Ci vien detto, per ricordare..
che nel primo pianto
l’abbraccio della madre ci quieta.
L’amore ed il calore,
ci avvolge e ci protegge.
In questa stretta di contatto,
il cammino di noi tutti,
non è abbandono.
Forzatamente divisi,
tra le mura confinati,
il ricordo possediamo.
Questo..
oscuro e insensato nemico,
l’amore sconosce,
la vita ci toglie e l’abbraccio impedisce.
La mia penna ed il mio inchiostro
l’abbraccio del sole, del mare, del vento
o la carezza di una lacrima hanno scritto.
Gli eufemismi, adesso, non dissetano
la riconosciuta solitudine e l’inquietudine di noi esseri confinati.
L’amore isolato perde la sua anima,
gli occhi non trovano,
la paura si insinua
e le parole non colmano il contatto.
L’abbraccio della morte noi rifiutiamo,
perché la vita… è amore,
il contatto siamo noi
e l’abbraccio è il cammino per essere uniti.
La fila appesa ad un filo dai colori brillanti
Elettrocardiogramma piatto.
Il coraggio dei giovani ci scivola tra le dita
L'errore di pensare che fosse più lontana
Quella nera falce.
Ci lasciamo odiandoci e insultandoci
Ma su quel letto bianco tutto è migliore
Non serve un miracolo.
E ci chiediamo se alla fin fine sia stato un errore
Sorvolare sugli errori degli altri, ma non importa,
Alla fine nulla importa, perché l'ultimo errore sarà
dire a tutti: "ti volevo bene".
Laddove i colori spariscono,
in questa strada avanza.
Gli odori perdono il loro sapore,
le case non hanno più porte e
le vetrine ormai buie,
non vendono più sogni.
Dalle fontane non sgorga più acqua
dato che il bere non disseta.
La strada in pendio accelera il passo e...
nelle panchine,
dove gli innamorati si baciano
non gli è più concesso ridere e amare.
Il vecchio, … gira il capo e tutto persiste,
dal momento che la sua assenza
non rallenterà la vita.
Solo chi lo ama vorrebbe
che il tempo si fermasse.
Paesi vuoti, trapassati
da echi di campane assordanti.
Ogni bacio muore dietro una porta,
ogni paura nasce oltre l'uscio.
Paesi fantasma,
dove coltri di silenzi
sono fette di una torta amara.
Surreale ed angoscia
portano via un tempo
passato ma non vissuto,
mentre gli occhi raccontano
di lacrime inconfessate
figlie di una nascente
e fragile emotività.
Spargiamo foto in bianco e nero
nelle ansiose attese di colori
su tutte le scene…
Lontano, irraggiungibile, dietro la nebbia
Sogniamo canzoni di tempi migliori
Senza neanche vedere l'azzurro.
Cielo.
Ci avverte già che siamo andati oltre
Ci tende la mano per aiutarci
Ci chiede di saltare dal treno in corsa
Cinereo il futuro in cui ci fiondiamo
E da cui a tutta velocità cadremo
Non basterà a salvare il mondo
Questa nostra malata medicina.
Progresso.
Vorrei una baita sulla spiaggia
e invecchiare su di una sdraio,
come invecchia il mare.
Scrivere per professione e smettere
di far la vita dell’operaio.
Vorrei indossare un’allegoria,
per Natale visitare la Lapponia.
Aver più piccolo il cuore, magari
di una o due taglie e mezza.
Ma questo è il tropo della storia.
Dentro vorrei poi sentirmi un poutpourri
alle viole, e non così Grinch e verde.
Quel senso di mancanza… avverto forte
l’inquietudine al fondo della grotta.
La tua eco sul rigo di una stilla si perde.
Era stanco il pellegrino
i suoi piedi piagati da un
viaggio che sembrava eterno
lo conducevano in territori oscuri
dove le vie non erano tracciate
dove il fuoco non scaldava lo spirito
il corpo segnato dalle rinunce
mostrava le cicatrici di infinite tentazioni
ma la sua mente era lucida
il suo pensiero limpido
la sua anima irradiava
i segni luminosi della speranza
nonostante il buio
attorno a lui volesse la sua servitù
sapeva che altro ristoro non c’era
se non dove si sarebbe compiuto
il tragitto verso l’ultimo rifugio
e le sue preghiere avrebbero sfiorato
il cielo là dove la cima delle montagne
accarezza l’aura notturna della luna.
Che non finisca mai il cielo
c'è dentro la speranza
che tutto ritorni normale.
Troppo distante adesso
raggiungere i bei momenti
con tutta questa confusione.
Che non finisca mai
quella voglia di tornare a sorridere
e di tenersi per mano.
Non finire mai
anche se il respiro ti manca
e sei messo da parte
perché sei vecchio e dimenticato
nel buio di una stanza.
Che non finisca mai
la voglia di vivere e di amare
anche in questi momenti
e vorresti tendere la mano
anche per l'ultima volta
e dire che non è giusto
perdersi in banalità
di follie.
Apriamo la porta ad un tempo
che non vorremmo.
Partigiani silenziosi,
senza armi e senza volto.
Occhi bendati e mani sacrificate
è qui che abita il nostro
domani più prossimo.
Scarne le acque del mare
sulla pelle avida. Resisteremo,
impareremo a rinunciare
ché ogni sacrificio sia mitigato
dal senso di responsabilità…
Sono parole e le dissi
per conciliare i tuoi sorrisi,
ero ebbro di uno sguardo
atteso e ancor disperso,
una posa del corpo irrigidita
che ricreasse la fiducia,
un moto delle labbra arse
in cerca di un avido confronto.
Sono parole e le dissi
per schiacciare l’insensatezza,
creai un’ansa di pensiero
dove fluisse il disturbo cieco
e un mare di emozioni.
Sono parole e le dissi
per conoscere la meta
su una nave dalla prua
affilata all’orizzonte
che disperde il facile destino.
Dell'infelicità
non è insolito
attribuir colpa
all'improvvida sorte
se in talune circostanze
infami e confuse vesti sfoggia.
Non è mai tardivo
soppesar errori
prestati al fianco
di presunti pregi
nell'infedeltà celati.
A tal guisa anima macerata
nel rimorso arde gelando
e gemendo freme
nel supplicar perdono
che nell'improvvido giunger
non mostrerà clemenza.
del non saper ascoltare oltre sé








