Viviamo di occhi
che non sanno leggere
di leggere congetture
di giudizi prematuri
in immaturi fini.
Di prima vista
di pance senza fame
di gusti ammutinati
di voci soliste
di elefantiaco tatto
e di sole puzze, al naso.
Senza trattenere spazi
da esplorare - dove
l’interesse svanisce -
Senza comprendere
la marcia in più dell’uomo
che persiste di mancanza.
Migliorabilità
da sempre risiede
nella disabilità che spinge
a sana ricerca
di parità.
Non è partita la vita …
resta, una strada percorsa
fianco a fianco con chi crede
nei propri simili.
Né arroganza, né desistenza
la illuminano, solo la resistenza
a sirene di spessore diverso.
Perché ininfluenti
senza verità, sono anche
gli occhi degli altri.
solo amare
ed essere amata.
Avrei voluto
solo essere madre,
non campo da seminare.
Avrei voluto
solo guardare i miei figli
e sorridere non solo dagli occhi.
Avrei voluto
solo allietare col mio canto
anche se stonando.
Avrei voluto
solo ridere e scherzare
con persone care.
Avrei voluto...
Vorrei...
Voglio...
solo vivere!
«Sono chiari i nembi
e chiaro è il sentire
nel mattino che dal principio
nel calar del sole
va a dormire»
E quando la notte boreale giunge
nella costellazione d’Auriga
m’appare il tuo volto
e i sogni di rinnovano nell’inverno
frantumandosi nell’universo pieno di te
che mi sorridi
nel viaggio mio più intenso
per raggiungerti tra le stelle
testimoni d’un grande amore,
il nostro.
l'immagine riflessa si consuma con il tempo
rinneghi le ore trascorse pensando
alle ambigue considerazioni, descritte come vere
che parlano nella società del niente
che finisce a terra ricoperta di polvere nera
Le pale scavano le fosse e ricordano
che il passato è sparito ma pure il presente
la fine di tutto, cose belle e brutte ed illusioni tante
che premevano contro il petto dominato dal comando
che dava il via per scattare, svegliarsi e respirare profondamente
mentre apparivano le nubi sbiadite nell'incenso di un mattino
consumato carico di colori rosso vivo, in secche cicatrici
su terre aride, bruciate
cimiteri a cielo aperto.
Insulti e torture
Angoscia e disperazione
il mio unico pane quotidiano.
Viaggi della mente
la mia unica via di fuga
da questo inferno insopportabile ormai.
E allora mi spoglio della paura
strappo questo assurdo burqa
e mi vesto di coraggio.
Così finalmente
la mia anima danzerà
su piedi piumati.
Il mio cuore canterà
di armoniose note
allietando le creature mie.
Mai più i loro occhi vedranno
rassegnazione e terrore nei miei
che sorrideranno fieri.
Silenzio! Si gira…
in questo freddo tempo,
nel ventre di piazze imbambolate,
a piene luci e via,
le città tristi come i volti che vi guizzano.
Silenzio! Si gira…
tra risate senza sorrisi,
in spalla all’ubriaco della notte,
prendendo a calci birre rotte,
passando muti davanti a quei negozi
che ancora insistono ad esporre
bellissime bambole in vetrina,
trenini colorati coi vagoni in legno,
cravatte e sciarpe senza firma.
Silenzio! Si gira…
guardandosi le spalle,
neanche fermandosi a seguire
il breve e promettente bacio
tra due ragazzi che dell’amore
ancor non sanno niente, zero.
Come noiosi capitoli di storia,
quei due sapranno di balere
e di albe, di tramonti e di colori
che non abbiam saputo loro raccontare.
In giro se ne vanno
ma solo per unirsi ad altri cento,
magari per scommettere su Marco,
se ha infilzato o no l’anello al lobo.
Silenzio! Si gira…
Anch’io mi muovo
però la prima a destra svolto
e torno a casa, tra le mie mille foto.
*
2008
di un luna park,
zucchero filato
tra le mani,
sorridere alla vita,
ancora ignari
di sofferenza
e dolore.
Zucchero filato
dimenticato,
cercarlo tra bimbi
che non lo vogliono più,
preferiscono altro,
un sapore obsoleto
che sa di amaro
ormai...
Ti sento
In ogni momento,
al chiuso o all’aperto
ci sei ti avverto,
non è finita
sei ancora vita,
niente può la morte
il nostro noi è più forte,
perdo pezzi di cuore
bevo rabbia e dolore,
nella testa c’è odio e guerra
senza di te sulla terra,
sopravvivo e resisto
sei tra le braccia di Cristo,
ti raggiungerei con un salto
tu mi guardi dall’alto,
non posso ne fare ne dire
mi sembra di impazzire,
lo so che in un altro modo ci sei
ma mi manchi ed è qui che ti vorrei,
lascio aperte tutte le porte
vieni a stringermi forte,
vuoi che reagisco e mi vergogno
ma devo piangere ne ho bisogno,
fa davvero troppo male
mi sembra tutto surreale,
voglio averti accanto
mi sento spento e affranto,
mandami una nuvola ed io volo
voglio raggiungerti mi sento solo,
se sto sbagliando Signore scusami
ma se mi capisci ti prego Aiutami.

Quando silente e docile pensare,
adombra a tuffar radici al cuore.
Cavalli a pascolar prato verde ed
una casetta di legno ad abbellir
un tronco d'albero,
per tener in bilico un'anima loquace.
Pensier gitano a divenir boato
sguardo a volgerlo nel cielo,
benevola temperanza a
schiarir nuvole nere e soffi di
vento a spazzar petali di crisantemi.
Quando l'estate volge alla fine,
l'ultimo giorno della calda stagione,
saprò attenderne il suo nuovo ritorno..e,
come edera morir su ramo!
Adele Vincenti
23 Agosto 2016
il mio passato
il mio presente.
Cicatrici nell'anima
fragile come cristallo
forte come roccia.
Imprigionata da tetri burqa
usata come bambola di pezza
rinchiusa tra quattro mura.
Violata in ogni dove
in ogni come
s'infrange di ora in ora.
Col nascere del giorno
si riveste di coraggio
si trascina in una finta vita.
Ancora spera
di poter mirare il sole
al di là del suo velo.
E questo cuore
che duole tanto
sogna libertà d'essere.
Essere oltre questo muro
di folle anarchia
dominata da acuta pazzia.
Roccia viva
sopporta sofferenze...
vuole tramutarle in certezze
Mi assilla.
Mi vuole letterato che conta
e matematico che decanta.
Stamani ha il volto del capo:
il classico tizio idiota coi capelli bianchi sparigliati
che sorseggia vino parlando d'arte in cravatta.
Zittisco, ho gli scarponi.
Vinco solo se perdo.
Domani altre casse, a centinaia.
Non ne rimarrà granché,
solo un colore alle braccia.
Allora sì: sono ergofobico.
L'angoscia avvelena l'aria fresca dell'alba
e nella guazza sguazza la pesantezza.
Mi ammalerò di sicuro. Morirò di fatica.
Un malore, niente più casa. Futuro.
Ramanzine incidenti sparlate dolore fatica
Mi terranno oltre l'orario d'ufficio,
sequestro di persona.
La gabbia è questa: ti lasciano libero
di muovere passi falsi.
Non respiro all'aria aperta;
è come aver sete su un'isola deserta
avendo intorno acqua salata.
Si mette ad osservare manifestando l'ira travolgente
sentimento distrutto da un sentimento che ignora
alterando si scombussola
Disperato affronta pioggia battente
per l'amore necessario
Libera l'atmosfera dall'aria inquinata
viaggi sospesi nell'universo
Mancherai tu, simpaticissimo tempo
Ci hai dato stabilità, colei che cercavamo
Senza te avrebbe contato poco o niente la vita
unico, intelligente, amico
La vita è una battuta.
Una freddura dentro
o fuori luogo.
È barattato spirito
per suppellettili e ipotesi.
Spiritoso barattolo
sui fatti altrui.
Lunghi fraseggi
tra luoghi comuni
portatori di dubbi.
Quei tanti misteri
del buon mercato.
Ben marcata percossa.
A volte d’arresto.
Il colpo ad un tasto
clacson scansa pericoli.
Una strada percorsa.
Il lampo… a voltarsi.
e durante la marcia
che spesso non entra
ogni attimo
è manciata di anni
… bui.
La vita è battuta
di caccia alla volpe
tra uva, rovi
cicogne e leoni.
Per corvi e uova
a portata di tocco.
A baccelli di grano
futura farina
sempre postuma
a costrutto di pane
e di pace.
È battuta
mai trattenuta
né trattata a dovere.
Ti ho sentita come il rumore delle acque questa notte.
Sei divenuta nell'amore come il tramonto sul mare.
Non ci siamo persi, ne ci siamo ritrovati.
Eravamo gia insieme, come da sempre.
Ti ho sentita anima, scivolare sotto la pelle.
Mi sono acceso, ho vissuto.
Quanta tenerezza.
Quando sei questo, anche io sono.
E ciò mi basta.








