di
feroce sgualdrina
attende
la sera.
Il dado
sprezzante
è stato lanciato,
rotolando comprime
attimi avviliti
annodati
all’ultimo piangente
rantolo,
pagano tutti
egual misura
i clienti suoi.
Nessuno vincerà
l’ultima partita
ghigno
di nera signora
con ridondante
campana batterà
dadi come
massi
rovinosi
giù dai dirupi
del destino,
solo lacrimanti
implosioni
di grida gelate,
grondanti
da chi non
ha giocato
faran da sfondo.
Quante volte il calessino arrivava fino al punto
e i pensieri ossigenati volavano a ritroso
percorrendo quella strada ancora vergine,
respirando aria buona di erba bagnata,
Impossibile valicare quella linea,
solo un pazzo l’avrebbe scavalcata.
Verso destra sfilava il manto dorato del grano,
più all’orizzonte la verde pineta rinfrescava la vista.
Vita mia, solo mia, inviolabile al traffico feroce!!!
Via lo stress dal mio quadro salutare.
Poi un giorno la notizia che più infausta non poteva arrivare:
cubature di cemento assassino
avrebbero violato quella gioia.......
vai gli alberghi, vai i mostri commerciali,
vai la civiltà progresso!!!
Quale mente perversa può ideare
questo scempio di morte naturale,
quale spettro civile può esser questo
se sacrifica la gioia della terra!
Civiltà la chiamano gli inetti,
assassinio del mondo lo chiamo io
allontanarsi, e senza un suono
il volto scintillante di un ghiacciaio
scivolando in mare.
Una quercia antica
cadde <era stanca>
ci regalò
una manciata di foglie,
e una vecchia
alzò gli occhi
per un istante.
Sul lato opposto
della galassia,
una stella trentacinque volte
le dimensioni del nostro sole è esplosa
e scomparve,
lasciando una piccola macchia verde
sulla retina dell'astronomo
mentre se ne stava sulla grande cupola aperta
del mio cuore,
con nessuno a cui dirlo.
quante volte sono morto
prima della volta vera.
Quante volte l’ho sentita sulla pelle.
Percepisco la fine nella lotta.
Eppure sono sempre qui, vivo
Ho paura e sono sempre qui, vivo.
Non mi basta più
pensare di vivere
mi occorre sentire..
..la morte sulla pelle.
Sul lenzuolo blu
dalla schiena sudata
mentre ti parlo
di una strana lampada
una peonia
incartata per un regalo
apparsa ieri in sogno.
Anche noi sembriamo dei fiori
da esperimento mentale
mi soffi il vento fresco sul petto
col tuo becco d'uccello.
lento e viscido...
come lumaca
indossando maschera di bontà.
Dall'alto del tuo pulpito,
detti regole di vita,
a chi la vita...la conosce
anche meglio di te
e sa soffrire...
in umile silenzio e solitudine.
E questo, tu,
non l'accetti,
premi, opprimi,
soffochi con le tue spire
di falsa saggezza.
Fin quando secerni
il tuo fluido...
che pian piano si avvicina,
vuole catturarmi, invischiarmi,
fino ad inglobarmi..
Non posso dirti addio,
cuori solitari
sedie abbandonate
in una triste festa
piena di convulsa
vitalità
dietro cui si cela
una rabbiosa solitudine
ansiosa di obliarsi
in un abbraccio
senza limite.
Batte impassibile
il cuore freddo
mentre i piedi
si muovono
come automi
incapaci
di deviare
dal tetro percorso
di una vita
che langue
inascoltato desiderio
d’amore spezzato
rimbomba
nel petto.
Attese infinite
spasmodici tentativi
di ricucire una tela
estinta
di nodi passati
ragnatela spietata
imprigiona l’anima
e il suo urlo
si infrange
nella sordità
di agghiaccianti
spazi vuoti.
sfioravano i miei fianchi.
Non capivo.
Quel divenir padrone
senza chiedere.
Quel silente circuire
d'ogni spazio, d'ogni avanzo
che al timor del buio
m'arrestava nel volere.
E in sensazioni di mutismo,
il cencio d'un pezzo di vita,
la sorte uccisa dall'indifferenza.
Maschera di normalità.
Si torna come prima
fingendo di partire da zero.
chi son io per giudicare il pensiero altrui
posso solo incamerare versi estranei
quel che resta di certi scritti è ciò che vale
alla fine è solo il cuore a dar giudizio
e magari recepisce in modo errato
ma è pur sempre quel che sente
ciò che importa
ed è questo che io chiamo POESIA
è perdere una parte della tua vita.
Non si può cancellare una foglia
che per il suo tempo ha fatto parte di un albero
è come tagliarsi la chioma fluente e dire
mi ricordo come stavo coi capelli lunghi.
Tutti quegli attimi vissuti insieme
Parole condivise, discussioni e poi abbracci
Passeggiate e telefonate
Sono parte di te
E in ogni attimo davi espressione al sentimento,
che in quel momento scaturiva dal cuore
ed era condivisa da lui, il tuo amico
quella giacca troppo larga
in un corpo così esile,
caratteristica del suo essere.
Anche quella era lui
ed il tuo riso nel guardarlo
era parte di te e parte di lui
e ti accorgi che quei momenti
non potranno sostituirsi con altre giacche
né con altre telefonate,
né altri amici potranno avere il suo odore
tu che sprizzavi energia da ogni poro
tu che solo a pensarti davi forza allo spirito
e poi quel pazzo
a cento all’ora ti ha travolto come un birillo
e sei rimasto immobile ad attendere un soccorso
ed ora…………
forza della natura mi sei innanzi.
Ogni respiro ti trafigge le membra,
vorresti darmi animo e asciugarmi le lacrime,
ma questa volta non puoi!
Non puoi dirmi di non esser triste,
“I miei attimi si chiudono,
ma so che rimarrò in una parte del tuo cuore
e quando sarai triste mi penserai
e troverai sollievo ai tuoi guai”,
Ti guardo e i tuoi occhi amici mi parlano
Solo gli amici sanno parlare con gli occhi
Maledetto ticchettio del macchinario…..
rallenta……………..
noooooooooo!!!
Non sento più nulla,
solo un soffio di mano mi sfiora
quasi a consegnarmi la vita
per dirmi….tienimi con te
e intravide la luce,una luce migliore,
un ruvido bagliore stonato dal tempo oscuro.
Un grande temporale tuonò come un'esplosione atomica
in tutto il pianeta,la vita era svanita,in un'attimo.
Si aprì il cielo e la terra era spoglia e gelida.
La vita in quel momento è rinata
una rinascita in questo tempo sordo,
stordito da nuvole nere,
rinasce una nuova vita.
A questo dì che svanisce frettolosamente
e riaccende un altro giorno.
Un altro nuovo tramonto
in un altro pianeta.






