« La rivoluzione non è un qualcosa legato all'ideologia, né una moda di un particolare decennio. È un processo perpetuo insito nello spirito umano. » Cit. Abbie Hoffman
Eccoci ancora qui: tu, io,
e la linea della memoria,
che guardiamo il mondo
da una prospettiva puerile:
da sopra quell’albero blu
che gli altri non vedono,
dall’alto di una solitudine
che non si distingue più
dal soffio di un sogno.
Certo sono solo parole,
ma sono sempre le stesse:
si possono ancora leggere
ai bordi di quel bel cancello,
sul limitare della mia infanzia.
Ti darò 5 scellini immaginari,
ti dissi, se tu mi lasci inserire
un chiodo immaginario;
e poi ricordo l’abbraccio,
la Rocca di Gibilterra,
tu bambina, l’oceano,
ed io che canto l’amore.
Il resto, forse, io non lo so
se è guerra o pace, se è lotta,
se è poesia, o se è rivoluzione,
se è un cerino che brucia lento,
o l’uomo sulla torta in fiamme.
Sono lo scarafaggio con la “A”
e tu sei la quinta dei Fab Four,
siamo l’amore, ma quello vero,
la pioggia che bagna dentro,
il mondo com’era all’inizio,
la Summer of Love del ’67.
E non c’è stato o ci sarà mai
niente di nuovo, niente di niente.
Ed è questo che avevo già capito:
anche sapendo che era impossibile,
avrei voluto rimanere lì per sempre,
fermare il tempo, la mia ideologia,
e i tuoi capelli lisci sul mio cuscino.
Ma la vita è passata comunque,
lo sai? Ed io ho seppellito Paul,
superato perfino la fama di Dio,
e ho abbandonato per sempre
i campi di fragole dell’infanzia,
con tutti i mie pensieri più belli.
Potevo vedere cose io, capirle,
ma poi non mi bastava più,
volevo dirle, volevo cantarle,
e gridarle con tutto me stesso.
Mi dispiace, lo vedi tesoro?
Solo Mark David Chapman
ha condiviso il mio male,
e solo tu, Ocean Baby,
hai avuto il mio bene.
Il resto sarà per i posteri,
per chi mi vorrà ascoltare,
e capire, e poi leggere,
ma tra le righe però.
7 commenti
Inquieto, sono indeciso limite
colmo di capriccioso incedere
malmenando il cuore incostante
specchio smorfioso, audace insolente
con trucchi di pretenzioso vezzo
condotto il sentimento via di peso
in pieno ormeggio
riannodato al caso.
Sterile patteggiamento
tra convinzioni sparse in memoria
ed errori distratti d’ignorata storia.
E allora quale migliore eredità
far finta d’aver capito.
Credere d’aver partecipato
solo per gioco.
Gettato alla rinfusa
i dadi dentro il vuoto.
E credere convinto d’essere
solo ciò che è andato perso.
Invece d’amare e amare e amare.
Questo il punto
sempre più convinto.
Così ho riscritto il verso.
colmo di capriccioso incedere
malmenando il cuore incostante
specchio smorfioso, audace insolente
con trucchi di pretenzioso vezzo
condotto il sentimento via di peso
in pieno ormeggio
riannodato al caso.
Sterile patteggiamento
tra convinzioni sparse in memoria
ed errori distratti d’ignorata storia.
E allora quale migliore eredità
far finta d’aver capito.
Credere d’aver partecipato
solo per gioco.
Gettato alla rinfusa
i dadi dentro il vuoto.
E credere convinto d’essere
solo ciò che è andato perso.
Invece d’amare e amare e amare.
Questo il punto
sempre più convinto.
Così ho riscritto il verso.
Eroina
(1982)
Ci sei riuscita
a lasciarmi solo,
senza più amici,
senza più niente...
Avevo giurato
che non ci saresti riuscita
ricordi?
era l’ultimo viaggio...
Ma hai vinto tu,
tu che, stranamente,combatti
con chi è debole,
con chi
non sa andare avanti,
con quelli
indifesi
senza una vera ragione
di vita...
Ma non hai tutti:
non hai me,
non hai chi ha un amore
che viene con te
e non hai nemmeno
chi viene con te,
chi ti conosce
chi ti paragona ad una amante
a una ragione
a una voglia...
Non hai colui che,
quando esce con te,
si sente libero
e felice
perché sa che quando finirà
tornerà a sbattersi
per te,
e se non ti troverà
starà male,
vomiterà rabbia,
paura,
una parte di se stesso,
quella parte che tu
gli hai rubato
quella parte che lo faceva sentire
vivo,
quella parte che lo faceva sentire
uomo
e che ora lo fa sentire un manichino
nelle tue mani...
Ma stai attenta
perché un giorno si stancherà
e capirà che non serve,
che non ne vale la pena,
che forse ha perso tutto
e, allora,
saranno guai
perché ne uscirà
e tornerà a essere se stesso,
lui...
Io ti odio
per gli amici
che mi hai portato via,
per avermi lasciato solo,
per tutti quelli
che sono morti
e muoiono per te,
per chi non è più
se stesso,
per chi cerca da sempre
la sua libertà
e non hai mai permesso
che la trovasse...
Eroina II
Gigi 27/11/1987
L’hai ucciso;
non è morto
ma l’hai ucciso...
Lui ci crede;
crede che tu sia l’unica,
crede
che percorrendo la tua strada
arriverà nel cielo...
cielo...
Come è bello
il cielo;
no non parlo del tuo
ma del mio:
quel cielo blu
che mi ha accompagnato
dove sono
e, anche se non ho niente,
sono libero...
(nel cielo)
Lo hai portato via,
non è mai partito
ma lo hai portato via...
Ci ha creduto
mentre noi
ti abbiamo rinnegato
perché non sei
né il figlio
né l’agnello...
Tornerà,
camminerà ancora
e camminerà sempre
mentre noi
siamo fermi nel nulla;
camminerà ancora
seguendoti
mentre noi
abbiamo cambiato la via
che porta a te...
E’ morto,
l’hai ucciso
ma lui
non ha ancora capito...
Eroina 2.0
Ci hai abbracciati
come in un girotondo...
Qualcuno lo hai sfiorato,
qualcun altro
lo hai calpestato
e,
qualcuno,
lo hai preso per mano
e accompagnato
verso il tuo
Nulla...
(1982)
Ci sei riuscita
a lasciarmi solo,
senza più amici,
senza più niente...
Avevo giurato
che non ci saresti riuscita
ricordi?
era l’ultimo viaggio...
Ma hai vinto tu,
tu che, stranamente,combatti
con chi è debole,
con chi
non sa andare avanti,
con quelli
indifesi
senza una vera ragione
di vita...
Ma non hai tutti:
non hai me,
non hai chi ha un amore
che viene con te
e non hai nemmeno
chi viene con te,
chi ti conosce
chi ti paragona ad una amante
a una ragione
a una voglia...
Non hai colui che,
quando esce con te,
si sente libero
e felice
perché sa che quando finirà
tornerà a sbattersi
per te,
e se non ti troverà
starà male,
vomiterà rabbia,
paura,
una parte di se stesso,
quella parte che tu
gli hai rubato
quella parte che lo faceva sentire
vivo,
quella parte che lo faceva sentire
uomo
e che ora lo fa sentire un manichino
nelle tue mani...
Ma stai attenta
perché un giorno si stancherà
e capirà che non serve,
che non ne vale la pena,
che forse ha perso tutto
e, allora,
saranno guai
perché ne uscirà
e tornerà a essere se stesso,
lui...
Io ti odio
per gli amici
che mi hai portato via,
per avermi lasciato solo,
per tutti quelli
che sono morti
e muoiono per te,
per chi non è più
se stesso,
per chi cerca da sempre
la sua libertà
e non hai mai permesso
che la trovasse...
Eroina II
Gigi 27/11/1987
L’hai ucciso;
non è morto
ma l’hai ucciso...
Lui ci crede;
crede che tu sia l’unica,
crede
che percorrendo la tua strada
arriverà nel cielo...
cielo...
Come è bello
il cielo;
no non parlo del tuo
ma del mio:
quel cielo blu
che mi ha accompagnato
dove sono
e, anche se non ho niente,
sono libero...
(nel cielo)
Lo hai portato via,
non è mai partito
ma lo hai portato via...
Ci ha creduto
mentre noi
ti abbiamo rinnegato
perché non sei
né il figlio
né l’agnello...
Tornerà,
camminerà ancora
e camminerà sempre
mentre noi
siamo fermi nel nulla;
camminerà ancora
seguendoti
mentre noi
abbiamo cambiato la via
che porta a te...
E’ morto,
l’hai ucciso
ma lui
non ha ancora capito...
Eroina 2.0
Ci hai abbracciati
come in un girotondo...
Qualcuno lo hai sfiorato,
qualcun altro
lo hai calpestato
e,
qualcuno,
lo hai preso per mano
e accompagnato
verso il tuo
Nulla...
Sentire
percepire
di sprofondare
negli abissi più profondi
senza essere in grado di risalire.
Dopo tanto tempo nel buio
forse riavremo un pò di luce
respireremo
un’aria nuova
pulita.
Piano piano
risaliremo
respireremo
un’aria diversa
gli abissi neri
diventeranno
un leggero ricordo



L'amore suo
è grande,immenso.
Un cuore prezioso
da tener stretto.
E' l'alba oramai
il sole si sveglia
ed anche stanotte
i tuoi occhi hanno pianto.
L'amore lo sogni,
vorresti toccarlo.
Ma è triste pensare
il tempo passato.
Mille notti son tante
quante lune nel cielo
son passate di qua,
ti hanno visto soffrire
ogni giorno di più.
L'amore suo
lo cerchi nel tempo.
Ma non è come il vento
non dura un momento,
perdendo la rotta
non trova la via.
Lei è come una stella
piovuta dal cielo
non si distrugge
in milioni di pezzi,
rimane integra
nel cuore, nei sogni.
E' questa la forza,
t'aiuta a vivere.
Pensando che un giorno
potresti raggiungerla...
A volte le maree sovrastano
ma non affoghi
scalfiscono i tuoi sogni
sgretolano le tue convinzioni
ma non ti arrendi
anche se perderti e lasciarti inghiottire
sembra l'unico modo
per la via d'uscita
L'onda ti trasporta
ti sposta dove comanda lei
ma sei vivo
anche se immerso
Pensi...
Nuota e cambia direzione
appellati alle tue forze
e stremato arriverai a riva
su una nuova terra
da scoprire e vivere
più forte di prima
ma non affoghi
scalfiscono i tuoi sogni
sgretolano le tue convinzioni
ma non ti arrendi
anche se perderti e lasciarti inghiottire
sembra l'unico modo
per la via d'uscita
L'onda ti trasporta
ti sposta dove comanda lei
ma sei vivo
anche se immerso
Pensi...
Nuota e cambia direzione
appellati alle tue forze
e stremato arriverai a riva
su una nuova terra
da scoprire e vivere
più forte di prima
Il dolore fiorisce
le rose si nutrono
di primavera implosa.
La paura sanguina dalle spine
nell’oblio del miracolo vuoto
senza perdono d’amore.
L’apatia cristallizza le ore
disegnandone il condono
ridipingendo ricordi
d’un colore solo.
E la vita, oceano alla finestra
non smette di far rumore
sporca occhi puliti sulla scena
senza paura di dir messa
solo margherite di campo
imbevute di sole
tra le mani del giorno
che sputano rime
sull’innocenza di bellezza
che attende la fine,
sottratta al tempo
senza più verità di segno.
Il mare fragile inventa
spiagge da baciare
avanza, indietreggia
invano
per poi ritornare
di nuovo
e di nuovo
sulle ferite
ritrovate in vita.
Vorrei morire per te.
le rose si nutrono
di primavera implosa.
La paura sanguina dalle spine
nell’oblio del miracolo vuoto
senza perdono d’amore.
L’apatia cristallizza le ore
disegnandone il condono
ridipingendo ricordi
d’un colore solo.
E la vita, oceano alla finestra
non smette di far rumore
sporca occhi puliti sulla scena
senza paura di dir messa
solo margherite di campo
imbevute di sole
tra le mani del giorno
che sputano rime
sull’innocenza di bellezza
che attende la fine,
sottratta al tempo
senza più verità di segno.
Il mare fragile inventa
spiagge da baciare
avanza, indietreggia
invano
per poi ritornare
di nuovo
e di nuovo
sulle ferite
ritrovate in vita.
Vorrei morire per te.
Anima mia
di pane e lacrime
e lunghi digiuni d'amore
tu mamma
non sfami più
i miei sorrisi,
i miei baci,
la mia fame.
Tra briciole di pensieri
e notti insonni
sciolgo le mie lacrime
per i tuoi occhi che
non hanno più colore
per la tua voce che
non ha nessun rumore.
In attesa di sognare
fammi rimanere
abbracciata a te
serenamente.
Domani
avrò ancora fame
di illusioni!
Dieci anni fa abitavo in centro
in un condominio con dieci palazzi
cento appartamenti e duecento bagni
tutto recintato e perfettamente costruito;
ero orgoglioso d’essere il proprietario!
Ma dopo un po' di tempo decisi di cambiare
non era quella la mia vera dimensione
mi soffocava l’aria signorile
e più che un uomo mi sentivo un ciclostile.
Fu una mattina di maggio
che decisi di scappare
e in periferia ho traslocato
l’aria era decisamente più pulita
e il vicinato molto più affiatato.
Cinque edifici, cinque terrazze
cinquanta cucine e cento balconi
pensai “ finalmente mi accontento”
non calcolando che a breve
fui allergico a tutto quel cemento.
E di notte ho fatto le valige
in un paese vicino mi sono trasferito
unica struttura senza condominio
e nell’attico mi sono sistemato.
Ma anche di quel appartamento
presto mi son stancato
e in aperta campagna sono fuggito
una casetta in legno, un porticato
e un cane lupo a guardia del mio creato.
Inutile, non avevo pace
e sono sbarcato su un'isola felice
senza tetto e senza protezione
dormivo all'aperto
su un'amaca ai confini del sole.
Mangiavo fiori e bevevo pioggia
senza cronaca e informazione
niente internet e televisione
del tempo avevo perso cognizione.
Ma la sera mi sentivo solo
e decisi di salire su nel cielo
centomila nubi, un milione di stelle
zero sogni e angeliche visioni.
Fu così che decisi di tornar bambino
per giocare nel parco da mattina a sera
senza aspirazioni, senza case
senza recinti e senza più vetrate
senza vincoli e senza proprietà
senza pensare e giudicare
era questo che cercavo
l'interiore libertà.
in un condominio con dieci palazzi
cento appartamenti e duecento bagni
tutto recintato e perfettamente costruito;
ero orgoglioso d’essere il proprietario!
Ma dopo un po' di tempo decisi di cambiare
non era quella la mia vera dimensione
mi soffocava l’aria signorile
e più che un uomo mi sentivo un ciclostile.
Fu una mattina di maggio
che decisi di scappare
e in periferia ho traslocato
l’aria era decisamente più pulita
e il vicinato molto più affiatato.
Cinque edifici, cinque terrazze
cinquanta cucine e cento balconi
pensai “ finalmente mi accontento”
non calcolando che a breve
fui allergico a tutto quel cemento.
E di notte ho fatto le valige
in un paese vicino mi sono trasferito
unica struttura senza condominio
e nell’attico mi sono sistemato.
Ma anche di quel appartamento
presto mi son stancato
e in aperta campagna sono fuggito
una casetta in legno, un porticato
e un cane lupo a guardia del mio creato.
Inutile, non avevo pace
e sono sbarcato su un'isola felice
senza tetto e senza protezione
dormivo all'aperto
su un'amaca ai confini del sole.
Mangiavo fiori e bevevo pioggia
senza cronaca e informazione
niente internet e televisione
del tempo avevo perso cognizione.
Ma la sera mi sentivo solo
e decisi di salire su nel cielo
centomila nubi, un milione di stelle
zero sogni e angeliche visioni.
Fu così che decisi di tornar bambino
per giocare nel parco da mattina a sera
senza aspirazioni, senza case
senza recinti e senza più vetrate
senza vincoli e senza proprietà
senza pensare e giudicare
era questo che cercavo
l'interiore libertà.
"Abbiamo fatto di tutto per allontanare Nancy. Lo stava uccidendo. Ero assolutamente convinto che lei si volesse uccidere. Solo, non voleva farlo da sola. Voleva portare Sid con sé." Cit. Johnny Rotten
Lo sappiamo bene, noi,
cosa vuol dire vivere
con la poesia nella pancia,
un urlo inciso sul petto,
e 24 pillole di Pandenol
che vagano fra la Settima
e l'Ottava Avenue,
al 222 West 23rd Street,
stanza numero100.
E ci moriremo anche,
al Chelsea Hotel, noi,
e tu sarai Bambi
e io il fucile.
Perché alla fine Dio
non salverà la regina,
perché alla fine
avevano ragione i ragazzi:
solo il trapasso
ci avrebbe mai separati.
E quel tanto è bastato
per farmi sperimentare
persino la morte,
ma da vivo.
Lo sappiamo bene, noi,
cosa vuol dire vivere
con la poesia nella pancia,
un urlo inciso sul petto,
e 24 pillole di Pandenol
che vagano fra la Settima
e l'Ottava Avenue,
al 222 West 23rd Street,
stanza numero100.
E ci moriremo anche,
al Chelsea Hotel, noi,
e tu sarai Bambi
e io il fucile.
Perché alla fine Dio
non salverà la regina,
perché alla fine
avevano ragione i ragazzi:
solo il trapasso
ci avrebbe mai separati.
E quel tanto è bastato
per farmi sperimentare
persino la morte,
ma da vivo.
Notte rigida e bella.
Tra poche nuvole bianche che sanno di neve
compare la luna,
dietro la collina.
Bianca, con i corni rossicci,
s’alza lenta sulle campagne.
Da levante spira un vento polare
che ghiaccia l’aria
e fa la barba agli aghi incalliti
del pino alto e antico.
Nel cielo scuro e sereno
le stelle, perse nella fregola dell’orgia,
si abbandonano all’eterno destino
e cadono nel vuoto,
roteando come girandole,
spaccandosi come bolidi,
infiorandosi come fontane luminose.
E mi vengono addosso, a sciami,
e mi bagnano la fronte ardente
e mi dissetano la bocca riarsa,
carezzandomi, dolcemente, il viso
e gli occhi bruciati.
Nel buio la strada corre
come una cometa in sfacelo
e mi sembra di perdere
ogni senso di gravità.
E il mio pensiero
solca gli spazi della trepidazione
con un volo audace
simile a quello delle meteore.
Tra poche nuvole bianche che sanno di neve
compare la luna,
dietro la collina.
Bianca, con i corni rossicci,
s’alza lenta sulle campagne.
Da levante spira un vento polare
che ghiaccia l’aria
e fa la barba agli aghi incalliti
del pino alto e antico.
Nel cielo scuro e sereno
le stelle, perse nella fregola dell’orgia,
si abbandonano all’eterno destino
e cadono nel vuoto,
roteando come girandole,
spaccandosi come bolidi,
infiorandosi come fontane luminose.
E mi vengono addosso, a sciami,
e mi bagnano la fronte ardente
e mi dissetano la bocca riarsa,
carezzandomi, dolcemente, il viso
e gli occhi bruciati.
Nel buio la strada corre
come una cometa in sfacelo
e mi sembra di perdere
ogni senso di gravità.
E il mio pensiero
solca gli spazi della trepidazione
con un volo audace
simile a quello delle meteore.









