Lungo il viale, al giro di boa, lo sguardo
scruta oltre, muovendosi sui colli,
sulle montagne, dove la primavera
si affaccia, nel cieco sorriso di un bimbo,
travolgendo ombre, all’assalto della mente.
Lungo il viale, vivo confuso, inseguendo
nel dipinto arcobaleno, astrusi varchi,
tra facce incise nel cuore, nelle notti buie,
prive di sorti, nel caotico gusto d’infinito,
in sogni, senza luce di ritorno.
All'improvviso, mi ritrovo scalzo
mentre, diluvia sulla primavera di marzo,
e non m’incazzo, pronto a pagare il prezzo,
d’aver vissuto serenamente, senza imbarazzo,
d’aver amato follemente, come un pazzo,
ora Solo, solo Pazzo, lungo il viale, del disprezzo
dove battezzo l’ultimo pianto d’Uomo.
Perché le parole sono spesso sfiati
di bombole esauste.
E le soste (o le pause) atti
di puro egoismo.
Perché il futuro che si fantastica
non è, poi, che una triste riedizione
del passato
(e ciò che si desidera
non coincide mai con ciò che si vuole).
Perché avremmo voluto amare
con eterna onestà
e abbiamo invece peccato di superbia.
Perché ogni volta che ti guardo
vedo l'Alessandro che non sono stato
e avrei tanto voluto essere.
Perché sei in fondo il riflesso
d'un impegno che attraversa l'amore
e che va ben oltre le pur nobili
intenzioni di un padre e una madre.
Perché sei migliore d'ogni mio sogno
e ovviamente, di me.
Perché autorizzi ogni giorno
l'azzardo della speranza
e si dà il caso che la riconoscenza sia la parte
meno deperibile dell'amore.
Perché sei incurabilmente
parte di me,
Corinna.
E come ogni meraviglia,
sei tutto ciò
che assolutamente non merito.
La mania d’allevare
stelle nel pozzo
me l’hai insegnata tu
mentre aspettava, la bocca,
il sale del tuo agguato
E’ tanto nitida la notte
quanto boscoso il giorno
Riposo fra resti di corazze
sul comodino
e la lampada accesa al sole
Ho sotto i piedi
un mare d’ebano
e il tuo nome contagioso
che affonda
Sto aspettando
il mio ultimo treno
che mi riporterà indietro
per sempre lontano da te.
Non ho scelta,
e il diritto di lottare
annega davanti a me
con urla strazianti
... nel lago della pietà.
Si chiude l'ultimo cerchio
ritorna il liscio perfetto
ho aspettato per essere sicura
della sua morte.
In quel deserto
creato dalla mia nuda solitudine
mi immergerò nei miei orfani pensieri
e sarò per sempre
sorvegliata da occhi invisibili
dei fantasmi che vivono in me.
In catene metterò le mie speranze
... in un angolo buio del mio cuore
e solo il rauco stridere
di quelle catene arrugginite
mi ricorderà che un tempo ero come una
farfalla, e mi ricorderà del nostro amore
che sbocciò come uno splendido fiore
e di quel giorno che aspettando
guardandoci negli occhi
abbiamo deciso
di fare l'amore...
e scese sulla terra il paradiso.
In quella tana piena di umido
e odore del nulla..del vuoto,
vicina oramai ai poveri resti
di quella speranza incatenata
aspetterò...
il fischio dell'ultimo treno
niente fermate...destinazione
ignota....
Tira fuori il respiro
vuoi parlare alla luna
batti forte le ali
per volare lontano
da lassù puoi godere
le bellezze del mondo
non c'è pioggia che tenga
o ondata di vento
come un'aquila sei
forte e decisa
afferrando con forza
quello che t'appartiene
Tira fuori con voce
tutto quel che hai da dire
tanto sai la tua preda
non potrà più sfuggirti
afferata ai tuoi artigli
non ha più via d'uscita
Tira fuori il respiro
sei arrivata al tuo nido
fai sfogare il cuore
se sei forte e decisa
tienti stretto l'affetto
se ti sembra perfetto.
Sono le sfumature
della vita
che si posano
sui nostri giorni
che si lasciano
assaporare
nei momenti
di sconforto.
Sono quelle che poi
anche se piccole
sono gioia per il cuore
come la sfumatura
di un sorriso
rubato
in un giorno qualunque
ma che lascia il segno
sulla pelle.
Milano piove da sola
stanotte
nemmeno lei se ne accorge
tanto è lontana
Gocce d’irrealtà
ammansite
si scollano
dalla coperta incolore
Sistri di silenzio
li vedo appena
incorporei
solleticare i cespugli
e finire nel vago
come sofismi cerebrali
Incompiuti...
Come una barca alla deriva
che si lascia cullare su onde di vento
così la mia memoria ondeggia
nei ricordi di un' infanzia lontana
asoltando i silenzi di un passato abbandonato
affogo in una improvvisa notalgia di profumi
che leniscono sorde ferite
rotto è il respiro da un singhiozzo muto
allo svelarsi di un ricordo
colmo il vuoto abitato
dal disincanto di lunghi anni trascorsi
nel tentativo di colmare quest'ansia di vivere.
Il soffio del vento in un canneto
Il tuo silenzio è rumoroso
Come il soffio del vento in un canneto
Le tue parole sono come pietre scagliate nell’acqua del fiume.
Lasciano cerchio che circonda i pensieri
Piano, piano, si dissolve
Portandoli via con se.
Il tuo silenzio
Non fa capire
Non racconta di niente
Non fa interrompere il soffio del vento in un canneto.
La pietra continua ad inventare cerchi
Cerchi che racchiudono i giorni
Cerchi che li dissolvono
Cerchi che si stringono e scompaiono
rimane il rumoroso silenzio del soffio del vento in un canneto.
La guarda dormire
accarezzandole il viso
e sospirare ai suoi risvegli
in una luce che illumina la notte
facendosi cullare
sulla sua spalla
in tiepidi sussulti
slacciando veli
che infiammano
la bocca
desiderosa di baciare
ardentemente
voglie represse
per tormenti inabissati
nell'abbraccio di un sogno
innamorato
impazzito
per lei
che si chiama amore
vivo
dal dolce sapore
tra nuvole rosa
al lume di candela
consumata
da un eccesso di passione
dalle mille grandi emozioni
nella tempesta
tele disfò
smascherando segreti
nelle sue strette
che cingevano il bacino
divorato dal calore
in fiamme
di umide labbra
come danze sorridenti
fiere e abbandonate
da un pubblico in delirio
giudice severo
emozionato
per gli artisti
eleganti
divisi
dagli spettatori
dal rosso sipario
che tristezza fà venir








