Dormi, Luna, dormi
sotto un ponte, nel buio della notte,
mentre l’ iceberg del mio cuore sta spaccando il cielo
- improbabile cameriere, astratto notturno bar -
al quale ordino due stelle in cristalli marini
per dissetare di luce la mia anima;
errante senso di colpa,
il mio lamento per il tuo silenzio;
pitagorici pensieri di spinta
eccitate l'acqua della mente.
su nel palco, via dalla quinta!
che del lascito son fervente.
rabdomante del distacco,
ubriaco dell'addio,
come il riso del dio Bacco
quando il vin diventa un rio.
non capisco chi si impunta
finché il ragno poi lo bardi,
son l'apostata dei traguardi,
la partenza venga ingiunta!
Ho pranzato con il fumo di un tè.
Ho dormito sulle vesti di cui mi spoglio.
Ho dipinto il ritratto di due occhi senza viso.
Mi sono saziato dell’odore delle stagioni.
Mi sono dissetato con l’inconsistenza delle ragioni.
Ho osservato l’inchiostro di cui il pennino è intriso.
Ho sepolto nella terra le membra dell’orgoglio.
Ho raccolto dalle fronde i frutti dei perché.
Perché, ma purché siano mancanti.
Perché, la solitudine dei rimpianti.
Dormi. Dominio o domino dei sogni?
Dormi. Palpebre, farfalle sopra gli occhi.
Dormi. Mani, nubi appese a sussurrare.
Giorno, di fatiche il labirinto
Lascia posto al buio dolce
“ Scende sospirando una goccia di maestrale,
toccandomi una guancia chiede il mio pensiero;
sciolgo le catene e rendo a lui la libertà,
lasciando che scorra insieme al vento,
lasciando che si perda tra nastri e coppe di champagne,
bollicine danzanti che sollevano la mente da un anno in più sulla pelle
e aprono la porta a un anno ancora senza orme.
Pensiero che spazia sul tavolo imbandito,
accasciato negli spazi
spesso cerco una facciata
un confine senza dazi.
uno scorcio sull'esterno
parodia del sempiterno,
una fuga dalla quiete,
che prosciughi la mia sete.
sin da infante c'é l'istinto
di sbirciare arrampicato
L’ imputato si alzò.
Un cuore immobile restava
mostrando un’ impossibile fermezza,
affinchè dalla sue triste dolcezza
non trapelasse l’immenso amor che ancor provava.
Lungo i fianchi le mani tremanti,
lo sguardo a terra, cicatrici pulsanti;
in una stretta maglia di dolore,
si rincorrevan in fronte gocce di sudore..

