io sono un gabbiano
tra una primavera che non sfiorisce
e un cielo gonfio di nubi.
Spira un'aria fresca
sotto una candida luna e
raccolta sul corrimano
di una barchetta ancorata
mi abbandono alla brezza del vento
e assaporo la vita .
L'alba delle cinque modella il cielo,
non sono sola,
ma sono libera di ammarare
le mie lunghe ali
nello specchio d'acqua
tra i riflessi del sole,
libera di adagiarmi
sugli scogli e di affondare
il mio becco aguzzo,
libera di guardare ovunque ,
libera di pensare al mio fardello,
anche le nuvole imitano la
mia libertà.
C'era una volta il sole
dove la gente
ora moriva.
Dolce musica Slava
suona lieve facendo sognare.
Nasce un grande amore
uno sguardo improvviso
un tenero bacio
il violino che parla,
mentre in cielo il grigiore
un rumore assordante.
boati di bombe
sulle strade deserte.
Là c’era un fiume
una volta incantato
ora rosso di sangue.
Il sole è fuggito
solo polvere e fumo.
Un violino stonato
continua a suonare
un valzer viennese.
Lui la bacia, sparisce,
quando il cielo tuonava
un’ultima volta.
Ti prego di stringimi però, pensando al giorno in cui i miei occhi distilleranno sangue
dopo aver esaurito anche l'ultima lacrima,
al giorno in cui implorerò un dio qualsiasi affinchè possa donarmi una morte celere per risparmiandomi ogni agonia.
Le stazioni corrono veloci, veloce corre la carrozza in cui siedo.
Non sto venendo da te, sto allontanandomi.
Allontanandoti dalle mie paure che per troppo tempo ho condiviso con te
e che ti indurranno a temere le mie paure, a sognare i miei incubi.
Ho visto ognuno di voi godere di una felicità che non avete mai posseduto,
ma oggi amore non biasimo voi, gli illusi,
voi, gli stolti, bensì me, l'intelletualmente onesto , che pur essendosi svegliato ogni giorno in un
nuovo giorno, ho perseverato ad ossequiare le rovine d'avorio,
ad omaggiare le necropoli mute,
ad odiare me stesso per non aver odiato a sufficenza gli altri.
La luce c'è, se tu la vedi
se arrichendoti di lei
ti sommergi nei pensieri
e li rendi unici come vuoi tu
Ascoltala con il cuore
in mano, e abbandona
il tramonto che si perde
sotterrando nuvole
dove il cosmo è sepolto
dalle cattiverie che infondono
il peccato, allargandolo
dentro una nuvola vuota
ansante respiro d’intimo istante
amato accoglie dolce ad ala sofferta
l’anima mia a te lasciata sola .
Ipnotico scorcio schiusa la valle
diviene cantilena d’oltre eterno
parola sospesa nell’ultim’ora
con in serbo il gioco d’un folle incontro.
Scissa mutevole carezza dl tempo
la vacuità ha sapore di fragola
in bocche congiunte accorata lingua
fuoco invaso da orgasmi in ascesa
con la pretesa di vivere in vita.
Ora che sei qui accanto al credo
comprendi perché io cerchi
fino a far sanguinare il verso
solo ciò che mi parve d’esser
il vero limite del sentire vivo?
la visuale
confusa
annebbiata.
Tutto silenzio
il soffitto bianco
una porta
anche lei bianca.
Sull'altro lato
una finestra
con le veneziane abbassate
fuori si intravede il sole.
Dietro delle ombre
rami
di un albero
sembrano salutarmi.
Il braccio fa ancora male
il mio ormai
affezionato amico “ ago “
ancora attaccato al mio braccio.
Credevo dal silenzio nella stanza
di essere da sola
ma una vocina
mi sussurra all'orecchio.
" Hai visto
ti sei svegliata "
il mio angioletto
che non mi lascia mai sola.
che frastagliano gli orizzonti
e le nuvole che si dividono su essi?
Fin dove penetrano le radici degli alberi,
davanti a cosa si aggrovigliano
diventando segreti punti di domanda?
Cosa c'è oltre le stelle
che sfugge a questi miei occhi neri?
Dove troverà sollievo la mente
quando i sassi rotoleranno a valle?
Come solchi d'acqua, programmando ogni cosa,
nessuno avrà il controllo.
Penseremo di andare avanti
ma saremo immobili.
Ci perderemo come fumo di fuoco spento,
arderemo di brace in silenzio.
Poi verrà il giorno.
E sarà lì che noi vivremo.
Se è quando vorremo.
ma ero l'anello vecchio di una padella
infilato su un anulare d'alluminio
lo risento come fosse adesso
sbattere diverse volte come
contro una culla di rame
chiamarti e chiamarti
per farti uscire dai gusci marini
dalle scarpette viola della ritrosìa
e tu finalmente prendere
quei colpi rosati per petali
per far rifiorire la mia sete di te.
Out.
non credo ai tuoi occhi
al tuo modo di fare
al tuo sorriso
al miele che spargi nel parlare.
Non ti credo
non credo al tuo clero
alle tue preghiere
e quando guardo il viso di tua moglie
segnato dalle sberle
quando sento la tua voce
che fa tremare il tuo castello
mi racconti sempre
di gioia e amore
ti dimostri vero e grande uomo
ma tu dell'uomo hai solo il fallo
e il villoso petto
dove sfoggi la croce indegnamente.
No, non ti credo
perchè mai in te vedo cattiveria
sei sempre a versare il vino
nel calice d'oro
dell'altare apparecchiato
tu pagano inginocchiato
chiedi perdono e menti
menti al mondo
a me
a te stesso
al Dio che non conosci
e profani nella tua intimità.
Sei l’altro universo, tu, quello di cui ho paura,
quello che potevo vedere solo da lontano.
Dal mezzo di un’umanità quasi estinta.
Sei grave come il ricordo della mamma,
dolce come il Pianeta Blu visto dal Cosmo;
e io così piccolo a cospetto del mio compito.
Mentre anche il cielo adesso fa fatica
A prendere una strada, una decisone
Così va il corso di questa nostra vita
Ora barcolla e rallenta una passione
Un raggio appena ti sfiora piano
Illumina il malinconico tuo sorriso
e la tua dolce e sincera mano
ora non sfiora più il mio viso
Vorresti dirmi che siamo diventati come tempo
Ed ora è l’inverno la nostra stagione
E mentre mi dai le spalle lasci che il vento
Raffreddi le nostre ore di passione
Dov’è l’estate che riscaldò i nostri cuori
Dov’è quel cielo senza nubi ne rancori
Aspetterò che cambi il tempo dentro e fuori
Aspetterò, da solo, che torni il tempo degli amori
sospesa a mezz'aria
una sera in cui magari comincerò a fumare,
col nero e bianco dell'abito
si noterà appena -
due filari d'alberi immusoniti
dietro di me sullo sfondo
conducono lo sappiamo
a un pezzetto di belvedere.











