Gelo improvviso
tenue e spavaldo
Sulle facce a colori
Di nati precoci
Fiori e fili
D’un sorriso a vedere
Quel che mancava
nel tempo grigiore
La stagione
batte le ragioni
Il sole cade nel colore
Cantano su due zampe
su fili di cielo
I pensieri si aprono
a poca speranza
Qui in prigione
contiamo le ore
I pesi son l’assenza
Possenti braccia
che spingono pensieri esili
leggeri come foglie
che perdono le proprie radici
e si fanno strada
guidate da un vento di passione
e di illusione
che le ha costrette a scegliere
se germogliare piano
o appassire rapidamente.

Incontrerai un altro sogno

Rimane poco da fare
perché il tempo passa inesorabile
e non aspetta.
Le tante cose da dire
e la paura di poter sbagliare,
è così fragile la mente.
Metti in tasca le cose che hai
nascondile bene agli occhi
di chi le vuole rubare
e con il cuore ripassa la lezione.
La confusione a volte fa male
e sopratutto fa sbagliare
è una brutta cosa
da potersi perdere.
Rimane poco del tempo
e quel che resta
non buttarlo via.
Ci fosse almeno un modo, un modo solo
per azzerare dei pensieri il flusso,
ma forse è chieder troppo, è troppo lusso
quando la fantasia poi prende il volo
*
e ti costringe a vivere il presente,
un presente dal quale vuoi fuggire
perché non ti riesce di capire
quello che passa per l’umana mente.
*
Cos’è che spinge l’uomo nei conflitti
dove a migliaia perdono la vita;
dove l’umanità viene tradita
per difendere sempre altrui profitti.
*
Siamo uomini solo nell’aspetto:
solo pedine sopra una scacchiera
mosse a piacere sotto una bandiera
privi di dignità, d’ogni rispetto.
*
La patria è quella che dovrebbe dare
la sicurezza per un avvenire
e non tagliar le gambe e far morire
l’iniziativa di chi vuole fare.
*
Le intenzioni si perdono per via
quando sono troppi galli a cantare
e bianchi, rossi o verdi voglion dare
ciò che “dicono” sia democrazia.
*
Ma la democrazia, sì, quella vera
non quella dei nostri politicanti
che sembra fanno a gara tutti quanti
per oltraggiare popolo e bandiera.
*
Potrà finire mai questa bolgia
e finalmente il popolo “sovrano”
si decidesse di passar la mano…
o aspetterà il ritorno del Messia?
si beffa della nitidezza dei ricordi
in modo tale da poterli rielaborare
costruendo realtà sognate
e liminando il conflitto
tra il tempo e la logica.
Modifica ogni percezione
creando sensi non ancora esplorati
trasportando impulsi verso territori ideali
verso aree associative
dove neppure i pensieri
si sentono in intimità.
La mente gioca brutti scherzi,
confonde l'euforia
con il benessere
la staticità
con la noia
l'eccitazione
con l'amore.
E il bello è proprio questo
restare sospesi nell'eterno inganno
nella lucidità del sogno
e lasciarsi travolgere
dalla biochimica della vita.
Una sera
fredda e luminosa
cade sul borgo
e non ha più senso
il tempo
dal profumo fruttato di sapori.
Deserta ogni via
ogni angolo
trattiene i passi .
“Epiphàneia”
oggi ti porti via
una nenia antica
e di buoni auspici
il cielo pervadi.
Fu in quell'abbandono
tra la polvere che filtrava
in quel pertugio in disuso
che vide una porzione di cielo.
Sognò di farne parte
per gioire nella sua interezza.
Fu allora che il vecchio
realizzò la fragilità della vita
appesa al filo del destino
che con un battito d'ali
si fa piuma leggera e
guidata dal vento
vola lontano a posarsi
nel morbido giaciglio
dell'eterna felicità.
A chi appartiene la felicità
se non ai bimbi
che giocano spensierati
inseguendo un aquilone,
o alle mamme che osservano
in letizia le loro gioie più grandi
ringraziando Dio per quei doni.
Con quei pensieri l'anima
del vecchio volò lontano
lasciando un sorriso stampato
su un pallido viso rasserenato.
Un anno si sbriciola sulla pelle,
su di me, distrattamente.
È sale e miele che
si posa sulla vita,
nutre i nostri solchi, ma
troppa è la fretta per assaporare.
Ore che si consumano
come il sole fuori dalla porta
mentre io dentro a rimandare,
a non accorgermi e, bendata,
già perdo emozioni.
Ci sarò, nel mio anno,
nei miei giorni di sole e di piogge
berrò le ore di sorrisi e
ogni sorso di piacere
che vorrà colare su di me.
Non chiuderò la porta
per dire addio
a chi non ho conosciuto.
Complimenti per i segni dei cigni
che si sviluppano
lungo il perimetro
di una maledetta follia…
e i villaggi sono ricoperti
da vegetazione folgorante
che acceca il sole pallido.
Ma nulla può ora cambiare
i pascoli redivivi,
che sono pronti a combattere…
contro le barriere di paglia.
E lo specchio pare che rifletta
No…
Non riflette e ti spara in faccia
La tua faccia
E la vedi giovane e vecchia
No vecchia
Oppure giovane, se vuoi
Ma cosa vuoi?
Forse il cerone come trucco?
Il tuo inganno
inganna solo te stesso
Siamo uguali
Pensi...
Siamo uguali noi
che scriviamo
maledetti maledetti
Noi gente d’idee
Figli dei tombini
Attaccati al seno
dei topi sin dalla nascita
Suggere è il nostro mestiere
Mestiere difficile se si pensa
in caso contrario
basta suggere
E tu sai da dove
Specchio, specchio
delle mie brame
che è il più bello del reame?
Avevo un amico,
l'ho perduto perché
non ho saputo comprenderlo.
Per il suo dolore e la sua disperazione
la mia amicizia non bastava,
non sono riuscita a entrare nel suo labirinto
e l'ho lasciato andare.
Il tempo mi darà ragione
sanando le sue ferite,
le mie sono più grandi delle sue
ma non le ha mai viste,
né mai le vedrà.
L’umanità è stata sempre in guerra!
-I motivi? Colore o religione-
Sembra non voglia perder l’occasione
per sparger sangue ad arrossar la terra.
*
Nella guerra, chi sono i vincitori?
Son quelli che si lanciano in battaglia
e da incoscienti -povera marmaglia-
per guadagnare fama, onori e allori?
*
Però in battaglia, quanta gente muore
per difendere -ahi me- l’altrui interesse
credendo ciecamente alle promesse,
dimenticata nel proprio valore?
*
E a quelli che -forse- son fortunati?
Tornano ciechi, menomati o zoppi
e ogni fazione -ahi me- ne conta troppi
che succede una volta rimpatriati?
*
Che gran fortuna salvare la pelle
e non ricevere nemmeno encomio;
ad esser chiusi dentro un manicomio
o condannati a una sedia a rotelle.
*
Ci dicono di uccidere un nemico
un padre di famiglia come noi…
ma non finisce il tempo degli eroi
che a chi comanda non importa un fico
*
se vivi o muori. E noi, poveri fessi
di quello sprone facciamo tesoro
e a difendere gli interessi loro
sacrifichiamo noi a quegli interessi.
*
Se ci reggesse un poco la memoria,
dovremmo aver capito finalmente
che il sacrificio -ahi me- non conta niente;
è il vincitore che poi fa la storia.
*
E dovremmo anche essere convinti
che in ogni guerra non c’è mai vittoria,
perdono tutti. Questa è vera storia:
perdono tutti, vincitori e vinti!
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