Ho visto degli zingari felici
far l’amor rotolandosi per terra
rincorrersi tra arbusti e tamerici,
ebbri di luna in tardo dopoguerra (1)
di ferite incuranti e cicatrici,
altri ancor ebbri di vendetta e guerra
saturi gli occhi, orecchie e pur narici
di quel rancor che l’anima t’afferra.
Dell’età a giochi dediti tra amici
ancor fragili come fior di serra,
di famiglia e politiche radici
recavamo ognun proprio retroterra.
Fu in quegli anni che tante arie appresi
dalla banda ai funerali civili
e tra bestemmiatori e preti offesi
ero piccolo tra fazioni ostili.
Ricordo le Madonne pellegrine
di casa in casa ad aggregar rosari
mentre di scariolanti e di mondine
ridondavano i canti popolari.
La mia casa era in zona di confine
da una parte vivevano i borghesi
dall’altra gli operai delle officine.
Nel sessanta, eran giugno e luglio i mesi,
l’eco giungeva a noi, bimbi e bambine,
dei tumulti reggiani e genovesi (2)
e in tant’altre città s’ebber sommosse.
Forse da piccole coscienze scosse,
trasser poi seme le brigate rosse.
(1): Nel suo testo, scritto durante gli “anni di piombo”, Claudio Lolli (1950-2018) nomina Piazza Maggiore della sua Bologna, ma il mio incipit va subito a evocare un passato ancor più remoto.
(2): Genova, 30 giugno 1960: 40 feriti tra i manifestanti, 162 tra le forze dell’ordine; Reggio Emilia, 7 luglio 1960: 5 manifestanti morti; Licata, un morto il 5 luglio. Scontri anche in altre città: Roma, Milano, Torino, Livorno e Ferrara.
NOTA STORICA. I fatti scatenanti furono la formazione di un governo democristiano con il determinante appoggio esterno del Movimento Sociale Italiano (MSI) considerato erede del Partito Fascista Repubblicano fondato da Benito Mussolini dopo la caduta del fascismo (seduta del Gran Consiglio, notte del 24-25 luglio 1943), e la scelta di Genova (città partigiana, medaglia d'oro della Resistenza) come sede del congresso del MSI. Le reazioni d'indignazione furono molteplici e la tensione in tutto il paese provocò una grande mobilitazione popolare.

Commenti
Il brano di Claudio Lolli è del 1976. Io ero già profondamente "integrato", come si diceva allora (termine meno politico di "imborghesito") e, confesso, solo recentemente mi è capitato di ascoltarlo per la prima volta.
Appartiene a un'epopea politica e sociale completamente diversa da quella che ho evocato in questa poesia, di cui non c'è traccia in Lolli. In mezzo c'era stata la guerra del Vietnam e il '68 con la uccessiva lotta armata e con la strategia della tensione.
Questo mio componimento va letto appunto in termini evocativi di qualcos'altro, che ho vissuto da bambino, anche se indubbiamente c'è un filo conduttore tra i due contesti. Lo stesso Lolli, allora, era un bambino.