dentro il mio cappottino,
gomiti lisi
e l'orlo
che non arrivava
come quello
degli altri ragazzi
all'altezza dovuta.
Testa bassa
ed occhiali
che la Mutua passava,
spessi e neri,
modesti come
noi allora eravamo.
Avevo rotto giocando
i pantaloni migliori
così fui costretto
ad indossarli ugualmente,
nonostante le toppe
maldestre e quadrate
cucite sopra i ginocchi.
Mi presentai
in questo modo
il primo giorno
di scuola alle Medie.
Mi diedero il nome
di un imperatore romano,
pazzo,
che aveva eletto
un cavallo
come suo senatore.
Quel nomigliolo
non me lo sono
più tolto,
per anni zimbello
della città.
Poi la vita ha avuto
il suo naturale decorso,
perchè tutto
si supera,
con forza d'animo,
maturità
e aiuto degli altri.
Adesso l'anno
mi sembra
non ricordarlo,
forse era
il settantadue.
Certe cose rimangono,
non c'è niente da fare.
forse è la nostra illusione, un miracolo
o la nostra maledizione
Forse Dio non è nel cielo
ma dorme dentro di noi in fondo al cuore
Forse Dio è mia madre o mio padre
forse è mio figlio appeso sul filo dell'alba
o un giglio nella notte scura
Forse Dio sono io
o il mio amore che mi sta ad aspettare
forse è il nulla o la meravigliosa voglia di vivere
Forse Dio è il mio camminare
il lavoro e la fatica
forse è il passo ligio verso la fine
o l'infinito che non ha nome
l'intersecata ragione tra fede e incertezza
Dio è il silenzio
l'attimo che non ha pensiero.
niente a che fa certo co Pechino,
je manca poco, ma diventerà
in poco tempo ‘na splendida città.
A ben vedere, nun c’ha er borgo antico,
che a dirla tutta nun me ne frega un fico,
nun c’ha i pastori e manco l’asinello,
che a tutto dir, fanno ancor più bello.
Nun c’ha nemmeno ‘a bruma a la matina,
la nebbia ai colli irti…è una marina
che pe passeggià bello tranquillo,
d’acciottolati vari nun ha ‘no spillo.
A me me piace er mi paese invero,
nun ha l’aria de un vecchio monastero.
Ha solo il sole, il cielo e tanto tanto mare
sabbia finissima e ondine da guardare !
Ha la scogliera pe i gaudenti,
la sabbia fine per i suoi bagnanti.
Punta estrema d’un golfo fra i più idilliaci
fu patria di Nausicaa e i suoi Feaci.
Un mare di bellezza senza scampo,
ancora vi dimora l’ippocampo.
Una popolazione senza uguale,
t’accoglie, simpatizza e te fa speciale !
E poi, quanno viè la sera
s’arza la luna e se fa più vera,
si voi, poi tacitare le pene
ar canto delle armoniche sirene.
Ebbè, se sa, a ognuno er suo paese,
piace de più e nun ha pretese.
Però così nun sarà mai acclarato
se siete stati o no a…Soverato.
P.S. Hai visto mai che la proloco der mi paese me desse ‘n contributo per la poesia che gli dedico con piacere! ! !
una goccia di eternità,
un secondo che và,
un a notte che vola,
tra sogni infranti,
sonno dileguato.
Rabbia di ieri,
dolori segreti,
la notte và,
và via,
e ti lascia prono nel domani,
da solo,
silenzio.
Vorresti venisse un tempo diverso,
il tempo
del perdono el’amicizia
e della comprensione,
dell’ascolto e della pazienza;
m ail mondo è questo qua,
che ci vuoi fare;
bene e male,
giusto sbagliato,
un a lotta,
un a corsa continua,
verso il futuro.
La befana
Su pel cielo la befana
Con la logora sottana
Una scopa pilotando,
Va di qua e di là volando
Per portare i suoi dolcetti
Ai tanti bei bimbetti
Che l’aspettano contenti
Speranzosi e impazienti.
Caro bimbo dolce e bello
Tu non esser più monello,
Ubbidisci alla mammina
Dalla sera alla mattina,
Se tu fai una marachella
Lei si ferma su una stella,
Prende cenere e carbone
Sol per te caro birbone.
Tu non sai quale uso io sto facendo
in alberi rallegrati.
son coriandoli di glicine placentare,
caramelle d' un soffio d' iride crepuscolare,
aranciato ombrellifero micelio pupillare,
segmento d' un mascara di sabbia oceanica,
cardiologia notturna d' un roseto labiale,
carezza d' uno zigomo stellato d' amarena,
meringhe annuvolate d' intonaco spaziale,
piume di cristallo d' un tramonto incipriato,
furibonde ciglia screziate d' un cemento boreale.
m'aspetto dolcezza, accoglienza,
a godersi aria nuova e ricca di speranza.
e note di musica sgorgar dalle imposte aperte.
ed albe e tramonti incorniciare
io sono un fulmine
sono il più forte
e ora è il momento,
preparo l'attacco.
Il gruppo trema
dietro coperti
sono in affanno.
Sui pedali
secco lo scatto,
nessuno risponde.
Mi volto
il vuoto
Pavel lontano
ha mollato.
E' vero,
mi sono aiutato,
l'ho fatto
per lo spettacolo,
d'altronde
io ero il Pirata.
Ora non salgo più
sulla mia bicicletta.
Per lo sbaglio
ho pagato
abbastanza,
chiedetevi
se è servito
a qualcosa.
Ma niente
è come me,
io sono il tuono
io sono un fulmine.
Sono il più forte.
chi culura fhacia supa a Montipauna .
Appena s'aza u sula
vasa e oru u mara e a marina
'cunu appiccia a lucia, 'ncunu dorma
ma si 'on azi l'occhji non i leji li culuri .
Poi a la sirata u sula si jetta ala fhiumara e dà
'nda senti vuci finu a chi 'nfoca e poi scumpara.
S'appiccianu i luci e Muntipauna
para nu presepiu anticu
cu tutti li casi appiccicati una supa all'atra,
mancu na parola sulu u ventu s'aza
pemmu u ventulia i fimmani chi frischianu a la via.
Poi nenta chjiù
tutti vannu u dormanu
e dassanu stu cielu stiddatu .
Ma armenu on ti senti sulu
e nemmenu abbandunatu.

se ne stava muto a rimirare il sogno
l’idea decapitata dal mistero d’esser seme
in un rispetto reo confesso di primo destino
oscurando la volontà nelle mani del bambino
ricucite alle intenzioni ciarlatane in cuore.
Tutto così chiaro e doloroso.
Tutto premeditato al sentire il vero.
Eppur il gioco stanca più del sogno
promesse ingoiate scambiando le parole
ignare d’eternità e d’esser il loro stesso male
sui giorni rimasti ad invocar colore.
Seppi così che tutto può morire
ma non quello che vivente in sé
chiede al cielo un riposo in fondo
l’illusione d’esser vivo in tal supplicante muto.
a distinguere la gente,
non per razza o per colore,
per ricchezza o religione,
ma per ciò che ha nel cuore,
per la sua grandezza e il suo valore.
Ora apprendo, “gran delusione!!!”,
altre categorie, nuove persone.
C’è l’ipocrita, l’indifferente,
l’arrogante, il riverente,
il lecchino, l’arrivista,
chi si vende per mettersi in vista.
c’è il fantoccio, l’ignorante,
il burattino insignificante.
Mi avevan sempre insegnato,
che la gente mai si deve giudicare,
e il suo qualunque contributo,
ognuno libero, deve donare.
Idee e concetti belli,
mi ero costruito delle persone,
ma leggendo bene in fondo,
ahimè che grande delusione!
Dov’è finita l’altrui bontà,
l’umana carità, il sano orgoglio,
la personale dignità?
S’ignora la grammatica,
la civile conversazione,
si sa solo sparger veleno
e alzar muri di divisione.
Se allora così è l’andazzo,
occorre alzar bene, in alto la scarpa,
e porre tutto il male lì,
proprio sotto il suo tacco,
e restar poi muti e superiori
a qualsiasi altrui offensivo attacco.
dovevi capitare proprio a me !
Perché avrei dovuto passà li guai
pe una che nun conoscevo assai !
Sei bellina, colta e intelligente,
quanno m’accorsi me ne annai di mente.
“Na cosa è donna che devi innamorare...
artra è poetessa che te fa sognare !”
Che se ‘na donna te fa anche impazzire,
‘na poetessa t’insegna a bene amare.
Nun che avessi bisogno de lezioni,
che de amor conosco situazioni.
Dette da te però so n’antra cosa,
tu usi sempre i sentimenti in rosa.
Pe questo vojo ricordatte
e tanti tanti auguri vojo fatte
ner giorno in cui nascesti su questa tera
...er minimo che d’artro nun ce n’era.
Ringrazio puro la Pietà Celeste
che quanno tue virtù costruiste,
vedelle prima de potè pensare,
sinnò te avrei potuto anche amare.
Auguri.
di movenza leggiadra,
pudica e fiera,
rimembri le stagioni della vita.
Delicate emozioni ed intensi desideri
rinascono improvvisi,
e sfiorando il tuo giovane corpo,
sul candido volto assorto, un sorriso germoglia.
Immagini lontane ti avvolgono
e con capo chino e sguardo sereno,
sussurri parole al Divino.
Lasciando una vivida impronta,
la Gratitudine si eleva nell'immensita' celestiale.











