
non ha carattere;
non è signorile
né contadina,
non ha la nobiltà
rovinata del palazzo
né la miseria dei tuguri,
ma soltanto la mediocrità
stantia del gusto pretesco.
Lo studio e la terrazza
hanno un pavimento
colorato a scacchi,
come in certe sagrestie di campagna.
I muri sono puliti,
imbiancati a calce,
le porte interne verniciate d’azzurro,
le persiane verdi.
Scuciti dagli abiti estivi
Ormai rinchiusi in soffitta
Ad addolcire le fredde pareti
Di questo luogo inospitale
Burrasca s’appresta nei pensieri d’oltralpe
Contrastanti col torpore viscido
Di questa stagione marina
Si rincorrono frettolosi i giorni dell’avvenire
Lucidi e affannosi come un turbine
Di insensatezza affollata…
Qui crocefissi sull’agire
Qui disinvolti nel piccolo morire.
Ti incontrai al mercato
dei fiori e degli uccelli
sorridevi al mondo
i tuoi occhi erano belli
.
Vendendo bocciolini
e rose rosse fresche
promuovevi e coltivavi
piccole innocenti tresche
.
Ti ho rivisto dopo anni
sei sempre in quel mercato..
Nel perimetro del tuo cuore
un invisibile peccato
.
sopravvive alla stanchezza.
E tu vecchia barbona
superi in dolcezza
la più distinta signora.
.
Vive in un cuore immenso
il tuo candore indenne
dall'ingiuria del tempo
ti salvò i fiori e le penne.
Ogni anno il 13 marzo a Milano si festeggia l'arrivo della primavera con la fiera dei fiori e degli uccelli che si tiene sul sagrato del Duomo
.
la frescura delle sere estive,
illuminata dal brillio alternato
di milioni di lucciole,
si riverberava nella cucina tradizionale,
nel gaudio intrigante
delle feste di piazza,
nei sapori nostrani
e nell’autentico folclore.
Di quelle feste,
inevitabilmente povere,
rimane il ricordo struggente
delle bancarelle di dolciumi,
simili a scenari
da fuochi d’artificio,
e le grigliate di torcinelli
che spargevano fumo e profumo.
E poi giochi semplici
di ragazzi:
a cove, mazz e p’zzill,
zump e t’r’zump,
u cavallone,
u chierchie,
a voche e l’oss,
u strumml,
riempivano di grida festose
contrade e rioni.
Genti ferite
lacrime perse
dal cielo piovute
si spargono su visi
di rughe amare
lungo una strada
sepolcro aperto
di corpi vivi
scarnificati
curvi su sopravvivenze
avvelenate
son fantasmi derisi
dal presente
da esperienze mai nate
solo sognate
in convulsioni tormentate
ai margini di una strada.
Quante volte abbiamo detto
tra mille carezze e baci
sei unica per me.
Le volte che da ragazzi
si aspettava sotto la pioggia
e non sentivamo nemmeno
l’umidità nelle ossa.
L’amore era talmente forte,
un’esperienza nuova.
Si restava incantati
non sentendo più niente
soltanto delle campane
suonavano talmente forte
arrivavano fino al cuore
facendolo tremare d’amore.
Quante volte adesso
con l’età avanzata
ripensiamo a quei giorni
volendoli imitare
ma a volte ci viene così male
finiamo col cambiare discorso
per paura di fare brutte figure.
Non è così
bisogna invece insistere,riprovare,
senza pensarci troppo,
sarebbe come un discorso programmato.
Facciamolo parlare questo cuore,
l’età non conta,
quello che sentiamo dentro è importante
anche se detto nella maniera sbagliata,
chi ama veramente lo può capire
e tradurlo in amore….
la mente e non dipingono di rosa
il giorno tuo
allora il buio incombe
sulla triste vita
e una morsa taglia il respiro
perchè i sogni sono quel volare
leggero che coccola il pensiero
quel fantasticare che trascina
dentro una favola
che si lascia raccontare
e che non ti lascia morire.
preservano da precipizi indolenti
e mascherano, incautamente,
una lama cupa e inaridita.
Un aspetto feudale e parassitario
si riverbera nel cielo estivo,
su coccetti punici e sanniti
sparsi sopra i poggi.
Cirri complicati e veloci
nella luce vaga e caliginosa.
Mandrie di mucche
e ridde di greggi,
in transumanza,
tra prati verdeggianti
e giovani ulivi
rivestiti di nuovi fiori.
E gli occhi mi fanno quasi male
Ammagliati da tanto colore
Guardo il mare così azzurro e limpido
E gli occhi vanno a naufragare sulle onde
Onde calme di un mare tranquillo
Onde ferme di un mare che si sta riposando
Onde vicine eppure così lontane che
Si rincorrono una dietro l’altra
Ma non s’incontrano mai
E lente vanno a naufragare sugli scogli
Come l’uomo naufraga contro la vita
Umile marinaio che tende la mano
A chi gli viene incontro
Piccolo eroe che si dibatte nel mondo
Come un guerriero in cerca di un po’ d’amore
Amore difficile da trovare
Amore impossibile da scoprire fino in fondo
Amore che si nasconde
Che nasce e subito dopo muore
Sommerso dalle onde della vita
Che lenta ma inesorabile scorre
Finché un giorno ti fermi
Ti siedi e guardi il cielo e poi il mare
E scopri che nulla è cambiato
I tuoi occhi vedono ancora
Quell’azzurro che ci copre e ci bagna
E mentre vedi le onde sbattere sugli scogli
Naufraghi,umile marinaio
Nel mare dei tuoi ricordi
E mentre una lacrima ti bagna il viso
Ti alzi e ricominci un altro viaggio
Aspettando che il mare della vita
Ti travolga un’altra volta
Arriverà primavera
cambierò i miei vestiti
e con l'aria frizzantina
del mattino
coprirò di profumo
i miei capelli.
Arriverà su me
bagnandomi
dei raggi del sole
e l'inverno
solo ricordo appassito,
lontano nel tempo inutile
e poi spazzerò le nubi
di antico grigiore.





