La massa è cieca,
stupida e amorfa;
instupidita da anni
di televisione e di reclame
pubblicitari,
dalla società la massa ,
assorbe solo il peggio,
le belinate dei mass media,
la rinuncia ad un esame critico,
la volgarizzazione,
e l’asservimento,
ai luoghi comuni vigenti,
alle cretinate della moda,
ai dettami sociali
avvilenti,
e appiattenti,
che ci vogliono tutti uguali
e stupidi;
la massa è cretina,
senza libertà,
senza giudizio
o autonomia,
non accettiamo,
i diversi,
le opinioni
altrui,
le trasgressioni,
le ribellioni;
massa di gente paludosa.
Quello che sei
In questo schifo di paese,
non ti accettano mai,
per quello che sei,
per quello che dici,
che provi,
per te stesso;
la società da cesso,
in cui viviamo,pretende sempre qualcosa,
di cambiarci,
di condizionarci,
di manipolare le nostre vite,
di incanalarci tutti,
verso il conformismo di sistema;
è tutto un letamaio,
dove bene o male,
ci tocca vivere nostro malgrado;
specie la società italiana,
è ipocrita ,retrograda,
datata,sorpassata,
arcaica,
meglio perderla che trovarla,
tirare l’acqua,
e cercare libertà.
Nella storia manicomiale
A seconda dell’epoca in cui vivi,
ci sono usi e costumi,
e modus operandi diversi;
un tempo negli ospedali manicomiali,
si usavano tecniche e sistemi,
che poi si sono persi nel tempo;
ad esempio negli anni addietro,
negli anni sessanta si parlava tanto,
di lobotomia e si praticava l’elettro shock a gogò,
a tutto andare,prima e dopo i pasti;
e ci si credeva tanto e tutti erano convinti,
che i malati si sentissero meglio,
in realtà,
non è che guarivano,
semplicemente ,rimanevano rincoglioniti,
per la corrente ,che gli friggeva le cervella;
ma allora i baroni della medicina ,la pensavano così,
e facevano questo e altro,
propinando le loro teorie delle balle;
era una moda imperante,
e allo stesso modo,anche adesso,
si fa largo scialo di medicine,
per guarire ogni problema;
l’igiene mentale ti riempie,
di porcherie e ti rimpinza di farmaci,
appena dai segni di ribellione;
anche questa,mi sa che è una moda,
del momento e di questo periodo storicoNel mondo menomale
che non esiste solo il male,
ma c'è gente impegnata nel sociale
che dobbiamo ringraziare.
E ringraziare coloro che
un tempo eroi di patria furono,
e coloro che ancora oggi
la vita per gli altri sacrificano.
Come si può vedere,
gli angeli sono terrestri
non celesti.
Avvicinandomi all’erba
ci ho visto dentro una stella.
Quella stella, alzando gli occhi
si abbracciava in cielo
con le altre ritrovandosi al buio.
Nel buio ho scordato il confine
tra realtà e finzione, e potrei
raccontarvi di come ieri sera
fossi gocce di rugiada o un paio
di fili d’erba o entrambi,
oppure nessuno.
Continuo ad arrotolare l’erba,
e il vento continua a soffiare.
Ed io ancora respiro.
E poi all’improvviso vorrei
provare a vedere se so ancora
suonare un filo d’erba.
Ti ho appena vista, o eppur deliro,
sfilarti i tacchi e rincorrermi
a piedi nudi, e giocare.
Eri bellissima.
“Ti ho preso in prestito i sogni
anzi, te li ho rubati”, quel biglietto.
“Ma te li restituirò, non temere
dopo averli fatti volare lontano.
Ci saranno anche i miei, e noi
due” - ma è vuoto- “nel cassetto”.
Mondo pazzo
In questa società
Classista e discriminante,
appena esci dal seminato ,fanno
presto a farti diventare matto,
e a metterti all'indice;
ma in realtà. A ben guardare,
tutto
il mondo è pazzo,
e il sistema si regge sulla demenzialità,
l’ottusità e la stupidità
generale,
dei mass media,
dei messaggi pubblicitari,
sugli spot e i luoghi comuni idioti
e spersonalizzante,
che ci martellano ogni giorno,
in modo subliminale
e ci rendono schiavi
di noi stessi e delle mode
imperanti, di costumanze
livellanti e di tentativi
di omologarci sempre,
e di renderci tutti uguali,
come gallinacci da cortile;
un mondo sociale,
dove prevale il cretino,
e l’imbecillità è la norma.
Per via di queste gambe malferme
sarebbe prima o poi dovuto capitare.
Cerca solo d’uscire amico mio, lo stridio
dei tuoi lamenti non ci serve, e col naso
all’insù mi sopraggiunge un inaspettato
magone che mi coglie divisando
le scie lassù siano le lacrime di Dio.
La finestra dello scalone è chiusa,
e un bambino fuori nel cortile bestemmia
Cristo con un dito nel naso.
Dal tuo guaito verso il vetro impataccato
mi distolgono ciurmaglie di ragazzotti
che orinano nelle bottiglie vuote di birra.
E intanto il sole volge in ultimo all’occaso.
Questa mia vita
Senza pace,
questa mia vita inquieta,
un po’ confusa,
un po’ ribelle,
un po’ da artista e
poeta;
una vita out,
nei margini
della città,
di questa società
fetida;
una vita fuori dagli schemi,
dalle troppe regole,
dalle convenzioni;
la mia vita di artista,
con un bisogno forte di
libertà;
cos'è un artista, un letterato,
se non c’è libertà;
e la libertà
va difesa un po’ ogni giorno,
in questa mia vita out,
al di là degli schemi precostituiti;
out,
fino alla fine.
Posto per tutti
In questa società italiana
Marcia e degradata,
non ti accettano mai
per quello che sei,
specie se sei di idee
e abitudini contrarie
alle mode imperanti,
specie se sei ribelle,
sovversivo
e anticonforme alle regole;
non ti accettano mai
e vogliono dimostrare che sei
sporco,
che sei colpevole di qualcosa,
che hai del fango addosso,
o delle colpe nascoste;
questo è il sistema marcio,
in cui viviamo,
nel bene e nel male;
la massa è cieca e stupida,
e non capisce,
che c’è posto per tutti,
posto anche per le posizioni
e le idee altrui,
diverse dalle nostre
anche per chi ha principi e valori etici diversi
dai nostri;
la gente erige un muro di omertà,
di rifiuto,
di intolleranza isterica e da caccia
alle streghe,
e sa dire ,solo no.
se ancora continua questa strana cantilena
nella testa, da destra e sinistra
i voli dalla finestra
ormai in overbooking senza red carpet
e sacchetti del vomito.
Per essere tragico alimento amazon
e i caporali del licenziamento
almeno trecento tutti giovani e forti,
magari più lenti,
non completamente morti ma quasi.
Sandokan nei campi a testa china
arriverà domattina a intonare
un blues di cotone, sottovoce per non disturbare
l'ape e i banchi di scuola
in duplice filare.
A Marco Vannini!
da percorrer insieme a lei..sognasti!
Non vi ristuccherò con
parafilie ecclesiastiche.
Vi chiedo bensì tedio
per una bolla che in fondo
è cenere, di scomunica.
A monte del Castelvecchio
tra una manciata di case
e di abitanti, in ciabatte
sorseggia caffè in bicchieri
di carta, nudo della tunica,
quello che un tempo
bambino pianse a dirotto
per l’emozione il giorno
della Prima Comunione.
Resta un sacerdote che prega
per il bene della sua gente
che sale fin quassù, da un
sentiero in mezzo al bosco
che ha visto ridiscendere
prima di andare a bottega
tapini rinfrancati, e tornar
sani tossicomani e malati,
ortodossi come apostolici.
Nell’abito talare estolle il rito
per qualsivoglia congrega.
Nell’ora in cui i fornai terminano
di lavorare l’impasto, e fuori fa giorno
e dalle botteghe esce il profumo
del pane caldo appena tolto dal forno
mentre cerco di accendermi una paglia
con l’ultimo zolfanello, dentro
questa assisa che sgocciola,
vedo la piazza che si colora di camicie
leggere come le ciarle di ogni
affrancato che finalmente la popola.
Mi volto e di nero
vi è solo il viso ciancioso dell’arrotino,
e con quello la lunga notte scompare
sul far di un nuovo mattino…
Povera Maria troppo spesso
impolverata, il padre tuo
Gioacchino svigorito mentre ancora
aveva da mungere prima della cena,
non poteva immaginare.
E a madre Anna madida di sudore
non era dato sperare tanto,
mentre raccoglieva sorgo e avena.
Ma saranno infruttuose
le tue preghiere
per le nostre anime polverulente
di impenitenti
peccatori
quando, giunta la Pasqua,
ci rinverrai pregni di uova dal
peso di trenta denari, e colombe
imprigionate tra gli smartphone,
o in bioccoli di variegati colori.



