e firmava gli articoli al suo posto, poi li inviava dritti in redazione. Non si era mai rassegnato a quel sopruso nei confronti della sua amata " Ercolina" , si giustificava con se stesso normalizzando il suo comportamento. L'ego dell'apparire nei giovani prende sempre il sopravvento .
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Arianna Mosconi  

Questo autore ha pubblicato 52 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Ogni pomeriggio sotto il sole caldo di luglio lui era lì seduto sul bordo della piscina con un libro tra le mani assorto in un mondo che sembrava lontano dalla vita che scorreva intorno a lui non parlava molto non sorrideva spesso ma c’era qualcosa nel suo sguardo un misto di nostalgia e speranza che attirava chiunque lo incrociasse
un giorno mentre la brezza leggera muoveva le pagine del suo libro notai una poesia piegata tra le pagine scritta in calce era come se quelle parole fossero una traccia un messaggio lasciato per chi avesse saputo ascoltare
le parole della poesia erano vibranti cariche di un’emozione che sembrava esplodere da dentro ma anche fragile come un segreto sussurrato al vento lo guardai mentre chiudeva il libro con delicatezza quasi a voler proteggere quel mondo intimo che portava con sé
mi chiesi quale storia si nascondesse dietro quei versi quale amore così intenso potesse far saltare un uomo da un cielo all’altro consumando ogni sua energia fino all’ultimo respiro
nei giorni seguenti lui tornò sempre allo stesso posto silenzioso e distante e io in un misto di curiosità e rispetto decisi di lasciare un piccolo biglietto accanto al suo libro con una sola parola grazie
non sapevo se l’avrebbe letto ma quel gesto era il mio modo di dire che quelle sue parole non erano passate inosservate
nei giorni seguenti ogni volta che lo vedevo lì mi sentivo come se fossi davanti a un enigma da scoprire quell’uomo misterioso così assorto nei suoi pensieri aveva aperto una porta dentro di me facendomi sentire un richiamo sottile e profondo
aspettavo in silenzio sperando che quel piccolo grazie raggiungesse il suo cuore e in fondo quel gesto semplice era anche il mio modo di raccontare una verità che l’amore anche solo attraverso parole scritte può toccare chi non ti aspetti può unire due mondi distanti in un solo istante
a volte mentre lui leggeva mi sorprendevo a immaginare la sua storia le sue paure le sue gioie e mi chiedevo se da qualche parte anche lui sentisse la mancanza di qualcuno a cui dedicare versi così profondi
forse senza sapere nulla l’uno dell’altra ci eravamo già incontrati dentro quelle parole
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Eleonora Carullo  

Questo autore ha pubblicato 193 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Ho zappato una zolla in una zona di Zagarolo per seminare a zig zag delle zucche e delle piante di zibibbo ma ho inciampato in una zoccola senza zeppa procurandomi una escoriazione ad uno zigomo e una botta agli zebedei! Che zanza!

Così sono andato da una zingara di Zagabria che mi ha curato con zollette di zucchero dello Zambia, zampette di zanzara macerate nello zinco e zenzero liofilizzato conservato sottozero.

Così, contento come Zorro dopo aver mangiato una manciata di Zigulì, dopo aver bevuto due Coca Zero, mi sono rimpinzato di una bella zuppa di zarzuela dello Zaire, delle zeppole allo zabaglione, dello zuccotto al sapore di zucca e una bella bottiglia di vino Zonin dei vigneti di Zara. Finalmente ritornai a casina nella mia confort zone, tolsi il mio zaino senza zip, mi distesi su uno zerbino zebrato comprato su Zalando, abbassai le zanzariere e mi assopii leggendo pezzi di Zoroastro, Zarathustra, del profeta Zaccaria, e l’opera omnia di Zola, ascoltando in sottofondo brani scelti di Renato Zero, Zucchero, Zz-top, ed un corso accelerato di zufolo di un artista di Zurigo…zaaac!..tutto questo in barba al mago di Oz…tiè!

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 239 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

In assenza di un'essenza d'assenzio, mi assopii sopra un assolato assito ad Assisi, assaporando un'assiette con un vasto assortimento di Asiago, asparagi e astici di Asuncion.

Poi, con l'assistenza di un assessore di Asolo assolutamente assuefatto alle assenze, mi assentai per assistere ad un assolo di Aznavour organizzato dalla associazione assassini affetti da asma aspecifica e da tosse asinina asintomatica, assistiti dall'Asl dopo l'assoluzione in Assise.

Fu così che mi appisolai come un

assiolo e, assonnato come un assatanato asiatico richiedente asilo, mi assicurai che l'aspetto assicurativo avesse un assetto assolutamente aspecifico dandomi cosi l'assist per un asservimento assolutorio assai assimilabile ad un astratto aspetto astensionistico di tipo assertivo nonché assolutamente astigmatico.

A stento mi assoggettai a questo astruso aspetto, assecondando così un'astrazione ascrivibile ad un assaggio di asado assaporato in un assolato autogrill di Ascoli.

Fu così che, come un asceta assassinato con un ascia asimmetrica, tra attempati ascoltatori delle avventure di Assurbanipal, mi astenni assolutamente dall'assistere un astioso astrofisico di nome Ascanio, amante dell'acido ascorbico e degli assorbenti per ascelle e, assatanato come un assistente in aspettativa richiedente asilo, mi assopii al suono di un ammirevole coro dell'Associazione Assistenti Asinai Ausiliari della città di Asolo in aspettativa. 

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 239 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
L' avevano chiamata Aristea un nome inusuale, non perche' fossero cultori di mitologia, ma perché era figlia di contadini e questo nome dal sapore di melassa portava in sé sonorità agresti. Lei la figura sottile chiusa in un abito marroncino  di una taglia più grande, le dita affusolate, gli occhi profondi come il mare che bagnava la sua isola avrebbe voluto sparire. Sparire nella stoffa lisa dei suoi abiti, essere solo un intervallo all'interno della sua stessa esistenza. L'intervallo in musica rappresenta la distanza tra due note. Quella stessa distanza che Aristea percepiva tra il suo corpo ( la vita terrena) e la sua anima ( connessa al suo spirito divino) . Quando la " bestia " che la voleva inchiodata alla sua magrezza, era venuta a trovarla , indossava il suo abito da sposa. L'abito da sposa confezionatole dalla madre ed assieme ad esso il fardello della vergogna per lo stupro subito. Nel ventre il figlio del disonore.  La bestia a partire dal giorno delle nozze, l'aveva presa a se' . Se lei non era più padrona della sua vita , sperava che misurando il cibo, osservando ossessivamente la sua immagine allo specchio, provocandosi il vomito avrebbe finalmente preso in mano la sua vita. Aristea in realtà era ignara di vivere ai margini della sua stessa esistenza consumata dal dolore.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Arianna Mosconi  

Questo autore ha pubblicato 52 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
La vita vera
Dell'esistenza di Dio Lea ne era certa . Lo percepiva , come se stesse vivendo un sogno lucido, nel quale lui le era vicinissimo, come un amico d'infanzia con il quale non si era mai perso il contatto, tanto quanto sorella morte . Un giorno, mentre dormiva , di soprassalto come se arrivasse dall'oltretomba, venne destata dalla voce rude della kapò. "Ghe schell, ghe schell! " . Tentò di tirarsi su , ma le gambe non rispondevano ai suoi comandi.
" Che diamine fai ? Razza di deficiente, alzati! " Le disse trascinandola di prepotenza fuori e inveendo contro di lei. " Vuoi crepare? E crepa! A me poco importa !" Aveva proseguito prendendo il respiro , poi si rivolse lapidaria verso le altre che erano già schierate in file da cinque: " Ma che aspettate a morire? Sarebbe la scelta più azzeccata per entrambi le parti ! A noi facilitate il lavoro e voi ve ne andate lontano da questo schifo, lontano da questa non vita! "
Lea era troppo stanca persino di pensare, esausta di sperare, ma guardando le spighe di grano più vicine al sole, le vibrava in petto il desiderio di continuare a vivere nell'integrita' del suo spirito.
Quando tornava alla capanna si rifugiava nei ricordi della sua bimba " Layla " , dormiva appoggiata con le mani al maglioncino che lei stessa gli aveva cucito, nella speranza che quella creaturella tornasse da lei , come un sogno rapito che poteva tornare da un momento all'altro a colei che lo aveva generato.
" Layla", ( che sia in ebraico che in arabo significava " notte") ma come le era balenato in mente quel nome ? Un nome onirico, un luogo fiabesco, una lingua arcaica , che prendeva vita solo tra le labbra di sua madre e lei non aveva mai visitato realmente,se non con il pensiero.
A suo marito quel nome in un mondo pieno di " Carmela e Maria" era parso ridicolo e come dargli torto ora che, forse a causa di quel nome dalla matrice utopica , il suo bambino si era ormai tramutato nel vento?
Quando sua figlia era scomparsa al suo sguardo, si era affannata a ritrovarla a tutti i costi, piangeva giorno e notte e il sonno non le puliva le palpebre dalle lacrime , il maglioncino ritrovato nel cumolo di panni le acutizzava il dolore, un fardello asfissiante da trasportare, che non le permetteva di fluire con la vita e le comprimeva il petto sempre più .
Si ricordo che quando era da poco arrivata al campo, era stata sollevata nell' incontrare una certa Miriam che le ispirava fiducia, sperava che potesse sostenerla e ora, rivedendola , la supplicava col cuore in gola: " Ti offro questa fetta di pane che e tutto quello che ho, ti prego dimmi dove è mia figlia!"
" Ecco vedi quel fumo laggiù?" Le domandò con una smorfia beffarda in viso " bhe non ti resta che cercarla in quel fumo tua figlia!" In quei luoghi dell'orrore, la morte e la vita danzavano all'unisono come due facce della stessa medaglia e tanto amara era l'illusione di quella non vita, quanto dolce il pensiero della morte. Vivere o lasciare in un istante il piano terreno era indifferente. Nei cieli abitati dal Creatore non esiste la dualità.
Anzi Lea credeva che il trapasso portasse ad una nuova e stupenda esistenza e le anime dei defunti fossero più vive di tutte le altre incarnate sul pianeta. Per questo poco prima di lasciare il corpo , di notte usciva fuori da esso, il suo animo si posava sul soffitto e osservava tutto dall'alto. In quello stato l'enorme sofferenza che stava patendo non la turbava più, era solo una prova che le metteva difronte la vita terrena, circoscritta solo a quell'esperienza. Lea si sentii avvolta da un alone di luce abbagliante di un blu intenso, un abbraccio come non ne aveva mai ricevuti , volo' tra le braccia della figlioletta . Ora era un alone di luce oro che agli occhi umani è sconosciuta e indescrivibile, ma che tutti possiamo percepire con gli occhi del cuore. Lei si era fatta piccola piccola nel raggiungere quell' essenza d'amore universale emanata dalla figlia . Ora chi era l'adulta e chi l'infante?
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Arianna Mosconi  

Questo autore ha pubblicato 52 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
"Tu ci sei mai stata sulla terra?" Questo mi ha chiesto la mia sorellina oggi. "Sì, non molto tempo fa, nell'estate del 2020. Ero nata in una casa di Gaza, tra le strade strette e le case di cemento di questa città densamente popolata, con i suoi vicoli stretti e tortuosi, le sue moschee, i suoi mercati affollati e i suoi bambini che giocano per le strade." Gaza, e che cos'è? Una prigione a cielo aperto? "Sì, i palestinesi direbbero che è una città che si trova sulla costa del Mar Mediterraneo, circondata da muri e reticolati, con una storia e una cultura ricca, ma anche con una realtà di conflitto e occupazione." Di tanto in tanto torno con la mia essenza su quella terra intrisa di sofferenza, lacrime e sangue, dove la vita è una lotta quotidiana per la sopravvivenza, tra le dune di sabbia del deserto che si incontrano con le acque del mare, e le palme da dattero che si ergono verso il cielo. "Ma la vita a Gaza è dura!" ha sbuffato la sorellina, e poi ha proseguito: "Lo so perché anche io ci sono stata pochi anni dopo il tuo arrivo, e sono nata in un posto dove le bombe cadevano dal cielo e le case venivano distrutte, dove la paura e l'incertezza sono sempre presenti, e le strade sono piene di macerie e di ricordi dolorosi." Io avrei avuto bisogno solo del latte della mia mamma e d'amore infinito, invece ho aperto gli occhi su una terra arida circondata da filo spinato e muri di separazione; la mia unica ninnananna erano i colpi delle armi da fuoco e le urla dei feriti. "Una mamma... non so proprio come potrebbe essere. Che voce potrebbe avere?" Io le ho spiegato che la mia mamma, prima delle bombe, aveva la voce avvolgente come il miele, occhi dolci e sorridenti; si prendeva cura di me come una lupa innamorata della vita, nonostante le mille avversità. "Non abbiamo forse la stessa mamma?" Mi ha guardato la sorellina allibita. "Sì, mi sono affrettata ad obiettare, ma io conosco la sua vera essenza, la sua personalità; tu solo la sua ombra, l'ombra che di lei l'angustia della vita ha lasciato." Chissà se un giorno la rincontreremo? "Certo che la rincontreremo!" In una diversa forma, corpo, naso, bocca, occhi diversi, ma riabbracceremo la di lei essenza. "Un giorno torneremo, puoi starne certa."
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Arianna Mosconi  

Questo autore ha pubblicato 52 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.