Come ti chiami bambino?
Perché non rispondi,
hai perso la lingua?
Quanti anni hai?
Niente...
Non risponde
sta rannicchiato
e non ha il coraggio di guardare
o parlare...
Giocava felice quel giorno nel parco...
Sull'altalena il vento tagliava.
Senti bambino! Io non sono del posto,
ho perso la strada, non so più dove sono.
Se vieni con me a darmi una mano
ti regalo dolcetti, caramelle e un giocattolo.
Un nome aveva il bambino felice,
distrutto in un attimo dall'orco cattivo.
Senti bambino come ti chiami?
Lui non risponde, non ricorda...
Ha solo negli occhi
il volto dell'orco feroce,
che come un orso
violava quel tenero corpo...
6 commenti
Signor Jorge Mario Bergoglio,
poteva evitare un sì lungo viaggio;
qui c’è il fiore della chiesa onesta,
che naviga da sempre nell’imbroglio,
da cui giorno e notte trae vantaggio
ed il popolo bue plaude la sua festa.
Ma lei gli espedienti li conosce meglio
di questi che chierca più non hanno
e che, girando con baldanza per le calli
ben vestiti, barba e cresta come galli,
spesso alla beffa sommano l’inganno
illudendo gli asserviti al lor risveglio.
Da sempre dei papi la loro storia
contraddice ai precetti di quel Cristo,
che voi allora inchiodaste in croce;
ergo in Argentina torni senza boria,
dal suo insediamento già si è visto
che mai soldo e sfarzo perdon voce.
Lei è un politicante, attore di talento,
la scelta del conclave fu perfetta;
più che il vicario del povero Cristo,
lei è il contrario tra oro e argento,
che l’annoso clero mafioso infetta
da quella cupola, piovra anticristo.
Già le ho scritto ciò che or riscrivo:
dia al mondo dei poveri i tesori
dello Ior e tutti i beni ignoti e noti;
sia del povero Cristo apostol vivo,
vada per le strade ad alleviar dolori,
assolva così al dono dei suoi voti.
Poi decreti la castrazione ai preti,
che, se in pectore han la vocazione,
saranno attratti come dei magneti
dalla fede per la sublimazione.
Sia lei per primo a dar l’esempio
per cancellare il vostro stato empio.
Solo noi,
solo noi,
siamo qui,
anche s e non vi và,
anche se non vi frega,
solo noi,
che siamo sempre di troppo,
che ci guardate male,
con disprezzo e insolenza;
solo noi,
che ci siamo nonostante
l’imbecillità del sistema,
che non ci vuole,
che ci ignora,
solo noi,
che la gente non vuole vedere,
non vuole sapere;
solo noi con
le nostre storie tese,
il dolore,
i sentimenti;
anche tu ragazza
non mi hai mai sentito,
né visto,
mi son tenuto la mia vita,
nessuno ci ha mai regalato;
solo noi,
solo noi,
un po’ artisti,
un po’ incompresi,
troppo soli,
con le nostre storie.
solo noi,
siamo qui,
anche s e non vi và,
anche se non vi frega,
solo noi,
che siamo sempre di troppo,
che ci guardate male,
con disprezzo e insolenza;
solo noi,
che ci siamo nonostante
l’imbecillità del sistema,
che non ci vuole,
che ci ignora,
solo noi,
che la gente non vuole vedere,
non vuole sapere;
solo noi con
le nostre storie tese,
il dolore,
i sentimenti;
anche tu ragazza
non mi hai mai sentito,
né visto,
mi son tenuto la mia vita,
nessuno ci ha mai regalato;
solo noi,
solo noi,
un po’ artisti,
un po’ incompresi,
troppo soli,
con le nostre storie.

Non sento amare
se non lo dona il cuore.
Còmpito grato!
Dal pan largito… allegro,
dal pan negato… torto!
*****
Poesia (Forma metrica del tanka 1-4-6) sviluppata leggendo un pensiero della celebre Pearl Sydenstricker Buck, scrittrice statunitense del 1900 e vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1938, giustificato da cotanta motivazione “per le sue ricche e veramente epiche descrizioni della vita contadina in Cina e per i suoi capolavori biografici”:
“Non puoi obbligarti a sentire qualcosa che non provi, ma puoi sforzarti a fare il bene, nonostante quello che senti”.
Libertà sottratta
velocità fermata
carne bruciata
per la fame appagata
di vittoria ammirata
di gesta soffocata
priva di grazia
di senso svuotata
depredata da troppo
apprezzata nei sogni
Lo zoo
recinto di galeotti
avidi ed affamati
campo di battaglia
luogo di sepoltura
annuncia l'apertura
di un nuovo spettacolo
con grida e pianti
cose da paura.
velocità fermata
carne bruciata
per la fame appagata
di vittoria ammirata
di gesta soffocata
priva di grazia
di senso svuotata
depredata da troppo
apprezzata nei sogni
Lo zoo
recinto di galeotti
avidi ed affamati
campo di battaglia
luogo di sepoltura
annuncia l'apertura
di un nuovo spettacolo
con grida e pianti
cose da paura.
Le dissi taci
e lei, si chiuse nel buio
non volli vedere il suo volto
ne sentire le sue parole.
Le dissi taci
ma divoravo le parole truccate
dalla follia del momento
trasformandole in attimi di pazzia.
Potrei far tacere l'odio
se nessuno alzasse le mani
nate per donare carezze
che invece si elevano
come pugnali avvelenati
senza lasciare spazio all'amore
ma solo a libera follia.
Le dissi taci
ancora una volta
mentre la vidi bere sangue
ma la ferocia umana
non tacque
anzi, alzo di più la voce
per non far sentire la musica.
e lei, si chiuse nel buio
non volli vedere il suo volto
ne sentire le sue parole.
Le dissi taci
ma divoravo le parole truccate
dalla follia del momento
trasformandole in attimi di pazzia.
Potrei far tacere l'odio
se nessuno alzasse le mani
nate per donare carezze
che invece si elevano
come pugnali avvelenati
senza lasciare spazio all'amore
ma solo a libera follia.
Le dissi taci
ancora una volta
mentre la vidi bere sangue
ma la ferocia umana
non tacque
anzi, alzo di più la voce
per non far sentire la musica.
La ragazza dell'Hotel
non dice niente
si nasconde dietro
un nome che non ha.
La ragazza dell'Hotel
si alza presto la mattina,
colazione una brioche
e poi via...
Per un lavoro
che nessuno sa!
Alla gente non importa
del perché della sua scelta di vita.
La ragazza dell'Hotel
guarda triste una vetrina
colorata i Natale.
Pensa alla sua terra lontana,
ad un figlio
lasciato chissà dove,
ai suoi sogni spezzati
con amori pagati.
La ragazza dell'Hotel
scivola via
lungo quel fiume
con la sua malinconia.
E nessuno si ricorderà di lei...
Facce da paese
Solite facce,
stessi musi
passano per la strada,
anziane tipiche
locali,
personaggi di paese
col loro dialetto,
e gli atteggiamenti tipici
della zona;
paesani,
un po’ chiusi,
diffidenti,
avari
ognuno coi suoi guai,
ognuno perso
nei fatti suoi.
Solite facce,
stessi musi
passano per la strada,
anziane tipiche
locali,
personaggi di paese
col loro dialetto,
e gli atteggiamenti tipici
della zona;
paesani,
un po’ chiusi,
diffidenti,
avari
ognuno coi suoi guai,
ognuno perso
nei fatti suoi.
E alla fine
chiuse gli occhi...
Dopo essere stata
picchiata, umiliata
maltrattata...
Chiuse gli occhi sorridendo,
con l'unica colpa
di esser nata
nel luogo sbagliato.
Era bella questa donna
nascosta da un velo
da lei mai accettato.
Quanto amore poteva dare
solo se fosse stata capita,
povera donna!
Ora è lì supina,
sepolta da mille sassate...
A VOLTE FACCIAMO FINTA DI NON SAPERE
Osserva triste il mare
il vecchio marinaio.
quante notti ha dormito sotto le stelle,
quanti cuori ha lasciato in ogni porto...
Ora è solo.
Lui e il mare.
Il tramonto fà cornice alla sua vita,
vecchi ricordi
di chi si sente abbandonato.
Respira l'aria sottile della sera
il vecchio marinaio.
E' dolce il fruscìo del mare...
Vorrebbe toccarlo per l'ultima volta
ma non ci riesce.
Le sue mani tremano,
il suo corpo si abbandona.
Sorride, chiude gli occhi,
mentre il mare lo trascina via...
Frischiava u trenu pariva ca cantava, e jieu figgjuolu guardavu du finestrinu curiusu... Dassavu u mari cu nostalgia fissavu chidi muntagni grandi chi sulu a televisioni vitti, quandu facivanu i documentari. Dui occhi grandi chi guardavanu si posti novi, eru sperdutu, chi lacrimi ta l'occhi guardavu a me mamma... Posti novi... Cusapi se mi trovu novi amici dicivu u primu jornu chi jia a scola. Guarda che chi le arrivà un olter terrun ce sa se le bun de scrif o de legg. Figures! El sarà nia bun de tegnè la pena. Dicivanu così chidi storti chi ancora jieu non capisciva mi sembrava ca parlavanu ostrogotu. Mamma mia avundi jia a finiri ammenzu a si stranieri! Chi mi sapi a mia ca non sannu mancu u lejiunu. Ancora mò chi passaru quarant'anni e diventai omu mi ricordu chjdu jiornu chi pe nu fogjiu i carta chi mi mancava girai tutta a scola nudu mu dezzi pecchì jiera... Meridionali. Fischiava il treno sembrava cantasse e io bambino guardavo dal finestrino curioso... Lasciavo il mare con nostalgia osservavo le montagne enormi che solo in televisione avevo visto quando facevano i documentari. Due occhi grandi che guardavano posti nuovi ero sperduto, con le lacrime agli occhi osservavo la mamma... Posti nuovi chissà se mi trovo nuovi amici dicevo il primo giorno di scuola. Guarda è arrivato un altro terrone, chissà se è capace di scrivere o leggere. figurati! non sarà nemmeno capace di tenere la penna. Dicevano quegli stolti che ancora non riuscivo a capire, sembrava parlassero ostrogoto. Mamma mia dove sono andato a finire in mezzo agli stranieri! Che mi sa non sanno nemmeno leggere. Ancora adesso che son passati quarant'anni e son diventato uomo ricordo quel giorno che per un foglio di carta che mi mancava ho girato tutta la scuola, non me l'ha dato nessuno perché ero... Meridionale. |
Quando la gente passava
ed il mondo
non era ancora a colori
c'era chi salutava
quella nave che andava.
Fazzoletti bianchi
sventolavano come bandiere
si piangeva...
Caro amore;
scriveva da un mondo lontano.
Qui è tutto diverso
si fa tanta fatica
ma vedrai riuscirò a portarti con me.
Quando ancora non esisteva
l'abbondanza che tanto ha saziato
c'era un amore che piangeva,
ogni notte sperava.
Erano i giorni del bianco e nero,
erano i tempi...
Del mondo antico.
Infermità
mentale, l'impùtano…
Spine al cor bòcciano!
Manìe, false visioni…
Sedanti gocce, uccìsero!
*****
Poesia in stileTanka (2/4/6) sviluppato dal pensiero del celebre Hermann Hesse scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero del 1900. Lo stesso, è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1946 “per la sua forte ispirazione letteraria coraggiosa e penetrante esempio classico di ideali filantropici ed alta qualità di stile”:
“Con la psicologia si possono scrivere libri, ma non penetrare nel cuore di un uomo”.
mentale, l'impùtano…
Spine al cor bòcciano!
Manìe, false visioni…
Sedanti gocce, uccìsero!
*****
Poesia in stileTanka (2/4/6) sviluppato dal pensiero del celebre Hermann Hesse scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero del 1900. Lo stesso, è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1946 “per la sua forte ispirazione letteraria coraggiosa e penetrante esempio classico di ideali filantropici ed alta qualità di stile”:
“Con la psicologia si possono scrivere libri, ma non penetrare nel cuore di un uomo”.
Povero bimbo venuto nel mondo
Forse avrai pianto nel viso giocondo
Cercando la mamma dal dolce profumo
Non un egoismo ad uso e consumo,
io piango per te dolce fiore smarrito
che cerchi il capezzolo come infinito
atto d’amore dal primo momento
che ti ha concesso la voce del vento.
Piango per te piccolissimo fiore
che cerchi la mamma per darti l’amore
forte sicuro ed una carezza
che sia leggerissima come una brezza
una lacrima verso perché il tuo destino
ti sia favorevole dolce bambino
che sia sfavillante come una fiamma
dato che manca l’amore di mamma.
Forse avrai pianto nel viso giocondo
Cercando la mamma dal dolce profumo
Non un egoismo ad uso e consumo,
io piango per te dolce fiore smarrito
che cerchi il capezzolo come infinito
atto d’amore dal primo momento
che ti ha concesso la voce del vento.
Piango per te piccolissimo fiore
che cerchi la mamma per darti l’amore
forte sicuro ed una carezza
che sia leggerissima come una brezza
una lacrima verso perché il tuo destino
ti sia favorevole dolce bambino
che sia sfavillante come una fiamma
dato che manca l’amore di mamma.







