Eppure corro e salto, eppure vivo alla velocità del lampo,
miope nel tuo sguardo c’e solo un tempo lento
il mio.
Eppure rido insieme al tuo sorriso, e canto la tua canzone,
stonata ti arriva la mia voce e non ascolti.
Corro e rincorro la tua ombra mentre la mia scompare,
invisibile impronta,
gira veloce e lascia tracce astruse alla tua mente.
Gira su queste ruote la mia vita, in un mondo strano,
lontano, indifferente.
Seduto, in piedi, sordo o muto
o forse pazzo, io grido,
ma la mia mano annaspa
e sono un vuoto a perdere per i tuoi occhi ciechi.
Nel mondo parallelo in cui mi hai relegato
Corro e non ti raggiungo, chiamo ma non mi senti,
chiamo e non mi stanco, perché ci sono,
e vivo comunque e sempre qui al tuo fianco
miope nel tuo sguardo c’e solo un tempo lento
il mio.
Eppure rido insieme al tuo sorriso, e canto la tua canzone,
stonata ti arriva la mia voce e non ascolti.
Corro e rincorro la tua ombra mentre la mia scompare,
invisibile impronta,
gira veloce e lascia tracce astruse alla tua mente.
Gira su queste ruote la mia vita, in un mondo strano,
lontano, indifferente.
Seduto, in piedi, sordo o muto
o forse pazzo, io grido,
ma la mia mano annaspa
e sono un vuoto a perdere per i tuoi occhi ciechi.
Nel mondo parallelo in cui mi hai relegato
Corro e non ti raggiungo, chiamo ma non mi senti,
chiamo e non mi stanco, perché ci sono,
e vivo comunque e sempre qui al tuo fianco
10 commenti
Fa niente se non mangi
se puoi provare un poco di euforia
un giorno ridi,e dieci piangi
ma non è una malattia(?)
Mani di artista
o testa di c…o,
il tuo futuro qual è?
questi rulli girano e ridono
e tutto è vuoto intorno a te.
E come quando fuori piove
tutto è di un solo colore.
Fiori picche,cuori e quadri
provi a rialzarti,mentre ricadi
cuori e quadri,picche e fiori
che fallito che sei
se provi a veder la tua vita da fuori.
Fa niente se mi menti
se ti senti la coscienza pulita
un giorno rischi,dieci ti penti
e lo Stato non ti aiuta(!)
Padre presente
o cornuto di razza
la tua dignità dov’è?
Questi rulli girano e ridono
e un giorno diverso non c è.
E come quando fuori piove
che non hai bisogno di prove.
Fiori e picche,quadri e cuori
provi a vivere,mentre muori,
quadri e cuori,fiori e picche
Che bel quadro che sei
Se provi a vederti senza sta macchia.
E come quando fuori piove …
E intanto preghi ed imprechi
A quanta vita e denaro che sprechi,
incollato a quegli apparecchi…
… vinci solo quando non giochi
Il vento stanotte feroce trascina
le nubi stracariche che da occidente
portano pioggia dal mare dolente
che sbatte le onde di ogni marina
che chiude la notte e non vede mattina
ne barche ne vite ne gente piangente
che forse ha sperato magari nel niente
ma pur di trovare una mano vicina.
E il vento feroce continua ad urlare
coprendo le voci di spiagge e di terra
le urla strazianti disperse dal mare
che la sulla gola il terrore rinserra
perchè chi va via e si mette a sperare
va via dalla morte di un’orrida guerra.
Un cieco non pensare
lascia ormai tutto com'è.
Cosa vuoi che sia
se è la più grande deriva di ogni mare,
se è la più grande cecità di ogni fiume,
se non c’è più una pace nè una guerra?
Se non riusciamo più a sognare,
se nessuno accoglie il cielo,
nè si vuol salvare la terra.
Se poi l’anima è inesperta,
e va scambiando la verità per la bugia,
e va scambiando la verità per la bugia,
cosa vuoi che sia?
E l’indifferenza?
Cosa vuoi mai farci
se il mondo… è un emergenza!


… Moriva in quell’angolo di strada
un pallido sogno.
La speranza di un abbraccio,
di una mano che si tendesse, per rialzarsi.
... Identità mai più ritrovata, da anni,
già dispersa nel nulla.
… Casa di carta e uno straccio,
sempre lo stesso, dentro
il respiro affannato di chi
resiste senza speranza,
mentre le merle si nascondono
nei comignoli a cibarsi di calore.
… L’Angelo, da solo,
più niente ha potuto e, stanotte,
le stelle han portato luce nel vuoto.
... Raduno di abbracci,
nel gelo della morte
a sollevare una lanterna di carta
portata lontano, in alto,
come sogni alla meta.
...Luce e calore per quel pugno
di dolore e solitudine…
un pallido sogno.
La speranza di un abbraccio,
di una mano che si tendesse, per rialzarsi.
... Identità mai più ritrovata, da anni,
già dispersa nel nulla.
… Casa di carta e uno straccio,
sempre lo stesso, dentro
il respiro affannato di chi
resiste senza speranza,
mentre le merle si nascondono
nei comignoli a cibarsi di calore.
… L’Angelo, da solo,
più niente ha potuto e, stanotte,
le stelle han portato luce nel vuoto.
... Raduno di abbracci,
nel gelo della morte
a sollevare una lanterna di carta
portata lontano, in alto,
come sogni alla meta.
...Luce e calore per quel pugno
di dolore e solitudine…
Giorni,
come campi ripetitivi d’emozioni nere,
gesti spenti,
ritmi stremanti e annichilenti;
un incontrarsi senza guardarsi,
un conoscersi senza benedirsi.
Sottratti ormai al fuoco delle ideologie,
non v’è cura per la speranza
da cui far sgorgare un nuovo urlo
alto, solitario,
come vortice sanguigno di colori
di fronte all’io umiliato,
consunto, esiliato.
Son troppo grandi le distanze
tra la testa e il cuore;
pesante la stanchezza nella sera
pensando agli “ubbidienti”,
ai loro calici apparenti
in cui esibire inglese e affari desti
con gesti meditati e poco onesti.
Senza testimonianza,
senza critica, senza memoria.
senza critica, senza memoria.
Senza rivolta, senza preghiera,
contro la storia!

contro la storia!

(Sestina lirica)
Sì: c’è da sprofondare di vergogna
per tanta latitanza di giustizia
che della vita storpia la bellezza
gettandone alle ortiche l’alto senso.
Benvenga dunque una civile scelta
di viva, resistente ribellione !
Granitica parola, "ribellione":
pronunciarla senz’ombra di vergogna,
a piena voce, in coraggiosa scelta
d’uno squisito gesto di giustizia,
a umanità può ridonare senso,
ponendone in risalto la bellezza.
Il resistente fulge di bellezza
quando scandisce, fiero: "Ribellione!".
Gli esplode in ogni organo di senso
la dignità: che spezza la vergogna
e rende a cuore ed anima giustizia
compiendo l'elevata, strenua scelta.
La strada del silenzio, vile scelta,
è tristemente vuota di bellezza:
malata vi agonizza la giustizia
fra sguardi spenti, morti a ribellione.
Mogio tacere, intriso di vergogna,
trascina andirivieni senza senso.
La mia speranza ha, vivo, un sesto senso
che la concilia con sognante scelta
di un’utopia di cui non si vergogna:
un mondo giusto, colmo di bellezza,
figlio di combattiva ribellione,
baciato da un gran sole di giustizia.
Sento che presto si farà giustizia
e d’ogni cosa sarà chiaro il senso.
A seguito di somma ribellione,
responsabile della propria scelta,
la vita riderà ch’è una bellezza
mentre farà fagotto la vergogna.
Senso revochi assenso alla vergogna:
è scelta di bellezza, ribellione
che pugna per trionfo di giustizia !
______
______
“Il Ribelle è il singolo, l'uomo concreto che agisce nel caso concreto.
Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie,
né leggi escogitate da qualche giurista di partito.
Il Ribelle attinge alle fonti della moralità
ancora non disperse nei canali delle istituzioni.
Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza,
tutto diventa più semplice” (E. Jünger, "Trattato del ribelle")

né leggi escogitate da qualche giurista di partito.
Il Ribelle attinge alle fonti della moralità
ancora non disperse nei canali delle istituzioni.
Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza,
tutto diventa più semplice” (E. Jünger, "Trattato del ribelle")

Condannato già fu da tal perverse figure
d’apparir del diavolo l’una avvocato,
l’altre due giudici pe’ fosche sventure
e vile platea nel goder quarta da un lato…
Ah infelice cane! Ma in gran tua purezza
beato infin sarai pur se tra tanta asprezza!
«E se anche avvenne –e esso non fu– che fosse
ch’azzannai per natur che lo vuol una capretta
fu sol fame e non prepotenza che mi mosse…»
Ma torturar piace in Sud, criminosa setta…
«Che non son vero sindaco né intellettuale
talché dobbiate farmi ’sì efferato male!»
Tra percosse dolenti fu appiccato e ancor
fedel movendo coda a implorar ma cosciente
che mai più fiuterà fior, vezzi vivrà d’amor…
E ancor crudel colpir di pal che più non sente…
«Gesù! Uman non son pe’ desiar paradiso,
al fin di tal tortura, né d’angelo un sorriso?»

A coloro che sono divenuti cenere
sparsa nel vento
per mano di carnefici:
-cervelli indottrinati-
erettosi giudici
di un popolo inerme ed indifeso
propugnando un'autorità
ed una crudeltà bestiale
va la mia pena,
ai carnefici va il mio orrore.
Hanno stralciato con crudeltà
gente inerme: viti tagliate
prosciugate dalla loro linfa vitale.
Bagno di sangue che fece sgorgare lacrime
seminando lutti sotto i cieli d'Europa.
Ho pena dell'agonia dei gasati,
dei morti arsi dalle fiamme,
degli esseri mitragliati
ed in fosse comuni seppelliti.
Conservaci la memoria mio Dio
per quegli occhi spenti
di milioni d'innocenti
che hanno risalito il Calvario
avendo in gola la preghiera ricacciata.
I prigionieri ridotti ad esseri miserandi
vissero nel gelo
albe atterrite dalle forche dell'orrore
affrontando col respiro sempre più flebile
il cammino del supplizio.
Un popolo mutilato, torturato, massacrato!
Conservaci la memoria mio Dio.
Oltre
il freddo pungente
di una mattina
di Gennaio.
Oltre
la forza.
Oltre
gli sguardi dei passanti.
Infreddoliti
senza casa,
ne meta.
Oltre
quasi la vita.
Attendono
in rassegnato silenzio.
Ordinati in fila
attendono
qualche coperta
sulle spalle,
donata da chi
ancora ha un cuore.
Attendono
che la porta si apra.
Attendono
un pò di caldo.
Attendono
un piccolo piatto caldo.
Attendono...
Oltre...
forse anche
oltre la vita.


Sempre in cerca di pace
posa le ali sul profumato petalo
lo sguardo innalza
arido è divenuto il verde
terrore e sangue dilagano
sull’orlo aggrappati.
Giunge estraneo l’urlo solitario
non tange il cuore l’indifferenza
mentre allaga il prato.
Ma al di là dell'orizzonte
un gaudio si spanderà
se anche tu costruttore diverrai...
posa le ali sul profumato petalo
lo sguardo innalza
arido è divenuto il verde
terrore e sangue dilagano
sull’orlo aggrappati.
Giunge estraneo l’urlo solitario
non tange il cuore l’indifferenza
mentre allaga il prato.
Ma al di là dell'orizzonte
un gaudio si spanderà
se anche tu costruttore diverrai...
Dopo la festa,
gli occhi stanchi,
di nuovo albeggia,
silenzio in città,
poi si ricomincia,
la solita vita,
le solite cose,
gli alberi pavesati,
e i festoni,
ricordano
il natale appena passato,
malinconia
per il dopo,
bisognerebbe essere buoni,
essere civili,
rispettarsi,
questo sarebbe sempre natale,
invece,
siamo chiusi,
nei nostri piccoli
lerci angoli
di privacy,
uno contro l’altro.
gli occhi stanchi,
di nuovo albeggia,
silenzio in città,
poi si ricomincia,
la solita vita,
le solite cose,
gli alberi pavesati,
e i festoni,
ricordano
il natale appena passato,
malinconia
per il dopo,
bisognerebbe essere buoni,
essere civili,
rispettarsi,
questo sarebbe sempre natale,
invece,
siamo chiusi,
nei nostri piccoli
lerci angoli
di privacy,
uno contro l’altro.
Un'aura nefasta e scura
si posò sui cieli del Medio Oriente
occultando il sole
e la sua benefica luce.
Un manto crudele
di forte costrizione
avviluppò malevolmente
persone ignare
di essere prede e pedine
in una lotta mortale distruttiva
avendo come matrice il male
baluardo di mistificazioni
sbandierate con falsa ipocrisia:
verità distorte
atte ad annientare
e massacrare impunemente
per brama di supremazia
popoli inermi
ed a riversare livore
verso credenze etico- religiose.
Ancora una volta nei millenni
Caino uccide il fratello,
spargendo sangue innocente
senza appello.
Piange la terra
di cruori e lacrime inondata
per l'avidità, la supremazia e l'intolleranza
in un esilio di gioia cacciata
ed in una crudeltà che scava solchi
in terra dilaniata...
Il paese,
abbarbicato tra le colline
e i vigneti,
sempre le stesse facce,
la stessa ignoranza,
teste dure
e via dicendo;
e i buoni non sono apprezzati;
solite strade,
vicoli e carugi
pieni di rumori,
pettegolezzi,
suoni e odori
di mercato e di fiere;
paese addormentato,
becero e volgare,
eppure la bontà,
ci stà da qualche parte.
abbarbicato tra le colline
e i vigneti,
sempre le stesse facce,
la stessa ignoranza,
teste dure
e via dicendo;
e i buoni non sono apprezzati;
solite strade,
vicoli e carugi
pieni di rumori,
pettegolezzi,
suoni e odori
di mercato e di fiere;
paese addormentato,
becero e volgare,
eppure la bontà,
ci stà da qualche parte.











