Sette chiavi
aprono sette porte.
Sette come i vizi,
diverse.
Simili nell'incedere della sintassi
giungono nel poggiolo inconcludente .
Adombrati e tarlati .
sgranocchiano notti
sotto una sghemba luna ,
mai sazi
nella superbia
divorano l'anima.
Artificiosi giochi d'amplesso
attività simultanee
depositi larvali
nuovi slogan
contaminazione reality.
Stimoli alla nascita,
alla distruzione
perdizione.
Frammentazione
dell'attenzione
effetti speciali,
al teatro dell'esistenza
confusione
a favorir agitazione.
Sette chiavi
sette porte
sette passi a sfidare la sorte .
E' un equilibrio nuovo
sulla via che segna il ponte,
una tensione delle braccia
ad esaudire il bisogno
che rinnova la colpa.
Non un bisticcio
di parole o gesti
misurati ma forti
sull'arco che s'affaccia
al tuffo di una vita.
Non un risucchio
di foglie colorate
tra uno stecco e l'altro
nel vortice delle parole
miste ad un saluto.
Non il sollievo...
L'amore innaturale
si volge al buio
e fa spazio singolare
a un bene da recupero,
la somma dei baci
che danno zero.
Non una sortita
del nemico paziente
infangato di noia
nel frastuono del ricordo.
E' un equilibrio nuovo,
disseminato di aculei
nell'attesa di tenere foglie.
Nel perché sdrucciolevole
risiedono i nostri errori
Nelle memorie muoiono
i ricordi pallidi, ormai sfuocati
Dal primo all’ultimo
si vuol tenerli a galla
creando una fatica, il dramma
Rimane il drappello dell’interno
che sfugge come lasciva biscia
lasciando, l’inesistente.
un giorno diverso,
per le sue origini,
per questo presente.
Saremo tutti uniti
nel dolore, nella speranza,
nella gioia di vedere
sorrisi di bimbi
innocenti.
Auguri a tutti voi
che diffondete
con le poesie
Voci dell'anima
e che spesso
fate sognare....
Avrei voluto raccontare una favola
su Babbo Natale
con tante sfumature divertenti
ma in questo tempo nebbioso
nessun carretto volante potrebbe
solcare il cielo senza ricoprirsi di grigio.
Chiederò alla luna
di prestare il suo mantello d'argento
per ricoprire chi è solo e ha tanto freddo
nel corpo e nell'anima.
Quando la luna riprenderà il suo mantello
e si rimirerà nello specchio del cielo
ecco il miracolo di Natale per il mondo:
“L'incubo è finito
corriamo ad abbracciare i nostri cari”.
Buon Natale a tutti.
È strana questa aria
che ci gira intorno
con le nuvole che non danzano più
e il viale è così freddo
ma non perché sente l'inverno
è solo tutto così diverso.
Non è questa l'aria di Natale
è solo un giorno qualunque
aspettando che passi la guerra
e noi come soldati attendiamo
pensando che un domani
non ci sarà.
È davvero strano
anche se cerchiamo di illuminarci a festa
non è più una giostra
senza quei fumanti sapori
ed il solito vecchio
che incontri e saluti.
Un Natale da dimenticare.
Non temo il tuo sguardo,
temo il pensiero dentro
che potresti nascondermi.
Resto in disparte confusa
e muta, trattengo il respiro
nel timore di vederti svanire
come le mutevoli nubi che
attraversano il tuo azzurro
adombrandolo di angustie.
Se poi ti sovviene l'affanno
nell'assiduo rimpiangermi,
vorrei toglierti il pensiero
e la mia voce dall'anima
regalandoti un po' di fede,
alleggerendo il tormento
dei tuoi ossessivi timori.
Se riuscirai a perdonarti,
troverai la pace che cerchi,
non v'è nessun altro modo
per ricominciare a vivere.
La vita è una avventura immaginaria,
un vento che sconvolge e scappa via
un vento che è vicino all’utopia
per costruir tanti castelli in aria.
*
Quanti castelli, sempre in costruzione.
E la fatica di arrivare in cima
è troppo grande. E dover far la stima
sicuro si può perder la ragione.
*
Salir, sempre salir, arranca arranca.
E questo accade fino dall’inizio
per poi finire in fondo al precipizio
quando la linfa è finalmente stanca.
*
Arranca arranca, indomito e tenace
pensando che lo spirito si evolve
ma alla infine il tutto si risolve
al cimitero dove trovi pace.
***
che questa società non ci merita per niente
e che nessuno è mai pronto ad ascoltarci!
La parte migliore di noi vegeta nell’ozio
di un sentire che non vogliamo far sentire.
Il rischio ipocrisia viaggia a mille all’ora
nel tempo in cui sarebbe solo da fermare.
E così, eterni perplessi, ci infiliamo
nel covo delle più intime convenienze
e quel coraggio, che a parole abbiamo,
arrugginisce nell’auto-compassione.
Mio Dio!
Pensavo all’uomo come all’aquilone
quando, già d’emozioni progettato,
si libra in cielo per farsi poi vedere.
La parte migliore di noi è cementata,
tenuta prigioniera per evitarne spreco
e, con la scusa del carattere o della timidezza,
è imbambolata in un angolo del cuore.
Se e quando agli altri ci sapremo dare,
libereremo insieme spazi trasparenti
dove al nemico di pace parleremo,
e con l’amore si tratterà d’amore.
Tutto noi avremo se tutto noi daremo.
E basta col dire che la vita è complicata!
Io per primo…
a rievocare
il Tempo
che strugge
nell'oggi.
Lampi furiosi
assordono
l'attimo muto
d'un anima, la mia
sfiancata
dagli eventi.
Corpi buttati
su letti di corsia
soffocati
dal male dell'uomo
in triste solitudine.
Fiumi di bare
trascinate
come carichi di sabbia
disperse
in boscaglie
di cemento.
La stanchezza
risveglia
esili pensieri
schiavi-viziati
dal Tempo
attraverso fluidi
passi forzati
Ho accolto
la poesia
in stile di vita,
brucia n'petto e gola...
strozzati i miei respiri
da occhi doloranti.
Seggo ancora
per l'urto
allo stomaco
nel mirar attorno
la paura
di sfiorar
la felicità attesa
per non affondare
nell'abisso
di questo mondo
del nostro
Tempo.
Viene con la sera
la stanchezza del pagante
che non ha avuto
fino a restar esausto
Nel mio ritaglio ad angolo
accarezzo il mio amico cane
I suoi occhi capiscono
Le sue orecchie dicono
Allungo la vista come binocolo
Stritolo i miei pensieri
in un silente monologo privato
Come lo son stato tutto il giorno
dai miei sorrisi allungati
ricordi
recisi come i fiori dei morti
Loro arrivati col tempo
pettine delle loro sorti
Angusto il mio spazio
vivo e chiaro quanto amaro
Quel poco rimasto come in fondo alla tazzina
di un caffè sollievo
Diventato raro
... se un domani
le carte fossero macchiate
d'inchiostro
useresti il dispiacere
come dolce rimpianto
di negare la felicità
apriresti la bocca
ad alitare del tormento
un soffio di dolore
... se domani
sfogliassi pagine incolori
alla luce del sole
ti chiederesti se vivere
sarebbe una piccola pena
per espiare le primavere
rimaste incolte nel giardino
tra sedie abbandonate
tra scialli avviluppati
nei passi d'una donna immota.
L'oceano di luce inonda
di bagliori il tuo ricordo,
un ruvido sentir di risa
tra le carte insoddisfatte.








