Sarebbero forse bastate le lacrime
di quel Karol venuto da lontano
per spegnere
le vampe nell’aria infocata.
Ma credo abbia voluto
rimettere
agli uomini assistere Nostra Signora,
nella notte inginocchiata
sopra il catino absidale.
Dicono tenesse la mano sulla fronte
del pompiere in fin di vita,
genuflesso al suo capezzale.
Ho navigato
in cattive acque
per mantenere la retta via,
ma a chi sostiene di conoscermi
è bastato qualche click
per ritenermi da terapia.
Solo perché sto bene con le mani
nel sacco delle patatine sulle strade
della rete, le chiamano dipendenze.
Con l’aria viziata sull'interfaccia
nel mio motore di ricerca guardo
sfondi, mentre loro sputan sentenze.
Patologia compulsiva folciscono,
curabile con astinenza dal web.
E quoziente relazionale represso.
Nocumento nelle principali aree, le
loro: li ho sentiti parlar del conte Iad!
Ottusi, ho lo schermo antiriflesso…
Le Signorie Loro illustrissime
tradirono, guardandola traballare,
l’aquila incespicante, sgraziata tra
quelle stesse calce spenta e pietra
trita negli affreschi andati ormai
perduti del Giotto da Bondone.
Ma l’aquila vola, e quando tornerà
a librarsi dalle transenne nell’etra,
si riverbererà
come luce
da un dipinto
che niuno ha veduta prima.
Questa volta L’Aquila non potrà
volare sola: solo con gesto unisono
di Vossignoria, un piccolo slancio
che la ricondurrebbe fin sulla cima.Il dominio più
Difficile,
è quello di se stessi,
cos'è la pazzia
in fondo,
una sottile linea che separa
la normalità,
dal non sapersi controllare,
quando cadiamo vittima di
noi stessi,
e perdiamo i lumi,
senza stare calmi,
viene meno
il controllo
e siamo dominati,
dalle pulsioni,
dagli scatti,
dalla rabbia;
dominare se stessi
non è semplice,
specie da vecchi,
quando non abbiamo più
pazienza per il mondo;
ma a ben vedere,
nel mondo moderno,
è più facile arrabbiarsi,
che stare calmi.
Noi dell’igiene mentale,
sempre visti con sospetto,
con compatimento,
e la nostra parola,
non vale un cavolo;
non possiamo dire,
non possiamo urlare,
non possiamo fare niente;
solo subire;
altrimenti,
se facciamo i cattivi,
ci rimettiamo,
ed è sempre colpa nostra;
e dobbiamo sforzarci il doppio,
per dimostrare,
che non siamo menomati;
che siamo persone,
non cose ,
non pesi morti,
o solo stupidi;
noi dell’igiene ne mentale.
Libertà
Non è solo una parola,
non è un modo di dire,
non è un fazzoletto in tasca,
libertà
che si difende un
po’ ogni giorno,
libertà di vivere,
di pensare,
di fare,
o non fare,
di stare fermo,
di dire no;
e c’è sempre chi ti vuol fregare,
chi ti vuole limitare,
in cattiva fede,
vuole solo comandarti;
ma io non rinuncio
e non cambio,
voglio solo libertà,
adesso e sempre,
libertà
libertà.
Un pregiato versificatore
mi fece osservare
l’artifizio che si cela
nello pseudonimo
che ho scelto di portare.
La presenza di una brillante
vocale anteriore
mi farebbe divenire un maestro,
ma non son altro che un artigiano
della parola a cui sta a cuore
che le emozioni abbiano
la giusta etagère.
Chissà che avrà potuto
pensare la piccola Yara, dopo
qualche innocua serie al bilanciere,
di un’insulsa “o” aperta
divenuta chiusa dal suo scorcio
in quel mastro edile
tramutatosi
in un sudicio sgorbio…
parte dalla fine e arriva al dunque in perfetto orario,
un Pierrot nei sogni di Charlot
dal finestrino del treno all'ingranaggio Bulova,
abracadabra
c'è chi presto sparirà
c'è chi presto mentirà.
Per noi che aspettiamo l'assassino
dietro l'angolo di casa
la lancetta gira sempre in ritardo,
la spia dal semifreddo preferisce il largo
a un gelato cane sciolto all'amarena,
Pantera rosa.
La strega e la sposa
stanno imparando a volare insieme
sopra i cespugli di rosa,con la falce e la scopa
abracadabra.
Ho scolpito il tuo nome
nel cuore,
ti ho fissato nell’anima,
ti scrivo nel foglio,
ti penso per la
strada,
tra le vie
e i viottoli,
in mezzo alla confusione della città,
quando siedo da solo,
perduto in me stesso,
quando sono solo,
quando dormo
o son desto,
ti penso,
ti voglio,
ti cerco,
il tuo nome,
libertà,
libertà,
alla faccia
dei bastardi,
che vogliono negarti
a me,
libertà,
libertà,
in tutti i suoi
significati.
Stupendamente
adesso che mi trovo qui,
e vedo che il tempo
è passato, tutto vola e la vita è
una sola,
e penso alla mia voglia di libertà,
di non fare,
di andare,
penso al sessantotto,
quando la fantasia voleva
essere al potere,
e c’erano grandi speranze, sogni,
movimenti ribellione,
e si voleva cambiare qualcosa,
a dire il vero io non c’ero,
ma mi basta quello che mi
hanno raccontato,
e di come tutto è passato,
tutto è finito, ma
non la voglia di ribellarsi,
di fregarsene,
ancora non mi hanno domato,
non mi hanno ingabbiato;
ho sempre voglia di uscire dal seminato,
di vivere come voglio io, a modo mio,
stupendamente libero.
Mi capita di travestirmi da me stesso
e bagnare la gola in qualche localino
sui Navigli, o di sedere al tavolo
di un imprecisato ristorante in Brera.
Coppie che ne scrutano altre, anch’esse
taciturne, il cui unico dio rimasto vivo
gode del dito ancorato alla tastiera.
E’ comprensibile che tra Adamo ed Eva
la conversazione fosse difficile in quanto
non avevano nessuno di cui sparlare…
Presto saturo, insieme al paltò mi eclisso
nelle viette e in quel particolare crocevia
mi dico che non parlerò più d’amore e pace.
Un uomo ci ha provato e lo hanno crocifisso.
Il televisore di un bistrot mostra la notizia
che nessuno avrebbe voluto leggere, che
dopo ore di agonia Antonio non ce l’ha fatta.
I medici l’avevano subito definito inoperabile.
Nel mercatino di Natale a Strasburgo l’unico
dio rimasto vivo è il fondamentalismo: la fede
è una scala appoggiata a una parete invisibile.
Penso che l’uomo mite porge sempre l’altra
guancia, ma anche i tolleranti di guance ne
hanno solo due… e che il danaro è deiezione
del demonio, ma un’ambita controfferta.
La Bibbia divulga che all’inizio il mondo era
rovinato nel caos, e come si vede le cose non
sono molto variate… l’unico dio rimasto
vivo è il senzatetto che mi offre la sua coperta.
una stella caduta dal cielo
un passerotto inesperto
dall'avvenire incerto.
Col volto coperto
da un velo bianco
il cuore giovane
ma già stanco
Il corpo fragile ed esile
come i petali di un narciso
il suo viso si incupii...
all'improvviso.
Sarebbe stata maritata
ad un uomo dalla mano spietata
che non l'amava,
solo il suo corpo bramava.
Ora la sposa bambina
ha la testa china
il volto impetrito,
lo sguardo perso e sbigottito.
Senza più un barlume di speranza
porta avanti,
indesiderata,
una gravidanza.
Sposa bambina , non disperare,
un giorno potrai tornare a sognare
e camminerai per i sentieri, orgogliosa
di tuo figlio stretto in petto.
Le due imponenti torri coniche
che dominano Castell’Apertole
danno ricovero ai demoni dormienti
di Belzebù, suoi tegumenti e costole,
in attesa dell’adunanza apocalittica.
Detta così mette i brividi, non credete?
Gli abitanti delle terre alle porte di Trino
credono che il loro cielo e le acque chete
sian contaminati dall’uranio del reattore
della discussa centrale elettronucleare .
I neonati che nascono senza piangere
e gli uccelli che si scordano di volare
non fanno forse più rabbrividire…?
E la paura ha smesso di far tremare.
Cosa nascondi dietro quella maschera,
fragilità o semplicità?
Nascondi il tuo mondo così profondo.
Nascondi il tuo viso, il tuo sorriso.
Non vuoi farti vedere.
Hai forse paura di sognare?
Togliti via quella maschera
e di te sii fiera.
Il tuo viso
col nostro cuor abbiam condiviso.
La speranza di rivedere quel bel sorriso.
Hai bisogno di amore,
non di dolore.
Cerca col tuo cuore
chi ti possa far gioire.
La vita è il tuo avvenire.
Non sprecarla inutilmente,
di te abbi cura intensamente.
Scappa via dal passato,
da chi il cuor ti ha rubato.
Lo sciacallo le mani ha allungato,
ma il tuo amor non ha spezzato.
E se la tua vita via ha portato,
nulla di te ha consumato.
Le speranze nel nostro cuor hai conservato.
E quella gioia di rivederti col sorriso.




