Se ne sentono di cotte e di crude
in questo mondo purtroppo rude.
Sia politicamente che economicamente
ma anche umanamente.
Politicamente perché
ha troppe tasse da pagare la gente.
Economicamente perché
scarseggia sempre di più il contante.
Umanamente perché
dignità per i poveri non c'è,
assente è il rispetto
e l'amore non è presente.
Ma anche il nostro cervello è assente.
Siamo quindi allo sfascio sociale
in questo mondo quasi anormale.
Gli angeli ci invidiano
di non sentirsi chiamare papà e mamma,
mentre vegliano da sopra la capanna.
Sembra pensare Giuseppe dal suo posto
vista ala, come impietrito a caldo nella colla.
Così strascicati coi passi accalcati della folla
i miei pensieri, e nei pochi centimetri per le
gambe e di cielo scoperto una lacrima dal volto
di Maria scivola sulle vesti fin all’asfalto
dove la sofferenza appartiene a degli altri angeli.
La raccoglie per sé un magio nella sua grolla
insieme alle altre, intanto sfumatura tra la folla
un pastorello conta le briciole di indifferenza
-ma oggi che è Natale- tra quelle di pane…
è una signora perbene pure la carezza della fame.

Un altro giorno di furia al confine con la Siria,
troverai una giungla
d'asfalto ad aspettarti.
Samir, dagli occhi
di cerbiatto e la pelle
ambrata,
dovrai
scordare giochi
tra palme
e sabbia, soffrirai
in un paese ostile.
Samir,
senza più
patria,
imparerai
a contare solo su
te stesso,
lascerai
i tuoi sogni
nascosti
tra gabbiani:
forse un giorno
li ritroverai...
Va' la plebe ai locali
Ghisa pesa sulle spalle
Le signore col lo scialle
Ove Eolo soffia.
Pei campi divini
I bimbi coi cestini
Bombe di mirtilli scendono
Proiettili di fragole crescono
Ove Giove innaffia.
Pei campi bui
Si ruban mazzi altrui
Briscola per anziani
Denaro per villani
Ove Ermes graffia.
Pei campi lacrimati
Dormon scomposti gl'amati,
Le signore, gli anziani,
I bimbi e i villani,
Ove Febo battisoffia.
Ascoltami, Signore,
quando non ti parlo tanto per parlare
o per propormi a Tua misericordia,
quando le parole diventano preghiere
nel mentre intere arrivano stremate
dal profondo di questo benedetto cuore
che una volta almeno io dovrò scrutare
per vedere se davvero è solo rossa carne.
Ascoltami, Signore,
e fa niente se stasera, solo questa sera,
ti toccherà distrarre gli occhi dalle bombe,
da umane tristezze e solitudini perenni,
da ammalati e peccatori sfortunati,
dagli eminenti Tuoi ministri ingrati,
da acque e valli condannate alla deriva,
dalle dieci Leggi che si pensava eterne.
Ascoltami, Signore,
poiché le guerre, adesso l’ho capito,
sono anche dentro chi si sente immune,
stanno annidate tra quelle polveri sputate
dall'inno a certa presuntuosa convinzione
d’esser lui capace a detener giustizia e pace.
Io che ti parlo sono solo in mezzo a tanti, soli,
e insieme agli altri attendo un tuo segnale.
L’alba
sulle code sgualcite degli eroi
fuori dagli uffici di collocamento,
saranno persino disposti a pesarcela
al costo di un francobollo.
Da questa vita non più nostra
ci affrancheranno le sere di pane
raffermo alla poesia dell’acqua
del rubinetto sulla tavola, da anziani
rigettati in stanze di miseria.
Nei giorni saranno questi i supereroi,
e i poeti incapaci di lasciarsi amare.
Entrambi però
predisposti ad amare fino
a farsi sanguinare il cuore.
L’ultimo beatnik
Io qui un beat generation,
ancora in attesa di qualcosa,
di un mondo migliore,
di una speranza,
di un sogno;
beat,
beat,
è ancora non rinuncio,
ancora non lascio perdere,
me ne frego del sociale,
e di questo mondo
falso e bigotto,
non guardo in faccia a nessuno,
e vado per la mia strada,
sino in fondo,
e la mia vita non la cambierò mai,
se potessi,
farei anche di peggio;
beat,
beat,
ribellione,
rabbia dentro,
sempre beat,
in cerca di libertà.
Il grande sogno mancato
Adesso che sono qui,
coi capelli grigi,
e col bastone,
adesso che lo stillicidio
degli anni,
ha fatto scempio del mio corpo,
un tempo esile e forte;
adesso sono qui,
e anche la passione,
e i desideri si sono attenuati,
adesso penso a te,
e a quegli anni,
in cui i giovani volevano
l’immaginazione al potere,
tante lotte,
scontri,
tafferugli,
cortei
e cartelli,
allora ci credevamo,
allora si voleva cambiare
qualcosa;
e i giovani volevano
trasformare tutto,
quanto tempo è passato,
da quelle lotte per la libertà;
cosa è rimasto,
alcune cose sono rimaste,
e i ricordi e le memorie,
di chi ,sarebbe pronto,
ancora a lottare di nuovo.
L'intero senso del mondo
Antico mondo
Vani i Greci, vani i Romani.
Vana la promessa di quell'ora
E la libertà implora.
Quale il senso dei fatti
Se il freddo aumenta, la mediocrità irrora
E la libertà implora
L'intera rettitudine
Di Dio in croce, che implora.
Per nulla, il nulla ancora,
C'inganneremo in tutto
Dietro abitudini e pigrizie
Astuti,occulti, invisibili,
Seri,
Come vampiri!
Tutto vano nel solo giro di una notte
Greci! Romani!
La fede,l'avvenire del mondo,
Ora...
Un ego piccino che fa da padrone
Che implora.
Se le stelle non fossero solo cinque,
e per quelli che per ricordare che la lettera
P nell’alfabeto viene prima della D
lo devono recitare quasi tutto,
ricordo che si sta adagiati sul proprio sedere
persino su quei quattro piedi che hanno un ruolo
nel mondo, anche se ci si è seduti al posto di altri.
E se avete più scheletri sulla sedia che nell’armadio,
eppure basterebbe un piccolo sforzo per fare ordine
aspettate, prima di gettarvi con la cinta dei pantaloni
slacciata dopo gli ultimi bagordi
su quella sedia… pensando che non cadrà tutto.
-Art.1 (…) La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti
della Costituzione.





