il mondo urla non posso
l’attimo di fragore esploso nel cuore
il verso appare morente mare
in un bacio colmo di vento.
Non c’è vita senza sogno
mi sussurra in un cenno.
Soffoca l'angelo,
l'arte dall’occhio di raso
piega l'ala del tempo
sfidando il caso.
Il cuore nutre il paradiso
bagna gli occhi all'improvviso
con parole cresciute affamate
d'anima disarmata di spirito
buio soffocato di pudore.
Dimmi se questo è amore.
Invasioni di campo,
nutrito l'incanto.
Questo mondo segreto,
mio soltanto.
In punta di piedi scrigno deposto,
la mia Itaca ,il mio mostro
dal mare riflessi color bosco.
Rido, piango
tana di fragili fogli
giunchi simili a rifugi stanchi
con uno sparo al cuore.
Morto, mio Signore!
La notte è lunga
da passare
quando milioni di pensieri
non fanno più dormire.
Un lungo viaggio di ricordi
li metti in fila
ad uno a uno.
Tanto hai tempo
tutta la notte
è solo tua!
Povero diavolo
di un uomo
credevi di essere il migliore
ti hanno smontato
in un minuto
nemmeno il tempo di pensare
cos'era giusto da fare.
Volevi tutto in una volta
ora però l'ho hai capito
la vita vera
non è un sogno
è molto dura da digerire.
La notte è lunga
troppo profonda
a volte ti affonda
perché non era come volevi
e ti rinchiudi nei pensieri...
la luce
del mattino
quando mi sveglio,
l'aroma del caffè quando
sbadiglio,
l'aria che respiro
quando voglio vivere.
Sei
il vento
che scompiglia e che
manda tutto all'aria,
il fuoco che mai brucia e
forte mi riscalda,
la passione che si
accende quando è
fredda l'anima,
Sei tu...
La vita mia
sei tu,
acqua terra e fuoco tu.
Ho fatto a pugni con Dio
l'altra notte al chiaro di luna.
Pensate sia stata lotta impari?
Non è così, non ho sfigurato
ho lottato, l'ho picchiato
e alla fine l'ho ucciso.
Certo, lui s'è servito
di armi non convenzionali
per sovrastarmi e umiliarmi,
io ho usato solo la forza dell'amore
l'ho colpito più volte alla giugulare
che gioia vederlo soffrire!
Che soddisfazione capire
che l'invincibile son io.
Ho fatto a pugni con Dio
sotto un cielo disubbidiente
e se anche voi un giorno lo incontrerete
non abbiate paura
se pensate a chissà quale magnificenza
se immaginate chissà quale onnipotenza
siete sconfitti in partenza.
Lui è soltanto un millantatore
e usa la sua fama, la sua leggenda
per non farvi accettare il male,
lui si da delle arie
rubando la debolezza
di un uomo che vaga nella tempesta
di un uomo che non riesce a darsi una risposta
sulla sua morte certa
sul mistero di un oscuro sentiero
che fa dell'uomo un falso guerriero
un putto, una carogna, un incatenato puledro
nell'albero della menzogna.
e la mano invece solleva silenziosa
d'ingrandimento una lente turchese
un golfo di Paraggi da scrivania,
pendaglietto slacciato
da un cappello d'abat-jour
portato in cantina.
Oh, potessi andare di là
e accendervi di quella luna calda e gialla
- primo e secondo amore!
Il terzo tornerebbe almeno a guardare voi,
se non me,
voi, ritornati incredibilmente belli.
attira l'invidia dei vinti.
Vorrei dargli l'amarezza della sconfitta
e dopo essere rimasto disgustato dal suo sapore non avrà pietà di noi,
lo restituirà ed ostenterà il riacquistato appagamento della vittoria.
L'ultimo guerriero rimasto in piedi nell'arena non ha pietà per i vinti.
si assoggetta alla gloria, agli allori, ai boati.
Sarà niente, ma riempie il cuore un'ovazione,
mentre l'oro è nelle tue mani.
Sarà niente, ma adesso è più appagante di qualsiasi pensiero profondo partorito nel silenzio e nella solitudine.

Ciao coniglio, questa è la realtà o un sogno?
Sento la tua voce, di chi hai bisogno?
Nei biglietti di auguri verrò disegnato
poi su molte tavole mangiato.
Io non sono vegetariana sono sincera
vuoi ancora confidarti con una donna vera?
Certo! Pochi il mio linguaggio comprendono
solo alcuni con i mie discorsi sorprendo.
Tu perché nello scrivere ti diletti?
Devi elencare tutti gli umani difetti?
Anche noi umani a volte siamo mangiati
dai pensieri negativi sbranati
Scrivere mi salva, mi libera la mente
i dolori sulla carta non possono più farmi niente.
Ho un’idea! Assieme possiamo stare
tu da nessuno mi fai mangiare
io quando dei cattivi pensieri sentirò l’odore
mi avvicinerò e ti proteggerò con il mio amore
Questa,dolce coniglio, è una bellissima cosa
assieme trascorreremo un Pasqua meravigliosa.
“...Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare ...” Cit. Francesco Petrarca, 1358
Quando sei invadente come le lunghe dita del gelsomino bianco,
e molto di più quando sei invitante come le bacche rosse di Goji,
il mio pensiero si diffonde fra la Via Aurelia e l’Appennino Ligure:
viaggia impalpabile sopra all’antico convento dei Frates Cruciferi
per poi precipitare preoccupato fra le tue braccia, a Villa Azzurra.
Gli Arabi, i Mori, gli Andalusi, i Musulmani, gli Ismaeliti, i Turchi,
e tutti quanti gli abitanti nomadi del deserto, ti hanno attaccata,
colpendoti finanche oltre le mura difensive del Doge Boccanegra.
Ma tu sai essere superba, Genova, come Ianus il Pater Matutinae,
custode e protettore di ogni forma di passaggio e di mutamento,
come un mondo libero, senza i funesti nomi dei Guelfi e Ghibellini.
E come l’apolide erma bifronte della cupoletta di Piazza Sarzano,
vegli sulle mie poesie con chiave e bastone, col coraggio del leone,
con l’astuzia dell’aquila, così come la figura chimerica del Grifone.
Sono piccolo e nero come Barbouille, imbrattato di sogni e colori,
mentre mi guardi girovagare fra il numero cinque di Corso Dogali,
casa Montale, e il sinistro quadrato delle forche di Torre Specola,
dove da sempre aspetto un rintocco che non si farà mai più sentire:
il cannone di mezzogiorno, per accordare la mia storia con la tua.
Fulmine incendia l’azzurro
Intuizione di un lato oscuro
Galassia diversa
Corde tese d’arpa muta
Sentimenti complessi
inespressi repressi
a cavallo della follia
Magma nel cuore
Passi indietro
Dal tuo cielo obliquo
scateni sulla scena
l’ira di un dio degli eserciti
Un concerto di note taglienti
Una vendetta che ha l’odore del sangue nemico








