di un grande amore
come ti muovi
dentro quel grembo
non vedi l'ora
di venir fuori
sarai senz'altro curiosa
come sarà questo mondo?
Cosa vorresti dire
a tuo padre e tua madre?
Sarai per loro la storia
un piccolo fiore
che nasce col sole
anche se quel giorno
farà già freddo
sarai il calore
dei loro cuori.
Piccola bimba
vieni fuori
perché sarà un mondo
tutto a colori
pieno di luce
ed ogni giorno
sarai una regina
dentro la culla.
Dedicata alla mia nipotina che nascerà tra qualche mese... Ciao Rachel.
Speravo di poter volar lontano
usando questo paio d'ali in carta,
scollandomi da un mondo troppo strano
che più che Atene mi ricorda Sparta°.
Sì, certamente è stato un sogno vano,
mi ci tuffai partendo pure in quarta¹
per poi veder che tutto, piano piano,
si scuce e non si trova alcuna sarta…
che poi con ago e filo non ripari²
lo squarcio che non è d'un materiale
adatto a sostenere i pendolari³
che senza averne merito speciale
sognavano orizzonti meno amari.
Il ricader nel fango mi fa male.
°: più che la cultura, scienza, arte, si ammira il potere, la forza, la furbizia;
¹: iniziando con eccessivo entusiasmo;
²: già: la carta strappata non si può ricucire semplicemente con ago e filo… sì, certamente si può tentare una riparazione con nastro adesivo o con colla, ma la cicatrice resta ancora evidente, almeno da uno dei due lati dell’ala strappata;
³: tra sogno e realtà.
19/05/2024
Eccola
l'alba scialba di questa giornata
che non incarnerà le giuste aspettative
Non è mai come vorresti
Up an' down, up an' down...
La lingua batte dove il dente duole
Ed io vi leggo, vi leggo
e ci provo a capirvi, davvero, ci provo,
ma torno sempre alle mie piccole cose
come le rondini che riempiono i cieli d'estate
Amo il lavorio certosino sulla foglia
del coleottero
Mi raccolgo come una bambina
tra le mani e quelli della strada
che ripetono ancora di salutarti
e tu (poeta)
tagliali come burro questi cuori
ché non sia in scadenza
il nostro insensato amare.
Nel dischiudersi
Piccole luci
Occhi come fiamme di fuoco
Ci osservano
Alla fioca ambra della lampada
Nelle ore fuse e incandescenti
Quando l'ombra cala
Sulla scala e i terrazzi
Non esalano più fumi di dolci fiori
E i corsi delle stelle, fluidi
Si fissano fermi nel cielo
Nei tuoi piccoli palazzi
Forzi la mano tra i capelli
Mossi e fluenti
Arpeggi suoni secchi con le dita
E ai tuoi tocchi si arrampicano
Viti e serpenti
Sulle pelli
Col pettine sguainato
Come una bionda spada
E il nero carboncino
Suoni lisci e fruscianti
Cauterizzi con unguenti
Acque salate o dolci, aromi
Di foreste e alti monti
Le tue curve
Alberi ardenti
Con versicoli miagoli e ti guardi
Con gli occhi nuovi e colorati
E vedi i riflessi chiaroscuri
Degli oli sui capelli
E suoni invadono le stanze
Degli angeli
Tutto il fuoco
Tutto il fuoco sulla terra
Non restituisce i rossi e gli aranci
Né il calore, né i movimenti
E le informi curvature
Di quei momenti
Passati a guardarti
Farti forma nei miei occhi
Intraprendenti
- parliamo solo altre lingue -
sulla strada per l'Europa, uniti
indipendentemente.
Infatuati da rioni e periferie
proni ci infarciamo:
preferiamo il dire
ad uno scontato fare.
E vogliamo ponti
sicuri che uniscano
sereni
di un riscuote comune
in relazione al peso
specifica della contesa ad evitare
ogn’altra pretesa.
E vogliamo porti
pertinenti punti
di supporto agli scambi
d’opere e omissioni.
E vogliamo parti
una spartizione dell'unità
… ché l’Europa resti torta!
Se questo quore
vi risulta sbagliato,
dov'è l'errore?
Nel tasto digitato
o che non s'è fermato?
Lo sa il dottore
ch'è davvero malato
ma non d'amore:
batte ancora ostinato
ma gli manca già il fiato.
19/05/2024
ci regalavano ragazze più acerbe,
ogni anno gli occhi più freddi
e le gambe più lunghe.
Era l'omicidio del giorno:
La stanza intrisa di sangue
e gli schizzi sulla camicia;
loro, sì, beatamente colpevoli.
Un secco stillicidio
a plasmare
pozze di chiacchiericci
e le ciampate, lente, morenti
campane di paesini in disuso.
S'aprivano, le belle di notte,
al sipario sulle dignità
e lo spettacolo dietro le quinte.
A quel muretto screpolato
dici una parola di meno.
Come mai?
Perché tutto, ora,
è un segreto.
nel mio cuore scende il gelo,
mi arrendo piuttosto velocemente,
so già che non vedrò niente.
Ogni anno è sempre la stessa storia,
si è persa ormai anche la memoria,
di stelle cadenti negli anni avvistate,
unitamente a speranze mai realizzate.
Ormai l' occhio la notte non scrutera',
di veder stelle muoversi non c'e' volonta',
peccato perché di un tempo c'è nostalgia,
quando di un astro cercavo la scia.
Oggi una ferma luna mi fa compagnia,
anch'essa solitaria a farmi da spia,
anche lei par di aspettare insieme a me,
una stella cadente che più non c'è.
Avrei voluto portarti – una volta ancora – sulle agre rocce
Avrei voluto portarti un’ultima volta
Avrei voluto, ancora una volta,







