Pochi attimi
trascorsi insieme,
non ricordo il tocco della tua mano,
troppa emozione!
Un sogno averti incontrato,
pochi attimi di gioia,
grandi sguardi,
mi sentivo spogliata,
toccata, amata.
Raccoglierò di te il tuo sorriso,
la tua voce,
li terrò stretti al cuore,
raccoglierò il tuo respiro,
lo unirò al mio
e insieme
andremo a navigare
in quel mare
che mi fa tanto sognare.
rosy d'agostino scritta il 08.11-2012ore 18.15

nell’assurdità di passioni sdrucite
e di gesti inconsapevoli.
Nell’incanto del vespro
fasci di chiarore evanescente
lambiscono la collina,
accarezzando prati e fronde di alberi;
e la campagna sembra gioire
di questa benevolenza porporina,
come un finimento prezioso.
Risplendono comignoli e pietre,
di luce propria,
interna, non comunicata.
Una grande luna esile,
trasparente, irreale, falcata,
s’affaccia, incredula, dai colli dauni,
sopra gli ulivi grigi
e le case fatiscenti,
nell’aria rosata del crepuscolo,
come un osso di seppia
corroso dal sale
sulla riva del mare.
Cime dei pioppi giallastre
gareggiano con i pini
per raggiungere per primi il cielo
Nel percorso visi attoniti
di giudici senza clessidra
per dar spazio alla vita
Sorpresi i banchi di nebbia
costretti a lasciar spazi
a binari di luce
Forza in quei rami
che da lassù solcano i pensieri
della povera gente fino a far ragionare i potenti
sbiadita dalla lacrima
del primordio musa calderone
sospira del potere primo
della lucciola fluorescente
i post moderni
hanno fallito
non se la sono dati
sufficientemente
a gambe
non hanno lasciato
che il terrore
della parola smorta
fluisse in fluido
dalle mutande
non c'è rimasto
che il diario segreto
di qualche ragazzina innamorata
e almeno quello
redimeva l'anima
con l'ansia prodigiosa
del primo uomo che entrò in keope
lo stesso passo scalpitante
mistero e odore brivido
l'alchimista con la p minuscola
imbratta il display
con la rarefazione artefatta
della lettera veloce
che più rapida passa
e più si guadagna
un clap senza rumore
ma se il latte del mattino
è un pò più acido
e svela il manto
d'un mondo
di disincanto
la poesia acuisce
il danno
così che il demone
più che andarsene a mare
lontano a giocare
ammazza la bambina indiavolata
siamo troppo impantanati
per scrivere leggerezze
ancora una volta
sole sul far del giorno
a scrutare l’orizzonte
perse nell’immenso mare
mentre dentro brucia
l’attesa delle ore.
Ancora una volta
ferite nel cuore
dopo aver tanto amato
sino all’ultimo respiro,
cadono come pioggia
al di là, della luce.
E tra le lacrime
ed i sospiri
riflettono le sorti
piegando le ginocchia
ancora una volta
increduli
lasciandosi alle spalle
perse intimità.
L'etìope si spoglia
delle sue poche foglie gialle
delle punte di freccia avvelenate
delle piume parlanti.
Non gli do per forza un senso,
mi appare come un qualunque alberello d'autunno
sotto una pioggia sferzante
che lo veste di lacrime.
Piangeva quel cielo
e il sole non mi riscaldava,
i tuoi occhi sapevan di pianto,
la tua voce tremava
quando sfilavi dal mio dito l'anello.
capivo e volevo leggerti negli occhi,
pensavo fosse uno scherzo.
accarezzavo il tuo viso
mentre i miei occhi si riempivano di pianto.
dobbiamo lasciarci
io vado non so quando torno
vorrei che tu mi amassi
per sempre
un giorno
non so quando
tornerò
e ti porterò via.
Un ultimo bacio
un ultimo abbraccio
piangevi ,dicendo ti amo,
volevo gridare,
volevo svegliarmi
da quel brutto sogno,
ma tu già sparivi.
Sono passati 40 anni,
ricordo il tuo volto
ricordo quel ciuffo ribelle
le guance tue belle
che sapevan di pesche,
ricordo la tua voce che mi cantava
dolci canzoni,
ricordo la promessa
ma tu te ne sei andato
e non sei più tornato.

E come una tela esprimi le tue emozioni
Sovrapposizioni di colori
s’alternano i caldi voraci con i freddi
le sue assenze, ormai troppe
Pennelli la passione che senti e
sotto la tua mano la tela vibra
filtra e accoglie tutto ciò che doni.
Geometriche arcate s’intrecciano tra le tue dita
esattamente come fu con la sua carne
Senti i ricordi vivi, scalpitanti , ancor bramosi
affondando le tue mani nei colori
impregni la tela, sono gemiti urlati
Li senti, li palpi e … ti perdi
Vellutata e profumata la sua pelle
fame e sete ti tennero prigioniero
Saziarti sarà ardua impresa
e la fine impossibile.
È dentro di te, languidamente adagiata
in attesa sempre di essere amata.
Una nebbia palpabile
vige agli occhi
anche il foglio bianco
si arruffa perdendosi in essa
Cieca incido guidata dall'istinto
parole dettate dall'anima
E' lei che parla per me
vive la paura dell'incognita
dell'esistere in questo tempo,
dei tratteggi neri impressi
su carta che odora di sofferenza
dono natalizio di questo anno
conscio della morte che inesorabile
arriverà tra qualche luna,
e trascinare con esso vuole
la maggior parte di noi …
Perchè la morte fa paura
si nasconde negli anfratti
più svariati,
in attesa di ghermire le anime
più deboli
con il suo ghigno sdentato
le scheletriche dita dalle unghie
lunghe e zozze ….
La Signora ignora che esiste l'amore,
arma potente a doppio taglio
ad esso appartiene la vittoria finale
di questa guerra arcaica
egli salirà sul gradino più alto del podio
tra le mani volte al cielo una coppa
traboccante luce eterna ….
Per balzi si inerpica la strada
stretta, da pietre e polvere segnata.
Da un lato vecchi rovi di more
come callose mani attorcigliate,
dall'altro l'orto degli ulivi.
A metà del passo,
come limbo che alla vetta aspira,
ciò che fu Paese e adesso è marmo:
per me ancora voci di gente,
rumore di mestieri, odori di cucina,
il passar oltre di donne indaffarate,
grida di festa, aquiloni e giochi,
loquaci code alla fonte del paese.
Intorno file di cipressi a coppie
vecchi e cari amici lasciati e ritrovati,
gazzozzole per terra, fronde secche,
ombre e nascondigli ormai coperti
da sterpi troppo a lungo abbandonati.
In alto, dove la strada conclude,
alcuni gradoni di pietra sbrecciata
e poi la chiesa che sa ancora di pane,
di fieno, di antica pazienza contadina.
e poi discesa.
senti il freddo
la mancanza di un contatto
nulla vicino
questo senti
Come a cercar soccorso
ci si dibatte
con le ali attorcigliate
in occhi tanto azzurri
quello sguardo di traverso
di odio e tradimento
lo sgomento
di tanta violenza.
Forse uno sguardo
forse una parola
forse un pensiero
... e sei svanito
disteso nella tua bontà
disteso nella tua rettitudine
disteso nella tua compostezza
.. e sei svanito
preso dal tuo tempo
preso dal tuo autunno
preso dalla tua notte
... e sei svanito
tra voci di luna
tra raggi di Paradiso
tra venti di azzurro
... e sei svanito
lasciandomi nel mio blu
lasciandomi nei miei ricordi
lasciandomi nei miei sogni
... e sei svanito
come piuma leggera
come foglia d'autunno
come cerchio d'acqua
... e sei svanito
trasformando pace in serenità
semplici sguardi in occhi
pause silenziose in insegnamenti
raccolgo il tuo seminato
il tuo valore
il tuo essere
e lo faccio mio!
Preghiera per te ,papà








