ancora
e nonostante,
ma deboli
a fronte
del tuo assoluto
e i suoi responsi,
toccando dimandare
a un dimane migliore
il mio di te sperare,
e nel di mezzo,
cosi,
semplicemente stare,
aspettando di non aspettare.
M'anche non volendo
tra i risvolti
del pensare
come di sorpresa
sempre a te giungere
e a mani giunte
accostare
come a madonnina,
nella preghiera
di un sabato mattina.
Un vagito verginale
teso a te
al tuo unto sudorale,
e come glassa
tenue
si posa
sulla tua spiaggia di pelle
sempiterna,
pura,
di mancata sposa,
cedendo dall'alto
come una nenia antica
che insiste e insiste
ma non stordisce
il tuo raziocinio
che l'attutisce.
Ossidiane
abbagliate dal sole
i miei sogni rilucenti
s'infrangono
per il troppo sentire
nel tuo di bagliore
andando a morire
da sempre come ora
nell'accenno
di un ombelico
che tutto divora.
addio
e non capii i suoi occhi
ma il cuore avvertiva si ruzzolava all'ainterno
leggero il respiro delle sue labbrra
sussurravano dolore
ma non arrivavo a toccare le sue mani
le sue mani
quelle che accarezzavano i miei giorni
i giorni
anteprima di un dolore
non avevo il biglietto
per entrare nella realtà
la baciai la strinsi
scesero le lacrime
lei non riuscì a vederle
io non ero lì
no
si chiuse il cuore a braccetto con gli occhi.
La sua presenza è assoluta,
a volte inquietante, a volte compagna.
Riposa sul ramo incurante del mondo.
Lei è lì e nessuno può rifiutarla.
Quel suo muovere stridulo d’ali
la fa unica in natura, in prepotenza.
Non basta chiudere le orecchie,
non serve immergersi in pensieri,
quel sibilo prepotente diventa parte di te,
assorbe il tuo riposo, la tua quiete.
vorresti rintracciare le sue origini
e con un gesto prepotente soffocarlo,
piccolo esserino arrogante!
E lo cerchi e lo trovi.
La tua rabbia vuole scatenarsi
IL SILENZIO aneli in quel momento,
ma poi…….. eccola lì, davanti a te,
mezzo dito di energia,
e allora ti fermi a riflettere:
come può una minuscola creatura
attirare l’attenzione della gente
quando noi, grandi esseri intelligenti
siamo niente nei confronti dei potenti?
Che strana la natura, gioco crudele.
Vorrei avere anch’io due ali così acute
ed urlare la vergogna in cui viviamo
e costringere i signori prepotenti
a cercare la coscienza abbandonata
unna u mari chianu
suscia paroli duci
intra u cori
unna
u scantu si perdi
intra u sciavuru di cevusi chianchi.
Amuninni
abbrazzati sutta a luna
e spittannu co suli
ngagni a to billizza
t’annacu e t’accarizzu.
Andiamo
dove il mare piano
soffia parole dolci
dentro il cuore
dove
la paura si perde
dentro il profumo di gelsi bianchi.
Andiamo
abbracciati sotto la luna
e aspettando che il sole
afferri la tua bellezza
ti cullo e ti accarezzo.
Non guardarmi così
con tristezza e impotenza
leggo anche rabbia
nei tuoi occhi
Consapevole che dolore
reco al tuo cuore,
aumenta in me
l'idea dell'essere nulla
dell'essere egoista
Se chi abita
quel pozzo maledetto
lancia richiami subdoli
conoscendo la debolezza
che porto nell'anima
nella testa
e stanca confusa
quei bagliori di falsa luce
mi attraggono,
stringimi tra le tue braccia
non lasciarmi andare mai,
legami a te con catene
d'amore e passione
baciami
cancellando così
le paure
le insidie
in cui io debole essere mi perdo
Amiamoci
ancor di più
se possibile
che già immenso è il nostro amore
chiediamo aiuto alla luna
alle stelle al sole
le forze della natura
appartengono a Dio
Egli benedirà di nuovo e per sempre
questa unione
ed io sarò salva …..
Amami, amami
come solo tu sai fare
come solo io voglio
da te essere amata
ed amarti …..
alla chiusa finestra e la persiana
sonnacchiosa sbadiglia piano piano,
aprendosi all’invito quotidiano.
Al suo interno il silenzio è da padrone
nella piccola stanza tutta azzurra
un lenzuolino dalle faccette allegre
delinea la sagoma di un tenero bambino.
Ora il raggio di sole prende coraggio
penetrando con forza in quel silenzio
e la stanza lo ospita sapendo
che la notte del bimbo finirà.
Il piccino distende le sue membra
a contatto col caldo dell’intruso
si rigira nell’ombra del lenzuolo
rinchiudendosi a guscio tra le gambe
quasi a chiedere un po’ di sicurezza
in quel mondo nascosto dall’esterno.
Sa che quando i suoi occhietti si apriranno
sarà esposto al nuovo giorno troppo vivo,
coi suoi rischi e i suoi problemi e le sue noie
ed allora decide all’improvviso
di pulire la mente dall’esterno
per un pò vuol restare nel suo limbo
in un’ora di sonno protettivo
e rimane nel guscio di cotone
ignorando quel raggio prepotente.
volare via come farfalle.
Libertà è quello che sogno
come un gabbiano che sa,
volare in alto nei cieli.
Sorvolando montagne
senza mai morire.
Continuare a rinascere
in mille vite.
Finchè non troverò pace.
Dove volano le aquile
io sorvolerò gli oceani,
andando dove nessuno
ha mai osato.
Parliamoci di noi
Viviamoci nelle nostre poesie
Scambiamoci le nostre sensazioni
Noi, poeti un po’ emergenti, un po’ nascosti
Noi che vogliamo esternare quella voce che senza una penna non riesce ad uscire
Sempre noi che agli incontri ci indoviniamo curiosi
Continuiamo nel nostro cammino
Facciamo tesoro della nostra anima
Perché abbiamo un dono che solo chi scrive
può riconoscere
E allora……………
Incontriamoci di nuovo
Parliamoci ancora
Viviamoci sempre di più nelle nostre poesie
Penetriamoci gli animi scambiandoci sempre sensazioni
Noi, piccoli grandi poeti dell’anima
stringerlo fino a ferirlo
fargli sentire la mia esistenza,
perché è troppo grande per darmi sensazioni.
Vorrei sentire di cosa è fatto
capire perché mi sfugge
provare un’emozione grande come lui,
ma tutto è inutile.
Rimango con l’anima vuota
sommersa dal macigno di vita,
senza via di scampo che i giorni comuni
affamata di mille risposte assenti
Le mie mani nel vuoto e basta







