Pensieri altrove…
abbàtton l’elettore.
Futuro insulso!
<=> <=> <=>
L’haiku è stato forgiato a seguito dello scorrere d’un giudizioso aforisma del politico, storico e giornalista britannico del XX secolo, Sir Winston Leonard Spencer Churchill, al quale gli fu riconosciuto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953 per la sua padronanza delle descrizioni storiche e biografiche, nonché per la brillante oratoria in difesa ed esaltazione dei valori umani:
“Il politico diventa uomo di stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni.”
abbàtton l’elettore.
Futuro insulso!
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L’haiku è stato forgiato a seguito dello scorrere d’un giudizioso aforisma del politico, storico e giornalista britannico del XX secolo, Sir Winston Leonard Spencer Churchill, al quale gli fu riconosciuto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953 per la sua padronanza delle descrizioni storiche e biografiche, nonché per la brillante oratoria in difesa ed esaltazione dei valori umani:
“Il politico diventa uomo di stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni.”
11 commenti
Un immagine ha scosso il mio essere
un vento di tristezza ha avvolto il mio cuore
ho visto uno splendido fiore decidere di appassire
rifiutare il nutrimento da me offerto
d in alcuni casi prenderlo per poi espellerlo
erchè dolce creatura disprezzi il tuo corpo?
pensi di avvere maggiore luce nel prato collettivo?
se è quello sappi che ci sei riuscita
ma ciò è un dolore ed un immensa tristezza
eri così bella e splendente nelle stagioni passate
ora quasi non ti riconosco
il tuo aspetto è logoro
la tua salute instabile
mio dolce fiore ferma il tuo suicidio te ne pregp
risplendi come un tempo
e fa si che anche gli altri
che come te hanno la testa annebbiate da falsi canoni di apparenza
ritornino ad assaporare il dolce gusto della vita
un vento di tristezza ha avvolto il mio cuore
ho visto uno splendido fiore decidere di appassire
rifiutare il nutrimento da me offerto
d in alcuni casi prenderlo per poi espellerlo
erchè dolce creatura disprezzi il tuo corpo?
pensi di avvere maggiore luce nel prato collettivo?
se è quello sappi che ci sei riuscita
ma ciò è un dolore ed un immensa tristezza
eri così bella e splendente nelle stagioni passate
ora quasi non ti riconosco
il tuo aspetto è logoro
la tua salute instabile
mio dolce fiore ferma il tuo suicidio te ne pregp
risplendi come un tempo
e fa si che anche gli altri
che come te hanno la testa annebbiate da falsi canoni di apparenza
ritornino ad assaporare il dolce gusto della vita
Semi che cadono nella terra
che li accoglie
ma non sempre li ama.
Frutti di amore dato e avuto,
sogni vaghi,
legati a fili sottilissimi.
Sogni che non volano
perchè naviganti vaganti,
in attesa di approdare.
… Siete i figli di quest’era,
impauriti e scoraggiati.
… Fragilità!...
Tutto il sognar vi rubano,
l’amore non vi scalda più
e vi perdete in effluvi di niente,
in fiumi di malesseri
in questo tempo
che non ha più tempo.
… Riflessi di tramonto dorato
che attende l’alba
per poter brillare a nuova luce.
Cenere sopra un fuoco che arde
ma non ancora scalda.
Si aspetta pioggia che lavi,
e, avida, la terra berrà.
Sarete, allora,
fiori che si schiudono
al bacio del sole…
che li accoglie
ma non sempre li ama.
Frutti di amore dato e avuto,
sogni vaghi,
legati a fili sottilissimi.
Sogni che non volano
perchè naviganti vaganti,
in attesa di approdare.
… Siete i figli di quest’era,
impauriti e scoraggiati.
… Fragilità!...
Tutto il sognar vi rubano,
l’amore non vi scalda più
e vi perdete in effluvi di niente,
in fiumi di malesseri
in questo tempo
che non ha più tempo.
… Riflessi di tramonto dorato
che attende l’alba
per poter brillare a nuova luce.
Cenere sopra un fuoco che arde
ma non ancora scalda.
Si aspetta pioggia che lavi,
e, avida, la terra berrà.
Sarete, allora,
fiori che si schiudono
al bacio del sole…
La società
È un sistema decomposto,
in cui,
tutto sommato ,
non vale la pena di vivere;
la società non
è un sicuro bene,
la solitudine,
non è un sicuro male;
nel sistema,
hanno la prevalenza
i peggiori,
i più cretini,
gli idioti,
gli incolti,
gli stupidi
e i beceri;
il peggiore stà a galla,
e i buoni faticano
a sopravviere,
e sono
spesso disprezzati,
finchè ci sono.
La mandria di pecore sociali,
teme disprezza ,chi cerca
di esser elibero,
di volare,
di staccarsi
da branco,
dal gregge,
e cerca di uscire dal seminato;
non odiano tanto il tuo aspetto,
o i tuoi
modi,
ma quello
rappresenti,
la libertà.
Libertà
Che i pecoroni
Rincretiniti,
non hanno più,
e ci hanno rinunciato,
per scelte sbagliate,
da cui,
non possono tornar ein dietro,
per passivismo,
inerzia
conformismo.
Ma i peggiori stanno agalla,
gli altri,
non tanto.
Non sento più niente
la mia mente si è rotta
è entrata in collisione con un pensiero oscuro
ora mi avvolge
mi tiene alle corde
stritola il cuore
offusca la mia lucidità
ho perso i ricordi, blocatto nel mio bozzo
non riesco ad aprirmi, eppure vi vedo
non posso interagire
forse son morto?
no, sono in un sonno profondo
lasciatemi andare, faccio capo alla mia vita
non sopno una macchina
vi prego ascoltate!
voglio staccarmi, spegnermi in pace
non sono un giocattolo in mano alla scienza
ma un libero essere con la propria fierezza
la mia mente si è rotta
è entrata in collisione con un pensiero oscuro
ora mi avvolge
mi tiene alle corde
stritola il cuore
offusca la mia lucidità
ho perso i ricordi, blocatto nel mio bozzo
non riesco ad aprirmi, eppure vi vedo
non posso interagire
forse son morto?
no, sono in un sonno profondo
lasciatemi andare, faccio capo alla mia vita
non sopno una macchina
vi prego ascoltate!
voglio staccarmi, spegnermi in pace
non sono un giocattolo in mano alla scienza
ma un libero essere con la propria fierezza
Era il tempo in cui
al sorgere del sole
uomini, donne
giovani volenterosi
al lavoro si recavano
Con un fischiettio allegro,
canticchiando un canzone
soddisfazione nel cuore
dignità nello sguardo
La schiena doleva, il cuore sorrideva …
Al calar della sera
al ritorno verso casa,
un caffè, un bicchiere di vino
due risate al bar del paese,
mogli affaccendate ai fornelli
gustose cene a preparare,
il ritrovarsi era gioia,
era raccontarsi la giornata
La notte riposo donava
al corpo ed al cuore sereni
La schiena doleva, l'anima sognava
Nel giorno del Signore
assaporato il riposo,
indossare l'abito della festa
per la Santa Messa
passeggiate lungo il fiume,
merende nei prati
Vita semplice, arricchita
emozionando nel veder
spuntare le margheritine a primavera
ad assaporare il profumo del vento
ad assaporare il profumo del vento
La schiena doleva, lo sguardo brillava
Passi frettolosi, sguardi abbassati
sorrisi di circostanza,
il giorno scivola lento
scorrendo annunci sul giornale,
i mesi durano tre settimane circa
i sogni sfumano, l'aria è pesante
Cene frettolose cosa ci si racconta?
Di giornate vuote, di cuori dolenti
in questa società amareggiata, depressa
Il cuore piange, l'anima non sogna più ….
Giovani avanguardisti,
promuovono sistemi eroici
per invertire
la deviata, attuale, situazione.
Vogliono tornare in" Patria "
con giovane passione!
Abbandonano
decenni di carente cultura,
in un momento duro,
di un" Paese" in gioco:
...l'italiano èlitario,
che investe in Bot
e facili torture...
...in professionisti del momento
che promuovono un sistema disgustoso.
Manipolano,
modificano
studiando neuroni.
Controlli
cortico-spinali
di pubblicitari
con anni di tecnologia,
studiando neuroni.
Controlli
cortico-spinali
di pubblicitari
con anni di tecnologia,
che abbandonando
il manuale sistema,
costruiscono specchi.
Vogliono raccontarci un falsa verità;
vogliono convincerci
vogliono convincerci
che riusciremo a comprarci il mondo!


________________________________________________________________
N.B.: Ho scritto questa poesia per non dimenticare
ciò che è successo nei campi
di concentramento durante la seconda
guerra mondiale.
Ho cercato di immedesimarmi il più
possibile in cosa hanno potuto provare
quelle persone che erano private del cibo,
della libertà e della dignità ma ci sono
riuscita in parte, solo chi ha vissuto
quel periodo triste e cupo della vita
umana è in grado di descriverlo veramente.
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N.B.: Ho scritto questa poesia per non dimenticare
ciò che è successo nei campi
di concentramento durante la seconda
guerra mondiale.
Ho cercato di immedesimarmi il più
possibile in cosa hanno potuto provare
quelle persone che erano private del cibo,
della libertà e della dignità ma ci sono
riuscita in parte, solo chi ha vissuto
quel periodo triste e cupo della vita
umana è in grado di descriverlo veramente.
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Non abbiamo più un’ombra
ma ne abbiamo due;
alla nostra destra la depressione
alla nostra sinistra l’angoscia più profonda.
Ci seguono passo passo.
Siamo dei cadaveri
ma camminiamo ancora.
Solo la pelle ricopre le nostre magre ossa.
Lavoriamo strenuamente
ma non per noi stessi
e senza uno scopo.
Abbiamo paura delle loro urla,
dei loro fucili,
delle loro minacce,
delle loro torture….
Il nostro cibo è insufficiente,
è una rarità,
non c’è forza in noi neanche per elemosinarlo.
La nostra colpa?
E’ che ognuno di noi è nato
senza far parte
di una razza eletta e perfetta.
La nostra strada?
La nostra strada?
Abbiamo continuato a percorrerla
ma per alcuni è finita prima
al di là del recinto col filo spinato.
Lento e' il passo
e confuso il pensiero.
Piccolo uomo tormentato,
piccolo uomo errante,
nel buio della notte
non temi la sorte.
Sotto le stelle
sogni.....
Oh Speranza,mai assopita,
tenera compagna!
Oh Speranza,carezza di vita,
vola sull'umana incuranza,
oltre ogni confine.
Sorgeranno Cieli Nuovi
e sulla Madre Terra
ogni misero,riconoscenza avrà.
Prima c'era l'allegria
sui gradini di pietra
e ad ogni via
canti, parole e risate.
Mani affacendate
tra vimini e giunghi intrecciati
e tanta fantasia.
I "crivari"
Lungo la salita
odori e profumi
di agrumi, mandorle,
vino cotto, miele e
sesamo in cottura.
"Il cupetaru"
Sicure e decise
le forbici
seguivano l'imbastitura
e un motivetto fischiettato
la sola compagnia.
"Il sarto"
Ardeva il fuoco
tra le mura screpolate ed annerite
e il tepore del siero nelle abili mani
riempiva canestrini di ricotta
e di formaggio .
"La pastorizia"
Tra l'ordito e le trame
una melodia dolce
scandiva agilità e precisione.
Drappi pregiati intessuti
e frangiati di seta o di ginestra.
"Le tessitrici"
In attesa le vigne
di canti e cori in festa
pergolati e filari
di grappoli maturi
e cesti ricolmi di uva.
" La vendemmia "
Erano le querce a dare
ombra e ristoro alle fatiche.
Il fiume a sussurrare le memorie .
Di erba falciata , vanghe e zappe i contadini
carichi e mansueti i somarelli.
" I contadini "
Pazienti le donne
ore e ore piegate
raccoglievano ad una ad una
le olive cadute nei panari,
poi nei sacchi di iuta
in attesa di essere
portati a macinare.
"La raccolta delle olive"
Nelle botteghe del borgo
la fucina ravvivava la brace
di carbone infuocato.
Su un ceppo di legno
regnava l'incudine e il martello
pochi colpi precisi di maglio
e quel ferro arroventato scintillava
e prendeva vita.
" Il fabbro"
Scanditi dal sole di Giugno
i rapidi gesti dei mietitori
falce in pugno e spighe dorate
distese al suolo.
Tra i canti e il frinire delle cicale
il vento si diverte sui covoni.
La mietitura"

Alcuni miei versi sugli antichi mestieri del mio paese
Ho imparato, nella vita,
a distinguere la gente,
non per razza o per colore,
per ricchezza o religione,
ma per ciò che ha nel cuore,
per la sua grandezza e il suo valore.
Ora apprendo, “gran delusione!!!”,
altre categorie, nuove persone.
C’è l’ipocrita, l’indifferente,
l’arrogante, il riverente,
il lecchino, l’arrivista,
chi si vende per mettersi in vista.
c’è il fantoccio, l’ignorante,
il burattino insignificante.
Mi avevan sempre insegnato,
che la gente mai si deve giudicare,
e il suo qualunque contributo,
ognuno libero, deve donare.
Idee e concetti belli,
mi ero costruito delle persone,
ma leggendo bene in fondo,
ahimè che grande delusione!
Dov’è finita l’altrui bontà,
l’umana carità, il sano orgoglio,
la personale dignità?
S’ignora la grammatica,
la civile conversazione,
si sa solo sparger veleno
e alzar muri di divisione.
Se allora così è l’andazzo,
occorre alzar bene, in alto la scarpa,
e porre tutto il male lì,
proprio sotto il suo tacco,
e restar poi muti e superiori
a qualsiasi altrui offensivo attacco.
a distinguere la gente,
non per razza o per colore,
per ricchezza o religione,
ma per ciò che ha nel cuore,
per la sua grandezza e il suo valore.
Ora apprendo, “gran delusione!!!”,
altre categorie, nuove persone.
C’è l’ipocrita, l’indifferente,
l’arrogante, il riverente,
il lecchino, l’arrivista,
chi si vende per mettersi in vista.
c’è il fantoccio, l’ignorante,
il burattino insignificante.
Mi avevan sempre insegnato,
che la gente mai si deve giudicare,
e il suo qualunque contributo,
ognuno libero, deve donare.
Idee e concetti belli,
mi ero costruito delle persone,
ma leggendo bene in fondo,
ahimè che grande delusione!
Dov’è finita l’altrui bontà,
l’umana carità, il sano orgoglio,
la personale dignità?
S’ignora la grammatica,
la civile conversazione,
si sa solo sparger veleno
e alzar muri di divisione.
Se allora così è l’andazzo,
occorre alzar bene, in alto la scarpa,
e porre tutto il male lì,
proprio sotto il suo tacco,
e restar poi muti e superiori
a qualsiasi altrui offensivo attacco.
Vivi nel limbo,
pensi e non lavori,
mediti e scrivi
parole graffianti
sul diario della vita.
Ti chiamano esodato,
ti senti angosciato,
umiliato,
nel fronteggiar di petto
la cruda realtà.
Le parole affrante
che pronunzi
ad ogni piè sospinto,
i pensieri appesi all'umore,
cinturano il tuo ego.
Dal travaglio esistenziale
dell'occupazione smarrita,
l'amara società
ha forgiato un nome
che non t'appartiene.
Ti senti schiavo
nel terzo millennio,
ammutolito dagli egoismi,
esodato per costrizione:
grida la tua dignità!
pensi e non lavori,
mediti e scrivi
parole graffianti
sul diario della vita.
Ti chiamano esodato,
ti senti angosciato,
umiliato,
nel fronteggiar di petto
la cruda realtà.
Le parole affrante
che pronunzi
ad ogni piè sospinto,
i pensieri appesi all'umore,
cinturano il tuo ego.
Dal travaglio esistenziale
dell'occupazione smarrita,
l'amara società
ha forgiato un nome
che non t'appartiene.
Ti senti schiavo
nel terzo millennio,
ammutolito dagli egoismi,
esodato per costrizione:
grida la tua dignità!
Come è grande la città,
come è fracassona la città,
coi suoi rumori rutilanti,
il camion della monnezza,
il rombo delle macchine,
il crepitare dei lavori stradali;
gente che va e viene, senza posa,
in tutti i mezzi;
vita che và,
scorre veloce,
e il tempo non dà tregua;
che bella la pace e il silenzio,
e stare per conto mio,
riflettere,
sui miei tempi,
guardare la gente,
come faceva Kerouac;
lontano da catene e giudizi.
come è fracassona la città,
coi suoi rumori rutilanti,
il camion della monnezza,
il rombo delle macchine,
il crepitare dei lavori stradali;
gente che va e viene, senza posa,
in tutti i mezzi;
vita che và,
scorre veloce,
e il tempo non dà tregua;
che bella la pace e il silenzio,
e stare per conto mio,
riflettere,
sui miei tempi,
guardare la gente,
come faceva Kerouac;
lontano da catene e giudizi.
Attendo
il Tuo sole,
temo
che il mondo
possegga
tra i sentimenti
un mare di livore;
il mio pensiero
cristallizza
ogni dì
questa triste
realtà,
forse mi sbaglierò,
non so;
Fa' che la voce
delle genti
non porti più
sommesse lacrime
sulle rive estreme
del dolore,
ma soltanto amore.
il Tuo sole,
temo
che il mondo
possegga
tra i sentimenti
un mare di livore;
il mio pensiero
cristallizza
ogni dì
questa triste
realtà,
forse mi sbaglierò,
non so;
Fa' che la voce
delle genti
non porti più
sommesse lacrime
sulle rive estreme
del dolore,
ma soltanto amore.










