sulla mia strada,
a volte, l’ho guardata indifferente
mentre mi passava di fronte,
senza una parola.
Ma tutte le volte
che mi è passata vicino
come un uragano, sbattendomi alle rocce
togliendomi anche il fiato
l’avrei uccisa
con le mie stesse mani,
ma come si può uccidere la morte
se è già morte?
Effimero momento
struggente ricordo
che dalla falce sullo stretto
mi insegue con spada rosso sangue
e avida sete di mantide religiosa.
L'anima mia come la polvere
dal vento viene mossa e rimossa
e quiete non trova.
Due anni del viver mio,
come sacra offerta sull'ara,
ho dato in mani nemiche.
Come sole che illumina
e vento che sostiene le ali
m'incamminai in un'avventura d'ipocrisia,
nutrita di calcoli e lucrosi interessi
di un viver mondano.
Io,
puro sentimento d'amore
come sterco di vacca ho concimato un albero già morto.
Super uomo,
vestito della leontè d'Eracle,
sempre e per sempre,
vietato mi fu esser mortale anche un sol giorno.
Ora,
per l'umana mia natura,
intrisa d'amari dolori e mistici pensieri,
come pazzo, schizofrenico visionario
son stato reclutato.
Gettato via,
mozzicone di sigaretta ormai spenta.
Giurai a te, padre mio
che donna non avrei più amato,
ma per illusoria convinzione lo spezzai
per unirmi in matrimonio di morte.
Come farò?
Sindrome d'abbandono mi scava dentro
svuotando tutto l'essere mio.
In ogni dove la lacrima solca il viso,
in abbracci di nuovi amori
che odorano d'ellena terra.
Mio dio, in te il viver mio s'abbandona
riscaldami ho freddo,
coccolami ho pianto,
avvolgimi in un lenzuolo candido d'amore
che in terra è pietra rara e preziosissima.
Quando gli occhi miei
smetteranno d'esser immissario di un lago di dolore e disperazione?
Ora basta! Spirito santo mi vibra dentro,
energia che mi risana e all'orecchio mio sussurra
"alzati alzati"
impugna la spada di luce,
d'acqua pura lavati
affinchè l'anima tua
d'illusione sporca, si trasfiguri,
in luce che illumini tutti!
Tutti coloro che al viver mio s'affiancheranno.
Io soldato dell'amore, malgrado ampie ferite,
continuo la via di un sogno
che non voglio abbandonare.

Tu poesia
in quel malinconico autunno
mi lasciasti in balia di forte emozione
mi guidasti nel trasporto di parole
ricamate di sole dorato
hai voluto donare il mio cuore.
Adesso poesia,
vagabonda tra le tue mani
non ti cerco nei versi
non mi lascio scaldare dal sole
non ascolto le tue emozioni
la paura di te si espande
tra le stagioni della vita
e tu che hai voluto
danzare per me.
Poesia!
Anche
se sei dentro la vita mia
maledetta
di una malinconico autunno.
Accarezzai maldestra e lessi suo malgrado
la solitudine che dentro il cielo aveva il suo bel credo
avvolto in verità di tempo annodato a monte
agitava il fazzoletto nel desiderio d’apparire forte
come quando il sorriso s’adagia sul fondo del difetto
e da laggiù inizia a vomitare le cose di soppiatto
aspettando dietro le rose che si fermasse il vento.
Fu proprio così che mi impegnai a capire il fatto
nutrendo di misura il non detto ma solo per capriccio
sapevo bene che avrei rimesso tutto in gioco
compreso il pensiero di non aver spento il fuoco.
nascosti
una macchia nera.
Perle preziose
curate alimentati
poco per volta.
Seguite passo passo
nell'attesa
che siano pronti alla vita.
Si alzerà un suono
prima dolce
delicato.
Ma che ben presto
si trasformerà
in un urlo.
Forte
quasi straziante
verso la libertà.
come la prora d'una nave immensa
per acque morte
con appena un fluir di spume grigie
sulle tue tempie di madre.
Nel mio cuore
come il fianco del monte
che par morsicato
da un mostro rabbioso
nel vento notturno,
c'è una frana
di cose innocenti
perdute per sempre.
che rimontano la collina
il grano china il capo e scroscia
sotto il fiato del vento meridionale
che s’insinua, strisciante,
nella valle del Cigno.
Nel crogiolo della brughiera
s’addensa un pesante ardore
che rende foschi gli ulivi.
Cresce la calura
sui poggi e nelle gole,
e brucia ristoppie e terre aride.
Ma il vento di favonio, a sera,
scivola adagio
a far gemere le punte dei larici.
E rinfresca
l’aria allappata.
in giacca blu e cravatta
appendo, serio, la mia anima altrove e
lupo facc'io, lei agnello,
con furia rovisto pensieri abietti,
vomito ellissi e fiamme
e assassino dimenticati pianti
(assenti in apparir, lei),
aro il nostro campo di rosa e fiori,
sradico radici al mio
amore e cenere ardente ne faccio.
In silenzio
senza disturbare.
con questa notte
così fredda e cupa.
Come i pensieri
non più colorati.
Te ne vai così
come sei arrivato
quel giorno lontano
un soffio di vento
ispirato d’amore.
Sì…Quel giorno!
Il tuo cuore stava bene
cercando tra la gente
quella voce così dolce.
Adesso è così
come il vento
hai disperso l’amore
sei una piccola briciola
di quel pane
non più quotidiano…
"Non é da uomo il pianto!"?
voglio dir invece :"Piangi",
fa sentir quel grigio canto,
le cui parole incise
col fuoco e col tormento,
sul cor danno terreno
se non a quel lamento,
che affliggono quel cuor
e ancor di più le menti
affollate da ricordi
da or e sempre erranti,
che segnano in quel dove
un ìmmago or stampato.
E cancellar sei inetto,
ché ciò che hanno donato
all'alba quei ricordi
alle labbra e al petto,
alle mani, poi le gambe,
ti ridussero negletto
a un qualsiasi vento.
Sensazioni strabilianti,
come rendono più lieto,
son tormenti sì strazianti
spogli a pietà alcuna
e allor ti dico :"Piangi"
ché la via, da indurre
Male a ripiegar, lungi
da petto, cuore e mente
che'l dolore svigorisce,
è sol una, su citata.
E son certo, poi perisce
ciò che'l vinto arrugginì,
ché in ogni goccia pura
v'è un di quei ricordi.
Non temer parola dura
butta giù le rimembranze,
e sarà sanato'l nero,
a partir da quell'istante
tuo cuor sarà più vero.
di giallo la collina,
tra perastri e quercioli,
e profumano l’aria
con le loro essenze
blandamente consolatorie.
Fornaci di carbonai
bruciano baldanzose
nel sole del mattino.
Fuma l’acqua del ruscello
dopo il fresco della notte.
Una lince fugge impaurita
ed emerge al volo dai vapori.
Da una masseria giunge
un mansueto belare di pecore,
mentre un sole d’ocra cupo
sembra imprigionato
dietro un pugno di salici.
io sono un gabbiano
tra una primavera che non sfiorisce
e un cielo gonfio di nubi.
Spira un'aria fresca
sotto una candida luna e
raccolta sul corrimano
di una barchetta ancorata
mi abbandono alla brezza del vento
e assaporo la vita .
L'alba delle cinque modella il cielo,
non sono sola,
ma sono libera di ammarare
le mie lunghe ali
nello specchio d'acqua
tra i riflessi del sole,
libera di adagiarmi
sugli scogli e di affondare
il mio becco aguzzo,
libera di guardare ovunque ,
libera di pensare al mio fardello,
anche le nuvole imitano la
mia libertà.
Immagini che rimaranno
per sempre scolpiti dentro di noi.
CON TANTO AFFETTO HAI CUGINI RIVISTI DOPO TANTI ANNI, PURTROPPO PER UN EVENTO DRAMMATICO,MA ANCHE DEDICATA ALLA MIA FAMIGLIA, CHE NEL MOMENTO DEL BISOGNO DIMOSTRIAMO CHE CI VOGLIAMO, E SIAMO UNITI, VI VOGLIO UN BENE IMMENSO, GRAZIE A TUTTI.








