È una notte lunga, umida di lacrime,
consumata dalla fisica dell’incertezza,
come il gatto e il topo o l’altalena.
È una note di pioggia e nebbia,
raccolta nella tana del tepore e il sogno,
avvolta nella polvere della disobbedienza.
È l’indubbio essere al di là del clero,
al di là del fraseggiare in rima.
È una notte che non esiste
che guardi il frutto e rimpiangi il fiore
e l’innocenza e la speranza.
È quella notte che non ti aspetti
che guardi il cane e porgi un osso
è il preconcetto dell’indesiderata fine
statica all’angolo di un destino grullo
dove si incrociano le linee
di due esistenze estranee.

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Mi è piaciuta molto.