frequenti le balere,
i centri di bellezza,
a danno del mestiere.
Che viva in agiatezza
che abbia una ragazza;
ormai tutta la piazza
ne parla e lo beffeggia,
ma il prete non patteggia.
Son tutti in imbarazzo,
escluso le fanciulle
lo sanno un bel ragazzo,
a frotte vanno a messa
e allegre le confessa.
Però la curia infuria.
Gli viene ricordato
il ruolo, la missione
che a Dio è consacrato
che ha una posizione.
Ma il prete non ci sente,
è sempre più curato,
sfrontato e strafottente.
Sembra abbia comprato
sfarzose abitazioni
e quindi consumato
tesoro e donazioni.
Studia come farlo,
il vescovo è furente
vorrebbe eliminarlo,
poi pensa che la gente
è ancora generosa
e quindi quella chiesa
guadagnerà qualcosa.
è nato vicino a casa mia.
A Trento per esempio
oppure anche a Sorrento.
Invece guarda caso
vengon tutti dall'oriente
dove pochi han tutto e tanti niente.
Se ascolti un notiziario
tra attentati e morti suicidati
c'è solo da star male.
Si vede che laggiù c'è certa gente
(e non importa da che parte stia)
che per ammazzare quotidianamente
ha giusto bisogno di un Messia!
non giudicarmi se da indigente
la vita trascorro.
Dagli errori acceccato
senza raziocinio
mi son fatto trascinare
e perfidìa in me ha albergato.
Gioia rincorrevo
ed esistenza senza affanni
dal Padre lontano
e dal mondo ingabbiato.
La sorte nefanda
ogni sentimento mi ha rubato
e tu gaudente distratto e indifferente
non giudicarmi.
Solitario e povero ora mi ritrovo
ma una sola ricchezza mi appartiene
quella che tu non conosci
"Ricchezza di Spirito"
nell'ora delle streghe,
ad impiccare facili
capri espiatori,
ad inventare colpe
e peccati altrui
per giustificare
i propri timori
e tutti gli orrori
della propria metà oscura
Al rogo!
La lettera scarlatta
il marchio indelebile
la condanna
Una gabbia appesa
al ludibrio della folla
sale di tortura
in un moderno autodafè
Il carnefice vuole
la tua testa
paghi l'essere diverso
Al rogo!
Se stai fuori dal coro
Se non hai gli stessi dei
Al rogo!
Friggono i patiboli
arde già la fiamma
sotto i piedi
mentre il cappio
stringe il collo
strozzato l'urlo
tacitata la ribellione
Se un uomo ama
un altro uomo
Se una donna ama
un'altra donna
Vergogna!
Se non hai potere
e ti sfami di sogni
Al diavolo la tua povertà!
Se sei ultimo fra gli ultimi
nessun posto riservato
se non nella piazza
della pubblica esecuzione
Se hai ceduto
schiavo di una bottiglia
e della tua solitudine
Alla gogna!
Io brucerei solo
e soltanto l'ignoranza
e la prepotenza
sul falò sacro
dell'intelligenza
Al rogo!
Che passa con incedere lento sul selciato,
Passi che non lasciano impronte.
Tra le mani pezzi di cristallo digitale,
Che racchiudono segreti,
Dove i sogni si realizzano.
Dove amare è semplice, è facile,
Rimangono stralci di corpi e di visi
Quasi sconosciuti che dividono vuoti.
E del contatto di dita solo un tenue ricordo.
Di un bacio dolce cosa resta?
Un amaro sorriso senza sale.
Di due braccia da respirare
Solo un effimero profumo.
Sorrisi vacui e stentati
Copriranno l'amore che ci sfugge
Tra le dita senza più il domani...
un politico italiano
di fede comunista
con un capitale
non scritto ma reale
davvero niente male.
Un dì qualunque
un povero cristiano
gli volle domandare
come potesse conciliare
fede e capitale.
Rispose con arguzia
il capitalcomunista:
il mio rapporto - disse -
con il capitale assomiglia
a quello dei cristiani
col peccato originale.
Morale:(un poco amara)
Ognun si tenga stretto
il proprio capitale.
Son folle io che mi ostino a volere il mare
sempre blu?
Son folle io che cerco nei fiori l'odore dei fiori?
Sarà forse la mia follia a pretendere che il pane sia sempre
fragrante e che fragole e ciliegie mantengano intatta
la loro virginea dolcezza?
Sono folle io, quando cocciuta, testarda continuo ad illudermi,
a sperare, a ricercar ovunque qualcosa che sappia di buono?
Si...io son folle. Conservo e preservo la mia follia
dalla calunnia, dal formalismo, dalla finzione.
La immergo in un vaso trasparente per mostrarla a tutti e
le do acqua:
tanta acqua fresca e trasparente per evitare che appassisca.
Questa è tutta la mia follia ed io... non riuscirò mai
a non esser folle io...
con decreto reale
fu fatto artigliere
e dovette partire
per il fronte orientale
in difesa di terre
di onori del re
e della regina di fiori.
Ma un altro fante
anche lui al fronte
per difendere il re
e la regina di picche
gli ruppe il cuore.
Così la guerra finì.
Ma non come dissero
i re e le regine
di tutti i colori:
- per presa visione
di sangue ed orrori.
Quella guerra finì
come quelle di ora:
Per mancanza di fanti
di picche e di fiori
di quadri e di cuori.
i poveri e i disperati.
Non sanno aspettare
le sottili beatitudini
di altri regni.
Saranno dannati.
Lunghi sono invece gli aghi
e ampie le crune
per comodi passaggi
di cammelli e fortune
dei signori del pianeta.
Saranno loro
i beati e fortunati.
Anche in altri regni.
il dono dell'umanità intera
- non è valso la magia-
di un mondo migliore e così sia.
un sogno sacrosanto -per individui infranti
tra i becchi di lividi rapaci,
giocano con allegrie inconsuete
pur nella certezza assoluta di ogni fine.
le necrofile filosofie
e le imprecazioni ampliate
pur nel suo sacro vino.
forse- perchè non ne faranno parte incredibile.
....ogni avanguardia.

molto perbene che ha una casa e un giardino
una moglie e un bambino e in garage
una bella mercedes
e siccome ha una fede è già in paradiso.
Conosco un bambino
a sud di Milano che per una moneta
ti regala un sorriso e lava i vetri alle auto
mercedes comprese.
Intanto che aspetto il vetro pulito
il sorriso del bimbo, mi domando perché
tutto questo succede.
Ma non c'è tempo per le risposte;
il semaforo è pronto: accelero e parto.

Nella nebbiosa coltre di fumo
intravidi un volto di ragazzo
alterato e allucinato che danzava.
Danzava, cantava e sghignazzava
brandendo qualcosa che baluginava.
Osservai incuriosito e spaventato
quel giovane saltellante e quell’arma
che sempre più al mio volto s’avvicinava.
Mi chiesi cosa ci facessi in quel luogo.
Compresi che il destino m’aveva preso per mano
Affinché la porgessi a quel giovane strano.
Mi ripresi in un baleno e
in quel trambusto lo osservai serio.
Afferrai la sua mano e l’avvicinai al cuore.
“Se hai coraggio prendi pure il mio
ma… Qua dentro c’è tanto amore
potrei versarne un poco nel tuo
sarebbe sprecato infierire cotanto dolore.”
Avvenne qualcosa d’inaspettato:
gettò l’arma e singhiozzando m’ abbracciò.
Da quel giorno il ragazzo mai più fumò.
Quella roba stava rovinando il suo destino
pietosa era giunta la mano del Divino.

Osservo l’assenza del tuo sguardo
smarrito in orizzonti sconosciuti
e ti parlo.
Non smetto di parlarti
cercando di spezzare la corazza
che m’impedisce di giungere a te,
nel tuo mondo
popolato di vuoto e di mistero.
Vorrei sondarlo tenendoti per mano,
nel tremore del tuo corpo
riuscire a comprenderlo
per donarti giusto conforto.
Escogiterei giusti piaceri
per riaccendere la luce del tuo volto
riportando equilibrio e speranza
perdute in una vita non vissuta
sfuggita e insoddisfatta
nell’incanto d’un pensiero
intrappolato
nel gorgo del letargo.
e un signore con la cravatta rossa
e un loden verde vicino a ++++++
per terra morto.
Era disteso a braccia aperte
con la faccia verso l'alto
come un cristo sulla croce.
Dagli ampi gesti che faceva
il capomastro con le mani
pareva che ++++++
fosse piovuto giù dal cielo
e non dal quinto piano
della palazzina in costruzione.
Mezz'ora dopo un'auto nera
se l'è preso e a passo d'uomo
lo ha portato all'obitorio.
Poi, siccome era mattina
il capomastro con il vigile
e il signore incravattato
hanno fatto colazione
al bar tabacchi lì vicino:
tre cappuccini con la schiuma
tre brioches e un saluto
con un arrivederci in tribunale.
Io di quel giorno mi ricordo
il freddo cane e il cielo
incredibilmente azzurro e terso
con una fastidiosa lampadina dentro.
E il cantiere chiuso e sigillato
che con la brina e il sole
mi pareva un cimitero illuminato.
Ti vedo.
So dove tu sei in ogni istante della tua misera vita.
Ti vedo con gli occhi dei demoni
sull'acque dai legni di vela,
chiuso nei tini colmi del mar.
Ascolto le tue tempeste,
di te mi giunge il fetido alito di carogna.
T'osservo volare su ali sciolte
mentre la tua rabbia consuma finte piume.
T'osservo nei tramonti delle storie,
nelle lagune degli avi
nelle virtuosità del male.
Uomo inetto
che del putrido sei signore.
Mille e mille fiammelle ti trafiggeranno.
Seguirò il tuo respiro sino ai roghi dell'aldilà
godrò del bruciare tuo sul fuoco della perdizione.
Brinderò.
Oh sì brinderò quando morrai
e spargerò le tue ceneri sugli oceani
che esse tornino a casa,
fra gli abissi perduti.
Sarò vento e uragano che il nome tuo cancellerà dal ricordo.
Oh infausto Uomo.








