ad aspettare uno squillo di telefono,
per sentire la tua voce,
per leggere un tuo scritto.
Un caldo asfissiante
pensarti da solo o con i tuoi cari,
lontano da me, ma vicini con il cuore.
Questa estate rovente
ci ha visti vicini,
io e te abbracciati,
io e te tenendoci per mano
seduti a guardare il tramonto,
un'estate diversa,
se chiudo gli occhi,
sento il calore del tuo viso,
la tua grande mano
che stringe la mia
e il mio cuore diventa piccolo piccolo,
dimentico tutte le amarezze
del tempo passato
senza te.
che ancor m’appaga
d’un semplice pensiero,
io ti vedo.
Il tempo passa e va
mentre la mente rimane
a tessere pensieri,
io ti vedo.
Sembra una follia
quel trastullarsi spesso
nei ricordi mai persi
ed io ti vedo.
È nei sogni che t’abbraccio
ogni qual volta io sento
che il cuore chiama
ed io ti vedo.
E mi torna alla mente
la tua frenesia di vivere
perduta in un momento.
ed io ti vedo.
Quartine di endecasillabi canonici a maiore a rime alternate.
Risuona inimitabile e armoniosa
voce ch’è melodia dentro i miei sogni,
cantare o sussurrar qualsiasi cosa,
l’ascolto e pare quasi mi vergogni
d’aver l’orecchio semplice, profano,
che non sa misurar quant’è soave
il timbro con cui parla, venusiano¹
qualsiasi siano sue usate ottave.
Non solo dentro i sogni, ma i ricordi
dei radi incontri sempre emozionanti,
momenti di cui i sensi miei ingordi
restavano bbabbati² tutti quanti.
Non è soltanto il suono della voce
o la corretta scelta di parole
con un linguaggio bello che non nuoce,
indice di profitto nelle scuole:
son dolci i movimenti della bocca
che fan venire voglia di baciare…
ma l’osculo soltanto in sogno scocca:
vorrei ma certo non lo posso dare!
Ma non solo la bocca e la sua voce
mi lasciano stecchito, stupefatto,
mettendo il vecchio cuore su una croce
portandomi a sognare come un matto…
No, c’è molto di più che mi cattura,
come ad esempio gli occhi scandaglianti,
frenetici, vivaci, da paura,
iridi verdi limpide e cangianti
che senza mai fermarsi ogni corazza
possono aprire e a fondo penetrare
con una convergenza³ che ti spiazza
che dicono anche Venere adornare;
saettano veloci alla conquista
dell’attenzione e dell’ammirazione,
vettori di bellezza giammai vista
che sembrano impegnati in prospezione
quasi a cavar dal cuore tuo segreti
e a volte t’imbarazzi perché temi
che legga i tanti «T’amo!» che ripeti
ma che se ci ragioni son blasfemi.
Distratto dalla luce che propaga
nonostante sia sempre interessante
quanto dice (con tono che t’appaga
ma ho già detto, che voce strabiliante!)
Che fatica restare concentrato
per non sembrare un ebete alla sosta
del discorso che avete intavolato
quando starà in attesa di risposta!
E tu invece l’ascolti ma vorresti
dentro gli occhi suoi subito tuffarti,
sussurrando dolcissimo diresti:
«Come potrei mai fare a non amarti?».
Ma poi in quale ti tuffi, in quello destro
o di fianco il gemello, nel sinistro?
Più di un attimo sogno e mi sbalestro
lucido qual di Lega gran ministro!
Resterei in eterno in paradiso
senza la riemersione al mondo esterno,
prigioniero per sempre nel suo viso,
ma poi senti le fiamme dell’inferno
nel momento in cui chiede «Che ne pensi?»
e non puoi certo dirle «Amore mio,
hai confuso del tutto questi sensi,
devo ancora riprendermi, riavvio…»
con il rosso che accende le tue guance…
ma tranquillo, son anni che nascondi!
Fissi in tavola due vistose arance,
torni al mondo reale in due secondi
ed ancora una volta in tempo hai fatto
a non far percepire che sei scemo,
che impossibile amore ti fa matto.
Un momento e poi ci saluteremo
e magari sarem lontani mesi;
tu con altri pensieri per la testa,
io coi sogni che restan sempre accesi
con te protagonista… e sogno resta!
¹: degno di Venere, dea della bellezza;
²: dialetto salentino, storditi, stupiti, sbalorditi (“bbabbu” = babbeo);
³: impercettibile e fascinosissimo (quando osservandola da vicino occhi negli occhi ne cogli l’intensa dolcezza) strabismo “di Venere”.
22/07/2026
L'estate è colma di calore.
Non una nuvola,
non un soffio di vento.
Tutto è immobile,
il sole ci attanaglia.
Persino i corpi
sembrano cercare distanza.
Poi la sera
apre le sue frescure.
Un vento lieve
sfiora la pelle,
riporta il respiro
e scioglie il silenzio.
Basta una brezza
perché le mani
tornino a cercarsi.
Lente vanno le nuvole sul mare,
sogni che evaporano nell’alba.
Fra ombre d’ali in iridi chiare,
palpitano onde di luce falba.
Si librano su ariose lontananze,
vele miniate dall’arcobaleno;
come canti nutriti di speranze
si spandono col zefiro sereno.
Vanno in silenzio nubi leggere,
effimere immagini dell’altrove,
riflessi di arcane, perdute ere…
Oltre l’infinito forse ora piove.
0-30
sottogenere della derisione.
Ora arredamento d'avanguardia,
ma l'avanguardia non lo è più
quando, feaca, ritorna arredamento.
Arredamento eravamo:
arredamento torneremo.
C'attapireremo a vicenda
Sogghignando in mutande
Quel montaggio perfetto
per immortalare bianche statue
ch'erano all'alba colorate come puttane
non lo smonterà nessuno
Ma il resto sì:
il cigolio di quella bici
stagna nella musica soft
dei negozi di seconda mano
L'estate è rovente,
così la chiamano.
Questa stagione
la conosco bene.
Ne sento il calore,
ma è un'altra fiamma
che attraversa l'anima.
Non viene dal sole,
ma dai giorni
che ci tengono lontani.
La pelle cerca un'ombra,
il cuore
non smette di bruciare.
Tu sei lontana,
e la distanza
incendia i pensieri.
Il sole brucia le strade,
gli uomini cercano riparo.
Aspetto il giorno
che ci restituirà
la stessa ombra.
come un fiore nel suo giardino,
e lascia che il suo olezzo
inebriante invada quel sorriso,
inarcato dolce come miele
sul davanzale della speranza.
Destati dalla pigra indecisione,
sotto le secche fronde
nel loro lento stormire,
confuso col fruscio interiore
che ti arresta consapevole,
dinanzi al falò
delle tue inclinazioni!
Cingiti il cuore di coraggio
e intona un canto nuovo,
melodiche note nel progettare
binari dove lesto far viaggiare,
il sogno bramato!
Indossa un abito
di pura bianca costanza,
in quelle parole che pronuncerai
guardandoti fiera
allo specchio del confronto,
raccontandoti fiera
di avercela fatta,
come protagonista
in un film d'amore
per il lieto fine fiorito,
nella serra della vittoria
nella storia della propria vita.
Ma ci sono certi sentimenti che non cambiano, non mutano.
Il corpo invecchia ma dentro di noi stessi si sentono ancora come se fossimo giovani.
Alle volte penso e vedo l immagine di noi giovani..il tenerci per mano
, sì...
Ora le mani sono piene di rughe,di vita , lo stesso viso segnato dal tempo, dalle difficoltà,
dalla tristezza alle volte....
Ma all interno...l anima è sempre la stessa.
Manchi.
Lieve accarezzo un brufolo
mite zefiro sfioro una vela,
rotolo nell’orto tra il prezzemolo
soffio silenzioso ed invisibile
rianimo una fiamma tremolante
riaccendo un tenero ricordo
sollevo scintille nel camino
cammino lento tra le fronde
profumo l’aria di freschezza
mescolo le carte all’improvviso
volo tra i meandri della memoria
spiro tra le braccia di un sospiro.
Conosco questo riparo
con la fuliggine che sa di me,
e le pareti colme di fatiche e ricordi.
Luci che non si spengono mai,
il pensiero vorrebbe fuggire,
ma resta a domandarsi come vivere ancora.
I posacenere, ormai anneriti,
si colmano di pensieri bruciati
e le finestre non permettono
all'aria nuova di entrare.
Così il tempo trattiene
questa vita tra queste mura
che non si ferma.
Una sigaretta ancora
per cercare le parole.
Ma in questo torpore mi abbandono,
perché non trovo risposte.
Poi basta una frase,
un ricordo,
e le parole prendono forma
per declinare la vita che cambia
nella confusione del reale.








