Ho pranzato con il fumo di un tè.
Ho dormito sulle vesti di cui mi spoglio.
Ho dipinto il ritratto di due occhi senza viso.
Mi sono saziato dell’odore delle stagioni.
Mi sono dissetato con l’inconsistenza delle ragioni.
Ho osservato l’inchiostro di cui il pennino è intriso.
Ho sepolto nella terra le membra dell’orgoglio.
Ho raccolto dalle fronde i frutti dei perché.
Perché, ma purché siano mancanti.
Perché, la solitudine dei rimpianti.
Perché, misurazione del caduco.
Perché, tutte le scuse che adduco.
È scrittura da ascoltare,
per vedere nel profondo,
copri gli occhi, non barare,
scippa il senso a questo mondo.
Mastico le gocce di una pioggia che mi ammalia.
Niente ombrelli, piedi scalzi, irrigato nella mente,
Sia annaffiato questo fiato, il respiro del morente
Sai che vivere è nell’arte di osservare il sol che cala?
Nella testa il sogno prude.
La camelia che si schiude.
Commenti