Sconosciuto è il cuore dei diversi
eppure son sicura
che vive di storie giuste,
che abbraccia arcobaleni,
che lacrima sui fior
come qualunque canzone d’amor.
Sconosciuto è il battito dei diversi
eppure esiste in questo mondo,
bussa alla coscienza dell’uomo,
inganna la sua poesia a malincuore,
respira sdegno, paura, dolore.
Sconosciuto è il cuore dei diversi
eppure non è mai sbagliato
questo meritato sogno
d’una carezza d’amor.
da questa morsa che attanaglia,
una farsa perenne.
Fuggir da questa mandria di gente inetta
che tutto acconsente e mai sospetta.
Democrazia, che utopia,
una pandemica bugia
sulla scia della follia.
Una speranza che tarda ad arrivare
in questo riverbero di menzogne
di un popolo che non sa intuire.
Ma l'inganno sta per cadere,
l'imponderabile si è messo ad urlare,
è la resa dei conti di un destino crudele.
Rinnego le mie passate ragioni,
troppo assuefatto da mille illusioni,
mi arrendo, mi svesto delle mie convinzioni.
Si è svegliata la mia anima ribelle,
sarò un serpente che cambia la sua pelle,
sfiderò l'umiliazione di una politica imbelle.
Parole e slogan senza voce né criterio,
un eufemismo che ingloba la prigionia
tra museruole di sottomissione e velata follia.
La nazione è infetta dal virus dell'omertà,
urla e si dimena tra le sbarre della falsità
mentre ignora e sbeffeggia i diritti dellà libertà.
Un ricordo
di vecchi abbracci,
la bambolina
coperta di stracci.
Abbellita
da rosso rubino,
le parla
con occhi spenti
un bambino.
L’uomo distinto
ci dà caramelle,
gusto piombo
ripiene di stelle.
E portiamo nel nulla
in trionfo, i bambini!
Del nostro gioco
sono oggi
i campioni.
Carezza distratta
ci dà lo straniero;
il nostro oro non è
poi, così nero.
E il buio preserva
la nostra paura,
con il dubbio
compagna
di morte futura.
Non scappate
statue di sabbia,
da questa madre
dolce di rabbia.
Le sue braccia
ci stringono al seno,
fiori strozzati
cresciuti
nel pantano.
Aria bruciata,
bocca di fiele.
Luce, alle crepe
dal sole crudele.
E l’ombra di Raja
dice alle sorelle:
“Ma a voi,
piacevano
le caramelle?...”
Pane in sospeso tra cicatrici invisibili
e quell’attimo in cui la pioggia
si ferma sui tetti prima di precipitare.
Rallenta lei dinanzi ai piedi infreddoliti
di una senzatetto, sistemandoli nelle sue scarpe.
Sèguita dentro i calzini, sorridendo a camminare.
Sfiora la mano ai cappotti legati ai lampioni
e alle panchine, guida alla luce dei frigoriferi sistemati
per la strada anime nel cartone che non sanno rincasare.
Ti sei chiesto perché non i bambini?
I vostri occhi son pieni di cose
che non volete vedere, confini
che loro non hanno… fate curiose.
Lasciate loro essere cuscini
per i sogni, un dì donne noiose
e ordinari uomini inclini
a volare; non sol elfi e prose.
Ridi di nuovo per la prima volta
poeta, e ogni volta i ricci
della tua matita diverranno
migliaia di parole e, ascolta…
frammenti si sparpaglian come cocci.
Ancora altre fate nasceranno.
D’accordo V., prendi tu la cucina.
A me stanze dove crescon parole,
per te caffè, lievito e farina.
Daremo il via alla tenzone
non appena l’indice s’avvicina
al pollice che non fa capriole
se l’indice soffre, e l’amuchina
s’una mano fa sentir l’altre sole.
Quelle immagini che per incanto
escono dai versi son quel saluto
che io mi fermo a guardar prima
che tu posi la penna, son accanto
alle stille mie per l’avvenuto.
Specchio, V(irus), di questa pantomima.
Mila cento rime
composte di se stesse...
Guerrieri
prigionieri di battaglie
in una carneficina di parole
pronte a colpire in petto...
come l'attimo del giudizio finale.
Libertà di pensiero
e anche troppa di parola,
confusa nel valore
contrastante al verdetto.
Il primo sparo d'un fucile
scatena lacrime in petto
che mai ricorderà pace...
Parole scomposte...
composte da dinamite
scagliate in ogni dove
nell'ego sovrano di se,
urla di vittoria nelle menti.
Non vinsero nulla nel tempo...
ma persero l'anima!
percepibile il tormento
le lacrime imperlate di delirio
la fine di un viaggio
un dimenarsi di parole vane
raminghe si allontanano e si ritrovano perse
in aride mani di carezze.
Allo sguardo tremulo degli occhi
un popolo giace senza perché
le ore sfrecciano prima ancora di aver visto la luce .
Quasi vorrei
proteggermi dal vento, confondermi , svegliarmi da quest'incubo .
Apro le mani e chiuse in preghiera
mi piego al volere di un cielo sfinito di pianto .
Soccombe la paura
srotola l'amarezza
sulle cose rimaste a raccontare.
Il sole sulla pelle e la gioia di stare all'aperto
La voglia di avventure, di scottature
Ma è già autunno in questo mondo veloce
Si sa che le mezze stagioni non esistono più, e adesso ne ho la prova io stesso
In autunno senti crescere l'inverno dentro, ma il tuo aspetto è abbronzato
E ti domandi perchè ogni giorno passa aspettando il successivo, senza che vi sia una meta
A quel punto rimpiangi lo sbocciare di tutto, la primavera ti nasconde la verità
Sei beatamente ignorante e felice
Sognerai l'estate per tutta la stagione,
si è avvolta la nebbia
poca luce agli occhi la sera .
E' caduta la neve
e con essa la difficoltà dei silenzi .
E' caduto l'istante.
Rimane il pensiero
delle pareti di casa ,
il profumo dello cholent,
il tempo del riposo ,
la mezuzà a destra della porta ,
le frange annodate del talled in seta,
la Menorah d'oro puro accesa.
luce accesa,
luce speranza.
Fiocca la neve in abbondanza
sopra ogni pianto
il fumo si solleva
e la notte chiude lo sguardo .
Dondola da un quarto di luna.
Lui le legge negli occhi e abbassa
lo sguardo… intanto sorride, è gentile.
Anche lei lo china, e arrossisce.
Gli sta chiedendo solo di averne cura.
Le stelle cadevano nell’aria di aprile
a piccoli passi per lasciarsi raccogliere.
E l’orizzonte aspettava con le favole
dietro l’angolo, era il tempo del liceo.
E si giocava con le nuvole.
Ogni tanto l’orizzonte capita si stanchi
di quegli sguardi incapaci di raggiungerlo.
E che ci siano occhi ai quali manca qualcuno.
In un angolo di marciapiede dondola
appesa al quarto di luna violaceo
sul braccio, sotto lo sguardo di nessuno.
A volte capita siano le nuvole a cadere,
e che una stella rinunci a rialzarsi.
E a volte la favola sta tutta in un girasole…
che alza la testa e cerca qualcuno di cui fidarsi.





