Come nottambulo incosciente
in alto
osservo come l'orizzonte
è un'orchestra di spazi
fra sorridenti viola
Sopra tegole antiche
umide e lucenti
ascolto i rumori velati
di questa indolente giornata
Fra soffi ovattati
e complici antenne
sento la grandezza
il vigore del vincitore
Sto con gusto e vanto
Riconoscimenti fievoli ed ambiti
mentre ricordo
di non essere mai stato così
prima d'ora.
brilla tra i cespugli
e dal torrente Cigno sale il gracidìo,
sgraziato e tenero, dei ranocchi.
I ciliegi sono fioriti
e il verde dei prati delle Querce di Florio
è costellato da violette e ciclamini.
Gazze volano indaffarate
per nutrire i piccoli.
Intorno al giallore delle ginestre scoppiettanti
ronzano miriadi d’api,
fino al crepuscolo,
rossigno di sangue vivido all’orizzonte.
Un cane si rotola pigramente
sull’erba vivida,
scaldata dal tiepido sole.
Poi corre avanti, scompare,
riappare dietro i miei passi
e annusa, cerca, scova
misteriosi messaggi
nell’aria attonita della sera.
concepivo d'esser nulla.
E quei dolci impediva al vero
d'arrivare il core ormai imperiato.
E 'l pensiero allor sorgeva
di quel desiato al core immàgo,
ma falso e mentitore a quella mente
una volta disillusa e dal caldo poi rinchiusa.
E riuscivo lì a sognare,
e riuscivo lì a cantare,
ché linfa nelle vene senza sosta
sì marciava, d'Amor, artefice Natura.
Medesima tiranna che negommi,
come al passero distante,
di dì la speme in dì.
E gremì li stessi nient'altro che di pianto,
fino al cielo odierno.
Quel suo dire di "no",
innocente all'apparenza,
assassino nel reale,
in cristallo mutò'l core, e tesor fece,
com'insegna solo diva legge,
del monosillabo pugnale.
Ed or niente lo scalfisce e nulla poi odierà,
nè si farà odiare e d'invidia mancherà,
attenderà Amor e non amore,
e non per suo voler, è che Natur mutò natura.
Il più grande paradosso visse ed ancor vige
in quest'umane terre,
ove tutto è in apparenza e niente bacia il vero
e l'uomo stesso a sé sì mente.
E chissà se di lacrime dilette li occhi miei
ciechi prima, poi bendati ed or vedenti
riediranno ad inondar, frammenti,
per ritrovar dei lumi franchi?
Ma fino al tempo stesso
dovran dolersi d'altra pioggia,
e in mezzo alla tempesta non dispero,
ché del legno mio, IO SON CAPITANO!
di annegare il mio io
negli spazi stretti
di quelle scatole craniche
piene d'acqua
tra cianfrusaglie miste
di pensieri fangosi e realtà distorte
di mani incerte
alle quali piacerebbe manovrarmi
come un burattino di cartapesta
dal sorriso stampato
Non voglio apparire
non sono uno specchio
non rifletto altre immagini
e riemergo dalla marea confusa
dove sarei sospesa
e sosterei in attesa
come un pesce di gomma scolorito
in proiezione fantasiosa
dell'immaginazione
di quegli occhi spenti e concentrati
ad imbellire e appendere orgogliosamente
fasulle medaglie luccicanti
ma in realtà di cartone
Non sembro
e non sono un fantoccio
da vestire di stracci
e belle parole
per comodità
per interesse
per paura di credermi migliore
di futili valori
E voglio respirare
a pieni polmoni
dormire serena
sul cuscino morbido
della mia coscienza pulita
come sempre
e canto
nelle vesti di me stessa
forse scomoda presenza
d'animo vero e intelligenza
non resto lì a sembrare
muta e immobile
a compiacere e acconsentire
alle sciocche sentenze volatili
E deridono
illusi dal proprio ego
e non accettano il mio essere
preferendo pensare
che io sia uno specchio
da sminuire
per innalzare e migliorare
la visione del proprio apparire
tra i Montazzoni
e l’aspro poggio di Bonefro
il sole morente,
quasi a pelo dei rilievi tondeggianti,
mi regala l’ultima briciola
di delizioso tepore.
S’ allungano fantasmi crepuscolari
nella vallata
tra colate d’ afa,
color d’ombra e ginestre.
E da ponente arriva
un vento fresco e vigoroso
che sfiora la sommità dei crinali.
Un vento soave
che trae i suoi germogli
dalle alture del Gargano,
dolci e distanti,
ammantate di grossi borghi.
corse per regali e vacanze,
nella mente pranzi, cenoni e divertimenti.
Nessun pensiero
per chi dorme sotto un cartone,
tu che ti illudi
di esserti riparato dal gelo e dalla morte.
Chi supera la notte,
rovescia i cassonetti
dietro i centri commerciali
che pullulano di luci e addobbi sorridenti.
Bambini abbandonati, piccole anime
orfani di una vita che ora fa festa.
Le prostitute che del mestiere tanto giudichiamo
farebbero a meno di esser sfruttate
umiliate, derise e calpestate.
I comuni mortali, noi
che abbiamo tutto e non ci sazia più nulla,
ci permettiamo
di processare chi dal nulla
riesce ancora a camminare nell'amore.
POESIA PRESENTE NELL'ANTOLOGIA POETICA " SIGNORI E SIGNORI POESIA "
I piedi al filo dell'erba
il sole gonfiato dell'ora
gli arti sciolti
Brusio mescolato
di cicale, grilli
e sfoltita erba
C'è poco vento
molto caldo
forzato dagli eventi
mai ponderato
ne consapevole
Non chiedo altro
Non so di tutto e di nessuno
I piedi come mani
i piedi alla terra
Le mani a mia madre
E tutto è semplice
Semplice e vita.
una pioggia minuta,
querula,
bavosa.
Una pioggia tiepida,
ristoratrice,
generosa,
tra folate di vento anabatico
che frusciano leggere
la gramigna della Carrafella.
D’un tratto il bagliore intenso di un lampo
solca le sfere alte del cielo
e rimbomba nel vallone di Santa Maria.
Seguono altri lampi
e l’aria si fa improvvisamente nera.
Il temporale flagella la campagna
e rode i sentieri.
Tremano gli alberi.
E la massa d’acqua
cade e muggisce.
Energica, superba,
risoluta nel suo fragore
la pioggia riversa sulla collina
la sua tempra satanica.
Dopo il diluvio
un momento di strana solitudine,
quasi di pace e di silenzio.
Nebbie fumanti corrono per la valle
come briganti in assalto.
Salgono dal borgo,
scavalcando i promontori
come schiume bianche
e si buttano verso le falde
del monte Crocella.
E la terra evapora
dai meandri impantanati
come linfa ubertosa
da un anfratto umiliato.
Poi la brezza soffia greve
sulla pioggia bigia
e tormenta l’argilla
gonfiandola di polvere e d’ira.
Nelle forre scompaiono i torrentelli d’acqua,
succhiati dai campi riarsi,
e finiscono all’inferno
a spegnere il fuoco del diavolo.
E i maggesi asciugano
come cenci al sole.
pare ogni cosa che vorrei
ogni cosa che
questa ragnatela di momenti
imprigiona
Come mistero
pare il mio primo pensiero
irraggiungibile
come soffio
d’acre sapore
Irraggiungibile
il primo
fertile desiderio
che con decisione
si dimena in me
Fuggevole
l’idea che possa
essere diverso
Irraggiungibile
risposta
a fare la guardia
forte robusta
anche se invecchiata
sempre bella.
Colpi ne ha presi tanti
le hanno sparato i cannoni
le bombe l'hanno illuminata a giorno.
Tanti soldati sono morti davanti a lei
non si è mai sgretolata
nonostante i colpi che le hanno inferto.
Un bersaglio che ha subito tanti danni
alla struttura.
Non è mai stata abbattuta
è rimasta sempre in piedi.
Anche quando sarà crollata
non lo sarà mai del tutto
resterà sempre in vita.
Le macerie rinascono
saranno di nuovo
mattoni forti
come e più di prima.
incoronano la collina,
fondendosi con il paesaggio
e i toni scuri dei maggesi.
Nelle strade la luce meridiana
fruga affettuosamente
le rughe tenebrose del paese
e crea una festa discreta,
domestica,
senza tripudio.
Sulle altane e nei ballatoi
le donne lavorano al tombolo
con un sorriso savio
sulle bocche mute.
E il merletto fiorisce,
come un sortilegio,
dai fuselli e dalle trine
in un moto aereo e
musicale delle dita.
In piazza un gruppo di ragazzi,
con gli occhi fissi
a rappresentarsi mitici misteri.
E i pensieri vagano
oltre le nuvole chiare,
caricandosi di tinte verdognole
nei riverberi del cielo invisibile,
al di là delle colline.
"Ancora mi chiedi
se c'è silenzio
oltre gli scogli;
se c'è dell'universo
il giudizio sospeso
là dove si posano
le rondini a morire.
Io altro non so
se non che loro
son le piume nostre.
Di quel silenzio,
di quel giaciglio
di suprema assenza,
so solo che è quello
il rifugio dei poeti."
sono come
questo fiume...non temo la solitudine,
non temo le stagioni,
il cielo mi accompagna
e le stelle
cullano il mio
scorrere placato...
E quando egli
grigio di pioggia
agita il mio percorso,
guardami senza timore,
perchè poi le mie acque
torneranno ad essere
tranquille e silenziose.
Lo senti il fiume??? Immagine vera del fiume "Grizzo" di Montepaone
Vola il pensiero su quel caro colle!
profumi di terra antica,
odori di patria.
Pellegrino in cerca di me stesso
solco le Epipoli in incroci di sguardi,
ciao Atena Nike
guardiana e sorella
sudore siciliano porto d'oltre mare in tua offerta!
Lento il piè mi porta
pochi passi per volta
in un mistero crisoelefantino,
pervaso dalle umane passioni la mia anima ride!
sono a casa.
dolce e soave come una preghiera,
e instilla nell’animo
romantici germi di vita.
Disseta il viandante
attraverso il cavo della mano.
Incoraggia la vita come l’amore
scacciando disperazione e inquietudini recondite.
Scroscia per confondere le grida
che si spandono acute all’orizzonte.
E veglia silenziosa in fondo alla valle
mormorando parole di conforto
all’umile pellegrino
nel solco di una mulattiera
bianca e polverosa.





