In quest’angolo sul mondo,
che ha vissuto il mio accenno d’esser vivo,
bagliori d’un temporale di maggio aprivano
le porte al primeggiare dell’alba.
Lì nella casa in cima alla collina,
tra i profumi del fieno fresco
ed i papaveri, in mezzo al grano
sono nato.
I ricordi primitivi della vita,
con il passar degli anni
infittiscono i granai della mia mente
e come un volo di farfalle in libertà
vivranno di poesia.
Mio pensiero che spesso ti trasformi
Da dolce quiete ad orrida tempesta,
in questo caro luogo tu mi informi
di quanto ancor lei fosse bella questa
notte. Ma il tuo dir non mi meraviglia,
perché so che chi si ama non invecchia.
Languido pensiero, dalle mie ciglia
Una lacrima cade e si rispecchia
Col tormento del mio triste cuore,
Che qui solo lentamente muore.
nascosto fra le nuvole
che grido di gioia
se un bimbo non piange
che divento una roccia
se lo sguardo attorno è spento
che corro con la luna
per illuminare le tenebre
che dipingo un fiore
per non rubargli la vita.
L'ansia può essere paura
- ma torna alla mente il glicine
di Elena e la pallacorda -
può essere la morte
- ecco una rosa avvolta
di pagine
lontane dalla fine.
Stato di allarme
in tutte le strade
- ma aspettiamo un nuovo fiore,
saremo le donne anziane
fra i lunghi vasi verdi
sui gradini di Saint-Pierre
o solo uno stelo appoggiato
d'orchidea vistosa -
io non riesco più a capire
se apatia può essere vita.
E se ne andò con il suo fascino lasciando i segni del suo passaggio rughe scolpite nello spazio di un tempo nascosto dai suoi mille momenti appesantiti dal dolore Non volle gratitudine alcuna salutò tutti noi guardò verso l’alto e subito abbassò il capo accennando una ninna nanna raggruppando i suoi pensieri in un cofanetto per tutti noi tutti cantammo in quel tempo guardandoci i visi spenti e cantammo ancora cantammo le sue lodi nell’osservar rivoli di sangue scendere dal suo viso e il capo incastrato da una corona di spine, pensammo di aprire le nostre anime all’amore del Signore
dalla dorata invisibile catena
col corpo disteso
alla nuova alba
coi desideri
nell’attesa del domani
con lo sguardo
a volte pilotato
con la leggerezza
abbandonata nel tempo
con la luce fra le imposte
rinchiusa
col sentimento
coatto all’evidente
col sogno
che mai in realtà
si è tramutato
col timore
che tu sempre piccola eri sei e sarai
con la costante che tu donna folle sei nata.
Così tanto tempo
alla tua vita hai regalato
forse perché prigioniera anche di te.
dietro al mio corpo tante parole
bisbigliate
in giro c'è tanta
continuo girando il giorno e la notte
poi penso fra le mani
ma non basta piangere
non basta e non serve
prima di parlare pensa
oppure scrivi tre righe a te stesso
prima di trasformarti
in urlo
mentre la bomba cadeva
nessunno venne crocifisso
tutti erano al muro del pianto.
Non sono Gesù Cristo
nata non sono per salvare
il mondo e l'umanità tutta
ma il “bacio di Giuda”
l'ho ricevuto,
qual Figlio di Dio a Cristo coscienza viveva
io non sapevo ….
Sulla guancia mia la vestigia
di un ustione, foggia di labbra
ebbre di falsità
Il tradimento, inganno
violazione di un affetto
elargito in buona fede,
ammutolito ha la mia mente
come di fronte ad una visione nefasta,
pugnalato gli occhi con aghi avvelenati
estirpato dalle narici l'encefalo,
vano tentativo di imbalsamare
il mio corpo, la mia mente
Usare l'amore come moneta
usare una persona, una madre
come trofeo da esporre
ostentazione di “Buon Samaritano”
ignorante del significato della parabola
L'ustione avrà segnato la mia pelle
ma il cuore è rimasto puro,
la coscienza mia di nome fa Umiltà
Dio ne è a conoscenza,
perdono per la presunzione chiedo
ma il mio sonno è lieto
come quello di un neonato
che a nuova vita si leva ….

Barlume frusciante rispecchia il tuo essere
complici e artefici quelle note
fatte di violini e di corde musicali.
Si son perse nel tempo di un giorno
le rivolte emozionali in tumulti e combattimenti lasciati
per poi riprendere da capo.
Quel capo struggente, che pulsa e martella
cercando di incatenare, di metter catene.
Il tempo sfugge per ritrovarsi nel buio delle ore
gemiti e desideri si mescolano alle rivolte
per poi dare pace.
Quella pace che alleggerisce il corpo e la mente
s’intreccia e si struscia perdendosi nell’altro.
Quell’altro amato, che non è fatto solo di carne
fatto si di un miscuglio pieno
di un essere nobile.
Scivola adagiandosi nel ventre emozionale
scorre e percorre turbando la quiete
incalza … ma non ferisce.
Sorriso amorevole e carezzevole
sprigiona quell’odore speciale
che diventa palpabile.
Sfioramenti e baci
carezze e sussurri
per poi addormentarsi, così
naturalmente abbracciati.
b
sul viso bluastro
immerso nell’esalazione
di un vapore metallico.
Un urlo rauco,
un confuso crepuscolo invade il cervello.
Il lamento del suo povero cuore,
dolce e indistinto,
come l’ultima eco di una sinfonia,
si dilegua nell’aria vuota.
E si lascia scivolare
nei meandri degli arcobaleni primaverili;
e presta orecchio alle arpe sui laghi,
ai canti dei cigni morenti,
a ogni caduta di foglie,
al vento soffice che sbuffa nelle valli romite,
agli Angeli che librano le candide ali
nel cielo infinito
e alla voce dell’Eterno
che parla, tenebrosa, nelle brughiere.
Le membra contratte,
il corpo cosparso di macchie scure
e il polso che scivola sotto le dita
come un filo teso,
come la corda di un’arpa
in procinto di spezzarsi.
Mento abbassato sul petto,
palpebre enormemente spalancate,
mentre le povere mani
annaspano nel caleidoscopio ingrigito.
Negli occhi l’espressione di serenità
s’immerge nel misticismo del
curato che recita il miserere.
Poi una grossa lacrima solca il viso
e la sua testa ricade sul guanciale.
Un marezzare d’increspature cangianti
sulle lenzuola ricamate.
Tutto si perde, confusamente, nel silenzio
e nelle ore che passano lente,
nel vento soffice che muove le tende,
nei sentori umidi che salgono dall’anima.
Querule preghiere si forgiano
nei fiori vermigli e nell’ipocondria
feculenta del tramonto.
Ora il corpo riposa
davanti al tabernacolo,
tra il nitore soffuso di pareti monastiche
e vaghi nugoli d’ incenso fumante.
E il giovane arbusto,
solo rimasto, cerca di suscitare in sé
la devozione, abbandonandosi
alla speranza di una vita futura
dove poter rivedere suo padre.
E lo immagina partito per un viaggio,
molto lontano, distante nel tempo.
E si raffigura paesaggi nordici
irrorati dalla luce dell’alba,
baite avvolte nei tenui colori autunnali
e nelle brume vespertine.
E si raffigura diafani diademi
rivestiti di fiori e di diamanti,
buie e claustrali miniere del Belgio
come malinconie impietrite
in notti senza luna.
E si raffigura nubi vaganti
su darsene sublimi,
effimere clandestinità,
pittoresche elegie,
vele nivee,
nella solitudine di un lago immobile.
Vago per le strade dell’utopia
circondata dal niente
ribellarsi non serve
amplificherebbe il vuoto
Salgo le scale del tormento
con le unghie affilate
graffio la vita
scorre sangue colorato di nero
Sulla cima cerco speranze di vetro
arrivano i sogni assassini
le coltellate non mi uccidono
i pochi pensieri rimasti mi proteggono
Mi lancio nel vuoto
sirene di Odissea memoria mi afferrano
e mi accompagnano al suolo impietosite
dal mio tormento
Allora mi inginocchio e prego
ad un Dio a cui non credo
scende il miracolo dell’alba…
Riesco a sopravvivere in questa follia quotidiana.
amare l’amore di una donna
amare le sue gesta veloci e delicate
amare il suoi modi di fare
amare l’amore che ha verso i figli,
amare il suo modo di difenderli
amare una donna quando si arrabbia con te
amarla quando è con te
amarla per i suoi dolori di donna
amarla per la vita che ha donato
oggi è un giorno speciale per lei
oggi potrebbe ricordare il suo passato
oggi potrebbe soffrire per chi come lei ha dato se stessa
potrebbe ricordare chi ha lottato e la resa libera
per l’amore dei tuoi ricordi conquistati
per la vita che hai donato
per l’amore che hai avuto
oggi mia compagna io ti ringrazio
per averti come madre dei miei figli ed amarmi.
una farfalla ..
che già possiede
le ali e sa
percorrere disegni
della mente tra
luci e ombre?
Che cosa sogna
una farfalla
se ha il vestito
di bellezza
cucito addosso
tra polvere miracolosa
e fiori profumati
dove lei è regina ..
che cosa sogna
l’effimera e graziosa
farfalla, se non
la vita..









