Raramente riescono a distinguere

tra effettivo e fasullo; ecco

perché è così facile ingannarle.

Più dai loro aiuto, e più ne hanno

bisogno: finchè la tua gentilezza

sarà capace di incantarle,

impoverirà la loro umanità.

I sentimenti non danno canoni per

limitare un’illusione o un capriccio.

Sono un veleno violento che oscura

la ragione, il tentativo di costringere

la verità ad arrendersi al chiacchiericcio.

La chiaroveggente prova a dare il soffio

della vita ad una bugia cercando

di adombrare quella verità con la bellezza

effimera dei desideri: far abbandonare

la mente razionale per la negromante

è lo scambio in cui si perde ogni certezza.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Gaius, medico badiale

dalla struttura pingue

prova indifferenza

all’adiposità e al sangue.

Ma appagamento

nel lustrare il martelletto

e nel tirar a lucido lo stetoscopio,

non il corpacciuto aspetto.

Si compiace,leccardo, nel forbire

il termometro nella sua abitazione,

al pari del blandire in visita negli

altrui alloggi il gravoso buzzone.

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Dopo la nostra relazione che definiscon

fedifraga e incestuosa, ma che per me

non è altro che irreprimibile passione,

ho pensato di dedicarti una pagina su

lo Strillone di Tintagel, o di far librare

un aeroplano con la bandiera araldica

con su scritto “Mia dolce ossessione”.

Per non smettere di baciarti

il collo, se fosse in mio potere

ordinerei di allontanare

il giorno alle stelle.

Ma posso incaricare l’alchemico

di fare un profumo che ricordi

l’odore della tua pelle.

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A un certo quid di caffè

e tabacco a iosa,

parole accartocciate

nei fogli

o sfuggite sulla losa

lui esce di fretta come

da una strettoia di implicazioni,

con lo staffile nella mano.

E un bacio cade

dalla tasca dietro dei calzoni.

Lei si stringe a nessuno.

Sbadiglia, coi piedi nudi sulla pioda.

Le sfugge un sorriso

quando si accorge di quelle parole

raminghe beccate da un batticoda.

Poi rientra…sul mio verone: lascia

cadere la veste sui calzari e mi chiede

amore non solo con gli occhi.

Apro gli occhi, e mi resta

quella cutrettola che continua a beccare

i miei scarabocchi.

E una vanessa dalle ali

festonate

sui miei calzari.

Mi accontenterò della sua livrea vivace.

E di quei pochi istanti in cui le nostre

divengono figure complanari.

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Con Mordred al potere

scordiamoci il rispetto delle leggi.

Da lungo tempo scarseggiano

gli erbaggi per le greggi,

e lui dispensa arroganza

ai regni contigui.

E lascia il suo popolo a fave e cardi.

Ma si rende conto che oltre i confini,

lo dice anche il giornale,

hanno imponenti baliste e dardi…

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Scolpati coloro che han la becca:

i carri non sarebbero dovuti

passare.

Per gli eserciti a cavallo

era notorio il divieto

di traversare.

Solo fanteria, o fittavoli

con bestie da bardo

e bardotti da tiro.

E noi sotto con lo scricchiolio

nell’orecchia del bollettino.

Appesi ogni giorno a un sospiro.

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Il Re Saggio giace

tra cielo e mare ad Avalon.

E Ambrosius ha avuto

il suo memoriale

nel Cerchio di pietra,

come ho fortemente voluto.

Vecchio bastone, il solo compagno

rimastomi, con la tua impugnatura

logora appena sopra il nodulo…

Se non porrò fine alla follia

di amare Morgana, presto

questo druido avrà il suo trito tumulo.

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Vengo qui nell’isola delle mele

sei mesi l’anno.

Prendo un cappuccino,

e sfoggio i miei cappelli.

Adoro i cappelli e la mitologia.

E amo leggere.

Ho da poco iniziato

La notte dei lunghi coltelli.

Sono vecchia, mangio poco

e dormo anche meno.

Viaggio con un piccolo involto,

e i libri mi alleggeriscono i fardelli.

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Tra gli innumerevoli mestieri

che ho fatto per sopravvivere,

sono stato occupato per un periodo

a Ginevra nella carpenteria nautica.

Con Arthur, un omone elvetico

responsabile del rimessaggio,

e l’albionico Artorius, operaio nella

verniciatura dei natanti con anni di pratica,

ci facevamo scorpacciate di reclette

e birra artigianale.

Qui ho conosciuto Viviane,

una ragazza irlandese devotissima al Tau,

dalle movenze di dama, forse del lago

vicino al paese dal quale veniva.

Le piaceva giocare coi lessemi in antonimia, e

far l’amore con un bicchiere di Muller-Thurgau.
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Arturo è una brava persona,

un galantuomo e un marito che

non mi ha mai fatto mancare

nulla: ma del lavoro mai pago.

Fu Galeotto- siamo amici da

sempre- a convincermi a chattare

per conoscere nuove persone: così lo

conobbi, nickname Signore del Lago.

Lo incontrai la prima volta alla festa

di compleanno per mio suocero Uther.

Il fato volle lavorasse per mio marito.

Nel corridoio, da vero cavaliere,

mi aiutò ad allacciare il reggipetto.

Da allora ogni sera, quando termina la riunione

intorno alla tavola con i suoi sottoposti, mentre

Arturo si trattiene per ore a discutere con i suoi

sir più anziani, il signor Del Lago mi sfila

non solo il reggipetto e finiamo a letto.

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Il giovedì tutta la famiglia

è in piscina, e io ceno con

il sacro Graal alla tavola

del Re Pescatore: mia suocera.

Mia suocera quando ride divertita

mostra denti bianchi come corde

d’arpa, e quando birichino scivola

il suo piedino sulla mia caviglia

è tempo che il Re Ferito salga in

automobile diretto alla taverna:

caffè e partita settimanale a scopone.

Il letto maritale diviene teatro di

consenziente adulterio, e il Graal non ha

più nulla di sacro alla luce della lanterna.

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La Volontà ascendente
galoppa nella polvere
di quell’ardente campo di battaglia,
dove, già schierata
è l’immensa marmaglia.

A nord, coloro
che agiscono come abete,
che razional miete
ogni ramo che dalla luce discosta.

All’opposto,
similmente ai primi,
essi mietono senza sosta,
ogni ramo che dalla loro luce si discosta.

Badate bene alla distinzione,
uno solo può essere il vincitore!
Prosperità o declino
attendono il futuro cittadino.

Mentre trionfate sulle salme nemiche
ricordate di fare attenzione,
il bagliore non diventi ossessione,
perché occhi persi nella luce
creano un mondo tristemente truce.

Discernete sempre con chiarezza,
mettete in dubbio ogni vostra certezza,
ad antifari io vi innalzo,
guidati dalla Volontà,
mostrate in ogni falsa luce
la sua intima oscurità.
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Profilo Autore: Giuseppe Messina  

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Il maiale non è il verro

che nelle notti d’estate

ama stringersi con i suoi simili

e dormire naso contro naso.

 

Il maiale non è il suino

giocherellone che ama inseguire

i suoi simili e rotolarsi

lungo i pendii su è giù per il maso.

 

Il maiale non è il maschio della scrofa

che sviluppa affetto, ama i balocchi

e si annoia facilmente.

Animale pulito, anche schizzinoso.

 

Il maiale è un essere equivoco che non ama,

che giocherella con intendimento recondito

e si rotola sui suoi simili in tenera età.

In quell’inviolabile spazio defeca, disgustoso.

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Fuori dai ristoranti attendo che tacchi

e cravatte abbandonino la scena…

Non sono un uomo di smoderata

pazienza, solo dispongo di tanto tempo.

Quando le luci della sala si spengono

e dalle cucine gli sbadigli rincasano,

ho tutto il tempo di sfamarmi dal pattume

prima di preoccuparmi del maltempo.

A ventre sazio faccio una puntatina

alla ferramenta all’angolo dove il gestore

lascia sempre bancali di poliuretano

sul retro, perfetti a copertura del mio riparo.

Pago della sera, spingo il carrello fin al bacino

di raddobbo ove domattina, tempo permettendo,

sanerò il mio ricovero; mi assopisco nella

vasca di carenaggio dissueta, mirando il faro.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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La prima volta che ho sceso le scale

di questo enorme albergo con le sbarre alle finestre

ti ho trovata pallida e tanto silenziosa.

E da allora tutte le volte che scendo ti trovo che dormi.

Mi domando quante cose ti facciano fare

durante il giorno per essere sempre così stanca…

 

Vengo spesso a trovarti anche se tu non dici niente

perché mi ricordi lei: sai prima che mi trasferissi qui

abbiamo abitato insieme per tanti anni in una casetta

col giardino, e sopra il tetto un nido con le rondini.

Sai lei le accudiva, come accudiva me che a volte

non ricordo le cose e ho una gamba cianca.

 

Poi un mattino le rondini sono partite, e lei

si è addormentata; da quella volta ha dormito tanto

come fai tu fino al giorno che un signore gentile

vestito tutto di bianco mi ha portato qui.

Qui mi trovo bene, ma qualche volta mi sembra

di non ricordare più il mio giardino e la casetta bianca.

 

Qui mi danno quelle belle pastiglie colorate da bere

che io nascondo nella federa e quando sono triste

perché le rondini non tornano ci gioco al gioco dei bottoni.

Delle volte ricordo che non ricordo che ci faccio in questo

albergo coi chiavistelli alle porte; delle altre volte non sto

bene: mi guardo i polsi e mi sembra di ricordare la calanca.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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