Sotto il vostro usbergo agognamo

ricetto Don Messina Denaro.

Non svilite, ma siate

accondiscendente

le impetrazioni

di noi picciotti che vi offriamo

i nostri ladronecci; asseverate

le nostre pastette, o boss eminente .

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Sono tutti così belli fuori,

con le ortensie appese sui balconi,

le persiane rifinite di tutto punto e le 
facciate fresche di intonaco, 

ma che interno malinconico.

La polvere ha marcato bene ogni angolo,

è sparito, dunque, ogni pensiero circolare.

Ci sono strati scuri, lì sul pavimento tra le fughe, 

croste in mezzo alle fessure
di quella festa di tappeti esuberanti,

messi sopra i buchi come tappi,

come belle maschere

su di una faccia che non si vuol mostrare.

Un interno abbandonato,  

il soffitto macchiato 

il tetto appoggiato, precario

su portanti ormai di stenti.

Le vedi Indaffarate, affannate le mani
di quelli 
oltre la finestra,

ombre polverose che decorano le loro porte luccicanti,

che innaffiano i loro gerani profumati,

che appendono le palline il giorno di Natale, 

facciate ben sistemate
per illuminare la strada dei passanti,
solo per ricevere complimenti.
  

Sono case non finite 
oltre l'ingresso, squallide capanne,
sono quelli che gettano lo sporco dentro  

che non vedono mai la luce del sole.

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Profilo Autore: Lehel  

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Fantocci di piume
con cuore di ferro
arrugginito come una bici.

La bici con cui percorro 
la mia vita.

Ruote sgonfie
senza freni 
in discesa.
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Profilo Autore: Alessio  

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A Betlemme malattie e deformazioni

stavano come cani dormienti innanzi alle porte

per le strade, sotto gli occhi di chiunque.

Erano ovunque… ma, ironia della sorte,

quella notte tutto correva verso una stalla.

Nessuno guardava, nessuno si accorgeva

degli altri; c’era una nascita

da festeggiare: un bambino cieco voleva

con tutto il cuore salutare la creaturina,

e narrano che seguì il suono forte

delle campane delle greggi fin sotto

la cometa… mancavano solo i cigli delle porte.

 

E’ mezzanotte anche stanotte che

è Natale, che farò gli auguri alle stelle

e brinderò con l’ultima sigaretta: hai

messo sul tuo albero, amico, le campanelle?

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Alle parole pesanti, alle ansie

cadute sui fogli, nei giorni

non darò seguito: lascerò ad altri

ricordare le paure, i ritorni

dei superstiti consci del miracolo.

Anche se in stati spesso precari.

Molti di loro privati dal maremoto

dei propri cari, gli aiuti umanitari

confusi o bloccati, lunghe liste di

dispersi... troppa gente disciolta

in lacrime; gli sforzi della Protezione

Civile, gli sfollati, i centri di raccolta.

Lascerò ad altri scrivere della

solidarietà, davanti al telegiornale.

A quei volti già troppo segnati, spenti

da sciacalli, violenza sessuale,

commercio di vite umane e tratta

di bambini… se smetto di bere

quel buco che c’è in mezzo al salotto

e che troppi fingono di non vedere

temo possa scomparire in valigie

frettolose; temo se ne andrà.

Rifiuto la tintarella tra i cadaveri, il rischio

epidemie; quel buco prima o poi mi inghiottirà.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Di notte, quando rincorro

sul foglio cenci di anima

alla luce di un lume,

mi pare di udire una lacrima

e i gemiti di una donna

che si concede al marito

per mettere a tacere

ancora il loro attrito.

E io soltanto nella stanza

di fronte, con ovvietà,

scrivo di lei assopita

non per piacere ma per pietà.

E quasi tutte le notti puntello

il rispetto col silenzio.

Spengo la luce e la rabbia,

col di lei supplizio.
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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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la crostata lascia
briciole e cornici
sul piatto argento
del grammofono
la stessa propaganda,
la bussola mira
l'indice e la luna
ancora storta sulla bocca
dei babbei.

Scarponi androidi
nei cortei
in retromarcia verso
il sale iodato,
i capi stirati in panciolle
soffiano bolle 
dal petto gonfio
di farfalle,ambasce bagasce.
La procedura 
non ammette errore,
alcuno,
tranne il loro bel
bastone da reality
vestiti a squadre tutti neri 
contro i neri
e un flessibile da idraulico nel

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Profilo Autore: cordaccia  

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Tutto nella città ormai tace

e solo qualche luce flebile

taglia la bruma, assottiglia

e cela dell’oscurità gli spettri.

Incalzati dal mugghiare del

vento calcano le strade gelide

due sagome strette

nei propri zucchetti.

Lasse nell’incedere e tra loro

distanti meno di un palmo,

sentono le caviglie dentro ai

calzari braccate come da cani

nell’ombra, e boffonchiano una

melodia celata dietro un salmo.

Il lampione di fronte al Vescovado

mostra le svastiche sulle mani

e quel concetto di ariano, svela gli

spettri: i soldati di Odino di ritorno

da una sortita e tra le mani di uno

dei due prelati un rosario di loppa.

L’aurora inevitabilmente cancellerà

le tenebre e le sue larve, e farà giorno 

ma ora la notte rende loro gli zucchetti

tediosi alla stregua di una kippah.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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stella.jpg

Sotto un quadrato di cielo scuro

senza alcuna pausa al male,
sperduta
sotto un segreto e orrido frastuono
la tua vita imprigionata
migrò lontano
oltre quell’orrida stanza
fra terrore, deficit di memoria
e gemito mortale…

ultimo fremito di vita:
scambio tra luce e buio
del tuo corpo violato e poi mutilato
ed in pezzi occultato.

Nessuna dolcezza dei tuoi cari
ti fu di conforto nella sofferenza,
né il tuo cuore colmo d’amore
ti ha potuta salvare
da mani adunche e peccaminose
che commisero questa barbarie
con l’atrocità di un’anima dannata
che spense insensibilmente
la tua stella nascente.
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Profilo Autore: Grace D  

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Fanciulli, giovani, uomini, donne
che guardavate con stupore
attraverso i vostri cuori nudi e disarmati
le bellezze che la terra elargiva
ed il cielo benediva
essendo inconsapevoli
che mani rozze
e cuori di pietra
spargessero seme avvelenato
atto a sopraffare refoli di fiato
scatenando un'ecatombe tempestosa
coniugata col buio della morte
che polvere e fumo acre generò.

Da questa oscura cavità di ossa
[a futura memoria]

ancora oggi s'elevano respiri innocenti
di coloro che furono cenere
dispersa nel vento.
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Profilo Autore: Grace D  

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La chiamano odissea, le sirene che vedi dal barcone

sono i lustrini di un reality o le vetrine di un negozio

di Armani. C’è il mare che sembra un tavolo di biliardo

e lo scirocco che ti porti da casa, nascosto nelle tasche

dei calzoni strappati. L’approdo è nell’isola degli aranci,

Nettuno sta sorseggiando il caffè, per gli slanci

di Venere devi aspettare un tempo di burrasche

e stelle cadenti. Il vuoto che senti è in fondo

allo stomaco, il cuore è presente, il dazio

da pagare ne sei cosciente, è una nuova prigione.



Circe già la conosci, l’hai vista all’opera ogni giorno

della tua vita nella terra del sole infuocato

l’incantesimo non è rotto e non lo sarà nemmeno

dopo lo sbarco nella terra dei vulcani dolenti.

Eppure questa specie imperfetta di animali

col dono della parola, pur in vite da squali

conosce il profumo di libertà degli amanti

felici. C’è il riscatto da inseguire, dal treno

il salto in corsa è rischioso, forse sarà perdonato

ai coraggiosi, ma già bruciano le fiamme dell’inferno. 
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Profilo Autore: mybackpages  

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Donna che ancora paghi per l’uomo codardo,
diffida sempre di chi ti dice che sei sua!
La vita tua è solamente tua e non di altri,
così come la sua è solamente sua! 

La vita è della persona che Dio l’ha data,
nessuno ha il diritto di usurparla!
L’uomo vile, se uomo si può chiamare,
ancor la strappa per mania del sesso! 

La vita è bene prezioso ed è una sola,
bisogna curarla e stare molto attenti!
Ognuno deve amministrar la sua ma,
troppo spesso questo più non basta! 

La vittima povera, innocente e designata
è sempre la donna che ne paga il prezzo!
Se fossi io il Dio del cielo tanto lontano,
lo bloccherei prima che alzasse la mano!


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Profilo Autore: Giò For  

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Nun stateli a sentì, so chiacchieroni
se vonno divertì a dà lezioni
de tutto e gnente
e nun venite a dì ch’è divertente !
Riescono a riempisse la boccaccia,
ogni parola poi è ‘na frescaccia,
si è troppo granne a mettono pe iscritto
co dorci prose a trarne er profitto.
Prennete er caso de quella trasmisione
‘ndo du c’annavano a prenne a decisione
de sposasse e de potesse dì
te voijo bene, io pe te sto qui !
Chi conduceva, chi incitava a usà quelle parole ?
Du separati e puro senza prole !
Però parlaveno co granne eccitazione
che dei vocaboli avevan collezione.
Immagino che i due se so sposati
e, forse, ora se so pur pentiti
ma ‘e gambe ‘ndo poggiava l’intenzione
erano chiacchiere, ‘na bella invenzione !
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Profilo Autore: Bronson  

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La mano tesa e le croci celtiche, siete tornati

a classificarci: razza, religione, opinioni,

preferenze sessuali. Quando ci vorrete imporre

i vostri gusti in cucina o quelli letterari,

il lavoro da preferire, il colore dei capelli

migliore e la loro lunghezza? Restiamo in attesa

di sapere come comportarci nell’amplesso

in camera da letto: scrivete il vostro decalogo

sui social, vi leggeremo pure dal dermatologo,

staremo attenti all’abbronzatura- l’eccesso

di pigmenti scuri va evitato- come la pretesa

della libertà. Affilate ancora i vostri coltelli

e pulite le spranghe, affittate i binari

per i vostri treni della morte o le ciminiere

delle camere a gas. Non ci darete lezioni,

vi abbiamo già visto in azione, tra i fili spinati.  
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Profilo Autore: mybackpages  

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O vani mortali che il tempo perdete

in futili cose, il mondo vedete

è un grave ammalato che il medico attende.
 
Se il farmaco giusto a tempo non prende

le deboli forze disarmano il cuore:

un moto pietoso, un rantolo e muore.

A tanto l'ignavia un cuore perverte

cui piccola cosa è vivere inerte

a un mondo che crolla e invoca pietà

accora l'appello di tutte le età:

se rapida fugge la vita che vale?

ancora si chiede: è un bene od un male?

Gia scende la notte e spenti nel dubbio

la morte soltanto ti stringe in connubio.

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Profilo Autore: francesco  

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